Alzo Zero 2009

 

Balcani: l'unico scontro di civiltà


Marco Bagozzi

In Bosnia vi fu la prima prova generale dello “scontro di civiltà” alla Huntington, studiato, pianificato e applicato a “tavolino” dai strateghi americani, evidenziando come questo non sia null’altro che una forzatura, un’imposizione e non uno scontro “spontaneo” come ci vogliono far credere.
Non stupisce, effettivamente, oggi vedere e sentire gli islamofobi d’Occidente accusare Radovan Karadzic (foto) proprio dei più tremendi delitti anti-islamici, ergendosi a paladini del umanitarismo garantista-arcobaleno. Non stupisce e non dovrebbe stupire la totale concordia tra i “liberal”, i “neocons” e “islamisti radicali della CIA” sulla questione Karadzic, tutti uniti come a ricordarci la loro origine comune ed il loro “datore di lavoro”, le menti e le azioni delle centrali atlantiche e sioniste. Non stupisce, anche perché è proprio così (creando l’odio e la gogna mediatica) che si prepara il terreno per i prossimi interventi “umanitari”: in Iran “nazista”, in Caucaso, per arrivare alla Cina “comunista”. Non stupisce, anche perché chiunque abbia analizzato in modo minimamente disinteressato la guerra che si ebbe in Bosnia nello scorso decennio, non può non ricordare quattro fondamentali elementi:
1) Il leader dei musulmani bosniaci, Izetbegovic, su pressione dell’americano Zimmermann boicotta più volte il piano di pace, prima nel 1991, poi nel marzo 1992, quando il piano venne inizialmente sottoscritto da tutte le parti in causa. Diversi omicidi di semplici cittadini serbi (uno, eclatante addirittura di fronte ad una chiesa ortodossa, nel corso di una festività) si erano già consumati.
2) Nel corso del conflitto in Bosnia, migliaia di cittadini serbi di religione islamica combattono fianco a fianco dei Serbi di Bosnia. In Occidente, nessuno diramerà mai, nemmeno oggi, questa notizia.
3) Il più noto dei membri anti-Izetbegovic, interni al fronte islamico bosniaco, è Fikret Abdic; nel 90’ ottenne alle presidenziali più voti dello stesso Izetbegovic. La sua regione d’origine, il territorio di Bihac, nel settembre ’93, dopo un referendum vinto con l’80 per cento dei consensi, si separò dalla Bosnia Erzegovina revocando la sua fedeltà al governo di Sarajevo di Izetbegovic (quello sostenuto dagli Usa) poiché si affermava che il suo boicottaggio alla trattativa di pace peggiorava soltanto la situazione della comunità islamica di Bosnia.
In quella zona, che venne chiamata “Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale”, viene scelto come presidente Abdic. Il 90 per cento della zona era musulmano. Durante il conflitto, le forze musulmane di Abdic furono sostanzialmente alleate delle milizie serbo-bosniache (o anche dei “berretti rossi”) e sostennero con loro molti combattimenti, contro le milizie croato-islamiche agli ordini di Izetbegovic e degli Usa. La stampa internazionale stenderà il silenzio sulle migliaia di profughi provenienti da zone musulmane (anche da Bihac) accolte nella comunità serba di Bosnia. I musulmani accolti dai serbi fuggivano nel momento in cui i soldati di Izetbegovic si impossessavano di quelle zone.
4) Dzemaludin Latic, considerato con molto rispetto dagli stessi islamici bosniaci come una specie di “Savonarola islamico”, le cui idee sono basate sul Corano, accusò, più volte durante il conflitto, la dirigenza Izetbegovic di essere al servizio della massoneria internazionale e del mondialismo anglo-americano.
Medesima posizione assume un italiano convertito all’Islam, noto per le sue alte conoscenze intellettuali e “teologiche” e nondimeno per la sua coraggiosa opposizione al Nuovo Ordine Mondiale, il prof. Claudio Mutti, che in un suo articolo parla delle spade dell’Islam bosniaco di Izetbegovic come “spade di Satana”.
Questi quattro elementi (abbiamo evidenziato solo i più noti) danno bene l’idea della grande forzatura mediatica e denigratoria che si attua qualora si cerchi di inserire l’azione di Radovan Karadzic entro i parametri dello “scontro di civiltà” occidentalista anti-islamico.
In realtà, l’azione di Karadzic fu volontariamente un’azione di salvaguardia e difesa della comunità serba di Bosnia aggredita da più fronti. Allora, certamente, data la contrapposizione formale che spesso si venne a creare tra i combattenti islamici (enormemente rafforzati da “jihadisti della CIA” provenienti da tutto il mondo) e quelli serbi, si poteva facilmente incorrere nell’equivoco che quella di Radovan Karadzic fosse una lotta esclusivamente anti-musulmana, ma in realtà, come specificato, fu anzitutto diretta contro il piano americano di cui usufruì Izetbegovic, volto alla sparizione dell’elemento serbo cristiano-ortodosso in Bosnia; in secondo luogo, se si accettasse il parametro dello scontro di civiltà, fu allo stesso modo, uno scontro di civiltà contro i cattolici croati, che mostrarono già i loro intenti radicalmente persecutori verso i serbi ortodossi nel corso del secondo conflitto mondiale, con la tragica pagina storica di Jasenovac.
Inoltre, non si può ignorare quale era allora la linea politica del SRS (Partito radicale Serbo) la formazione politica patriottica ed antiamericana serba. Già durante il conflitto in Bosnia, Seselj, lo storico leader del SRS, dichiarò più volte di essere fiero della posizione di libici ed iracheni che sostenevano esplicitamente i serbi di Bosnia.
Successivamente, dopo la visita a Baghdad di Seselj, nell’estate del 2002, la linea del SRS diventerà esplicitamente di supporto alla resistenza irachena e palestinese e talvolta la rivista del SRS (“Velika Srbija”, Grande Serbia) riporterà cronache dalla Siria scritte da intellettuali anti-sionisti.
Da non dimenticare la storica amicizia tra Vojislav Seselj e il gran mufti della comunità islamica della Serbia, che è un noto simpatizzante del SRS, che ha protestato per l’indipendenza unilaterale proclamata da Pristina, come da non dimenticare la notevole presenza di militanti di religione islamica, nel SRS, in tutta la zona di Novi Pazar e dintorni.
Tutti questi elementi, considerando anche le varie “guerre nella guerra” che vi furono tra gli islamici presenti in Bosnia (come ad esempio quella tra salafiti ed elementi sciiti di provenienza iraniana che furono poi allora emarginati), dimostrano la totale fondatezza riguardo la forzata e minuziosa creazione della guerra “scontro-di civiltà” alla Huntington, nonché la creazione di una seconda Cecenia nel cuore del continente europeo, palesandosi uno dei vecchi trucchi di Brezezinski – Caucaso alle fiamme per la Russia, Balcani con la bella “dorsale verde” quale pedina da utilizzare come arma di ricatto contro l’Europa stessa, nel pieno del sonno terminale e priva di ogni sovranità.
Specialisti militari e geopolitici russi, allora presenti in Bosnia a supporto dei serbi, memori di quanto avvenne in Afghanistan (dove i Russi vinsero sostanzialmente il conflitto, ma lo persero politicamente in quanto non ebbero il coraggio di entrare in Pakistan, rompendo l’azione di continuo rifornimento ai combattenti afgani e islamici anti-russi) durante i bombardamenti Nato diretti contro la Repubblica Serba di Bosnia, previdero che se lo scontro si fossero spostato sul terreno, per America ed Inghilterra lo scontro contro i serbi di Bosnia avrebbe avuto effetti sicuramente più catastrofici del Vietnam.
Va anche ricordato che la Repubblica Serba di Bosnia era allora sottoposta alle sanzioni di Belgrado, e che Radovan Karadzic era allora il “mostro fascista” non solo per i mondialisti, ma anche per i servizi jugoslavisti serbofobi comunque influenti a Belgrado, capitale multietnica della mini-Jugoslavia. Una scelta di tal genere poteva dunque apparire a tutta prima certamente auto-distruttiva. Certamente, lanciare la sfida aperta a chi dichiarò realmente la guerra al popolo serbo dal 1990, ossia le potentissime oligarchie occidental-sioniste (“L’Europa inizia a Sarajevo”, ricordavano ossessivamente gli intellettuali ebrei di tutto il mondo quando la grande scena venne messa in moto…), sarebbe stata una pascaliana “scommessa”…
Ma gli stessi combattenti serbi di Bosnia presenti al fronte avevano ben compreso quale era l’autentico nemico di civiltà. E non attendevano altro.
Vi sarebbe forse stata una svolta rivoluzionaria nella storia europea.
Una fulminea reazione militare serba – le possibilità c’erano - avrebbe così finalmente condotto all’autentico e reale scontro di civiltà: quello della civiltà cristiano-ortodossa (una parte molto forte del mondo militare russo, nonostante Eltsin, non accettava assolutamente l’arroganza serbofoba dell’Occidente) contro lo storico nemico dell’autentica cristianità, ossia il materialismo disumano incarnato dalla barbarie della civilizzazione anglo-americana.
Sicuramente, i barbari civilizzatori non avrebbero avuto scampo in Bosnia. Si sarebbe, se non altro, evitata la tragedia, già allora ben intuibile, della deserbizzazione del Kosmet.
Qualunque militare che conosce alla perfezione le zone della Bosnia ce lo ha assicurato: vi sarebbe stata una guerra di guerriglia che avrebbe sostanzialmente alla lunga danneggiato in modo radicale l’attacco dei civilizzatori d’Occidente.
Certo, lo scontro sarebbe lungo e tormentoso.
Ma ora la Serbia è quasi disarmata e totalmente infiltrata, schiavizzata dalle quotidiane prepotenze dei nemici di civiltà. Non è una Nazione alla quale verrà permessa nemmeno la minima parvenza di sovranità, concessa altrimenti alle altre colonie angloamericane in Europa.
Il nemico comune deve “pianificare” i Balcani, il cuore d’Europa stessa. Ed i serbi, come Cristo stesso, sono d’impiccio nella “Europa unita”, bisogna lasciar dilagare il jihadismo filoamericano, guarda caso sempre collegato ai traffici più loschi e redditizi. Tale jihadismo wahabita, al soldo della Cia, non dovrebbe avere niente a che fare con Allah ed il suo Profeta, ed è solo funzionale ai disegni del noto imperialismo distruttore di ogni civiltà.
Su questo, a Radovan Karadzic e al suo eroico popolo in lotta contro le “spade di Satana”, la storia ha dato piena ragione.

Comitato per la liberazione
di Radovan Karadzic
radovanlibero.splinder.com 


22/12/2008


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