NOTIZIE 2008


Nazionalismo e multirazziale


Gian Franco Spotti

Ultimamente si parla molto dei respingimenti in mare dei clandestini e delle polemiche inerenti tematiche razziste e xenofobe. Forse non è chiaro a molti che le classi dirigenti europee devono osservare una consegna ben precisa: impedire fisicamente la possibile rinascita di un nazionalismo europeo avallando politiche multirazziali. Quale che sia la buona fede o l’ingenuità di coloro che si affannano in questi giorni ad affermare il contrario, una società multietnica non può esistere perché una “società” non è data dalla somma dei singoli individui, ma dal loro appartenere e vivere in una “cultura”.
Gli ultimi cinquant’anni di storia hanno registrato la progressiva perdita di sovranità di vari paesi, la loro sudditanza economica e monetaria verso l’America e la corrispondente diffusione di un modello super nazionale, quello liberalcapitalista, interessato alla globalizzazione economica e politica. Oltre a ciò va tenuta in considerazione l’incessante pressione culturale che si è riversata sui popoli al fine di annullare in essi ogni capacità critica di giudizio autonomo, ogni orgoglio etnico, ogni capacità di reazione.
Si è colpevolizzata, manipolando la Storia, qualsiasi tendenza etnocentrica. Si sono combattute, all’insegna del cosmopolitismo e della libertà di mercato, l’idea della preferenza interna, della tutela dell’industria, dell’agricoltura e del lavoro europei.
Si è soprattutto incoraggiato l’imbastardimento razziale, e ciò attraverso la demagogia dell’uguaglianza, la cultura dell’integrazione e dell’accoglienza, la diffusione del buonismo e, al suo interno, di un fenomeno di eccezionale gravità pedagogica, quello dell’adozione internazionale.
La scuola, la chiesa, lo spettacolo, l’editoria, hanno dato il meglio di sé in questa campagna, che ha visto la destra e la sinistra collaborare con lo stesso obiettivo:
trasformare i popoli in una massa amorfa di consumatori, interessati unicamente al problema della sopravvivenza, e spinti dal miraggio di un irraggiungibile benessere economico.
Da mesi i servizi televisivi sono incentrati sulle drammatiche scene degli sbarchi sulle nostre coste, sugli zingari, su curdi e somali, su gente che nessuno ha mai invitato e che nessuno vuole in casa nostra. Vengono curati con discrezione perché le loro malattie come lebbra, scabbia, tubercolosi e Aids non diventino occasione di violazione della privacy. Non ci vengano a dire che è impossibile fermarli. Quanta gente passava i confini comunisti? E quanta gente riesce oggi a sbarcare sulle coste israeliane? I mezzi ci sono e per quanto riguarda gli uomini basta toglierli da quelle trappole militari che con molta ipocrisia vengono definite “missioni di pace” in Afghanistan e Libano.
Per capire a fondo la fissazione monomaniacale della nostra classe dirigente basta ricordare un servizio televisivo di una decina di anni fa nel quale erano comparsi i nuovi modelli di uniforme per le donne che avrebbero prestato servizio militare. Ebbene la sfilata è iniziata con una negra che sculettava con la divisa dell’Accademia di Modena, e questo sotto l’occhio compiaciuto ed ebete di alti ufficiali in uniforme. Altrettanto emblematico l’atteggiamento di un giudice cui era toccata l’indagine su un minore stuprato e strangolato da alcuni zingari. Ebbene, questo procuratore generale di Cassino, tale Gianfranco Izzo, ha dichiarato al giornalista del Corriere della Sera che lo intervistava: “Quando ad un certo punto le indagini si sono indirizzate verso quei due ragazzi nomadi, mi si è stretto il cuore. Mi creda, sospettare due nomadi, per me, è stato un vero sacrificio”. Due piccoli esempi per capire l’aria che tira. La perdita di sovranità politica ed economica è legata anche al fatto che i singoli stati hanno dovuto accettare una collocazione subordinata rispetto alle istituzioni internazionali, le quali stanno imponendo a getto continuo e, come se piovessero da un olimpo incontestabile, una serie di superleggi cui tutti si devono adeguare.
Pentirsi un domani di quanto non si è fatto oggi non servirà a nulla. Nessuna razza inquinata può tornare quel che era, nessun popolo che abbia perso la sua identità etnica potrà mai più recuperarla. Un popolo privo di identità diventa un gregge che si muove docile e remissivo nella direzione voluta dalla grande finanza.
 

01/06/2009


pagina di alzo zero

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