NOTIZIE 2008


Scuola di morte per mancanza di fondi

Quando il capitalismo cade a pezzi…

Carmelo R. Viola

Non esiste nessuna crisi finanziaria, esiste la crisi del capitalismo: una crisi nella crisi giacché il capitalismo, superato il livello “naturale” dell’esordio storico dell’uomo, è diventata la “crisi della civiltà”. Questo significa che il capitalismo, versione umana della lotta per l’esistenza, vigente nella giungla e fatta soprattutto di predazione, non è più compatibile con uno sviluppo ad alto tasso tecnologico, scientifico e di conoscenza generale della civiltà. La quale civiltà, così cresciuta, o è “adulta” – ovvero storicamente compiuta – o è in lotta contro sé stessa, il capitalismo risolvendosi in guerra intraetnica – esempio unico in tutta la storia della vita – e quindi, per effetto degli enormi strumenti di offesa, in posizione suicida.
Alla primitività è seguito un lunghissimo intermezzo o adolescenza o medioevo, prestatale e statale, durante il quale il capitalismo è stato via via modificato nella forma restando sempre sé stesso nell’essenza. L’ultimo “aggiustamento modale” è quello della privatizzazione (liberismo) ed è il peggiore perché va in senso diametralmente opposto alla destinazione naturale e logica dello Stato, che dovrebbe porre fine alla conflittualità per l’appunto intraetnica e quindi antibiologica e consentire ai soggetti della specie umana di vivere in comunità con i propri simili alla stregua di gruppi umani primitivi non ancora colpiti dal “virus del capitale”.
Quest’aggiustamento estremo – frutto di psicopatici nella veste degenere del padrone o del servo, vuole che lo Stato sia soltanto un arbitro della detta conflittualità sociale generalizzata identificando in essa la libertà cosiddetta imprenditoriale che è solo manipolazione affaristica.
Succede così che alle regole legali di tale guerra – così care ai gestori dell’Antimafia (digiuni di scienza sociale) – vengano naturalmente contrapposte quelle paralegali della criminalità organizzata (come la miriade di mafie in Italia e nel mondo), regole queste legittimate dal diritto di difesa e di concorrenza-emulazione proprio di ogni guerra. Costoro, teorici del capitalismo e savonarola della legalità, non hanno compreso che la guerra non può essere moralizzata e che quindi la legalità “bellica” non corrisponde alla legittimità biologica.
In tale contesto la moneta, che è uno strumento elastico – e soltanto uno strumento – per la distribuzione dei beni e del benessere prodotti dal lavoro collettivo, viene esso stesso trasformato in merce ed affidato a “botteghe monetarie” dette banche. E, allo stesso modo il diritto al lavoro-vita diventa merce! Ed è così che si ripete la circostanza paradossale, insieme barzelletta e crimine: quella che in presenza di disoccupati, operai e tecnici, che non aspettano altro che di operare, e di materie prime utili per la produzione di materiale derivato occorrente per costruire – poniamo una scuola – o soltanto per ripararla, non si può operare per mancanza di fondi ovvero perché manca la moneta, strumento elastico , che può essere prodotto e recuperato, oggi, con esattezza matematica grazie ad una possibile vera e propria cibernetica.
Si dice che in Italia ci siano centinaia di scuole prive o povere di manutenzione strutturale per la suddetta paradossale situazione, non si sa se più ridicola o se più criminosa. E capita che una scuola crolli e uccida decine di piccoli scolari, perdendo la vita nel momento in cui dovrebbero cominciare a viverla lasciando altrettante famiglie in un dolore inestinguibile o che crolli un tetto che – ultimo incidente da sistema antiumano esistente - uccide un giovane di diciassette anni e ne riduca altri in fin di vita seminando anche qui lutti e angosce inesprimibili. Così un locale di studio e di formazione si può trasformare in una tomba!
La giustificazione dei responsabili di essere stati bloccati dalla mancanza di fondi, se ha un pregio giuridico nel contesto capitalista che legalizza la forma, rispetto ai diritti naturali – la sostanza! – e alla logica, non fa che confermare che il capitalismo è già da molto tempo un meccanismo stupido e criminale, indegno di una specie intelligente, quale e quella umana ed utile solo a coloro che si attardano a vivere da animali intelligenti, servendosene per accumulare uno sconfinato e inutile tesoro (superfluo) a cui corrisponde, come in una semplice operazione aritmetica, uno sconfinato difetto di necessario ovvero una sconfinata quantità di gente che vive nella povertà e nel bisogno.
Volere fare sopravvivere il capitalismo – ovvero fare quadrare i conti di affaristi, padroni ed utili idioti – alla propria naturale morte seguita all’esaurimento della propria funzione para-animale, è da criminali o da profondamente stupidi.
L’incidente mortale appena citato è soltanto uno dei tanti eventi che dovrebbero fare rinsavire i vari Tremonti e pentire i vari ”ricchi epuloni” di tenere la società vittima di un animalismo che da tempo non ha ragione di esistere.

Carmelo R. Viola
 

30/06/2009


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