NOTIZIE 2008


 

A proposito di caduta di aerei e della tragedia di Viareggio

 

Quella norma liberista chiamata “deregulation”

 

di Carmelo R. Viola

 

         Non voglio riportare tutto al capitalismo per partito preso. Ho il dovere di riportare tutto alla realtà, la quale è dominata, mio malgrado, dal capitalismo, anzi dal liberismo, che ne è la versione estremista, integrale e selvaggia. Il liberismo tende a cancellare quel poco di buono che era stato introdotto da elementi socialisti. Alcuni anni fa, quando la privatizzazione – ovvero la liberizzazione -  raggiunge le grandi compagnie aeree, che così uscivano dal regime di rigoroso controllo statale, qualcuno lanciò il neologismo “deregulation”, che fece il giro del mondo.

         Il senso esatto di tale parola è che il liberismo è regola di sé stesso e la norma  del liberismo è il profitto come filo conduttore dell’azienda – esattamente come la guerra è legge a sé stessa. La guerra è irregolabile perché è violenza. Ci fu una serie di disastri aerei come naturale risposta alla ridotta manutenzione secondo la legge immutabile “meno costi più profitti”. La situazione d’insieme migliorò ma non tanto da potere garantire una manutenzione ottimale per una sicurezza quasi totale se a distanza di anni si riparla di una “lista nera”, comprendente aerolinee inaffidabili. Ciò vuol dire che la maledetta “deregulation” persiste.

Resta da rispondere a tre domande. Prima: come mai il personale viaggiante, che c’è dentro, accetti di volare in condizione di rischio totale? La risposta può essere una sola: che la sfida della morte sia meno proibitiva del dramma della disoccupazione. Ciò ci dice come il ricatto del senza lavoro, assieme a un qualche soldo in più, riesca ancora ad essere persuasivo e come funzioni anche la speranza che “anche stavolta ce la farò”! La seconda domanda riguarda il calcolo dei profitti nonostante la perdita di personale. Ebbene, è evidente che i profitti superano comunque le perdite e questa è la sola cosa che conti per l’uomo d’affari, che vive solo per il business ed è indifferente ad ogni istanza di ordine morale-umanitario. La terza domanda riguarda il rischio, che incombe sui consumatori. Qui la risposta può essere una sola e duplice: la disinformazione e la scelta obbligata per assenza di alternative.

         A disastro consumato si fornisce tanto di numero telefonico per informarsi sperando che la fonte, almeno questa, sia sincera!

         Io non sono un tecnico ma so che l’uso della logica prescinde dalla competenza tecnica. E la logica mi dice che la tecnologia, almeno oggi, può fare miracoli al punto da ovviare perfino – fino ad un livello notevole -  all’incidente ed all’errore umano.  Se così non fosse, non avremmo perfino l’aereo senza pilota e i comandi robotizzati, che sostituiscono quelli dell’uomo. E, a questo proposito, il mio pensiero vola all’inferno di Viareggio. Sono certo che le cisterne, portatrici di gas, devono – e possono – essere costruite a prova di ribaltamento e quindi di deragliamento per non dire – ma forse è troppo – di bomba (come il vetro). Se il semplice deragliamento di un carro provoca un’esplosione a catena di tutte le cisterne allineate con la complicità delle semplici scintille, che si sprigionano dallo sfregamento delle rotaie surriscaldate, e in un attimo è il finimondo con morti, feriti, dispersi e migliaia di sfollati per il danneggiamento e il crollo di edifici vicini, allora, scusatemi la presunzione, c’è con certezza carenza di sicurezza nelle strutture dei mezzi di trasporto in causa. E non è solo questione di rispetto di norme più o meno europee o mondiali: si tratta senz’altro dello spettro della “deregulation”, che avanza come la signora morte con tanto di falce in mano.  Perché è semplicemente impensabile, che un convoglio merci, con gas o altre sostanze infiammabili o tossiche, possa correre il rischio di trasformarsi in una apocalittica megabomba nel centro di una città!

         Se la tecnologia non ha dato il suo meglio per prevenire la somma di tragedie consumate in un attimo, è solo perché i padroni del settore hanno applicato la norma di mercato: “meno costi per più profitti”. So che la stampa odierna (1° luglio  2009) ha dedicato molte pagine al dramma di Viareggio ma so anche che non occorre tanto spazio per dire che alla deregolazione liberista, criminale e mortifera, si può rispondere in due soli modi: traducendo i responsabili nelle carceri di competenza o, comunque, destituendoli dalle loro funzioni (di proprietari e gestori) per indegnità morale, ricordando loro come in regime statale e a basso tasso tecnologico, gli incidenti ferroviari erano quasi sconosciuti. In questi ultimi giorni ne sono avvenuti ben cinque (quattro treni merce ed uno passeggeri, tre deragliamenti): i dipendenti , che avranno il coraggio di denunciare l’evidenza (per esempio, l’appalto “a scatola chiusa” a ditte private straniere per la manutenzione ai carrelli-cisterna) saranno puniti con il licenziamento con procedura e modalità del tutto medioevali?

         Ancora più perentori dovrebbero essere i provvedimenti da prendere a carico dei responsabili delle sciagure aeree : e il caso in cui l’embargo settoriale è la vera rappresentazione del principio della pena come autopunizione. Una compagnia aerea, che usa veicoli inaffidabili, che mettono a repentaglio la vita del suo stesso personale e quella di non importa chi, ci ripresenta la figura classica del padrone rapace e totalmente insaziabile ed amorale, che sfrutta donne e bambini fino allo sfinimento nelle prime industrie inglesi, i carusi delle zolfare siciliane ed uomini-schiavi – oggi preferibilmente immigrati africani - sotto l’ancora vivente caporalato del Meridione italiano per la raccolta dei pomodori.

         La logica ci segnala l’omissione tecnologica e ci ricorda la storia, vecchia ed attuale, del capitalismo, cui si deve – come dice il Manifestio comunista del 1848 – ogni inventiva e scoperta sotto la spinta del profitto, ma anche, e paradossalmente per la stessa ragione, la morte della nostra specie per suicidio. Naturalmente lento e inappariscente. Incidenti come quelli di questi giorni sono soltanto episodi emergenti di un liberismo, nemico dell’umanità, che avanza sotto l’interesse di pochi e l’indifferenza e la disinformazione dei molti.

         L’aggressione ambientale per opera dell’industria liberista, specie in veste bellica, ci dà le follie climatiche e fors’anche lo tsunami. Ma ancora le esigenze dei quattro padreterni hanno voluto la TAV (treni ad alta velocità) incuranti del danno ecologico e della ragionevole prospettiva degli effetti catastrofici di un malaugurato deragliamento ad una velocità quasi incredibile.

         Il fatto è che si è finito per accettare come naturale e ineluttabile un liberismo, che avanza come un immenso carro armato nel folto di un campo coltivato lasciando dietro di sé distruzione e morte. In questo momento non posso pensare altrimenti, forse come uno degli ultimi uomini (presuntuosi!) capaci di “seguire “virtude e conoscenza” di uno dei due Ulisse. L’altro è il crudele terroristico distruttore-massacratore di Troia da cui preferisco prendere le distanze!.

04/07/2009


pagina di alzo zero

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