ALZO ZERO 2009


ISLAM SHI'ITA

di Dagoberto Husayn Bellucci


"Nella democrazia la sovranità appartiene al popolo, mentre nell'Islam la
sovranità appartiene a Dio, di cui il popolo è il "khalìfa" , ovvero il
'luogotenente'. In democrazia è la maggioranza che si fabbrica le sue leggi,
mentre nell'Islam il popolo deve seguire e obbedire le leggi (Sharì'a) , da da
Dio per mezzo del Suo Messaggero. Nella democrazia, il governo si impegna a
eseguire la volontà popolare; nell'ordinamento politico islamico il governo e
il popolo devono, l'uno e l'altro, perseguire gli obiettivi da Dio."

( Abù A'là al-Maududi - "Vivere l'Islam" - Ediz. "S.I.T.A." - Ancona 1979 )


"La democrazia è l'Occidente, e noi non ne vogliamo sapere. Non vogliamo
saperne dell'Occidente e della sua anarchia."

( Imam Sayyed Ruhollah al Mousavi al Khomeini )


L'Islam shi'ita rappresenta una delle 'varianti' ed insieme una delle
possibilità offerte, in questo ciclo spazio-temporale contraddistinto da
inequivocabili 'segni' discendenti e da caratteristiche proprie dell'Età
Ultima, il Kali Yuga o Età Oscura; l'epoca dello sfaldamento di tutti i valori
e della sovversione di qualsivoglia etica e morale, all'individuo moderno
deambulante nel marasma esistenziale della contorta quotidianità della società
contemporanea.

Unitamente alla 'versione' maggioritaria dell'Islam sunnita (e non omettendo
di ricordare quì il Sufismo , sorta di 'ponte' tra Sunnismo e Shi'ismo) la
Shi'ia rappresenta una possibilità di riconnessione alla Tradizione Informale
interna alla Religione Islamica. "L'Islam - scrive Maurizio Lattanzio (1) - è
una forma tradizionale legittima e ortodossa che consente , in questo
crepuscolo di ciclo cosmico e in conformità con le rispettive equazioni
personali e comunitarie, ai singoli e ai popoli la partecipazione spirituale
alla dimensione intemporale della Tradizione Unica."

Maurizio Lattanzio, soldato-politico nichilista e fautore del progetto
"Eurasia-Islam" ( magistralmente espresso nella forma articolistico-scrittoria
sulle pagine del mensile trapanese "Avanguardia" nel periodo compreso tra il
1991 e il 1997 e , successivamente, sulla nostra agenzia di stampa "Islam
Italia" nel biennio 2003-2004 ), scriverà in proposito: "La Tradizione
informale, la cui dimensione metafisica si situa su di un piano cosmico
trascendente, consiste in un'unica essenza. Essa, sul piano storico, si
manifesta, svolge e attualizza nel quadro di forme tradizionali organicamente
differenziate e , quindi, adeguate alla mentalità e alle disposizioni
spirituali delle comunità umani a cui essa si rivolge." (2)

L'adesione ad una determinata idea del mondo (weelthanshauung) è conforme
'stilema' di combattimento degli uomini di 'razza'. Inevitabilmente nella
dispersione di ideali e valori, nel vuoto post-nichilista della contemporaneità
rovesciata all'interno della quale si muovono 'sgangheratamente' soggetti
antropologicamente 'contorti' e nell'affermazione di un'identità che vuole
riconnettersi alla Tradizione occorre oggi riconoscere la valenza anti-
modernista e tradizionale dell'Islam, vettore rivoluzionario 'puntato' contro
il Sistema giudaico-mondialista e forma 'scolpita' di una Teofania che impone
all'essere umano un insieme di Valori e di Leggi divinamente ispirate. L'Islam
in questa fase ultima è anche il baluardo dei valori di tutte le precedenti
religioni rivelatesi quali manifestazioni della Verità Celeste e del suo
messaggio atemporale che invita gli uomini e le nazioni a rifiutare le logiche
dello sfruttamento e della prevaricazione, del dispotismo e dell'arroganza,
'affioranti' e determinanti qualunque Potere espressione di forze sovversive ed
anti-tradizionali. L'Islam dunque come baluardo per i popoli oppressi e
diseredati del pianeta e difensore ultimo della Verità.

"Dato il carattere universale e riassuntivo che le è proprio, la tradizione
islamica ha potuto riconoscere nei Sapienti d'ogni tempo e d'ogni paese
cronologicamente anteriori a Muhammad ( "sigillo dei profeti e degli inviati" )
altrettanti portatori d'un'unica conoscenza d'origine divina, da loro trasmessa
ed esposta nei termini più adeguati alla comprensione e alla mentalità della
comunità umana cui appartenevano. - scrive 'Umar Amin alias Claudio Mutti (3) -
E' così che fra i Musulmani Platone viene detto "imam dei filosofi" e molti lo
chiamano Sayyidnà Iflitùn , ossia "nostro signore Platone" , ritenendolo un
profeta mandata da Allah ai Greci. Nulla di strano , quindi, che Khomeynì sia
stato "affascinato da Aristotele e Platone" , ma non è esatto affermare che sia
stata la 'Politeìa' platonica a "fornire a Khomeynì il modello concettuale
della repubblica islamica col re-filosofo sostituito dal teologo musulmano.".
Le fonti della dottrina politica alla quale si ispira l'azione dell'Imam si
trovano essenzialmente nel Libro di Allah e nell'esempio operativo lasciato dal
Profeta; il fatto che esistano sostanziali analogie con l'insegnamento di
Platone conferma appunto l'idea islamica secondo cui l'ultima rivelazione
compendia tutti i vari messaggi sapienziali che l'hanno preceduta. Ai
'philòsophoi' di Platone corrispondono dunque , nel progetto islamico, gli
ulàma, che non è del tutto corretto definire come i 'teologi musulmani'."

A differenza delle quattro scuole islamiche sunnite - maggioritarie nel mondo
musulmano - nella scuola shi'ita duodecimana esiste una gerarchia
'ecclesiastica': il clero che dall'avvento della Rivoluzione Islamica iraniana
nel gennaio 1979 detiene il potere a Teheran è l'espressione più alta di questa
autorità 'piramidale' che , dalle scuole teologiche delle città sante persiane
di Qòm e Mashad, forma l'insindacabile vertice della società islamica e detiene
- anche attraverso la formula espressa dalla dottrina khomeinista della
"Walayath et Faqì" = il Governo del Giuriesperto - il potere supremo nella
Teocrazia iraniana. Un potere al quale obbediscono milioni di musulmani di fede
shi'ita di nazionalità non persiana e di altre razze: gli arabi libanesi,
irakeni, i turcofoni azeri e molti altri individui presenti nei quattro angoli
del pianeta che hanno riconosciuto in questa Gerarchia religiosa un 'segno'
dinamico di avvento - parusia - delle verità tradizionali e l'estremo 'bunker'
di autodifesa attiva contro i processi e le dinamiche dissolutive del mondo
moderno.

La Repubblica Islamica dell'Iran e le sue Guide spirituali quale
"metastorica" apparizione di insindacabili Valori Eterni o, per dirla con due
autori italiani (4) che nei primi anni Ottanta diedero alle stampe forse il
miglior contributo ad una comprensione 'altra' del ruolo che attualmente svolge
Teheran quale 'centro' o motore immobile del fronte dei diseredati del pianeta
contro le logiche usurocratiche e ricattatorie del 'pescecanismo' economico-
finanziario della Plutocrazia giudaico-mondialista, "un'ideale metafisico nella
realtà del XXmo secolo".

L'Iran islamico khomeinista (5) quale 'vettore' tradizionale antimodernista,
anti-capitalista e anti-imperialista per eccellenza; paese-cerniera tra Oriente
ed Occidente, 'sponda' tra Turan e mondo arabo, 'ponte' di dialogo
interreligioso e interconfessionale tra Islam, Cristianesimo Ortodosso e
Cristianesimo Cattolico, 'axis mundi' di un'idea tradizionale incarnatasi
nell'archetipo di "Stato teocratico" costituitosi dopo la vittoria delle forze
islamiche ed il processo rivoluzionario che interesserà la società iraniana a
partire dai primi anni Sessanta e fino alla fine dei Settanta del XXmo secolo.

"Con un’estensione territoriale pari a 1 645 258 kmq, relativamente vasta se
confrontata con gli altri paesi della regione mediorientale, situato nell’
intersezione dei due assi ortogonali Nord-Sud e Est-Ovest, rispettivamente
costituiti dalle direttrici Russia-Oceano Indiano e Cina-India-Mar
Mediterraneo, l’Iran, ieri importante segmento della Via della seta e delle
spezie, oggi seconda riserva mondiale di gas e terzo esportatore di petrolio,
rappresenta il centro di gravità di molteplici interessi geostrategici e
geopolitici che si dispiegano su scala regionale, continentale e mondiale. -
scrive Tiberio Graziani (6) - (...) Agli elementi sopra riportati, posizione e
imponente forziere di risorse energetiche, veri e propri atout geopolitici,
occorre aggiungere, ai fini dell’ analisi geopolitica dell’Iran, altri fattori
di equivalente importanza, tra cui:

- una popolazione, numerosa di oltre 65 milioni, con un’età media di 25 anni
e largamente alfabetizzata;

- un’aspettativa di vita medio-alta valutata oltre i 70 anni;

- una forte identità politica che, nonostante la varietà etnoculturale
stratificatasi nel corso dei secoli, la memoria e la rappresentazione
collettiva contemporanea fanno risalire almeno all’epoca achemenide (648 a.C. –
330 a. C.), se non a quella del regno dei Medi (758 a.C. – 550 a.C.);

- una peculiarità religiosa, la Shia, che da oltre 500 anni costituisce il
sostrato culturale unificante del Paese;

- un originale regime politico–religioso che, attento ai principi della
solidarietà sociale, lascia ampi margini di libertà alle minoranze etniche e
religiose del Paese, contenendone, in tal modo, la loro potenziale azione
disgregatrice per l’unità nazionale.

Sin dall’antichità, la centralità, esaltata in splendidi distici da Nezāmī di
Ganjè (1141-1204) nel suo poema Le sette principesse (Haft Peikar): “Il mondo è
il corpo e l’Iran ne è il cuore / di tal confronto l’Autore non prova vergogna”
, sembra costituire la caratteristica geopolitica più rilevante dello spazio
presidiato, attualmente, dalla Repubblica islamica degli ayatollah."

Ai fini di un'esatta comprensione della realtà iraniana occorre un'analisi
sulla "specificità" shi'ita inevitabilmente correlata e sinergicamente organica
alla storia - politica, culturale e spirituale - della nazione persiana. La
totalità organica rappresentata dall'unità dei poteri temporale e spirituale
emanante dalla teocrazia shi'ita iraniana è un significativo evento spartiacque
della storia contemporanea mondiale e insieme l'esempio più assoluto di una
formidabile volontà di riscatto delle masse oppresse iraniane e dei suoi
dirigenti che , 'adempiendo' ad una 'consegna' direttamente impartita dall'Imam
Khomeini, sbaragliarono il potere dispotico e tirannico dello shah instaurando
la Repubblica Islamica.
La teocrazia sciita persiana è diretta emanazione dei precetti dottrinali e
politici dell'Islam shi'ita duodecimano. "L'islam ha due rami principali, il
sunnismo , maggioritario, e lo sciismo (shi'a, tashayyo'). - scrive Yann
Richard (7) professore di studi iranici presso la Sorbona di Parigi - Nello
Sciismo la tendenza più importante è l'imamismo 'duodecimano' (in arabo esna'
as-hari), chiamato così per il culto ai Dodici Imam che succedettero al
Profeta. E' la religione ufficiale dell'Iran dal 1501, anno dell'avvento della
dinastia safavide. (...) Gli iraniana sono ariani che durante i secoli si
mischiarono con popolazioni semitiche e , dai primi secoli della nostra epoca,
con popolazioni di origine turcomongola procedenti dall'Asia centrale. Hanno
conservato la loro cultura e lingua indoeuropea, il persiano (farsi), però
hanno sempre utilizzato alfabeti semitici (nell'antichità l'aramaico, oggi
l'arabo) per scrivere la propria lingua. (....) L'Iran (...) possiede la
comunità sciita più importante da sempre la più omogenea. Non si tratta di
omogeneità etnica: soltanto la metà, più o meno, degli sciiti iraniani sono
iranofoni. Sono altresì sciiti il 20% dei curdi, la maggioranza delle tribù
arabe del Kuzhistan e la maggioranza dei turcofoni (tra i quali tutti gli
azerbaegiani). (...) Dopo la rivoluzione iraniana tutto il mondo sa che gli
sciiti sono musulmani che, come i sunniti, rispettano i dogmi centrali
dell'Unicità di Dio (tawhid , "non avrai altro Dio che Dio"), lo stesso testo
sacro (il Corano), lo stesso Profeta Muhammad (nostro Maometto) , la stessa
credenza nella resurrezione seguita dal Giudizio Finale (maad) e la stesse
obbligazioni fondamentali: orazioni, digiuno, pellegrinaggio, elemosina e jihad
(guerra santa). Questi punti in comune sono più fondamentali delle divergenze:
in teoria non esiste alcun ostacolo (anche se in passato vi fu e , di fatto,
esiste ancora oggi) perchè uno sciita possa pregare con i sunniti e viceversa.
Ai precetti fondamentali dell'Islam (...) gli sciiti uniscono la fede nella
Giustizia di Dio ('adl) e l'Imamato. (...). L'Imamato (emama) è, in qualche
modo, la conseguenza e l'applicazione del principio di giustizia nella
direzione degli affari dell'umanità. Dio , che creò l'uomo, non poteva
ammettere che fosse lasciato alla sua volontà e condotto verso la perdizione.
Per ciò inviò i Profeti , l'ultimo del quale fu Muhammad, per guidarli verso il
sentiero della giustizia e della verità. Però , dopo la morte dell'ultimo
Profeta era inconcepibile che Dio, nella sua saggezza, avesse lasciato gli
uomini soli senza che, in ogni epoca, esistesse un garante spirituale , una
prova della veridicità della rivelazione , per dirigere la comunità dei
credenti musulmani: è l'Imam, la Guida.Visto che svolgeva un ruolo fondamentale
nella relazione tra Dio e gli uomini , l'Imam non poteva essere eletto dagli
uomini fallibili nè dipendere dalle vicissitudini della storia: doveva
necessariamente possedere alcuni requisiti di base, essere perfettamente
istruito negli affari religiosi , essere assolutamente giusto ed equo
nell'attuazione delle leggi, non aver difetti (ma'sum) , essere il più perfetto
(afzal) della propria epoca perchè non si concepisce che il più perfetto
obbedisca ad un imperfetto. Doveva cioè formare ciò che Henry Corbin chiamava
"Pleroma Immacolato" della gnosi sciita, che comprende i Quattordici purissimi
, vale a dire Muhammad, sua figlia Fatima e i Dodici Imam, creati da sempre.
L'Imam è designato da una investitura sovrannaturale (nass) procedente da Dio
per la mediazione del Profeta o dell'Imam anteriore a lui: la sua autorità
viene dall'alto. (...) Gli sciiti , dall'anno 874 dell'era cristiana, si
trovano nell'epoca del Dodicesimo Imam."

L'Islam shi'ita è l'Islam 'esoterico' per eccellenza: possiede cioè
l'essoterismo proprio della Religione musulmana quale rivelata agli arabi dal
Profeta Muhammad (la pace su di Lui e la sua Famiglia) unita ad una particolare
specificità mistico-estatica che , nella lingua farsi, viene definita come
"Irfan" (traducibile come 'Gnosi' o Conoscenza).
Si tratta dell'esoterico, del 'velato', del lato occulto della religione
musulmana. Alle pratiche quotidiane stabilite dalla Legge islamica (Sharia) e
ai precetti di tipo e natura essoterica l'Islam shi'ita corrisponde e
legittimamente , sinergicamente, impone al credente la fede nel ruolo
insindacabile di Guide della Comunità , in ogni tempo, dei Dodici Imam l'ultimo
dei quali - il Dodicesimo - , al Mahdi (che Dio affretti la sua parusia) il Ben
Guidato, si trova in istato di Grande Occultamento.

La 'teofania' sci'ita si ricollega alla Tradizione Informale anche attraverso
il simbolismo e la numerologia 'sacra' propria di tutte le manifestazioni
'organicamente' in ordine con i Principii Tradizionali : alle Dodici tribù
dell'antico "Israele" si sostituirono i Dodici Apostoli che seguirono il Messia
Gesù così come nello shi'ismo duodecimano sono in numero di Dodici le Guide che
'formeranno' e indicheranno la comunità dei credenti in ogni tempo.

La Shi'ia è anche nota come il "partito" , la fazione, di Alì (cugino e
genero del Profeta Muhammad, padre dei suoi soli nipoti sopravvissuti,
rispettivamente il secondo e terzo imam , al Hassan e al Hussein). La sua
'comparsa' sul palcoscenico dell'umanità è convergente alle vicende terrene del
Profeta sebbene sarà soltanto dopo la sua dipartita che , in termini chiari e
stabilendo una cesura netta rispetto alla maggioranza dei fedeli sunniti, essa
diverrà 'motore immobile' di eventi e avvenimenti destinati a modificare la
storia mondiale: dalla tragedia di Karbala , con il martirio di al Husayn, alla
rivoluzione islamica iraniana del XXmo secolo esiste un 'fil rouge' che unisce
le vicende di milioni, miliardi, di individui fedeli dell'Ahl ul Bayt = la
Famiglia del Profeta.

Senza Karbala non sarebbe assolutamente pensabile la Rivoluzione Islamica di
Khomeini, senza l'annuale celebrazione delle dieci giornate dell'Asciurà
shi'ita non avrebbe senso la comparsa nella storia recenti di Hizb'Allah in
Libano e tantomeno acquisterebbe quelle valenze metafisiche e metastoriche
l'imponente risveglio politico-militare del mondo musulmano in 'ebollizione'
rivoluzionaria fin dagli inizi del XXmo secolo che troverà la sua consacrazione
proprio nell'avvento delle forze rivoluzionarie a Teheran nel gennaio 1979. La
'spinta' ed il dinamismo della Rivoluzione di Khomeini , vero e proprio
rinascimento musulmano e autentica 'rivoluzione conservatrice' nel mondo
islamico, imporrà i successivi avvenimenti storici che dall'invasione sovietica
dell'Afghanistan passando attraverso la guerra imposta dall'Iraq ba'athista di
Saddam al governo islamico di Khomeini e infine alle due guerre mondialiste per
il petrolio contro l'Iraq (1991-2003) ed alla dicotomia Occidente-Islam
'partorita', preconizzata, ideata ed alimentata ad arte dalle centrali di
disinformazione del Sistema giudaico-mondialista che troverà il suo 'apice'
nello "scontro tra le civiltà" elaborato dai circoli neoconservatori della
politica statunitense e applicata dalla passata amministrazione Bush con
fallimentari esiti e clamorosi rovesci dall'Afghanistan allo stesso Iraq.

"La storiografia recente - scrive la professoressa Biancamaria Scarcia
Amoretti (8) - tende ad analizzare in parallelo, come cause della nascita
politico dello sciismo, istanze politico-ideologiche e più precise
rivendicazioni occasionate dalla politica nepotista del terzo califfo 'Uthman.
(...) Il riferimento al Corano e l'incipiente strutturazione della biografia
del Profeta come modello emblematico (sunna) travisano e celano le dinamiche
che sottendono la lotta per il potere, tanto più che ci troviamo sempre di
fronte ad una storiografia islamica , pro o anti-sciita. (...) Per esempio , la
tendenza a sovrapporre il fenomeno religioso al fatto politico, caratteristica
musulmana poi sottolineata dagli storici occidentali, colloca su un piano di
consequenzialità il fatto che il periodo che va dall'emigrazione di Muhammad da
Mecca a Medina (622) fino alla fine del califfato di 'Alì (661) si configuri
come l'età dell'oro. Su di esso si costruisce l'idea dello stato perfetto e del
capo perfetto (cui tutto il mondo musulmano guarderà - e continua a guardare -
con rimpianto) e la cosiddetta grazia divina del pluralismo (eufemismo per
indicare mai sanate divaricazioni e fratture di ogni ordine concettuale,
economico e sociale) costituisce nella prassi la trama di una conflittualità
sostanziante tutto l'Islam."


La dicotomia Sunnismo-Shi'ismo è stata abilmente ed astutamente , in epoche a
noi recenti, sfruttata e utilizzata dagli emissari dell'Imperialismo e del
colonialismo per favorire gli interessi delle potenze egemoni (europee prima,
statunitense e sovietica poi ed infine della superpotenza a stelle e strisce e
del suo principale alleato, il Sionismo, in tempi a noi recenti dopo la fine
della Guerra Fredda ed il tentativo di costituzione di un mondo unipolare a
guida 'yankee' indicato dall'ex presidente americano George Bush senior con la
formula-dichiarazione sull'entrata dell'umanità nel "Nuovo Ordine Mondiale"). A
tal fine all'interno del mondo musulmano gli imperialisti hanno creato ad arte
vere e proprie 'diversioni religiose' ovvero scuole di pensiero deformanti
l'originale messaggio profetico: è il caso della setta wahabita instauratasi
con l'avvallo della Gran Bretagna nelle sabbie dell'Hejaz saudita ma anche dei
tentativi analoghi compiuti in Turchia (con il giudaizzante movimento dei
Dummeh , cripto-ebrei falsamente convertiti all'islamismo dopo l'esperienza
messianica fallimentare di Sabbatai Zevi del 1666) e soprattutto, per quanto ci
riguarda, del bahaismo iraniano.

Indiscutibilmente le divergenze teologioco-dottrinali tra Sunna maggioritaria
e Shi'ia minoritaria rappresentano un 'antico' "tallone d'achille" per il mondo
musulmano ed una facile ed incendiabile divisione (ne siamo spettatori tutti ,
in modo clamorosamente palese, dopo l'occupazione manu militari statunitense
dell'Iraq e lo scatenamento di un conflitto intercoffesionale che lacera e
divide lo stato già dominio saddamista; analoga esperienza si ritrova
nell'Afghanistan ma anche in gran parte del mondo islamico) della quale si
approfittano i nemici della Ummah (comunità islamica mondiale). Realisticamente
queste differenze esistono e fanno parte della storia alle origini della
missione profetica mohammadica e nei primissimi anni dopo la scomparsa di
Muhammad. In questo contesto di contrapposizione tra il potere, temporale, dei
Califfi e l'opposizione e le rivendicazioni del "partito" shi'ita si inserisce
la tragedia di Karbala.

Karbala rappresenta il fulcro della religiosità della Shi'ia che determinerà
lo stato di perenne agitazione rivoluzionaria delle comunità shi'ite
all'interno del mondo musulmano. Gli avvenimenti di Karbala (nel 680 era
cristiana) determineranno la definitiva affermazione del potere della dinastia
ommiade che reggerà da allora in poi, per diversi secoli, le redini del
califfato e della comunità islamica in espansione. A Karbala , piana desertica
situata nell'attuale Iraq e meta di pellegrinaggi sciiti, la battaglia che si
svolgerà tra le truppe fedeli al califfo e i "ribelli" shi'iti di al Hussein
(la pace su di Lui) rappresenterà l'eterna conflittualità tra due 'vettori' che
, da sempre, 'sigillano' l'opposizione radicale tra Tradizione e Sovversione,
Ordine e Caos.

La sollevazione di al Hussein nasce per ristabilire l'ordine nella comunità
dei fedeli contro il dispotismo arrogante e la tirannia lussuriosa del califfo
Muhawiya. La rivolta di al Hussein è disperata , senza alcuna possibilità di
successo, contrassegnata dal tradimento degli abitanti di Kufa, e rappresenta
l'archetipo di ogni futura sollevazione shi'ita ed insieme il modello
originario, esemplare, di qualunque rivolta contro ogni forma di potere
tirannico, contro l'espropriazione dispotica del potere, contro ogni
legittimismo menzognero e l'esercizio illegale del potere. E' , l'esempio di
Karbala, un grido di rivolta che mira ad abbattere ingiustizie e sopprusi
compiuti da un'autorità avvertita come illegittima e che riporta alla secolare
lotta contro il "maestro di menzogna" che è l'istinto 'tellurico-satanico'
emanazione di 'tendenze' inferiori, rovesciate, demoniache.

"Lo sciismo trova nel caso di Husayn la sua via crucis. E' sotto il segno
della consapevolezza della sconfitta e della necessità/volontà di immolarsi che
la storiografia sciita ce lo narra , utilizzando, si badi bene, materiali
registrati anche da chi sciita non è. Accanto all'eroe Alì, si costruisce
l'antieroe , a simbolizzare quella che sarà poi nei fatti la vicenda
dell'imamismo, fatta di rinunce politiche e di recuperi religiosi tali da
produrre politica, di marginalità e nel contempo di una creatività culturale
con la quale non si possono non fare i conti. Husayn è mite ma deciso. Il suo
destino gli appare con tutta chiarezza ed ha dimensioni cosmiche. Vale per
l'umanità intera. Il suo martirio, diversamente da quello del padre, sarà opera
sua, e suo sarà il significato da attribuire ad esso. Ha paura, umana paura, ed
è su questa che si fonda il valore del suo agire. (...) Religiosamente
l'impatto della morte di Husayn è superiore a quello della morte di Alì. La
tragedia viene rivissuta da tutto il corpo sciita e l'anniversario celebrato
per dieci giorni (i primi dieci giorni del muharram). A seconda dei paesi si
danno vere e proprie rappresentazioni sacre o processioni simili a quelle che
si compiono a Siviglia durante la Settimana Santa. L'oppressione religiosa si
esprime , per opera del regime in carica, permettendo o proibendo tali
cerimonie. (...) Del senso del martirio , prerogativa dell'Imam e non del
semplice fedele anche quando questi è chiamato a sacrificare la vita per il
bene collettivo, si è già detto. Paralleli condotti tra sciismo e Cristianesimo
trovano nella storia di Husayn la loro principale motivazione. (...) Rimane da
chiarire un punto, la valenza più propriamente politica del gesto di Husayn. Se
solo l'Imam è degno di vivere il martirio, il fedele trae necessariamente una
lezione: il dovere di opporsi al tiranno e all'ingiustizia, non per interesse
personale, ma per la collettività. (...) La mai negata ipotesi della legalità
della rivolta contro il sovrano ingiusto, valida per tutto l'Islam, trova, una
volta di più, pronto nello sciismo il paradigma teorico in base al quale
stabilire come si definisca l'ingiustizia e come la si combatta. Anche nei
momenti di maggior quietismo lo sciismo non rinuncia a tale ipotesi , che
diventa possibile, plausibile e realizzabile quando le circostanze siano
favorevoli o talmente sconcertanti da motivare l'intervento violento contro il
potere." (9)

E' in questa ottica che si deve dunque intendere la rivolta dei mustadhafin
(i diseredati) iraniani, degli oppressi, dei reietti della società musulmana
shi'ita iraniana contro la tirannia ed il dispotismo del regime pahlevi e
contro le potenze imperialiste affamatrici dell'umanità ed i loro più o meno
occasionali alleati.

Concludiamo questo nostro brevissimo ed affatto esaudiente studio preliminare
sull'Islam shi'ita (10) ricordando le parole del Signore dei Martiri shi'iti ,
al Husayn, annualmente celebrate dall'intera comunità shi'ita nella ricorrenza
dell'Asciurà: "O Dio, Tu sia che quanto abbiamo fatto non è stato lottare per
il potere nè ricercare le cose effimere di questo mondo, ma restaurare le
pietre miliari della Tua religione e compiere le giuste opere nel Tuo paese, di
modo che quanti nel Tuo popolo sono stati offesi possano ottenere sicurezza e
le Tue prescrizioni , che sono state ostacolate, possano essere messe in
pratica.".

Il mondo come perenne 'combattimento' tra oppressi ed oppressori, diseredati
e affamatori delle ricchezze del pianeta.

L'eterna lotta tra il Sangue e l'Oro, Tradizione e Sovversione, Ordine e
Caos.


DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"


Note -

1 - Maurizio Lattanzio - Articolo "Alternativa Rivoluzionaria al Sistema" -
dal mensile "Avanguardia" nr 100 - Marzo 1994;

2 - Maurizio Lattanzio - Articolo "Islam ed Europa - Tracce di lettura" - dal
mensile "Avanguardia"

3 - Umar 'Amin - introduzione a Ayatollàh Khomeyni - "Il Governo Islamico" -
ediz. "L.ED.E." (Libreria Editrice Europa) - Roma s.d.;

4 - Angelo Terenzoni / Nazareno Venturi - "La Repubblica Islamica dell'Iran:
un ideale metafisico nella realtà del XX secolo" - edizioni "Alkaest" - Genova
1980 ;
5 - Per una breve bibliografia sulla Repubblica Islamica dell'Iran si
consultino anche i seguenti volumi:
AFARI J., Foucault and the Iranian revolution: gender and the seductions of
Islamism, Chicago, University of Chicago Press, 2005.
ALGAR H., Constitution of the Islamic Republic of Iran / translated from the
Persian by Hamid Algar, Berkeley, Mizan Press, 1980.
ALGAR H., Islam and Revolution: Writings and Declarations of Imam Khomeini,
Berkley, University of California Press, 1981.
ALGAR H., Roots of the Islamic Revolution in Iran; four lectures, Oneonta,
NY, Islamic Publications International, 2001.
ARJOMAND S. A., The Turban For the Crown: The Islamic Revolution in Iran, New
York-Oxford, Oxford University Press, 1988.
BROYLES M., Mahmoud Ahmadinejad: President of Iran, New York, Rosen
Publication, 2008.
BUCHTA W., Who Rules in Iran? The Structure of Power in the Islamic Republic,
Washington, The Washington Institute for Near East Policy and the Konrad
Adenauer Stiftung, 2000.
CAMPANINI M., Islam e politica, Bologna, Il Mulino, 2003.
DONATO S., Iran: la ricostruzione delle aree distrutte dalla guerra, Roma,
Gangemi Editore,1990.
EHTESHAMI A.; ZWEIRI M., Iran's foreign policy: from Khatami to Ahmadinejad,
Berkshire, U.K., Ithaca Press, 2008.
EMILIANI M., RANUZZI D' BIANCHI M., ATZORI E., Nel nome di Omar:
Rivoluzione, Clero e Potere in Iran, Bologna, Odoya, 2008.
FORAN J., A century of revolution: social movements in Iran, London, UCL
Press, 1994.
GUOLO R., L'Islam è compatibile con la democrazia?, Bari, Laterza, 2004.
GUOLO R., La via dell'Imam. L'Iran da Khomeini ad Ahmadinejad, Roma - Bari,
Laterza, 2007.
HAYKAL M. H., The return of the Ayatollah: the Iranian revolution from
Mossadeq to Khomeini, London, Deutsch, 1981.
JANUARY B.., The Iranian Revolution, Minneapolis, Twenty - First Century
Books, 2008.
KAMRAVA M., Revolution in Iran: The Roots of Turmoil, London and New York,
Routledge, 1990.
KARSH E. (ed.)., The Iran-Iraq War: Impact and Implications, London, The
Macmillian Publications, 1987.
KATOUZIAN H.; SHAHIDI H., Iran in the 21st century: politics, economics and
confrontation, Abingdon, Oxon, England ; New York, Routledge, 2007.
KEDDIE N. R Roots of Revolution: An interpretive History of Modern Iran, New
Haven and London, Yale University Press, 1981.
KHATAMI M., Religione, Libertà e Democrazia, Roma-Bari, Laterza, 1999.
KHOMEINI R. M., Hokumat-e Eslami (Il Governo Islamico), Roma, Centro
Culturale Islamico Europeo, 1983.
KING J., Iran and the Islamic Revolution, Chicago, Raintree, 2006.
MARTIN V., Creating an Islamic State: Khomeini and the making of a New Iran,
London - New York, I. B. Tauris, 2003.
MANTOVANI A., Rivoluzione islamica e rapporti di classe: Afghanistan-Iran-
Iraq, Genova, Graphos, 2006.
MILANI M. M., The Making of Iranian Islamic Revolution: From Monarchy to
Islamic Republic, London, Boulder, 1988.
MOIN B., Khomeini:Life of the Ayatollah, New York, St.Martin's Press, 2000.
MOTTAHEDEH R., The Mantle of the Prophet: Religion and Politics in Iran,
Middlesex, Penguin, 1985.
NESTI A., Laboratorio Iran: cultura, religione, modernità in Iran, Milano,
Casa Editrice Franco Angeli, 2003.
PARSA M., Social Origins of The Iranian Revolution, New Brunswick and
London, Rutgers University Press, 1989.
RUBIN B. M., The Iranian revolution and the resurgence of Islam,
Philadelphia, Mason Crest Publisher, 2007.

6 - Tiberio Graziani - "La funzione eurasiatica dell'Iran" - editoriale del
numero speciale dedicato all'Iran dalla rivista "Eurasia" , Nr. 1/2008 (Gen-
Apr);


7 - Yann Richard - "El Islam Shiì" - ediz. "Bellaterra" - Barcelona
(Spagna) 1996 (traduzione dall'originale francese "L'islam chi'ite" - ediz.
Arthème Fayard - Paris , France 1991);

8 - Biancamaria Scarcia Amoretti - "Sciiti nel mondo" - ediz. "Jouvence" -
Roma 1994;

9 - Biancamaria Scarcia Amoretti - ibidem;

10 - sullo Shi'ismo si consigliano i seguenti volumi:

- Allamah Tabataba'i - "Gesù e Maria nel Corano" - ediz. a cura del Centro
Culturale Islamico Europeo - Roma 1994 - (nuova ediz. 2008);
- Tabataba'i - "La Shia nell'Islam" - ediz. "Semar" - Roma 2002;
- Mortaza Motahhari - "La visione unitaria del mondo" - ediz. "Semar" - Roma
1998;
- Vali Nasr - "La rivincita degli sciiti - Iran, Iraq, Libano: la nuova
mezzaluna" - ediz. Università Bocconi - Milano 2007;
- Leonardo Capezzone/Marco Salati - "L'Islam sciita - Storia di una
minoranza" - ediz. "Lavoro" - 2006;
- Roberto Gritti/Giuseppe Anzera - "I partigiani di Alì - Religione, identità
e politica nel mondo sciita" - ediz. "Guerini e Associati" - Roma 2007;
- Abdolmohammadi Pejman - "La Repubblica Islamica dell'Iran - Il pensiero
politico dell'Ayatollah Khomeini" - ediz. "De Ferrari" - 2009;
- Hamid Ansari - "Il racconto del risveglio - Una biografia politica e
spirituale dell'Imam Khomeini" - ediz. "Irfan" - 2007;
- Imam Ruhollah Khomeini - "Il governo islamico" - nuova edizione - ediz. "Il
Cerchio" - Rimini 2006 con la presentazione dell'Istituto Culturale
dell'Ambasciata della R.I. dell'Iran in Italia, introduzione del prof. Franco
Cardini e nostro saggio su "L'Imam Khomeini - La vita, la lotta, il
messaggio";
- Khomeini Mousavi/Motahhari Mortaza - "La via spirituale - Invito e
introduzione" - ediz. Semar" - Roma 2002;

si veda anche il nostro: "Conoscere l'Islam - Le basi della dottrina shi'ita"
- ediz. "Il Cerchio" - Rimini 2005;
 

30/06/2009


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