NOTIZIE 2008

Ora anche la Cina, come l’Iran, entra nel mirino di via Margutta

L’UGL “PALADINA” DEI DIRITTI UMANI

di Giannino Stoppani

 

La farsa del G8 appena conclusosi in Abruzzo con un nulla di fatto, in un clima di stampo hollywoodiano, fra passerelle di attori veri e presunti, di ex modelle e soubrette, di comparse e controfigure politiche e istituzionali, è stata l’occasione ghiotta per solleticare la voglia di esternazioni, tutte rigorosamente “allineate e coperte”, anche da parte di chi dovrebbe, invece, occuparsi a tempo pieno delle gravissime problematiche che affliggono i lavoratori italiani. Ci riferiamo, ancora una volta, all’Unione Generale del Lavoro e alle recenti dichiarazioni in materia di diritti umani rilasciate, il 6 luglio scorso, all’agenzia ASCA dalla sua Segretaria Generale. Quale migliore occasione - dunque - per coniugare una personale smania di protagonismo con una psicotica voglia di presenzialismo sindacale camuffato da impegno civile, proprio come piace ai pupari del sistema.

Il G8 sia anche l’occasione per un rinnovato impegno a sostegno dei diritti umani, della libertà e della democrazia dove questi valori vengono ancora violati, spesso con la violenza”. All’esordio tutto buonista e politicamente ipercorretto la sig.ra Polverini fa subito seguire un deferente omaggio al Quirinale, precisando meglio il suo pensiero e sparando la sua prima… cartuccia nientepopodimeno che contro la Cina: “è giusto e necessario il richiamo ai diritti umani da parte del presidente della repubblica, Napolitano, in occasione della visita in Italia, in vista del vertice dell’Aquila, del presidente cinese Hu Jintao”. Non vogliamo qui entrare nel merito di certi autorevoli “richiami umanitari”. Per inciso riteniamo però necessario rammentare all’inquilino del Colle, che oggi si preoccupa, giustamente, della violazione dei diritti umani nel mondo, un’unica, lontana, precisa data: 4 novembre 1956. Chiuso l’inciso, torniamo al Polverini-pensiero. “Proprio ieri [la Cina] è stata teatro di una violenta repressione che ha causato centinaia di morti. L’Ugl è scesa in piazza in difesa del popolo birmano, come di quello iraniano, e di tutti coloro i quali vengono perseguitati in nome di ragioni etniche, politiche o religiose, nella convinzione che lo sviluppo di tutti i paesi del mondo, accanto al progresso economico, non possa prescindere da un progresso anche sociale e civile. Il G8 può e deve essere l’occasione per i grandi della Terra di dare un segnale concreto contro la povertà anche attraverso la piena affermazione di diritti umani, civili e sociali per tutte quelle minoranze ancora offese in diverse parti del mondo”.

L’appassionato appello alla democrazia politica e sociale pecca, a nostro avviso, di strabismo intellettuale, evidenziando nel contempo una certa dose di schizofrenia con insidiosa tendenza all’obnubilamento della coscienza. Non abbiamo, infatti, mai visto in piazza le bandiere dell’Ugl frammiste a quelle palestinesi, né udito una sola parola di solidarietà e di conforto, umano prima che politico-sindacale, da parte della sig.ra Polverini che denunciasse le persecuzioni contro il popolo palestinese “in nome di ragioni etniche, politiche o religiose”. Così come non abbiamo mai letto su La Meta Sociale, organo ufficiale della confederazione, una sola riga che stigmatizzasse le discriminazioni sociali, la perdita forzata del lavoro e gli atti di terrorismo dell’entità sionista contro gli agricoltori palestinesi, attraverso la distruzione pianificata, con bulldozer e pale meccaniche varie, di interi ettari di oliveti, unica fonte di sostentamento di questi figli di un Dio minore. In compenso abbiamo assistito a penose kermesse pseudo-umanitarie, dove l’Ugl si gloriava di “manifestare” fianco a fianco dei ricchi snob nazionali sostenitori dei carnefici sionisti. Allo stesso modo non un fil di voce si è in questi giorni levato dal palazzetto di via Margutta per denunciare il golpe in Honduras, dove il legittimo presidente Manuel Zelaya è stato deposto da un pugno di golpisti supportati dalla solita destra reazionaria al servizio dei poteri forti, Chiesa cattolica locale in testa. Men che mai vedremo scendere in piazza la battagliera Segretaria, in barba alla “piena affermazione di diritti umani, civili e sociali” di cui va continuamente cianciando, a difesa dei lavoratori e dei sindacalisti honduregni che vengono ammazzati per le strade di Tegucigalpa, se non fatti letteralmente sparire dopo un rapido prelievo dalle loro abitazioni. Corsi e ricorsi storici, proprio come ai “bei tempi” delle giunte militari cilena e argentina, quando i due paesi sudamericani erano considerati dal grande Padre Bianco di Washington i cortili più fidati dell’America latina. Evidentemente nella visione manichea ed opportunistica della sig.ra Polverini, comunque sempre molto ossequiosa ed attenta ai suggerimenti che provengono da certi ambienti che contano, la Palestina, l’Iran, la Cina e l’Honduras sono stati non affidabili perché difendono la loro identità nazionale e rifiutano le teorie della democrazia export e delle guerre umanitarie tanto care agli atlantici e all’entità sionista.

Per quanto attiene, invece, strettamente ai casi italiani siamo curiosi di vedere quale sarà la posizione dell’Ugl al tavolo istituzionale sul nuovo pesantissimo attacco alle pensioni, che il governo Berlusconi ha cercato abilmente di imputare al diktat della UE (gli eurocrati hanno addirittura avuto la sfacciataggine di definire tale provvedimento una conquista per le donne). Al grido di “Bruxelles lo vuole” i liberisti nazionali al timone dell’Azienda-Italia, secondo la definizione da loro preferita, hanno aumentato, anche se gradualmente (da 60 a 65 anni, 1 anno ogni 2 a partire dal 2010), l’età pensionabile delle donne del solo pubblico impiego. Una norma palesemente discriminatoria tra lavoratrici del comparto pubblico e lavoratrici del comparto privato e che, come quella sulle fasce orarie per il controllo delle malattie, corre il rischio di essere bollata come incostituzionale, a meno che non venga furbescamente estesa con qualche particolare alchimia, come è facile prevedere, anche al settore privato. A questo va aggiunto il sibillino emendamento che lega, a partire dal 2015, l’età pensionabile all’aspettativa di vita, con l’obiettivo, poi non tanto così peregrino, di far morire il lavoratore prima di aver conquistato l’agognata pensione. Insomma l’interrogativo che ci assilla è: l’Ugl firmerà oppure no l’ennesimo accordo-capestro per i lavoratori italiani? Nell’hortus conclusus del nostro immaginario ci pare già di assistere ad una nuova mobilitazione. Ma non per le pensioni! Questa volta potrebbe essere contro la Russia di Putin e di Medvedev. Un omicidio mirato, come l’ultimo in Cecenia di Natalja Estemirova, fa sempre comodo alla nocchiera di via Margutta per sviare l’attenzione della ridotta di iscritti alla confederazione dai brucianti problemi sociali. E poi, che diamine, di riserva c’è sempre da sparare qualche altra bordata contro la rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez, no? Il grande Gigi Proietti chioserebbe: “a Rena’ facce ancora ride!”

01/08/2009


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