NOTIZIE 2008

 

ISLAM


E' stato il grande Hegel il primo a far notare che le contraddizioni non riguardano solo l’universo di discorso ma, in maniera assai più stringente, l’universo reale.
Un lettore od uno spettatore non distratto delle notizie che si susseguono nel circo mediatico, ai primi di maggio 2009 può aver avuto l’impressione di sperimentare realmente una contraddizione hegeliana, con la comparsa sui media di due notizie che sembrano quasi elidersi reciprocamente: a Herat in Afganistan, una pattuglia italiana ha aperto il fuoco su di un’automobile che non si era fermata ad un posto di blocco, uccidendo una bambina di tredici anni che si trovava a bordo del veicolo. Negli stessi giorni in Egitto voci e timori legati alla “nuova influenza” suina hanno prodotto un’ondata di violenze contro gli allevatori di maiali che sono, ovviamente, cristiani copti.
Partiamo dall’episodio di Herat. Io sono sicuro che i nostri militari non hanno agito con deliberata crudeltà; si tratta semplicemente dei danni collaterali della guerra, “danni collaterali” che come sempre ricadono sui civili: donne, bambini, anziani.
L’aspetto positivo di questo tragico episodio è almeno quello di spazzare via in un colpo solo tutta l’ipocrisia terminologica con cui si cercano di nascondere le verità più ovvie, e per la quale un’invasione viene chiamata peace keeping, “portare la pace”, ed un’occupazione militare peace enforcing, “rafforzare la pace”. La semplice verità è che quella in cui sono impegnati i nostri militari così come gli altri Europei in qualità di truppe ausiliarie, di vassalli degli USA in Irak ed in Afghanistan è guerra, anche se i rispettivi governi si sono ben guardati dal dichiararla.
E’ una falsità ridicola sostenere che si sia in guerra solo contro “il terrorismo”, quando questo “terrorismo” sotto il quale si etichetta ogni forma di resistenza all’occupante straniero ha il sostegno della schiacciante maggioranza delle popolazioni afgana ed irachena a cui si cerca a tutti i costi di imporre una “democrazia” che le popolazioni interessate non capiscono e non vogliono, e per le quali significa soltanto collaborazionismo con l’invasore.
E’ esattamente il tipo di menzogna già impiegato dagli USA sessant’anni fa (questi Americani non sono soltanto disgustosamente ipocriti, sono anche terribilmente monotoni), quando nella loro aggressione all’Europa gli USA pretendevano di fare la guerra soltanto ai “regimi fascisti”, ed intanto sotto i loro bombardamenti diretti contro le città e le popolazioni civili sono morte quattro milioni di persone, civili – appunto – non combattenti, in massima parte, ancora una volta, anziani, donne, bambini: un genocidio di dimensioni senz’altro paragonabili a quello da loro attribuito alla parte soccombente.
I nostri militari e tutti gli altri sono lì, nelle due nazioni mediorientali a morire e ad uccidere, in un’occupazione militare, in un conflitto strisciante che ha già avuto ed avrà ancora in futuro costi materiali ed umani enormi e dal quale non si intravede una via d’uscita, non in difesa di un qualche interesse dell’Italia o dell’Europa ma a ben guardare, neppure di alcun interesse essenziale degli Stati Uniti che non potrebbe essere più efficacemente perseguito con altri metodi. La ratio di tutto ciò è, oltre ovviamente alla dipendenza coloniale dell’Europa dagli USA ed il potere condizionante che ha la lobby ebraica americana sulle scelte della prima potenza mondiale, il tenere il piede sul collo del mondo islamico per dissuadere qualsiasi minaccia alla “sicurezza di Israele”, cioè all’artificiosità dello stato sionista ed alla spaventosa ingiustizia che si continua a perpetrare contro il popolo palestinese.
Questa situazione veramente inaccettabile (almeno se le coscienze delle “democrazie occidentali” non fossero anestetizzate dalla propaganda mediatica), spingerebbe puramente e semplicemente a solidarizzare con l'islam, ma le cose non sono così semplici, e l'episodio dei maiali egiziani è arrivato puntualmente a ricordarci l’altra faccia della questione.
Che un’epidemia suina trasmissibile all’uomo scoppiata in Messico non renda – vista la lontananza geografica – automaticamente infetti i maiali egiziani, ma che sia solo un pretesto per il riaccendersi dell’intolleranza e della violenza che l’islam è sempre pronto a scatenare contro i non mussulmani, questo è ovvio, e la considerazione che gli Egiziani che si sono dati alla caccia all’allevatore di maiali sono solo dei poveri fellah ignoranti, non modifica sostanzialmente le cose perché, appunto, l’islam è una religione intollerante e fanatica che solo nella miseria e nell’ignoranza trova il suo naturale terreno di coltura.
La prepotenza di cui il mondo islamico è vittima ad opera dell’americano – sionismo, può farci simpatizzare con l’islam, considerato soprattutto che la mostruosità a stelle (di David) e strisce opprime anche noi europei, ma questa simpatia quanto meno non può spingersi fino al punto di farci abbassare la guardia nei confronti dell’immigrazione, proveniente in gran parte (ma non solo) da Paesi islamici che trapianta in casa nostra cellule di non – Italia e di non – Europa, che va riconosciuta per quello che è: una metastasi cancerosa.
Su questo punto occorre essere assolutamente chiari: l'idea che gli immigrati si possano assimilare trasformandoli in “nuovi Italiani” color caffelatte, è un'idiozia suicida: rischiamo di trovarci nella posizione di stranieri in casa nostra a condurre un'esistenza continuamente minacciata come i Copti egiziani o i Serbi del Kossovo.
Vale la pena di citare quel che ha scritto recentemente Ida Magli, che è una dei nostri più eminenti studiosi di sociologia sul sito “Italiani liberi”:
“ Sono gli uomini i creatori e portatori di una cultura; non appena sopraggiungono altri uomini, portatori di un’altra personalità di base, di un’altra cultura, quella invasa deperisce e muore. Non è necessario neanche che gli invasori siano numericamente in maggioranza: l’invasore è sempre il più forte per il fatto stesso che è riuscito ad impadronirsi del territorio di un altro e che si aggrappa, molto più che a casa propria, ai costumi, ai cibi, ai riti, alla religione della sua cultura nel timore di perdere la propria identità”.
• L'articolo è del 16.5.2009 e si intitola Ci vogliono morti, titolo che – sia chiaro – non è riferito agli immigrati, anche se io personalmente non mi sentirei di escludere che molti di loro nutrano intenzioni per nulla gentili nei nostri confronti, ma ai signori che manovrano i destini del pianeta e che hanno decretato la fine dell'Europa per creare un mondo economicamente globalizzato ed etnicamente imbastardito che sia un unico immenso mercato ed hanno posto le premesse dell'immigrazione riducendo allo stremo le economie dei Paesi dei migranti, ed anche coloro che, stupidi o in malafede, si schierano dalla parte di quell'impossibile mostruosità che è la società multietnica.
Premesso che la minaccia dell'immigrazione non è costituita solo da elementi islamici, ma da tutti gli appartenenti a culture non – europee ed incompatibili con l'Europa, occorre riconoscere che l'islam è estraneo a tutte le conquiste fondamentali dell'Europa: il ruolo della donna nella famiglia e nella società, la laicità della cultura e della politica, la libertà di ricerca scientifica.
E' forse il caso di ricordare che l'abisso che esiste fra i due mondi è stato tragicamente evidenziato qualche anno fa dall'assassinio da parte di un fanatico mussulmano del regista olandese Theo Van Gogh, reo di aver girato un film nel quale si mostra l'umiliante condizione della donna nel mondo islamico.
L'ho sostenuto altre volte: certo, la constatazione che ci troviamo presi fra due fuochi è scomoda, ma bisogna prendere atto della realtà.
Né “Occidente” né “Eurasia”, occorre ribadirlo, ma Europa, solo Europa; io ritengo che non esista altra scelta possibile.
Contrariamente alle fallacie della non rimpianta Oriana Fallaci, io ritengo che una scelta “occidentalista” sia assolutamente improponibile.
In altre epoche, quando la grande espansione oceanica portò gli Europei a colonizzare le Americhe e l'Oceania, l'espressione “Occidente” aveva un senso, con essa si intendevano l'Europa e le sue propaggini contrapposte al mondo “colorato” asiatico ed africano, ma dal 1918 ed ancor più dal 1945, da quando l'Europa ha perso la sua centralità a vantaggio degli Stati Uniti, “Occidente” ha cambiato completamente segno e senso e non significa altro che l'accettazione supina da parte degli Europei dell'egemonia americana.
Che la cultura degli Stati Uniti derivi da quella europea, su questo non c'è dubbio, ma è altrettanto vero che questa derivazione è avvenuta in maniera distorta e mutila, al punto che si può tranquillamente affermare che è del tutto falso asserire che sulle due sponde dell'Atlantico esista la medesima civiltà. A parte i poveri, gli ignoranti, i disperati, i delinquenti che formano la feccia di qualsiasi società (le Americhe e poi l'Australia furono impiegate dagli Inglesi come terre di deportazione), i fondatori degli Stati Uniti migrati dall'Europa erano soprattutto fanatici religiosi che avevano grande familiarità – e spesso una fissazione patologica – con la bibbia, ma ignoravano del tutto l'antichità classica, l'umanesimo, l'illuminismo (Non lasciamoci ingannare dal fatto che la Dichiarazione d'Indipendenza sia stata stesa da un uomo come Thomas Jefferson. Jefferson o Benjamin Franklin rappresentavano uno strato acculturato che era ed è numericamente irrisorio).
Di più, potremmo dire che gli Stati Uniti rappresentano l'anti – Europa.
C'è un bellissimo saggio scritto da Sergio Gozzoli e pubblicato su “L'uomo libero” del 1.10.1984, che da allora non ha perso nulla della sua attualità, semmai si è dimostrato profetico, che bisognerebbe avere sempre sottomano, ed andare a rileggere e rimeditare ogni tanto, L'incolmabile fossato tra Europa e Usa (http://www.uomo-libero.com/) , in esso, leggiamo:
“E' proprio ciò che apparentemente unisce i due mondi, quel che in realtà più a fondo li divide: é ciò che l'America ricevette dall'Europa negli ultimi tre secoli, facendolo proprio e fondandovi sopra la sua filosofia di vita, è esattamente tutto quello che, pur nato in Europa, l'Europa rifiutava e rigettava. Quello che doveva costituire l'anima stessa del «mondo americano», era proprio tutto ciò che la vecchia Europa «scartava», per una radicale inconciliabilità con la essenza profonda della sua anima civile e storica.
Dal settarismo puritano e quacchero allo spirito capitalistico e mercantilistico, dal «mondo dei Lumi» alla massoneria, dall'ottimismo razionalistico all'odio per il Trono e per l'Altare, dall'individualismo al cosmopolitismo, dalle prime banche internazionali ai fermenti rivoluzionari borghesi, si trattava di idee, tensioni e movimenti che erano sì nati in Europa, ma ai quali l'Europa poteva opporre - allora e ancora per secoli - forze ben più consistenti: i valori di una civiltà legata al sangue e alla terra, il vigore delle varie culture popolari, l'autorità morale delle Chiese, il tradizionalismo gerarchico, lo spirito ghibellino e la residua vitalità della nobiltà militare, l'istinto di conservazione del mondo contadino, il senso nazionale, gli antichi miti eroici, l'epopea cavalleresca, i monumenti letterari e artistici della Classicità, del Medioevo, del Rinascimento (...).
Calvinismo, capitalismo bancario e industriale, razionalismo filosofico e illuminismo politico, Massoneria, Rivoluzione borghese, pur dopo grossi successi iniziali, furono sostanzialmente sconfitti - nel loro sogno di conquista totale dell'Europa - nel corso dei secoli XVII, XVIII e XIX. E se poterono continuare a coltivare questo loro sogno di vittoria finale, fu soltanto trasmigrando oltre Oceano”.
Ciò che occorre aggiungere al riguardo è forse che questo fossato non è, a conti fatti, così incolmabile, e potrà essere colmato dal cadavere della civiltà europea. L'errore più madornale che potremmo fare, infatti, sarebbe quello di ritenere la dominazione americana sull'Europa semplicemente uno stato di fatto, e non una realtà pericolosamente in progress come un tumore o una sclerosi multipla, che mira al dissolvimento della cultura e delle identità nazionali europee.
Non dobbiamo sottovalutare gli effetti devastanti a lungo termine del diluvio mediatico che ci piove addosso dall'altra parte dell'Atlantico: pellicole, spettacoli televisivi, scimmiesche cacofonie che vengono spacciate per musica, tutto tende alla rudimentalizzazione, all'infantilizzazione, alla de – civilizzazione attraverso il continuo e fragoroso bombardamento mediatico, a sostituire il pensiero raffinato ed i modi di vita complessi e differenziati che la cultura europea ha prodotto in venticinque secoli con modi di comportarsi e di pensare rozzi, infantili, schematici.
Il concetto di Eurasia, però, richiede un'analisi un po' più complessa. Se per esso si intende che i confini culturali ed antropologici del nostro continente non coincidono con i suoi limiti fisici ma, includendo la Russia, si estendono fino a Vladivostok ed all'Oceano Pacifico, questo concetto rappresenta qualcosa con cui non si può altro che consentire. La Russia, oggi liberatasi dal comunismo, è una parte inscindibile dell'Europa, rappresenta quel quid territoriale e demografico di cui l'Europa ha assolutamente bisogno per resistere all'assedio islamico ed all'ancor più pericoloso “assedio interno” occidental – americano.
Che dire, ad esempio, di un grande scrittore ed ancor più grande uomo, un vero Maestro come Alexander Solgenitsin, che ci ha dato l'esempio di una resistenza alla tirannide sovietica senza indulgere ai falsi miti dell'occidentalismo?
Ma se si volesse estendere il concetto di Eurasia fino ad includere il mondo islamico (o la Cina o l'India), allora non si può che esprimere un profondo dissenso.
Nel linguaggio politico, diplomatico e militare, si suole distinguere l'alleanza dalla cobelligeranza; la seconda presuppone soltanto l'avere un nemico in comune, non una condivisione di ideali e di finalità, e per l'appunto di cobelligeranza si potrebbe parlare nei riguardi di quei popoli islamici che sono vittime dell'aggressione americano – sionista. Sicuramente, il ritiro dei nostri militari dall'Irak e dall'Afghanistan e l'uscita dell'Italia dalla NATO, sono gli obiettivi minimi che dovremmo perseguire in politica estera.
Il mondo islamico non è poi una realtà uniforme: l'Iran, ad esempio, l'antica terra degli “Aryas”, l'antico impero persiano degli Achemenidi e dei Sassanidi, non è probabilmente stata sconvolta nella sua originaria matrice indoeuropea dall'islamizzazione più di quanto abbia fatto la cristianizzazione riguardo all'Europa, rappresenta una cultura ed un materiale umano superiori alle plebi magrebine ed africane che i fenomeni migratori gettano sulle nostre coste.
“Occidentalismo” visto erroneamente come risposta allo stravolgimento etnico minacciato dall'immigrazione (è questa, ad esempio, la posizione della Lega Nord), “eurasiatismo” od addirittura filo-islamismo in reazione all'arroganza americano – sionista; la confusione – diciamolo pure – anche nei nostri ambienti è grande. Al riguardo, non si può non menzionare un saggio di notevole acume e chiarezza la cui lettura è grandemente consigliabile: Che cos'è l'islam e dove lo si deve collocare fra i nemici dell'Europa di Silvano Lorenzoni.
Tra le altre cose, Lorenzoni fa un'osservazione molto importante: il tipo di religione prevalente fra le élite statunitensi è il calvinismo. Ora, con la sua ossessione veterotestamentaria, il calvinismo è, tra le diverse varianti di cristianesimo, quella che ha compiuto la più radicale marcia indietro verso “le fonti” abramitiche del cristianesimo, perdendo del tutto quella patina di europeizzazione, con i concetti di tradizione, gerarchia, carisma, sacralità, che altre varianti del cristianesimo, in particolare quella cattolica, nonostante tutto, presentano; è dunque la più vicina ad ebraismo ed islam, nella rozzezza di una “fede” che è il rapporto immediato e privilegiato con una divinità che non è altro che il riflesso della propria arroganza in quanto gruppo etnico e/o sociale.
E' lo stesso volto sciovinista che ci guarda arcigno da occidente dell'Atlantico e da sud del Mediterraneo.
Non è affatto detto che le due branche dell'anti – Europa debbano sempre essere in conflitto, possono benissimo agire in sintonia, ed allora le conseguenze per noi Europei sono amarissime.
L'esempio più tragico in questo senso sono state le guerre nella ex Jugoslavia, conseguenti allo smembramento della federazione degli Slavi meridionali decisa a Washington, ed imposta a prescindere da quale fosse fino al 1991 la situazione dello stato balcanico. C'era di mezzo un pactum sceleris fra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita e gli altri stati arabi “moderati”, l'isolamento dell'Irak di Saddam Hussein in cambio della creazione di un'area islamica nel cuore dell'Europa. Che Saddam Hussein l'avessero sempre creato gli Americani come “cane da guardia” contro l'Iran, e che fu appunto in vista delle progettate guerre balcaniche fu creata Al Qaeda come una sorta di legione straniera islamica sotto l'amorevole ala protettrice della CIA, sono altre circostanze che devono farci riflettere.
Ad interrompere questa progettata area islamica in Europa, questa scimitarra puntata contro il cuore del nostro continente dai Dardanelli alle sorgenti del Danubio attraverso Bosnia, Albania e Kossovo, c'era la Serbia, la Serbia da sempre antemurale dell'Europa contro l'islam, la Serbia santa e martire di Kossovo Polje, che doveva essere annichilita, distrutta, ridotta ai minimi termini, messa non in grado di opporsi alla sporca partita che si stava giocando sulla pelle delle popolazioni balcaniche e di tutti gli Europei, e così è stato.
La stessa immigrazione che rischia oggi di portare alla nostra scomparsa, perché questo è, se non s'inverte il trend di un'Europa sterile e senile; trend voluto e accurattamente programmato da qualcuno, non è un fenomeno spontaneo. Qualcuno ha voluto ed accuratamente programmato, messo in atto per decenni sia la decadenza demografica dell'Europa sia la devastazione economica dei Paesi d'origine dei migranti per indurli a riversarsi in massa verso l'Europa, ed il fine è chiaro: cancellare etnie, culture, storia, trasformare l'intero pianeta in un immenso suk multietnico e globalizzato dove domini un'unica legge, quella del mercato, qualcuno che maschera i propri spochi fini ai danni dell'intera umanità travestendoli da ideali e dando loro i nomi bugiardi di “Occidente” e “democrazia”, qualcuno, il grande capitale internazionale che ha sulla sponda occidentale dell'Atlantico la sua roccaforte.
Queste non sono cose che scopro io adesso. Lo scrittore austriaco Gerd Honsik è stato incarcerato in Spagna con accuse pretestuose ed un processo farsa per aver rivelato Il piano Kalergy volto alla distruzione dell'Europa, e non si perseguita uno stravagante che esprime opinioni senza fondamento: se si vuole tappare a tutti i costi la bocca a qualcuno, è perché sta dicendo la verità.
Tra i molti fraintendimenti che contiene il libello La rabbia e l'orgoglio della non rimpianta Oriana Fallaci, c'è un giudizio che possiamo considerare un vero understatement, là dove parla del mondo islamico come della “montagna”; non di una montagna si dovrebbe parlare, quanto piuttosto di un vulcano, un vulcano pronto ad esplodere, un vulcano che l'americano – sionismo ha portato al punto di ebollizione esasperando il miliardo e passa di uomini che lo compongono con il trattamento inflitto ai Palestinesi ed all'intero mondo arabo.
Un vulcano sull'orlo del cui cratere yankee e sionisti hanno spinto pure noi, pronti a buttarci di sotto.
Se vogliamo sventare la minaccia che ci sovrasta, dobbiamo esserne consapevoli e pronti a reagire ad essa da entrambe le parti dalla quale viene.

Fabio Calabrese


01/08/2009


pagina di alzo zero

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