ALZO ZERO 2009

 

REPUBBLICA ANTI-SOCIALE ITALIANA


Viaggio a termine della nazione

L’Italia ha conosciuto lungo il percorso solcato dalla propria storia due Repubbliche, la prima, cronologicamente parlando, nasce nel settembre del 1943, all’indomani del “tradimento”, mentre la seconda vede la luce pochi anni dopo ed esattamente nel giugno del 1946.
La Repubblica del 1943 è conosciuta come Repubblica Sociale Italiana ed ebbe vita breve poiché terminò la propria esistenza nel 1945, ma quei pochi anni furono caratterizzati da un intenso senso di appartenenza ad una causa comune e ad un ideale. In più, fu vivo durante quella breve esperienza un vigoroso e sincero sentimento di difesa dell’onore della patria.
La R.S.I. (acronimo di Repubblica Sociale Italiana) non fu, come invece molti storici e intellettuali capziosi propagandano su libri e riviste, una “repubblichina” con una limitata autonomia e con scarsa organizzazione statale. Ad onta della vulgata che vuole questo Stato repubblicano niente altro che un vassallo al servizio del Reich, esso fu, invece, nelle possibilità di un Paese “alleato-occupato”, uno Stato ordinato con una burocrazia alquanto efficiente. L’attività legislativa rimase a lungo in funzione (il Consiglio dei Ministri si riunì fino al 16 aprile 1945), e i vari Ministeri, anche se seminati qua e là, esercitarono le loro funzioni con continuità fino alla fine (l’ultimo decreto del “Duce” è del 14 marzo1945 n. 65).
Oltre a ciò, è da sottolineare che la R.S.I. ebbe anche una diplomazia dinamica, che si occupò di curare i rapporti con gli Stati alleati o, comunque, con quegli Stati che avevano riconosciuto la Repubblica di Mussolini: la difficoltà della legittimità non era un problema solo per la R.S.I. ma riguardava anche la condizione dello Stato rivale, il Regno del Sud, dal momento che esso era uno Stato invaso ed occupato con autonomia ridotta.
Ma ciò che ha contraddistinto, in maggior misura, la Repubblica Sociale Italiana furono la determinazione e il sacrificio dei volontari che guidati dall’idea di “onore e fedeltà”, combatterono senza viltà per la propria patria, donando se stessi fino all’ultimo anche in una situazione disperata e ormai perduta. Ciò non vuole dimostrare che solamente i combattenti della R.S.I. possano essere fregiati del titolo di “guerrieri”, ma anzi chiunque entri in battaglia e affronti il nemico consapevolmente, senza nascondersi tra cespugli o sulle montagne, può avere l’onore di chi cade combattendo. Non meno valorosi, infatti, furono i soldati dell’Armata Rossa e né tanto meno quelli della Wehrmacht.
Su un altro punto è importante soffermarsi ossia sull’accezione semantica che assume il termine “sociale” all’interno della R.S.I. Il 18 settembre 1943 da Radio Monaco, il Duce annunciò la nascita di “uno stato che sarà nazionale e sociale nel senso più alto della parola, sarà cioè fascista, risalendo così alle nostre origini”. Successivamente durante il congresso di Verona del novembre 1943, Alessandro Pavolini espose il manifesto programmatico dello nuovo Stato fascista in cui si propugnava il ritorno al fascismo delle origini (quindi repubblicano e non monarchico con un forte impronta socialisteggiante), la “seconda rivoluzione”, la socializzazione delle imprese e una riforma sociale che richiamasse l’umanesimo e il mazzanianesimo. “La riforma sociale in atto” come commenterà in un articolo Mussolini il 13 novembre “sarà la più alta realizzazione del Fascismo”. L’obiettivo era anche la realizzazione di una comunità europea mondata dagli intrighi britannici con conseguente eliminazione del sistema capitalistico e lotta contro le plutocrazie mondiali.
Poi la guerra, i sovietici e le plutocrazie hanno cancellato, con tutta l’energia di cui essi poterono essere capaci, questo grande progetto che avrebbe trasfigurato le logiche socio-economiche invalse in Occidente e, cosa più importante, avrebbe trasposto l’Uomo e la Nazione al di là del mero concetto economico e di classe, restituendo ad essi la dignità che spetta loro. Un progetto troppo pericoloso per chi vuole governare il mondo.
In seguito, nel 1946 è sorta una nuova Repubblica, anche essa non monarchica ma con una forte matrice capitalista dove siede un’oligarchia che ha svenduto la Nazione allo straniero “yankee” in cambio di un’occupazione de facto che rende l’Italia un burattino manovrabile a piacimento. L’Italia combatte con il proprio esercito per guerre che non le appartengono, per interessi che riguardano le oligarchie e non il popolo, per una bandiera quella della NATO che è una farsa sotto cui si nasconde l’imperialismo americano.
Inoltre, lo Stato sociale, in Italia, è un qualcosa su cui discettare tra intellettuali e rivoluzionari della domenica ma è anni luce lontano dall’essere implementato. A ciò si deve aggiungere il cancro delle Banche che dispongono di un potere tale da poter decidere le sorti di intere popolazioni, con manovre di speculazioni altamente rischiose a danni dei correntisti.
E cosa fanno i rappresentati del popolo? I politicanti italiani, camerieri dei banchieri, son pronti, senza indugio, a riversare nei cavò delle banche soldi di dissanguati contribuenti, i quali prima vengono imbrogliati dai raggiri della finanza creativa e poi costretti a riparare a colpe che non appartengono loro. In più, la cupidigia del sistema bancario viene foraggiata dal Signoraggio, una delle più grandi truffe realizzate ai danni della popolazione, in cui le banche centrali (private) hanno la concessione di emettere moneta cartacea a costo tipografico e cederla a prestito agli Stati a prezzo pieno gravato da interessi: la differenza tra costo nominale della moneta e il suo costo di produzione. Un illecito vero e proprio perpetrato sistematicamente dalle banche centrali e commerciali.
Per finire, la dilagante disoccupazione giovanile, ormai un male endemico del Paese, comporta un disagio sociale che rende le giovani generazioni sempre più nevrotiche e perse in anti-valori importati da Paesi stranieri.
Ne sono accaduti di eventi dal ’46 ad oggi però poco o nulla è cambiato. I politici che si avvicendano ai posti chiave, salvo rarissime eccezioni, giurano fedeltà all’occupante. Si dice che le ideologie non esistano più: il 1989 ha segnato lo spartiacque ma non per l’Italia che ha sempre saputo da quale parte della barricata stare. La dittatura delle Banche ha trionfato e il turbo-capitalismo stelle e strisce sembra ancora imperante. Oggi, le Repubbliche delle Banche formano l’Europa ed esiste nel Vecchio continente una penisola meglio conosciuta come la Repubblica Anti-Sociale Italiana.

Andrea Colavecchia


02/10/2009


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