ALZO ZERO 2009

 

ELEZIONI IRANIANE: LA TESI DEI BROGLI AL VAGLIO

di Daniele Scalea *

Lo scorso 12 giugno in Iràn si sono tenute le elezioni presidenziali, che hanno visto la riconferma di Mahmūd Ahmadinejād. I tre candidati sconfitti, ed in particolare il principale sfidante Mir-Hossein Musavì, hanno denunciato brogli elettorali, non riconosciuti però dalle autorità preposte a garantire la correttezza delle elezioni. Malgrado ciò, per settimane i sostenitori di Musavì nella capitale Tehrān hanno inscenato manifestazioni di protesta più o meno violente, scontrandosi con i sostenitori del Presidente e con le forze dell'ordine. La tesi dei brogli massicci e decisivi è stata accolta quasi unanimemente dai media occidentali, benché non manchino le voci critiche d'alcuni analisti, confinate però nel “dibattito colto” ed incapaci di raggiungere l'opinione pubblica. Prima di vagliare questa tesi della frode elettorale, che definiremo “complottista” (in quanto ipotizza un complotto ordito dalle autorità iraniane o da una parte di esse per sovvertire la volontà popolare; il termine non vuole essere denigratorio ma solo emblematico), sembra utile chiarire alcuni punti basilari concernenti l'Iràn ed il suo sistema politico.

Il sistema politico iraniano

L'Iràn è una repubblica islamica e, come indica chiaramente tale locuzione, le autorità traggono legittimità sia dal popolo sia dalla religione. Si tratta d'un sistema politico complesso ed originale, differente dalle repubbliche liberal-democratiche e monarchie costituzionali tipiche dell'Occidente. È comunque un regime di tipo costituzionale, dunque uno Stato di diritto.
All'interno delle strutture politiche iraniane si potrebbero distinguere due segmenti: uno propriamente “repubblicano” e l'altro più “islamico”; nel primo il popolo ha una rappresentanza diretta, nel secondo per lo più indiretta.
Il popolo elegge direttamente propri rappresentanti nel parlamento unicamerale, il Majles-e Shura-ye Eslami (Assemblea Consultiva Islamica). Il Parlamento ha potere legislativo, ratifica i trattati internazionali ed approva il bilancio dello Stato. Eletto direttamente dal popolo con suffragio universale è anche il presidente. Il Presidente ha potere esecutivo, nomina e dirige il Consiglio dei Ministri. Sia i deputati al Parlamento sia il Presidente restano in carica per quattro anni. Fin qui, un sistema che ci suona familiare. Una specificità iraniana è però rappresentata dalle figure e dai collegi “islamici”. Il Consiglio dei Guardiani (Shora-ye Negaban-e Qanun-e Assassi) è composto da dodici giuristi: sei sono chierici nominati dalla Guida Suprema, sei laici eletti dal Parlamento. Il Consiglio dei Guardiani ha funzioni analoghe alla nostra Corte Costituzionale, ma in più nomina il capo del sistema giudiziario (potere autonomo, come da noi) ed ha potere di veto sulle decisioni del Parlamento (che sono rimandate per emendamenti) e sui candidati alla Presidenza, al Majles ed all'Assemblea degli Esperti. Quest'ultima, che in farsi si chiama Majles-e-Khobregan, è composta da 86 mujtahid (giuristi islamici) eletti (con mandato di otto anni) direttamente dal popolo. L'Assemblea si riunisce almeno un paio di volte l'anno ed ha funzioni di controllo (e nel caso anche di destituzione) della Guida Suprema. La Guida Suprema controlla le Forze Armate, nomina numerosi funzionari (come i direttori delle reti televisive e radiofoniche statali, e le più alte cariche giudiziarie) ed i 6 chierici del Consiglio dei Guardiani. La Guida Suprema può essere eletta per “acclamazione”, nel caso vi sia un chierico riconosciuto dal popolo come di superiore virtù (fu il caso dell'ayatollah Khomeinì), oppure dal Consiglio degli Esperti (che ha anche la facoltà di nominare un Consiglio Supremo di 3-5 membri anziché una Guida Suprema). Un ultimo organo statale, creato solo nel 1988, è il Consiglio per il Discernimento dell'Interesse Superiore: composto dai capi delle tre branche di governo, dai membri chierici del Consiglio dei Guardiani e da altri individui nominati con mandato triennale dalla Guida Suprema, ha un ruolo consultivo per quest'ultima e di mediazione nei conflitti tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani.

I risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 2009

Diverse centinaia di persone hanno avanzato la propria candidatura alla presidenza quest'anno, ma il sistema iraniano prevede che i candidati debbano essere «personalità conosciute» (il giudizio spetta al Consiglio dei Guardiani), e perciò la gran parte è stata scartata. L'utilizzo di tale valutazione “soggettiva” anziché la raccolta di firme utilizzata in molti paesi tra cui l'Italia è ovviamente criticabile, ma non andrebbe dimenticato che in Francia, patria della democrazia moderna, le candidature presidenziali sono accettate solo se sostenute dalla firma di almeno 500 sindaci: si tratta dunque d'un sistema “autoreferenziale”, in quanto è la classe politica a scegliere chi può competere per la presidenza e chi no, e nella storia recente non sono mancati gli esclusi eccellenti , senza che per ciò si mettesse in dubbio la consistenza del liberalismo francese. Tornando all'Iràn, otto sono state le candidature di personaggi notori: tre sono incorsi nel veto del Consiglio dei Guardiani (si tratta di Rafat Bayat, Akbar Alami e Ghasem Sholeh-Saadi), mentre un quarto (Mohammed Khatamì) si è ritirato dando il proprio appoggio a Mir-Hossein Musavì, rimasto in corsa con Mahmūd Ahmadinejād, Mohsen Rezai e Mehdi Karrubi. Si sono recati alle urne 39.165.191 elettori, ossia l'85% degli aventi diritto; le schede bianche o nulle sono state 409.389 (l'1,05%). Ahmadinejād è stato riconfermato alla presidenza con 24.527.516 voti, ossia il 62,63% di quelli totali; Musavì ne ha raccolti il 33,75% (13.216.411), Rezai l'1,73% (678.240) e Karrubi lo 0,85% (333.635) . Lo scarto tra il vincitore Ahmadinejād e Musavì è stato dunque di 11.311.105 voti. Malgrado tale divario, Musavì ha denunciato brogli elettorali e rivendicato per sé la vittoria.

Risultati delle elezioni presidenziali iraniane, 2009
Candidato Voti ottenuti Percentuale sul totale dei voti espressi
Mahmūd Ahmadinejād 24 527 516 62,63%
Mir-Hossein Musavì 13 216 411 33,75%
Mohsen Rezai 678 240 1,73%
Mehdi Karrubi 333 635 0,85%
Fonte: Ministero degl'Interni della Repubblica Islamica dell'Iràn


L'ipotetica dinamica dei brogli

L'idea che dei brogli pur sistematici abbiano potuto ribaltare l'esito elettorale, dando addirittura un tale vantaggio al candidato sconfitto, pone immediatamente il problema di come essi siano tecnicamente avvenuti. Una manipolazione delle schede già nei seggi è improbabile visto il livello dei controlli garantiti nella Repubblica Islamica , ed anche se avvenute, dato il divario tra il vincitore ed il primo sfidante, pare impossibile che siano state decisive . Le 122 lamentele indirizzate dai candidati al Consiglio dei Guardiani nel corso dello svolgimento del voto riguardano per lo più semplici disfunzioni del processo elettorale (ad esempio: schede esaurite in alcuni seggi, o seggi mobili troppo vicini ai seggi fissi) o sono addirittura non pertinenti ad esso (ad esempio: difficoltà nella connessione ad Internet o nella ricezione dei telefoni cellulari) e di rado sono circostanziate (ossia non è indicato il seggio in cui sarebbe avvenuto il fatto che si vuol denunciare); inoltre, di queste 122 rimostranze ben 86 (ossia il 70%) provengono da Musavì . Vediamo tuttavia più nel dettaglio gli oggetti dei ricorsi inerenti il processo di voto presentati da Musavì (soprattutto) e dagli altri candidati sconfitti anche nei giorni successivi alle elezioni .
Musavì ha lamentato che in 51 seggi si sarebbero esaurite le schede impedendo a taluni elettori di votare. Si tratterebbe, in ogni caso, d'una percentuale infima di elettori impossibilitati a votare, ma il Consiglio dei Guardiani ha rilevato che Musavì non fornisce prove e documentazioni alle sue accuse, mentre i rapporti degl'ispettori e degli osservatori affermano che, anche laddove s'è verificato tale incidente, gli elettori hanno potuto comunque votare, in quanto sono state richieste e consegnate schede aggiuntive ed è stato allungato – anche di qualche ora – l'orario d'apertura dei seggi .
Musavì è stato anche il candidato col maggior numero di rappresentanti nei seggi: suo delegati erano presenti presso l'89% delle sedi elettorali, contro il 72% di quelli d'Ahmadinejād, il 30% di quelli di Karrubi ed il 12% dei rappresentanti di Rezai. Musavì aveva perciò 40.676 propri osservatori (5.016 aspiranti sono stati scartati perché non hanno presentato la documentazione richiesta; sono stati accettati tutti quelli degli altri tre candidati), incaricati di vigilare su 45.692 urne elettorali. Sono stati denunciati 90 casi in cui a osservatori di parte sarebbe stato impedito d'accedere ai seggi: di questi, ben 73 erano per Musavì. Il Consiglio dei Guardiani, al termine delle indagini, ha potuto appurare che i presunti osservatori respinti, in realtà, non avevano ricevuto alcun accredito, e perciò non avevano diritto a svolgere nessuna funzione nei seggi. Gli altri 40.676 osservatori di Musavì hanno potuto svolgere regolarmente il proprio compito .
Centocinquanta ricorsi (74 presentati da Musavì) riguardavano personale dei seggi che avrebbero provato ad influenzare il voto degli elettori. Solo una minoranza dei casi denunciati è risultata suffragata da prove, ed il Consiglio dei Guardiani ha annunciato l'avvio d'azioni legali contro i responsabili. Tuttavia, i numeri coinvolti sono così infimi da poter concludere che l'impatto sul risultato delle elezioni sia stato assolutamente nullo .
Un'altra lamentela degli sconfitti ha riguardato presunte “penne false” che gli elettori sarebbero stati costretti ad usare nei seggi. Come precisa il Consiglio dei Guardiani, non si è precisato quale sarebbe l'effetto di tali “penne false”, non se n'è trovata alcuna e nessuno è stato costretto ad utilizzare quelle già predisposte nei seggi. L'origine di tale rimostranza sta in alcune voci fantasiose circolate nei giorni precedenti le elezioni, ma prive di fondamento reale .
Diciassette ricorsi (8 di Musavì) hanno riguardato l'orario di chiusura dei seggi, giudicato troppo anticipato. La legge iraniana prevede un tempo d'apertura pari a 10 ore: i seggi hanno aperto alle 8.00 di mattina e dovevano dunque chiudere alle 18.00 di sera. Vista l'alta affluenza e la presenza di code ai seggi, il Ministero degl'Interni ne ha più volte prorogato l'orario d'apertura fino a raggiungere le ore 22.00 (quattro ore in più dell'apertura prevista); inoltre una circolare ha disposto ai funzionari dei seggi di non chiuderli finché v'era affluenza di elettori, ed infatti alcune stazioni di voto a Tehran e nel Golestan hanno chiuso intorno alle 2.00 di notte (8 ore oltre l'apertura inizialmente prevista). Tuttavia, dalle 22.00 in poi nei casi in cui non erano presenti elettori desiderosi di votare, i funzionari hanno come ovvio chiuso i seggi e cominciato lo scrutinio. Gli elettori giunti successivamente non potevano, evidentemente, esprimere il proprio suffragio in quanto il seggio era già chiuso e lo scrutinio iniziato. Il Consiglio dei Guardiani ha determinato che i ricorsi presentati riguardano tutti elettori che si sono presentati al seggio oltre l'orario di chiusura ed a scrutinio iniziato .
Dieci ricorsi sono stati avanzati circa la presunta compravendita di voti. Il Consiglio dei Guardiani non ha ricevuto alcuna prova concreta a sostegno di quest'accusa, e comunque il numero dei ricorsi è decisamente infimo in confronto ai milioni di voti espressi nelle elezioni .
Ben sessantasette rimostranze hanno riguardato la “campagna elettorale condotta durante il giorno delle elezioni”: si tratterebbe di alcuni casi in cui automobili con esposte le foto di uno dei candidati hanno sfilato nei pressi dei seggi. È fin troppo evidente come l'impatto di simili casi sui risultati finali delle elezioni possa considerarsi inesistente .
È stato denunciato anche il fatto che alcuni rappresentanti dei candidati ai seggi non avrebbero potuto assistere al sigillo delle urne, che è comunque avvenuto in presenza della commissione osservatrice. In nessuno di questi casi al rappresentante di parte è stato impedito d'entrare nei seggi durante il sigillo delle urne. Più semplicemente, numerosi rappresentanti sono giunti nei seggi solo una o due ore dopo l'apertura degli stessi, e dato che la legge non prevede che debbano essere presenti i delegati dei candidati durante la preparazione dei seggi, i funzionari hanno deciso di procedere in loro assenza per non ritardare l'apertura .
Alla luce di tutto quanto detto, oltre ad essere estremamente improbabile, l'eventualità di brogli massicci durante le operazioni di voto non è suffragata da alcuna prova concreta ed inoppugnabile. L'unica ipotesi lontanamente plausibile resta quella che i risultati siano stati riscritti, di punto in bianco, presso il Ministero dell'Interno e/o la Commissione Elettorale Centrale, senza tener minimamente conto dei voti effettivamente espressi (benché rappresentanti dei quattro candidati abbiano potuto supervisionare l'intero processo elettorale ): non a caso è questa l'opinione dei sostenitori di Musavì (iraniani e non), anche se poi indicano pretesi risultati “reali” che mostrano differenza abissali tra loro . In tal caso, sarebbe facile riscontrare i brogli ricontando le schede. Il Consiglio dei Guardiani ha invitato i tre candidati sconfitti a concordare con loro le forme di verifica della regolarità delle elezioni, ma il 20 giugno solo Mohsen Rezai si è presentato all'incontro fissato. Si è con lui concordato di procedere al riconteggio di circa il 10% delle schede, relative alle zone i cui risultati sono stati più contestati (tutti quelli della provincia di Kermansha, circa metà della provincia Fars ed alcuni delle province di Isfahan e Khuzestan). Tale riconteggio parziale - videoripreso e condotto da una commissione speciale alla presenza dei delegati di Rezai, dei sindaci e notabili delle città interessate e di oltre 300 persone che il giorno delle elezioni sono state rappresentanti dei candidati nei seggi coinvolti - ha confermato i risultati già diffusi . Mentre Rezai ha di conseguenza ritirato le sue lamentele in merito , Musavì e Karrubi hanno per due volte rifiutato di collaborare col Consiglio dei Guardiani nelle indagini ufficiali, chiedendo invece l'annullamento delle elezioni . A questo punto, i complottisti possono credere che il riconteggio dei Guardiani non sia stato effettuato in maniera imparziale (benché nel Consiglio siedano personaggi ostili a Ahmadinejād, quale Sadegh Larijani, e tutto sia stato ripreso dalle telecamere ed effettuato sotto gli occhi di rappresentanti di Rezai ed altri candidati sconfitti), o addirittura ipotizzare una ben improbabile manipolazione in blocco delle schede (anche se le verifiche del Consiglio dei Guardiani non si sono fermate al riconteggio di quel 10% delle schede, ma si sono estese per indagare su tutti i ricorsi presentati dai tre candidati sconfitti , come abbiamo veduto in precedenza, e nessuna prova di brogli ne è risultata). Resta dunque una sola via per definire se le elezioni siano state o no decise dai brogli: valutare la plausibilità dei risultati usciti dalle urne.

I sondaggi

Un metodo per valutare la verosimiglianza dei risultati è quello di confrontarli coi sondaggi pre-elettorali, con una cautela: i sondaggi possono sbagliare, e talvolta lo fanno volontariamente. È quindi importante valutare la metodologia applicata e l'imparzialità del committente. Musavì ed i suoi sostenitori hanno corroborato le proprie affermazioni tirando in ballo sondaggi pre-elettorali che lo davano in vantaggio anche col 60% delle preferenze (tante ritengono ne abbia ottenute in realtà). Questi sondaggi esistono . Ma, come in Italia ha ricordato il professore Michelguglielmo Torri in una sua lucida analisi , «dal marzo 2009, in Iran sono stati condotti più di trenta sondaggi sulle intenzioni di voto», con risultati estremamente vari, ma mediamente tendenti a favorire Ahmadinejād: escludendo poi i sondaggi commissionati da organizzazioni apertamente sostenitrici di Musavì (Tabnak e Iranian Labor News Agency) – non a caso proprio quelli che gli accordavano il vantaggio più ampio – lo scarto tra Ahmadinejād e Musavì sale a 21 punti percentuali a favore del Presidente uscente . Un sondaggio merita però maggiore interesse di tutti gli altri: l'unico condotto da organizzazioni occidentali (non certo sospettabili di simpatie per Ahmadinejād) seguendo criteri scientifici e trasparenti. Il sondaggio in questione è stato realizzato da Terror Free Tomorrow - The Center for Public Opinion, New America Foundation e KA Europe SPRL , sulla base di 1001 interviste distribuite proporzionalmente tra tutte le province dell'Iràn e realizzate tra l'11 e il 20 maggio (meno di un mese prima del voto, quindi); il margine d'errore previsto è di +/- 3,1%. Questo sondaggio, che prevedeva un'affluenza dell'89%, accreditava Ahmadinejād del 34% delle preferenze, Musavì del 14%, Karrubi del 2% e Rezai dell'1%, col 27% d'indecisi. La previsione dell'affluenza era pressoché perfetta, così come quella degli scarsi consensi per i due candidati minori. Ahmadinejād beneficiava nel sondaggio di 2,43 volte le intenzioni di voto per Musavì: un rapporto persino più favorevole di quello poi riscontrato effettivamente nelle elezioni, ossia 1,86. Non sorprende poi che gl'indecisi ed i votanti dell'ultima ora abbiano aderito ad uno dei due candidati principali, facendo crescere le loro percentuali e lasciando invariate quelle dei due candidati minori: quest'ultimi contano sempre, in Iràn come negli altri paesi, su un piccolo nucleo d'elettorato fedele, ma sono i candidati principali ad accaparrarsi i voti della massa di popolazione non faziosa, che spesso decide all'ultimo momento per chi votare. A dimostrare che gl'intervistati hanno risposto serenamente e senza condizionamenti alle domande poste loro, ci sono alcuni risultati: ad esempio, ben il 77% afferma che vorrebbe poter eleggere direttamente la Guida Suprema, il 23% mostra insoddisfazione per l'esclusione d'alcuni candidati, il 58% biasima Ahmadinejād per non aver tenuto fede alla sua promessa di redistribuire alla popolazione gl'introiti derivanti dall'esportazione d'idrocarburi . Ken Ballen, presidente di Terror Free Tomorrow, e Patrick Doherty, di New America Foundation, il 15 giugno hanno pubblicato un articolo sul “Washington Post” , sottolineando come il loro sondaggio avesse previsto i risultati delle elezioni iraniane, cosa che fa dunque pensare non vi siano stati brogli decisivi. Malgrado l'autorevolezza della fonte, la diffusione del giornale e l'indubbio interesse della notizia, i grandi media occidentali non le hanno dato il minimo risalto, preferendo continuare a definire i risultati elettorali “non credibili”.

Confronto tra risultati ufficiali e sondaggio di TFT, NAF e KA
Candidato Risultato ufficiale Risultato previsto
dal sondaggio Rapporto (Ahmadinejād = 1) voti nel risultato ufficiale Rapporto (Ahmadinejād = 1) voti nel sondaggio
Mahmūd Ahmadinejād 62,63% 33,80% 1,00 1,00
Mir-Hossein Musavì 33,75% 13,60% 0,54 0,40
Mohsen Rezai 1,73% 1,70% 0,03 0,05
Mehdi Karrubi 0,85% 0,90% 0,01 0,03
Indecisi - 27,40% - -
Non risponde - 15,1% - -
Fonti: Ministero degl'Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, Terror Free Tomorrow: the Center for Public Opinion, elaborazioni proprie

La popolarità di Ahmadinejād

L'effettiva popolarità del Presidente uscente è stata messa in dubbio da più parti – soprattutto all'esterno dell'Iràn. Eppure, non solo i sondaggi pre-elettorali (e soprattutto quello di TFT-CPO, NAF e KA) attestavano il suo vantaggio, ma i risultati di queste consultazioni non si sono discostati molto da quelli del 2005. È vero che al primo turno Ahmadinejād prese solo il 19,43% dei voti, ma quattro anni fa era solo il sindaco di Tehrān, non il Presidente della Repubblica. Già al secondo turno, però, i suoi consensi salirono al 61,69% del totale, mentre lo sfidante Rafsanjani – oggi sostenitore di Musavì – ottenne il 35,93% delle preferenze. I risultati del 2009 sono insomma perfettamente in linea con quelli del secondo turno del 2005. Ricordiamo al lettore che al momento delle elezioni 2005 era in carica come presidente Mohammed Khatamì, oggi sostenitore di Musavì contro Ahmadinejād; il Ministero degl'Interni era dunque in mano agli attuali oppositori dell'oggi Presidente iraniano..

Confronto tra risultati presidenziali 2009 e 2005
Candidato Risultato 2009 Risultato 2005 (ballottaggio) Variazione 2009/2005
Mahmūd Ahmadinejād 62,63% 61,69% +0,94
Candidato “moderato/riformista” (Rafsanjani 2005, Musavì 2009) 33,75% 35,93% -2,18
Fonti: Ministero degl'Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

I complottisti sono perciò costretti a presumere un fortissimo calo di popolarità di Ahmadinejād durante la sua presidenza (oltre ovviamente al fatto che i sondaggi pre-elettorali fossero tutti erronei eccetto quelli commissionati dai sostenitori di Musavì). È difficile da credere. Vero che in Iràn si è sperimentata una forte inflazione negli ultimi anni, ma sempre il sondaggio di TFT, NAF e KA rivela come la percezione dei cittadini iraniani sia diversa da quella presunta dagli organi d'informazione occidentali. Ad esempio, solo il 28,3% giudica negativa la situazione economica complessiva dell'Iràn, e solo il 23,9% ritiene peggiorata la propria condizione economica durante la presidenza Ahmadinejād (il 28,9% migliorata); inoltre il 45,5% valuta positivamente le misure deflazioniste e a favore dell'occupazione varate dal Presidente, contro un 44,3% di giudizi negativi. Infine, ben il 94,3% degl'intervistati si mostra a favore dello sviluppo dell'energia nucleare perseguito da Ahmadinejād . George Friedman, direttore di STRATFOR, ha individuato quattro fattori che garantiscono la forte popolarità di Ahmadinejād: la sua devozione religiosa, giudicata fondamentale da larga parte dell'elettorato; il nazionalismo, in un paese dove quasi tutte le famiglie hanno patito lutti per la guerra con l'Iràq e sperano che quelle sofferenze siano coronate dal raggiungimento del rango di grande potenza da parte dell'Iràn; il programma nucleare, di cui si è fatto paladino; la lotta (almeno retorica) contro la corruzione del clero, tema fortemente sentito nelle campagne . Ahmadinejād ha inoltre condotto, durante la sua presidenza, una politica sociale decisamente favorevole verso i ceti più bassi . Infine, va sottolineato che a giudizio di molti analisti Ahmadinejād ha condotto una campagna elettorale efficace . In particolare, si riferisce che i duelli televisivi condotti coi suoi rivali, ed in particolare con Musavì, l'abbiano visto decisamente vincente agli occhi del pubblico .
Non si vede dunque alcuna prova del calo di popolarità che, secondo i complottisti, Ahmadinejād avrebbe patito in questi anni. Dopo la sua vittoria, almeno 600.000 persone sono scese in piazza per festeggiarlo: secondo il testimone oculare Abbas Barzegar, corrispondente del “The Guardian” da Tehrān, sei volte tanto il numero dei manifestanti pro-Musavì scesi in piazza lo stesso giorno . Il 14 giugno il canale “Euronews” (gestito dai canali televisivi statali dei paesi dell'Unione Europea) ha trasmesso le immagini della manifestazione pro-Ahmadinejād: il servizio non è più in archivio nel sito dell'emittente, ma rimane il commento in cui si parla di dimostranti che per numero hanno superato quelli scesi in piazza dalla parte di Musavì .

Città contro campagne, giovani contro anziani

Due luoghi comuni riecheggiano in numerose analisi sull'Iràn.
Il primo luogo comune è che Ahmadinejād sia più popolare nelle zone rurali che nelle città. A prescindere dalla sua veridicità, i complottisti usano quest'argomento per contestare la sua vittoria elettorale. Infatti, secondo costoro, il fatto che il 68% della popolazione iraniana sia urbanizzata non ammetterebbe che un candidato forte soprattutto nel contado riesca ad ottenere una vittoria così schiacciante. È ancora George Friedman a rispondere adeguatamente a quest'argomentazione . Tehrān ha 8 milioni d'abitanti (13 coi sobborghi), ed è una città con profonde differenze sociali al suo interno; sei città hanno popolazione compresa tra 1 e 2,4 milioni d'abitanti, mentre undici ne hanno circa mezzo milione ed ottanta più di 100.000. Sono dunque 15,5 milioni le persone che vivono in città superiori al milione d'abitanti; 19,7 milioni in città che ne hanno più di mezzo milione. Siamo intorno al 29% della popolazione. In Iràn, come in qualsiasi altro paese – Italia compresa – la mentalità dell'abitante d'una grande metropoli è ben diversa da quella di chi vive in una piccola città di provincia. Non va poi dimenticato che l'essere più popolare nelle zone rurali o nelle piccole città, non significa automaticamente essere impopolari nelle metropoli. Ahmadinejād, infatti, ha vinto a Tehrān col 51,57% dei voti, contro il 45,53% di Musavì. Il complottista Juan Cole ha inserito proprio la vittoria del Presidente nella capitale tra i sei indizi della falsità dei risultati elettorali: secondo il suo ragionamento, se Ahmadinejād è meno popolare nelle città, allora non può aver vinto a Tehrān . Cole non tiene conto di due fattori: Ahmadinejād vinse nella capitale sia al primo sia al secondo turno nel 2005 , e di Tehrān è stato sindaco per oltre due anni, prima di lasciare il posto per occupare la Presidenza della Repubblica. Alla luce di questi fatti, non appare per nulla sorprendente che Ahmadinejād sia stato il candidato preferito nella capitale iraniana.
Il secondo luogo comune è che Musavì fosse sostenuto dalla gioventù iraniana, desiderosa di maggiore liberalismo ed apertura all'Occidente, contro il “bieco conservatorismo” di Ahmadinejād. Stando ai complottisti, perciò, Ahmadinejād non poteva vincere regolarmente in un paese “giovane” come l'Iràn, ed è ricorso a brogli sistematici. A tale proposito due sono le cose da notare. L'Iràn è una nazione “giovane” rispetto all'Italia ed agli altri paesi di vecchia industrializzazione, ma lo è meno in rapporto alla regione. L'età media in Iràn, secondo dati di quest'anno, è pari a 27 anni; il tasso di crescita della popolazione è di 0,883% . Nella vicina Arabia Saudita l'età media è 21,6 anni, ma il suo governo non brilla certo per liberalismo . Ciò non toglie che in Iràn i giovani abbiano un peso notevole nella società. Infatti, come ci rivela ancora una volta l'accurato sondaggio di TFT, NAF e KA – che, ricordiamo nuovamente, ha previsto con notevole precisione i risultati elettorali – il sostegno a Ahmadinejād è massimo nella fascia di età tra i 18 ed i 24 anni . L'immagine dell'Iràn ideologicamente costruita dai media occidentali, a quanto pare, non corrisponde alla realtà .

L'uniformità del voto locale

L'analisi del voto locale è stata ampiamente utilizzata dai complottisti per sostenere la tesi dei brogli sistematici. Uno degli argomenti ricorrenti è che si riscontrerebbe una eccessiva “uniformità” di risultati tra le varie province . Nella tabella seguente abbiamo inserito i risultati provincia per provincia, con la variazione sulla media nazionale riscontrata.

Risultati 2009 provincia per provincia
Provincia Ahmadinejād (%) Variazione su media nazionale (62,63%) Musavì (%) Variazione su media nazionale (33,75%) Rezai (%) Variazione su media nazionale (1,73%) Karrubi (%) Variazione su media nazionale (0,85%)
Azerbaigian Orientale 56,57 -5,12 42.04 +8,29 0,85 -0,88 0,36 -0,49
Azerbaigian Occidentale 47,48 -15,15 49,95 +16,2 0,93 -0,80 1,64 +0,79
Ardabil 51,11 -11,52 47,49 +13,74 1,03 -0,70 0,36 -0,49
Isfahan 68,88 +6,25 28,58 -5,17 1,98 +0,25 0,56 -0,29
Ilam 64,58 +1,95 31,32 -2,43 1,69 -0,04 2,42 +1,57
Bushehr 61,37 -1,26 36,34 +2,59 1,56 -0,17 0,73 -0,02
Tehran 51,57 -11,06 45,53 +11,78 1,99 +0,26 0,91 +0,06
Chahar Mahaal e Bakhtiari 73,01 +10,38 21,54 -12,21 4,61 +2,88 0,84 -0,01
Khorasan Meridionale 75,01 +12,38 23,7 -10,05 1,04 -0,69 0,24 -0,61
Khorasan Razavi 70,14 +7,51 28,01 -5,74 1,42 -0,31 0,43 -0,42
Khorasan Settentrionale 74 +11,37 24,56 -9,19 0,9 -0,83 0,54 -0,31
Khuzestan 64,81 +2,18 27,48 -6,27 6,92 +5,19 0,79 -0,06
Zanjan 76,56 +13,93 21,8 -11,95 1,25 -0,48 0,38 -0,47
Semnan 77,78 +15,15 20,49 -13,26 1,17 -0,56 0,57 -0,28
Sistan e Balucistan 46,07 -16,56 51,97 +18,22 0,68 -1,05 1,28 +0,43
Fars 70,18 +7,55 28,21 -5,54 0,95 -0,78 0,65 -0,20
Qazvin 72,57 +9,94 25,87 -7,88 1,16 -0,57 0,39 -0,46
Qom 71,66 +9,03 25,18 -8,57 2,76 +1,03 0,39 -0,46
Kurdistan 52,57 -10,06 43,74 +9,99 1,19 -0,54 2,76 +1,91
Kerman 77,59 +14,96 21,28 -12,47 0,8 -0,93 0,33 -0,52
Kermanshah 59,14 -3,49 38,58 +4,83 1,16 -0,57 1,11 +0,26
Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad 69,44 +6,81 27,05 -6,70 2,34 +0,61 1,17 +0,32
Golestan 60,11 -2,52 38,01 +4,26 0,7 -1,03 1,18 +0,33
Gilan 67,86 +5,23 30,84 -2,91 0,82 -0,91 0,49 -0,36
Lorestan 70,91 8,28 22,93 -10,82 1,56 0,17 4,61 +3,76
Mazandaran 67,7 +5,07 30,74 -3,01 1,03 -0,70 0,53 -0,32
Markazi 73,64 +11,01 24,46 -9,29 1,29 -0,44 0,6 -0,25
Hormozgan 65,5 +2,87 32,82 -0,93 0,98 -0,75 0,7 -0,15
Hamadan 75,86 +13,23 21,56 -12,19 1,3 -0,43 1,19 +0,34
Yazd 55,83 -6,80 42,35 +8,60 1,39 -0,34 0,42 -0,43
Fonte: Ministero degli Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

Il semplice colpo d'occhio sembra subito smentire l'argomento della eccessiva “omogeneità” di voto nelle varie province. Mahmūd Ahmadinejād, pur vincendo a livello nazionale con quasi 30 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato, ha perso in 2 province su 30; ha ottenuto il suo miglior risultato nella provincia di Semnan, col 77,78% delle preferenze, ed il peggiore nel Sistan e Balucistan, dove ha avuto solo il 46,07%. Il miglior risultato locale di Musavì è stato il 51,97% ottenuto in Sistan e Balucistan, il peggiore il 21,28% del Kerman. Nella tabella successiva, vediamo l'oscillazione dei voti ottenuti localmente.

Risultati elezioni presidenziali 2009
Candidato Oscillazione media delle percentuali di voto nelle 30 province Differenza massima/minima percentuale di voto ottenuta a livello provinciale
Mahmūd Ahmadinejād +/- 8,62 31,71
Mir-Hossein Musavì +/- 8,50 30,69
Mohsen Rezai +/- 0,83 6,24
Mehdi Karrubi +/- 0,55 4,37
Fonte: Ministero degli Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

Ovviamente per i candidati minori le oscillazioni coinvolgono numeri molto bassi, ma che diventano considerevoli se considerati in rapporto alla percentuale di voti ottenuti a livello nazionale. Il 6,92% ottenuto da Rezai nel Khuzestan, significa che in quella regione ha quadruplicato i voti ottenuti nel resto del paese. La seguente tabella è esplicativa in tal senso.

Risultati elezioni presidenziali 2009
Candidato Oscillazione media dei voti a livello provinciale (in rapporto alla media nazionale) Differenza massimo/minimo di voto a livello provinciale (in rapporto alla media nazionale)
Mahmūd Ahmadinejād +/- 13,76% 50,63%
Mir-Hossein Musavì +/- 25,18% 90,93%
Mohsen Rezai +/- 47,98% 360,69%
Mehdi Karrubi +/- 64,71% 514,12%
Fonte: Ministero degli Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

Andiamo ora a confrontare tutti questi dati coi risultati delle elezioni presidenziali di quattro anni fa. Per comodità, terremo conto solo dei due candidati maggiori, Rafsanjani e Ahmadinejād.


Risultati elezioni presidenziali 2005 provincia per provincia (primo turno)
Provincia Rafsanjani (Variazione su media nazionale, in punti percentuali) Ahmadinejād (Variazione su media nazionale, in punti percentuali)
Azerbaigian-e Gharbi -2,0 -9,9
Azerbaigian-e Sharqi -0,5 -4,2
Ardabil -1,0 -12,2
Isfahan -6,3 +26,2
Ilam -7,1 -8,2
Bushehr +2,9 +0,9
Tehran +4,5 +10,7
Chahar Mahaal e Bakhtiari -4,8 +5,4
Khorasan Meridionale -1,1 +16,2
Khorasan Razavi -0,1 -4,4
Khorasan Settentrionale -0,7 -12,8
Kuzestan +0,7 -3,5
Zanjan +3,6 +0,4
Semnan +3,7 +15,4
Sistan e Balucistan -3,1 -11,8
Fars +1,7 -5,7
Qazvin +0,8 +4,4
Qom +1,3 +35,8
Kurdistan -5,6 -13
Kerman +20,4 -8,2
Kermanshah -2 -9,6
Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad -3,1 -8,4
Golestan +1,1 -11,3
Gilan +0,3 -4,6
Lorestan -5,8 -10,6
Mazandaran +2,5 -7,4
Markazi +3,7 +8,6
Hormozgan -8,5 -5,9
Hamadan +1,2 +5,3
Yazd -3,9 +19,3
Media +/-3,47 +/-10,01
Fonte: da Ministero degli Interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

L'oscillazione dei voti in punti percentuali, nel 2005, è stata senz'altro paragonabile a quella del 2009, meno forte per Rafsanjani rispetto a Musavì, di più per l'Ahmadinejād di quattro anni fa rispetto al Presidente uscente di oggi. È vero che in rapporto ai voti ottenuti l'oscillazione dei voti di Ahmadinejād diventa notevole, ma il dato va contestualizzato: nel primo turno del 2005 Ahmadinejād era un personaggio poco conosciuto, un outsider, e dunque come tutti i candidati minori soggetto a forti variazione di voto da regione a regione. Inoltre, il primo turno del 2005 non fu giocato, come nel 2009, di fatto da due soli candidati, ma ne vide sette tutti al di sopra del 4% di voti, e di questi cinque sopra il 10%. L'introduzione di più variabili creò maggiore instabilità. I complottisti utilizzano sempre, per i loro confronti, i risultati del primo turno del 2005 perché favoriscono la dimostrazione delle loro tesi, ma il primo turno del 2009 presente analogie molto più evidenti col ballottaggio del 2005, e con i dati di quest'ultimo va confrontato. Ecco dunque, provincia per provincia, le percentuali di voto ottenute dai due candidati nel ballottaggio, con la variazione in punti percentuali rispetto alla media nazionale.

Risultati 2005 (secondo turno) provincia per provincia
Provincia Ahmadinejād (%) Variazione su media nazionale (61,75%) Rafsanjani (%) Variazione su media nazionale (35,88%)
Azerbaigian Orientale 67,98% +6,23 29,55% -6,33
Azerbaigian Occidentale 60,18% -1,57 35,13% -0,75
Ardabil 63,08% +1,33 34,79% -1,09
Isfahan 71,83% +10,08 25,78% -10,10
Ilam 51,21% -10,54 45,81% +9,93
Bushehr 55,81% -5,94 41,82% +5,94
Tehran 61,11% -0,64 36,62% +0,74
Chahar Mahaal e Bakhtiari 71,80% +10,05 26,49% -9,39
Khorasan Meridionale 66,30% +4,55 32,32% -3,56
Khorasan 63,79% +2,04 34,43% -1,45
Khorasan Settentrionale 59,74% -2,01 38,59% +2,71
Khuzestan 60,76% -0,99 35,70% -0,18
Zanjan 69,27% +7,52 28,72% -7,16
Sistan e Balucistan 44,38% -17,37 54,35% +18,47
Fars 57,14% -4,61 40,44% +4,56
Qazvin 72,80% +11,05 34,96% -0,92
Qom 73,16% +11,41 25,05% -10,83
Kurdistan 49,61% -12,14 42,37% +6,49
Kerman 50,71% -11,04 47,97% +12,09
Kermanshah 48,60% -13,15 47,03% +11,15
Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad 61,23% -0,52 37,24% +1,36
Golestan 53,63% -8,12 44,31% +8,43
Gilan 64,35% +2,60 32,98% -2,90
Lorestan 49,70% -12,05 47,77% +11,89
Mazandaran 64,52% +2,77 33,48% -2.40
Markazi 69,70% +7,95 28,32% -7,56
Hormozgan 59,67% -2,08 37,70% +1,82
Hamadan 70,40% +8,65 27,62% -8,26
Yazd 66,82% +5,07 30,77% -5,11
Fonte: Ministero degl'interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

Ecco dunque l'oscillazione media e massima dei voti registrata a livello locale nel secondo turno delle elezioni 2005:

Risultati elezioni presidenziali 2005 (secondo turno)
Candidato Oscillazione media delle percentuali di voto nelle 30 province Differenza massima/minima percentuale di voto ottenuta a livello provinciale
Mahmūd Ahmadinejād +/- 6,47 28,78
Hashemi Rafsanjani +/- 5,79 29,30
Fonte: Ministero degl'interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

Confrontiamo questi dati con quelli analoghi, ricavati in precedenza, relativi alle elezioni presidenziali del 2009:

Confronto tra risultati presidenziali 2009 (primo turno) e 2005 (secondo turno)

Candidato Oscillazione media delle percentuali di voto nelle 30 province Differenza massima/minima percentuale di voto ottenuta a livello provinciale
2005 2009 2005 2009
Mahmūd Ahmadinejād +/- 6,47 +/- 8,62 28,78 31,71
Candidato “moderato/riformista” (Rafsanjani 2005, Musavì 2009) +/- 5,79 +/- 8,50 29,30 30,69
Fonte: Ministero degl'interni della Repubblica Islamica d'Iràn, elaborazioni proprie

In questa tabella possiamo osservare come l'oscillazione dei voti sia stata maggiore nelle ultime elezioni, tacciate di frode per via di una presunta eccessiva uniformità del voto provinciale, rispetto a quelle del 2005 organizzate dall'allora governo di Khatamì, oggi sostenitore di Musavì. Lucio Caracciolo, intervistato dalla trasmissione televisiva “Terra!”, ha dichiarato:

«I risultati elettorali francamente non sono credibili, anche perché le province riportano voti omologhi, come se in Emilia piuttosto che in Sicilia si votasse esattamente allo stesso modo: io penso che il broglio ci sia stato, sia stato anche piuttosto pesante, e che il regime si sia completamente sbagliato sulla sua società»

Abbiamo appena veduto come questi «voti omologhi» nelle province, in realtà, non siano affatto tali, né ad un primo esame né a confronto colle precedenti elezioni presidenziali iraniane. Sviluppiamo il paragone abbozzato da Caracciolo, e confrontiamo i dati fin qui presentati con quelli analoghi per quanto concerne l'Italia. Prenderemo in esame le ultime elezioni legislative, considerandole solo come elezioni dirette del presidente del Consiglio – dunque disinteressandoci al voto partitico, che nelle schede elettorali era esplicitamente collegato ad una candidatura presidenziale – e valutando esclusivamente i risultati dei due candidati principali, ossia Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. In tal modo, creeremo una situazione analoga e perfettamente confrontabile al caso iraniano. Per comodità, poi, terremo conto unicamente dei voti validi per la Camera dei Deputati.

Risultati elezioni legislative italiane 2008

Circoscrizione Silvio Berlusconi Walter Veltroni
Voti ottenuti (%) Variazione sulla media nazionale (46,81%) Voti ottenuti (%) Variazione sulla media nazionale (37,55%)
Piemonte 1 41,14 -5,67 42,37 +4,82
Piemonte 2 53,12 +6,31 32,44 -5,11
Lombardia 1 51,99 +5,18 35,61 -1,94
Lombardia 2 59,15 +12,34 28,26 -7,51
Lombardia 3 51,97 +5,16 34,06 -3,49
Trentino – Alto Adige 30,35 -16,46 27,82 -9,73
Veneto 1 55,24 +8,43 29,49 -8,06
Veneto 2 53,22 +6,41 31,81 -5,74
Friuli – Venezia Giulia 47,77 +0,96 35,66 -1,89
Liguria 43,58 -3,23 42,51 +4,96
Emilia Romagna 36,36 -10,45 49,97 +12,42
Toscana 33,62 -13,19 50,31 +12,76
Umbria 36,13 -10,68 47,38 +9,83
Marche 37,24 -9,57 45,93 +8,38
Lazio 1 41,39 -5,42 43,73 +6,18
Lazio 2 49,75 +2,94 33,64 -3,91
Abruzzo 43,20 -3,61 40,51 +2,96
Campania 1 51,37 +4,56 35,06 -2,49
Campania 2 51,59 +4,78 32,69 -4,86
Puglia 47,40 +0,59 35,55 -2,00
Basilicata 37,57 -9,24 44,49 +6,94
Calabria 43,82 -2,99 36,19 -1,36
Sicilia 1 51,44 +4,63 29,71 -7,84
Sicilia 2 56,86 +10,05 28,06 -9,49
Sardegna 43,07 -3,74 40,17 +2,62
Media +/- 6,66 +/- 5,89
Fonte: Ministero dell'Interno della Repubblica Italiana, elaborazioni proprie

Vediamo dunque il confronto prospettato da Caracciolo, ma basandoci sui nudi fatti aritmetici:


Confronto dei risultati tra presidenziali iraniane (2009) ed elezione del governo italiano (2008)

Candidato Oscillazione media delle percentuali di voto nelle province/circoscrizioni Differenza massima/minima percentuale di voto ottenuta a livello provinciale/circoscrizionale
Italia Iràn Italia Iràn
Candidato vincitore (Ahmadinejād in Iràn, Berlusconi in Italia) +/- 6,66 +/- 8,62 28,80 31,71
Candidato secondo classificato (Musavì in Iràn, Veltroni in Italia) +/- 5,89 +/- 8,50 22,49 30,69
Fonte: Ministero degl'interni della Repubblica Islamica d'Iràn, Ministero dell'Interno della Repubblica Italiana, elaborazioni proprie

Facciamo notare che in Italia entrambi i candidati hanno ottenuto la propria peggiore prestazione nel Trentino Alto-Adige, dove vi erano candidati minori molto forti. Se si escludesse il Trentino, la differenza tra migliore e peggiore risultato locale sarebbe ancora più scarna; malgrado ciò, è minore di quella registrata in Iràn, così come nettamente minore è l'oscillazione media dei voti a livello locale. Pertanto, se i risultati delle elezioni iraniane mostrano un'uniformità eccessiva a livello locale, la quale suggerisce ai complottisti la presenza d'una frode elettorale, tale argomento si potrebbe usare a maggiore ragione per sollevare dubbi sulla validità dei risultati delle ultime elezioni legislative italiane. Queste, però, non sono state contestate da nessuno, e paiono dunque al di sopra d'ogni sospetto. La verità è che quest'argomento complottista è assolutamente privo di valore, perché si basa su un assunto semplicemente falso: che il voto in Iràn non abbia mostrato differenziazione locale. Una semplice analisi dei dati, quale quella da noi presentata, dimostra il contrario. Fa specie che un analista brillante ed oggettivo come Lucio Caracciolo possa essere incappato in un simile errore, evidentemente prendendo per buona senza verificarla una voce che è circolata insistente tra i complottisti. Ciò dovrebbe farci riflettere su come una menzogna, seppur palese, possa propagarsi agevolmente tra l'opinione pubblica, attecchendo persino tra individui non certo sprovveduti.

I risultati nelle province d'origine dei candidati

I complottisti hanno inserito tra le anomalie delle elezioni iraniane la vittoria di Ahmadinejād in Azerbaigian, terra nativa del rivale Musavì . Innanzi tutto, va detto che Ahmadinejād ha vinto solo in Azerbaigian Orientale, rimanendo sotto la media nazionale di voti, mentre l'Azerbaigian Occidentale è una delle due province in cui Musavì l'ha superato. Vero è che Musavì proviene proprio dall'Azerbaigian Orientale, e per la precisione dal capoluogo Tabriz. Ahmadinejād vinse in quella città anche nel secondo turno delle elezioni 2005, col 65,54% dei consensi contro il 31,63% di Rafsanjani. La provincia lo premiò con ben il 67,98% dei voti, oltre sei punti sopra la media nazionale. Anche in Azerbaigian Occidentale fu nettamente vittorioso nel ballottaggio che lo rese presidente per la prima volta, seppur con risultati meno brillanti . Non va dimenticato che Ahmadinejād ha servito per otto anni come apprezzato funzionario nelle province in questione: parla un azero fluente che ha usato ampiamente in campagna elettorale, non mancando di citare poeti locali, e poco prima delle elezioni si sono viste massicce manifestazioni in suo favore nella regione ; inoltre anche l'ayatollah Khamenei (che secondo parecchi analisti avrebbe mostrato una certa propensione a favorire il Presidente uscente già in campagna elettorale) è azero. Alla luce di ciò, il calo di consensi registrato per Ahmadinejād nelle province azere pare un effetto più che sufficiente della candidatura d'un esponente locale . S'aggiunga a ciò un altro dato: il sondaggio di TFT, NAF e KA aveva previsto anche la vittoria di Ahmadinejād in Azerbaigian, con quasi il doppio delle intenzioni di vote registrate per Musavì .
Anche Karrubi e Rezai hanno perduto nelle loro regioni, com'era facilmente prevedibile vista la concentrazione dei voti a favore dei due candidati maggiori; ma i complottisti aggiungono anche quest'elemento tra le loro “prove” . Karrubi viene dal Lorestan, Rezai dal Kuzestan. Rezai ha ottenuto il 6,92% dei voti nella sua regione nativa; Karrubi il 4,61% in Lorestan. Ciò significa che, nelle rispettive regioni natie, Rezai ha ottenuto quattro volte i voti della media nazionale, e Karrubi oltre cinque volte. Ancora una volta, paiono risultati più che ragionevoli, essendo registrati da candidati minori che a livello nazionale hanno ottenuto solo una manciata di voti.
L'idea che un candidato debba per forza vincere nella provincia natia, pena la “evidenza” di brogli, è una palese forzatura. Diversi analisti hanno notato che tale “regola” spesso è disattesa anche nei paesi occidentali. Con riferimento agli Stati Uniti d'America, nel 1972 Richard Nixon batté George McGovern nel “suo” South Dakota; nel 2000 Al Gore perse nel natio Tennessee; nel 2004 John Kerry fu sconfitto in North e South Dakota pur avendo un vice (John Edwards) originario del Dakota; nelle ultime presidenziali, un candidato minore come Ralph Nader ha ottenuto nel nativo Connecticut appena 19.162 voti contro il milione scarso di Obama, vincitore nello Stato, benché nel 2000 ne avesse ricevuti 64.452 .

Votanti eccedenti gli aventi diritto

Alì Ansari ha affermato che in due province, ossia Māzandarān e Yazd, le schede votate sarebbero state superiori agli aventi diritto al voto . Mohsen Rezai ha presentato al Consiglio dei Guardiani un esposto secondo cui sarebbero tra 80 e 170 le città con affluenza superiore al 100%. Il 21 giugno il portavoce del Consiglio, Abbas Alì Kadkhodaei, parlando alla televisione iraniana ha dichiarato che in realtà sono solo 50 le città in cui i votanti superano i registrati alle liste elettorali. Kadkhodaei ha però aggiunto una precisazione sul sistema elettorale iraniano, che Ansari si era inizialmente scordato d'includere nella sua analisi: in Iràn i cittadini non sono costretti a votare per la presidenza nella propria circoscrizione, ma possono farlo presso qualsiasi seggio del paese. Inoltre, le liste elettorali locali sono compilate in baso ai certificati di nascita rilasciati ed all'ultimo censimento realizzato, quello del 2006, sicché non tengono conto dei trasferimenti delle persone da una provincia all'altra. È perciò normale che i lavoratori e studenti pendolari o fuori sede, i militari di stanza fuori dalla provincia di registrazione, i villeggianti (le elezioni si sono tenute a giugno) o le persone trasferitesi stabilmente in un'altra provincia, abbiano potuto votare al di fuori della circoscrizione in cui sono registrati e, complice l'alta affluenza complessiva, generare localmente un fenomeno d'affluenza superiore al 100%. Diverse aree urbane sono suddivise in più circoscrizioni, ognuna corrispondente ad un sobborgo. Può capitare che il seggio d'una circoscrizione vicina sia più comodo da raggiungere di quello della propria: ciò succede spesso a Tehran, dove molti abitanti della parte settentrionale votano a Sheminarat e parecchi di quella meridionale fanno lo stesso a Shahr-e Ray, facendovi lievitare l'affluenza in rapporto ai registrati: basti pensare che a Sheminarat, in occasione delle precedenti elezioni presidenziali, si raggiunse addirittura l'800% di affluenza . La provincia di Māzandarān s'affaccia sul Mar Caspio ed è nota come meta turistica in tutto il paese. Yazd è un centro industriale, artigianale e turistico (è ricca di siti storici), ed ha sette istituti universitari all'interno della sua provincia. Si può pensare non sia un caso il fatto che le province affacciate sul Caspio, mete turistiche per gl'iraniani dell'interno, abbiano fatto registrare tutte un elevato numero di schede votate in rapporto agli elettori registrati. Dopo la precisazione del Consiglio, Ansari ha aggiunto un “update” al suo saggio. Si tratta di nove righe in cui enuncia la convinzione che le province iraniane siano troppo grandi perché vi sia un pendolarismo sufficiente a giustificare i dati ufficiali. Eppure già nel 2005, pur con un'affluenza molto più bassa, nei distretti di Zorgan e Morv i votanti erano stati più dei registrati alle liste elettorali . L'indimostrata “convinzione” d'uno studioso è un po' troppo poco per accusare un governo di frode elettorale. Nell'ipotesi che i risultati elettorali siano stati riscritti a tavolino e preparati con giorni d'anticipo, come sostengono Musavì e seguaci , è credibile pretendere che gli autori dei brogli siano stati tanto incapaci da scrivere cifre così sospette? Non si può neppure sostenere che siano stati costretti a correre frettolosamente ai ripari all'ultimo minuto, per permettere la vittoria di Ahmadinejād: infatti, il Consiglio dei Guardiani ha affermato che i fenomeni di affluenza superiore agli aventi diritto coinvolgono complessivamente 3 milioni di voti. Il vantaggio di Ahmadinejād su Musavì ammonta a circa 11 milioni di voti, dunque non vi sarebbe stata alcuna necessità d'aggiungere anche quei 3 milioni.

I flussi elettorali

Alì Ansari prosegue la sua dissertazione sui brogli esaminando (sommariamente, a dire il vero) i flussi elettorali. Lo studioso persiano scrive:

«Se la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad dipende principalmente dall'aumento dei votanti, ci si potrebbe aspettare che i dati mostrino che le province col maggiore aumento d'affluenza siano anche quelle a “pendere” maggiormente verso Ahmadinejad. Non è questo il caso»

Segue una tabella che mostra come all'aumento dell'affluenza in una provincia non corrisponda necessariamente un incremento della percentuale dei voti per il Presidente iraniano. Ansari ignora completamente i risultati del ballottaggio delle elezioni presidenziali 2005, malgrado siano il più immediato precedente alle consultazioni di quest'anno. Da tale decisione metodologica deriva gran parte del suo argomentare. Nel secondo turno del 2005, contro Rafsanjani, Ahmadinejād perse in una provincia su trenta, ossia nel Sistan e Balucistan; questo giugno è uscito sconfitto pure nell'Azerbaigian Occidentale. Ahmadinejād si è limitato a conservare le province in cui vinse quattro anni fa, anzi perdendone una. A livello nazionale, Ahmadinejād ha ottenuto il 62,63%, contro il 61,75% del 2005: lo “spostamento” (o “swing”, come lo chiama Ansari) verso il Presidente riconfermato è stato minimo, meno dell'1%. Non si capisce, dunque, perché si debba cercare una correlazione diretta tra aumento dell'affluenza ed incremento dei voti per Ahmadinejād. Ansari cerca l'origine dei «new votes» per il Presidente, ma non pare così difficile individuarla. I voti totali nel ballottaggio 2005 furono 27.959.253, e di questi 17.284.782 andarono a Ahmadinejād. Quest'anno i votanti sono stati 38.755.802 e Ahmadinejād ha ricevuto 24.527.516 suffragi. I nuovi voti per il Presidente rieletto ammontano quindi a 7.242.734, a fronte di 10.796.549 nuovi votanti. Assumendo che tutti gli elettori del 2005 abbiano votato in maniera analoga quest'anno, Ahmadinejād avrebbe ricevuto il 67,08% dei nuovi suffragi: una percentuale non molto lontana dal suo risultato elettorale complessivo. Invece Ansari spende diverse righe ragionando se sia possibile ipotizzare un passaggio di voti da Karrubi a Ahmadinejād . Ancora una volta, il secondo turno del 2005 è rivelatore: Rafsanjani prese 6.211.937 voti al primo turno e 10.046.701 al ballottaggio. Karrubi, al primo turno, ricevette 5.070.114 voti; è evidente che non tutti finirono a Rafsanjani al secondo turno, soprattutto perché Karrubi non era il solo candidato “riformista”: Mehralizadeh ottenne 1.288.640 voti, Moin 4.095.827. Aggiungiamo che 1.713.810 voti furono ricevuti da Alì Larijani, considerato un “conservatore” ma ministro sotto la presidenza di Khatamì. La realtà è che la divisione tra “riformisti” e “conservatori” è una schematizzazione e semplificazione del panorama politico iraniano inventata ad uso e consumo del pubblico occidentale. Abbas Barzegar, ad esempio, ritiene che la base elettorale di Khatamì nel 1997 e nel 2001 sia oggi la stessa di Ahmadinejād, attratta non da istanze “riformiste” bensì dalla lotta alla corruzione . Khatamì, oggi dipinto come paladino della democrazia in Iràn, quand'era alla presidenza del paese veniva considerato un dittatore dalla stampa occidentale. Musavì, ex primo ministro di Khomeinì, capo del governo nel punto più basso dei rapporti tra Iràn e USA, ispiratore del movimento libanese Hezbollah secondo l'ex agente decorato della CIA Robert Baer , è oggi ritratto dai media come un “riformista” ed un liberale. In Iràn non esistono partiti politici che inquadrino ed egemonizzino l'intera vita politica del paese, come succede da noi. La maggior parte dei candidati alle elezioni si presenta come indipendente. Ciò rende difficoltoso e spesso superficiale etichettare un uomo politico iraniano, e non meno arduo seguire i flussi elettorali. L'attenzione di Ansari si concentra su dieci province, nelle quali secondo i suoi calcoli Ahmadinejād avrebbe dovuto ricevere anche voti riformisti per giustificare i risultati recenti. Trattasi di: Ilam, Khorasan Settentrionale, Zanjan, Sistan e Balucistan, Fars, Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, Golestan, Lorestan, Hormozgan, Hamedan. Proponiamo una tabella simile a quella redatta da Ansari per il suo saggio , ma raffrontando i risultati del 2009 al secondo e non al primo turno del 2005.

Confronto dei voti ricevuti da Ahmadinejād nel 2005 (secondo turno) e nel 2009
Provincia Voti 2005 Voti 2009 Incremento voti Votanti 2005 Votanti 2009 Incremento votanti 61,75% dei nuovi votanti Voti eccedenti Voti eccedenti (% sul tot. votanti)
Ilam 127.258 199.654 72.396 248.513 312.667 64.154 39.615 32.781 10,48%
Khorasan Settentrionale 186.426 341.104 154.678 312.064 464.001 151.937 93.821 60.857 13,12%
Zanjan 508.214 444.480 -63.734 733.618 585.721 -147.897 -91.326 27.592 3,76%
Sistan e Balucistan 332.386 450.269 117.883 748.993 982.920 233.927 144.450 -26.567 -2,70%
Fars 998.693 1.758.026 759.333 1.747.874 2.523.300 775.426 478.826 280.507 11,12%
Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad 188.871 253.962 65.091 308.461 368.707 60.246 37.202 27.889 7,56%
Golestan 356.619 515.211 158.592 664.958 869.453 204.495 125.276 33.316 3,83%
Lorestan 364.790 677.829 313.039 734.016 964.270 230.254 142.182 170.857 17,72%
Hormozgan 317.374 482.990 165.616 531.889 843.024 311.135 192.126 -26.510 -3,14%
Hamedan 533.476 765.723 232.247 757.768 1.019.069 261.301 161.353 70.894 6,96%
Fonti: Ministero degl'interni della Repubblica Islamica d'Iran, elaborazioni proprie

Nelle 10 province i cui risultati, secondo Ansari, proverebbero i brogli elettorali, in 4 Ahmadinejād ha guadagnato più del 10%, in 2 tra il 5 e il 10%, in 2 meno del 5%, in 2 ha addirittura perduto consensi. Gli unici risultati notevoli sono in Ilam, Khorasan Settentrionale, Fars e Lorestan, dove Ahmadinejād, pur restando stabile a livello nazionale, incrementa d'oltre il 10% i propri consensi. In Khorasan Settentrionale e Fars l'incremento dei voti è compatibile con uno schieramento unilaterale dei nuovi votanti combinato ad un moderato passaggio di voti da Rafsanjani a Ahmadinejād. Delle 10 province elencate da Ansari, risulta dunque che solo in Ilam e Lorestan (i voti ivi ricevuti da Ahmadinejād contano per il 3,58% dei suoi voti, il 2,24% dei votanti totali, a fronte di un vantaggio su Musavì del 28,88%) sia stato necessario un significativo passaggio di voti dal campo “riformista” (posto che Rafsanjani si potesse definire tale, e che tale si possa definire Musavì) a Ahmadinejād per giustificare i risultati elettorali. I flussi elettorali rientrano nella normalità della politica, in tutti i paesi. Compiamo un nuovo confronto con l'Italia. Nella circoscrizione Campania 1 , nel 2006 la coalizione sostenitrice di Silvio Berlusconi raccolse il 47,28%; nel 2008 i consensi rappresentarono il 51,372% del totale, ma una delle componenti, l'UDC, ne era uscita. Sommando anche l'UDC, i consensi salgono al 56,894%, dunque con un aumento di quasi dieci punti percentuali in due anni. In questo caso non vi sono significative variazioni nell'affluenza alle urne, dunque ci si trova di fronte ad un ingente spostamento di voti da uno schieramento all'altro.

La tempistica della proclamazione dei risultati

Un ultimo argomento ampiamente utilizzato dai complottisti è quello riguardante una presunta “eccessiva” rapidità nel conteggio dei voti e nella proclamazione dei risultati . Spesso si nota anche che i dati parziali rilasciati dal Ministero degl'Interni mostravano fin dall'inizio percentuali molto vicine ai risultati finali. Su quest'ultimo punto è significativo che sia stato un sostenitore della tesi dei brogli, Nate Silver, a confutarlo adottando un metodo già più volte applicato in questo scritto: il confronto con elezioni dei paesi occidentali considerate indubitabilmente regolari, nel suo caso con le ultime elezioni presidenziali statunitensi. Silver ha diviso gli Stati in sei scaglioni (in base all'ordine alfabetico), immaginandosi che i risultati di ciascuno d'essi fossero rilasciati in tempi successivi. Il risultato è stato che i dati relativi alle elezioni vinte da Obama risulterebbero più sospetti di quelli relativi alla riconferma di Ahmadinejād . Liquidato quest'argomento all'interno dello stesso “schieramento” complottista, veniamo alla tempistica del conteggio e della proclamazione dei risultati.
Prima ancora che i seggi fossero chiusi (per via dell'eccezionale affluenza, l'apertura è stata protratta oltre l'orario inizialmente fissato), Musavì ha pubblicamente affermato d'aver ottenuto una vittoria schiacciante già al primo turno. Poco dopo la chiusura delle urne, gli ha risposto Ahmadinejād rivendicando la rielezione alla carica di presidente, forte anche dei primi dati ufficiali che venivano diffusi, e fin da subito lo segnalavano in netto vantaggio .
Le urne elettorali erano 45.692 , le schede ivi depositate dagli elettori 39.165.191: questo significa una media di circa 857 schede per urna. Considerando che in Iràn non si è votato (come succede in altri paesi, ad esempio l'Italia) per partiti e rappresentanti al Parlamento, ma unicamente per il candidato alla Presidenza della Repubblica, la lettura della scheda e la registrazione del voto era un'operazione semplice e rapida. Assumiamo a titolo indicativo che la lettura d'ogni voto abbia richiesto 15 secondi: in meno di quattro ore il conteggio sarebbe stato concluso. La trasmissione dei dati al Ministero e la loro elaborazione, avvenendo con mezzi elettronici, è pressoché istantanea. La pubblicazione dei risultati definitivi è avvenuta solo alle 16 del giorno successivo le votazioni, dunque circa 18 ore dopo la chiusura dei seggi: in occasione delle ultime elezioni politiche italiane, escludendo i seggi all'estero e cinque comuni gravemente ritardatari, gli ultimi dati definitivi sono pervenuti al Ministero alle 6.56 del giorno 15 aprile 2008, ossia circa 16 ore dopo la chiusura dei seggi . Si tenga conto che in Italia si votavano anche i singoli rappresentanti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica. Visto l'enorme margine di vantaggio del vincitore sul secondo classificato, in Iràn una piccola frazione di voti scrutinati era già sufficiente ad individuare con sicurezza l'esito delle consultazioni: alle 23.45 risultavano scrutinati già il 20% dei voti; l'indomani mattina alle 5.20, con buona parte dei voti già scrutinati, la Commissione Elettorale indicava in Ahmadinejād il vero vincitore. Le sette ore trascorse tra la chiusura dei seggi e la proclamazione del vincitore da parte della Commissione Elettorale non differisce dalla tempistica osservata in Iràn nel 2005 . D'altro canto v'è una chiara contraddizione nell'argomentare complottista: se Musavì ha rivendicato la vittoria basandosi su informazioni provenienti dal Ministero , perché mai quei presunti dati giunti ancora prima della chiusura dei seggi dovrebbero essere considerati attendibili, mentre alcune ore di scrutinio sarebbero insufficienti ad accorgersi che uno dei candidati ha ottenuto i due terzi dei voti?
Una tempistica che non è stata rispettata è invece quella relativa all'accoglimento dei ricorsi. La legge prevede ch'essi debbano giungere entro tre giorni, ma il Consiglio dei Guardiani ha permesso ai tre candidati sconfitti di raccogliere elementi a sostegno delle loro tesi ben oltre tale scadenza , ed ha chiuso le verifiche solo una volta appurato che non v'erano prove di brogli elettorali, tanto meno decisivi.

Analisi statistiche

Sono state proposte anche analisi statistiche di tipo matematico dei risultati elettorali.
Walter Mebane ha utilizzato la legge di Benford o legge della prima cifra: essa descrive le probabilità che un numero presente in molte raccolte di dati reali cominci con una data cifra, ed in tal senso si potrebbe applicare per riconoscere l'effettiva casualità ovvero l'artificiosità di risultati elettorali. Se Mebane, basandosi su tale legge, riscontra forti anomalie, Boudewijn Roukema tramite la stessa analisi conclude che lo scarto tra i voti di Ahmadinejād e quelli di Musavì potrebbe ridursi d'un milione d'unità (sugli 11 milioni abbondanti di distacco). Non entreremo qui nel merito della discussione di tali analisi statistico-matematiche, che potrebbe essere affrontato solo da uno specialista, ma ci limitiamo a constatare come gli esperti stessi divergano e non poco nelle loro conclusioni, pur applicando gli stessi criteri agli stessi dati. Il già citato Nate Silver ritiene che un'analisi di questo tipo non riesca a dimostrare l'esistenza di brogli (di cui pure è convinto) in queste consultazioni . Andrew Gelman, docente di statistica alla Columbia University e pluripremiato per la sua attività di studioso , rileggendo i dati ed i calcoli di Roukema ha espresso seri dubbi sulle sue conclusioni, nonché sulla validità stessa di questo metodo applicato a delle elezioni . L'applicabilità della legge di Benford ai risultati di un'elezione per valutarne la correttezza è stata negata anche dal Carter Center in uno studio di pochi anni fa sul Venezuela .

Conclusioni

Dato lo scarto di voti tra il primo ed il secondo classificato delle recenti elezioni presidenziali in Iràn, ed il livello dei controlli sulla regolarità delle operazioni di voto e scrutinio – tra cui la capillare presenza di rappresentanti dei candidati sconfitti nei seggi – appare estremamente improbabile se non impossibile che dei brogli verificatesi all'interno dei seggi possano aver sovvertito il risultato delle elezioni. I fatti denunciati nei ricorsi dei tre candidati sconfitti sono stati tutti smentiti o fortemente ridimensionati dalle indagini del Consiglio dei Guardiani; inoltre tali fatti, anche se confermati, avrebbero indicato tutt'al più disfunzioni della macchina elettorale (come ve ne sono in ogni paese) ma non certo brogli sistematici. Il riconteggio d'una quota significativa di schede, ben il 10%, ha confermato i risultati ufficiali precedentemente diffusi. Il risultato del riconteggio è stato riconosciuto dal candidato sconfitto Mohsen Rezai, che a differenza di Musavì e Karrubi ha accettato di mandarvi propri osservatori. Musavì e Karrubi, al contrario, insistono nel denunciare un presunto sovvertimento dei risultati in sede di conteggio e computo finale, ossia presso il Ministero degl'Interni. Il riconteggio parziale avrebbe confermato tale accusa, se veritiera, ma Musavì e Karrubi si sono rifiutati di mandarvi propri osservatori: malgrado ciò il riconteggio è avvenuto, alla presenza di delegati di Rezai e di telecamere della televisione statale, ed ha confermato l'esito delle elezioni. Se ciò non bastasse a smentire le tesi complottiste di Musavì, Karrubi e dei loro sostenitori, resta l'assenza di prove e l'inconsistenza d'ogni ragionamento deduttivo a sostegno di tale accusa. L'applicazione della legge di Benford ai risultati elettorali ha dato esiti contrastanti, e comunque gli statisti discutono ancora se tale metodologia sia corretta per valutare la credibilità di elezioni politiche. I risultati ufficiali concordano perfettamente con quelli del secondo turno delle precedenti elezioni presidenziali, svoltesi nel 2005 sotto l'egida del governo di Khatamì, l'uomo simbolo dei “riformisti” iraniani ed oggi sostenitore di Musavì. Confrontare il primo turno di quest'anno col primo turno del 2005 è improprio: allora i candidati papabili per la vittoria erano molti di più, e Ahmadinejād era un homo novus, da soli due anni sindaco della capitale, e non certo il Presidente della Repubblica negli ultimi quattro anni, come è oggi. Le ultime consultazioni hanno visto un testa a testa tra Ahmadinejād e Musavì, con gli unici due candidati minori completamente fuori dai giochi: una situazione paragonabile al ballottaggio del 2005, semplicemente sostituendo Musavì a Rafsanjani (che oggi è il principale sostenitore del primo). I risultati elettorali non solo ricalcano quelli di quattro anni fa, ma sono anche in accordo con quanto previsto dalla maggior parte dei sondaggi: ossia una netta vittoria di Ahmadinejād. Seppure non ci si volesse fidare dei sondaggi iraniani, si può cercare riscontro nell'unico sondaggio realizzato da organizzazioni statunitensi – importanti think tanks ed una compagnia che realizza sondaggi d'opinione e ricerche di mercato per alcune delle principali ditte e dei maggiori media mondiali – rispettando la metodologia consolidata: anch'esso prevedeva una vittoria del Presidente uscente, persino più larga di quella poi effettivamente realizzatasi, e indovinava molti altri esiti delle elezioni (come la vittoria di Ahmadinejād in Azerbaigian Orientale, l'alta affluenza e l'irrilevanza dei voti raccolti da Rezai e Karrubi). Tale sondaggio è stato criticato sotto due punti di vista. Innanzi tutto, si è sostenuto ch'esso non avrebbe effettivamente previsto la mole di consensi per Ahmadinejād: in realtà la percentuale prevista era relativamente bassa solo per via dell'alto numero di indecisi ed intervistati che s'erano rifiutati di rispondere, ma il rapporto con le intenzioni di voto per gli altri candidati era più che mai eloquente. I critici sembrano presumere che tutti gl'indecisi ed i non rispondenti si siano dovuti tramutare in voti per Musavì, ma tale assunto non poggia su nulla: è solo un articolo di fede implicitamente assunto da costoro. La seconda critica riguarda l'effettiva libertà d'espressione degl'intervistati. Il sondaggio era ovviamente anonimo e nessuno degl'intervistati è stato perseguito: numerose sono state le critiche espresse dagl'intervistati alla Presidenza ed alle istituzioni della Repubblica Islamica, segno evidente che le risposte sono state date in tutta serenità e senza condizionamenti.
La netta vittoria di Ahmadinejād non solo conferma i risultati di quattro anni fa ed è in linea coi sondaggi pre-elettorali, ma era prevista dalla maggioranza degli esperti di politica iraniana. Le presunte anomalie dei risultati il più delle volte non sono tali, non sussistono o hanno una spiegazione razionale. L'omogeneità di voto da provincia a provincia in realtà non esiste: la differenziazione locale è stata più elevata che nel 2005, e maggiore rispetto, ad esempio, alle ultime elezioni politiche svoltesi in Italia. Anche la sconfitta di Musavì, Karrubi e Rezai nelle proprie province d'origini è facilmente spiegabile, ed ha paralleli evidenti nelle elezioni di tutto il mondo. L'espressione d'un numero di voti maggiore dei registrati alle liste elettorali in alcuni distretti è un fenomeno non nuovo in Iràn, e perfettamente spiegabile con le regole e le pratiche di voto colà vigenti. Su trenta province, solo in quattro Ahmadinejād ha fatto registrare un deciso aumento del sostegno elettorale, ed in due di esse ciò è spiegabile coinvolgendo solo i nuovi votanti. Solo in Lorestan e Ilam il Presidente uscente deve aver sottratto quote cospicue di voti ai suoi avversari, ma ciò non prova alcuna irregolarità, giacché flussi elettorali anche più repentini si possono osservare in altri paesi, come ad esempio l'Italia. Il tempo richiesto dal conteggio dei voti e dalla proclamazione dei risultati è credibile, in linea con le precedenti elezioni iraniane e con quelle d'altri paesi.
Alla luce di tutto ciò, possiamo concludere che non esiste alcuna prova di brogli sistematici e decisivi nelle elezioni presidenziali iraniane di quest'anno: persino i semplici indizi sono estremamente scarsi, sicché i sospetti sono il più delle volte fondati su basi labilissime o del tutto immaginarie.
 

02/10/2009


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