ALZO ZERO 2009

 

ACCAMPAMENTO SIONISTA IN TERRA SANTA E QUESTIONE EBRAICA

LA GIORNATA MONDIALE DI AL QODS CONTRO L'OPPRESSIONE SIONISTA DELLA
PALESTINA

di Dagoberto Husayn Bellucci

Tra gli 'appuntamenti' rituali che da trent'anni accompagnano la vita del
mondo islamico la Giornata di al-Qods (Gerusalemme la Santa) , terza città
santa dell'Islam e luogo simbolo per la Cristianità usurpata dal regime
d'occupazione sionista, merita alcune considerazioni di rilievo ed una
ricognizione d'analisi che offra l'esatto significato che riveste questa Città
Sacra per tutti coloro i quali, ispirati da sentimenti di fraterna tolleranza e
solidale riconoscimento reciproco di identità non necessariamente contrapposte
(Islam e Cristianità hanno a lungo tempo collaborato e per molti secoli
l'interscambio di cultura e di 'direttive' di 'vita' è stato florido e ha
garantito equilibrio, stabilità e periodi di pace tra le due sponde del
Mediterraneo....mare nostrum di un 'tempo'...condiviso tra Europa e Mondo Arabo-
islamico ...sicuramente non 'perimetro geostrategico' per le politiche
criminali atlantico-sioniste nè centro delle manovre colonial-terroristiche del
bivacco criminale sionista sulla Palestina), sapranno indicare 'nuovi
orizzonti' e sinergie d'azione contro i veri responsabili dell'instabilità e
della destabilizzazione regionale del Vicino Oriente: i massacratori di Tel
Aviv.

Proclamata solennemente trent'anni or sono dall'Imam Sayyed Ruhollah Musavi
al Khomeini (che Allah lo abbia in Gloria) , Guida spirituale e politica della
Rivoluzione Islamica e Fondatore della Repubblica Islamica d'Iran, la Giornata
mondiale di Qods è il grido degli oppressi e dei diseredati della Terra contro
l'arroganza, i soprusi, le violenze ed i crimini esercitati impunemente e nel
silenzio complice delle superpotenze d'Oriente e d'Occidente dall'entità
criminale sionista contro i legittimi abitanti della Terra Santa palestinese:
cristiani e musulmani arabi di Palestina; vittime innocenti delle strategie di
colonizzazione esercitate fin dall'inizio del XXmo secolo dal movimento
sionista, realizzate all'indomani della seconda guerra mondiale, autentica
guerra d'aggressione ebraica contro l'Europa dell'Ordine Nuovo, e proseguite
fino ai giorni nostri nella pressochè più completa indifferenza della
cosiddetta "comunità internazionale".

L'occupazione sionista della Palestina iniziò storicamente fin dalla fine del
XIXmo secolo - periodo nel quale furono create le prime colonie ebraiche in
Palestina , veri e propri avamposti sovversivi sionisti - progredendo
attraverso la confisca fraudolenta di territori e aree spesso 'rapinate' da
emissari occulti dell'Internazionale Sionista ai legittimi proprietari arabo-
palestinesi e successivamente strutturandosi attraverso il mandato britannico
in quel dispositivo paramilitare d'aggressione che, nella primavera del 1948,
avrebbe portato i sionisti ad occupare in breve tempo gran parte del territorio
facendo ricorso al terrorismo, allo stragismo e ad un piano cinico e spietato
di spoliazione e disintegrazione dell'identità nazionale palestinese.

"Molto - scrive il "Collettivo Palestina" della Fondazione Internazionale
Lelio Basso per il diritto e la liberazione dei popoli nell'introduzione al
volume dedicato alla "Nakba" palestinese (1) , la Tragedia, la Catastrofe,
dell'aprile '48 - è stato scritto sulla creazione dello stato d'Israele, poco,
invece si sa delle circostanze che hanno accompagnato tale evento,
generalmente, anzi, si tende a dimenticare la nakba, la tragedia
dell'espulsione del popolo palestinese dalla sua terra. I coloni sionisti
venuti dalla lontana Europa, sorretti dalle grandi potenze dell'Occidente,
avevano in effetti un progetto preciso, quello di costruire "un bastione della
civiltà occidentale contro la barbarie asiatica" (Theodore Herzl). Un progetto
che non teneva in nessuna considerazione i diritti degli abitanti originari del
paese. Il conflitto in Palestina, cui l'Inghilterra ha dato inizio nel 1917, è
ancora aperto e rappresenta tutt'oggi una minaccia alla pace e alla sicurezza
di tutta l'area Mediterranea.".

Parole che, a distanza di oltre vent'anni da quando furono scritte, suonano
tanto più vere in quanto l'oppressione e l'arroganza con la quale i sionisti
hanno macchiato di sangue la Terrasanta palestinese non sono affatto diminuite:
se durante le guerre arabo-israeliane del 48-49, 56, 67 e 72 i criminali dalla
stella di Davide hanno razziato in lungo ed in largo i confini storici della
Palestina, annettendosi progressivamente l'intera Palestina storica, porzioni
di Egitto (con l'occupazione tra il 72 e il 79 della penisola del Sinai) di
Siria (permane oramai dal 67 l'occupazione/annessione delle alture del Golan
siriano) e del Libano (attualmente la presenza militare sionista nelle fattorie
di She'eba è monito rivolto contro l'esecutivo libanese e la Resistenza
Islamica del paese dei cedri); a cominciare dagli anni Ottanta andrà a prendere
sempre più consistenza l'idea di allargare ulteriormente i mai stabiliti
'confini' dell'occupazione per raggiungere il mai dimenticato 'sogno' di creare
l'Eretz Israel , la Grande Israele di biblica memoria "dal Nilo all'Eufrate".

Dopo l'aggressione contro il Libano dei primi anni Ottanta e la permanenza di
una "fascia di sicurezza" occupata stabilmente a sud del fiume Litani da
"tsahal" = l'esercito d'occupazione sionista e dai suoi alleati dell'E.L.S. =
Esercito di Liberazione del Sud (rinnegati libanesi al servizio d'"Israele"
agli ordini del maggiore Lahad) - occupazione mantenuta fino al 25 maggio 2000
giorno della liberazione del sud , del ritiro unilaterale sionista e della
vittoria della Resistenza libanese; i sionisti hanno lanciato 'saltuariamente'
nuove guerre d'aggressione sia contro il popolo palestinese sia contro il
vicino popolo libanese.
In tutta onestà possiamo riconoscere nella lotta contro il comune nemico
sionista di Hamas e delle formazioni della resistenza palestinese, come in
Hizb'Allah e in quelle che sostengono il diritto inalienabile della Resistenza
Islamica libanese di mantenersi in armi a difesa dei confini meridionali; una
identica battaglia condotta su un idea identico, comune, fronte del rifiuto a
"Israele" e alle sue pretese di espansionismo e controllo terroristico
dell'intero Vicino Oriente.

Gaza come Beirut due anni e mezzo dopo. La Striscia di Gaza (porzione
irrilevante della Terra di Palestina amministrata dal movimento islamico di
Hamas) come i quartieri meridionali della capitale libanese, la Beka'a e il sud
del Libano sciite....Una stessa tragedia, una stessa battaglia di resistenza,
una stessa volontà di non arretrare dinanzi al terrorismo dal volto satanico di
un leviatano che ha stampigliato sui propri stracci nazionali la stella di
Davide, sigillo d'infamia e disonore di un intero popolo di occupanti e
assassini.

Luglio-agosto 2006 il Libano sotto assedio resiste. Hizb'Allah risponde colpo
su colpo e , dopo 33 giorni di fuoco, ottiene la vittoria divina, vittoria
della volontà di un popolo di non piegarsi e di un movimento di mantenere alta
la bandiera della Resistenza.

Dicembre 2008-gennaio 2009 Gaza sotto assedio resiste. Hamas difende le
posizioni davanti all'incedere cingolato del mostro sionista venuto nuovamente
a divorare terra e ad offrire in 'olocausto' al suo dio-geloso , il dio
dell'Antico Testamento, esclusivista e razzista - patrimonio e riferimento
'spirituale' del popolo del Libro, dei figli di Sion, di una comunità che si
ritiene l'orologio della storia e il motore escatologico del mondo intero - al
quale "Israele" deve offrire costantemente in sacrificio nuovo sangue dei
poveri, stolti e 'stupidi' (così come 'identificati' dal Talmudismo e dal
Cabalismo dell'ortodossia ebraica che rappresentano l'autentica anima di
"Sionne") goiym = i non ebrei...'bestie da soma, animali impuri ed escrementi"
....l'odio atavico del Giudaismo contro l'intera umanità non ebraica rasenta
indicibili vette di disprezzo e deliranti 'visioni' di dominio universale.

Ieri come allora "Israele" ha mostrato il suo volto, il suo vero volto (...
del resto anche l'unico che ha...)...un rostro mostruoso che si alimenta e vive
di una sconfinata volontà di dominio planetario, di quell'utopia messianica che
impone ai discendenti della stirpe di Abramo di distruggere, in nome di
controvalori 'spacciati' per 'dottrine religiose', disintegrare e annullare
qualunque identità non ebraica.

Per comprendere l'odio ebraico verso il resto dell'umanità non ebraica (...il
mondo intero al servizio di Sion...) occorre riferirci una volta di più alle
parole del maestro di anti-ebraismo avuto dal'Italia fascista durante il
Ventennio mussoliniano, Giovanni Preziosi, il quale con lucidissima analisi
scriverà: "Voglio qui riassumere, a guisa di "punti", i termini della questione
ebraica così come da "La Vita Italiana" è stata sempre compresa. E' Wickham
Steed e non solo "La Vita Italiana" che dice: "Nessuna persona sia scrittore o
uomo politico o diplomatico, può dirsi matura finchè non abbia affrontato a
fondo il problema ebraico". Per venti anni io non mi sono stancato di affermare
e dimostrare questa grande verità agli italiani; e continuerò a farlo con la
stessa tenacia, senza odio e senza rancore. I "punti" fondamentali del problema
ebraico come lo vedono quanti lo hanno studiato a fondo, possono così
riassumersi: 1. Ebrei fedeli alla loro tradizione ve ne sono molti, più di
quanti si supponga e si lasci supporre. In buona parte questa fedeltà concerne
un modo di essere. L'azione di una legge, osservata ininterrottamente per
secoli, non si dissipa dall'oggi al domani; essa ha creato un tipo, ha dato
forma a determinati istinti, ha enucleato uno specifico comportamento: l'ebreo
della tradizione. 2. Esiste ed opera una Internazionale ebraica. Per
riconoscere l'esistenza di questa Internazionale non è necessario ammettere che
tutti gli ebrei siano diretti da una vera e propria organizzazione mondiale e
che tutta la loro azione obbedisca, consapevolmente, ad un piano. Il
collegamento esiste in gran parte già in funzione di una "essenza" e di
istinto. E' un fatto che dall'azione degli ebrei nei campi più disparati -
dalla scienza alla finanza, dall'arte alla letteratura alla psicologia e alla
sociologia - sorgono risultati dissolutori e sovvertitori, che convergono
sempre e singolarmente negli stessi effetti. 3. Gli ebrei sono d'accordo
nell'affermare l'immutabilità e l'inalterabilità di questa "essenza". L'ebreo
resta ebreo qualunque sia la nazionalità con la quale si rivesta. L'ebreo resta
ebreo qualunque sia il suo credo politico. L'ebreo resta ebreo perfino quando
si fa cristiano. Mentre d'altra parte il cristiano o l'islamico che
abbracciassero la fede ebraico non per questo potrebbero diventare o
considerarsi ebrei...Tutto ciò viene dichiarato nel modo più esplicito dagli
esponenti del'ebraismo, ed anche recentemente ho prodotto, nel riguardo,
documenti ebraici inequivocabili. 4. La razza, nell'ebreo, è lungi dall'essere
un puro dato biologico e antropologico. La razza è la legge. Questa, intesa
come una forza formatrice dall'interno e in un certo senso perfino dall'alto,
nell'ebreo fa tutt'uno con quella. 5. La legge non è nella sola Bibbia. E' un
grosso errore pensare che l'ebraismo finisca con l'antico Testamento, questo fa
tutt'uno col Talmud che, come il nome dice, viene concepito come un
"compimento". 6. La legge ebraica afferma una differenza fondamentale tra
l'ebreo e il resto dell'umanità. La legge dice: "L'ebreo è il Dio vivente, è il
Dio incarnato, è l'uomo celeste. Gli altri uomini sono terrestri, di razza
inferiore. Non esistono che per servire l'ebreo". All'ebreo viene dalla sua
legge promesso il dominio universale, "al quale serviranno e saranno sottoposte
tutte le nazioni". "Io ridurrò tutti i popoli sotto lo scettro di Giuda". "Se
voi mi seguirete, sarete un reame di sacerdoti". "Io ti darò in retaggio le
nazioni e per il dominio i limiti estremi della terra". "Tutte le ricchezze
della terra debbono appartenerti". Questa è la promessa, questa è la legge. 7.
Il Regnum ebraico non è astratto e sovraterreno ma deve realizzarsi in questa
terra ed avere alla sua tesa una stirpe ben precisa. E finchè ciò non avverrà,
gli ebrei "debbono considerarsi come esiliati e prigionieri". Dovunque essi
conseguono un dominio che non sia l'assoluto dominio, dovranno accusare come
violenza e ingiustizia ogni legge che non sia la loro. La loro legge riconosce
solo all'ebreo il diritto alla ricchezza. 8. Questi i termini della "vera
giustizia", la quale sancisce tanto un diritto, quanto un dovere, per l'ebreo,
il promuovere ogni sovversione, ogni rivolta contro ogni dominante forma
d'ordine e di civiltà non ebraica, qualunque essa sia. La logica stessa impone
di distruggere tutto, con ogni mezzo, per spianare la via al Regnum d'Israele.
"Tu divorerai tutte le nazioni che il tuo Signore ti darà". "Il migliore fra i
non ebrei (goim), uccidilo". - dice testualmente un noto passo talmudico. Nel
Shemonè-Esrè che è la preghiera che ogni ebreo deve recitare giornalmente si
trovano parole come queste: "Che i Nazareni e i Minim (cristiani) periscano in
un istante, che sian cancellati dal libro di vita e non sian contati fra i
giusti". 9. E' miopia vedere nell'azione sovversiva e rivoluzionaria esercitata
incontestabilmente in tutti i campi e in tutti i tempi da elementi ebraici,
qualcosa avente principio e fine a sè stessa, solamente perchè singoli agenti
possono non aver obbedito a nessuna particolare intenzione, ma solo alla loro
natura e alla loro eredità. La verità è che per effetto dell'ideale
complessivo, l'ebreo coscientemente o istintivamente distruttore, è soltanto lo
strumento del Regnum; il quale presuppone l'eliminazione di qualsiasi altro
ordine e di qualsiasi altra civiltà. 10. Risulta da questi nove punti
fondamentali il decimo punto, e cioè che la gran parte delle posizioni
dell'antisemitismo restano al di sotto del vero problema: l'idea della razza,
della nazione, della contro-rivoluzione, dell'antibolscevismo e
dell'anticapitalismo colpirà questo o quel settore del fronte ebraico, ma non
ne raggiungerà mai il centro. L'antisemitismo non sorge a pieno che quando si
impugni l'idea di Impero e alla volontà di Impero covata da Israele si opponga
un'altra volontà di Impero di uguale dignità e universalità." (2)

Nè si potrebbe comprendere pienamente la vera essenza del problema ebraico -
che ha generato l'occupazione territoriale militar-terroristica della Palestina
creando i presupposti per una instabilità permanente ed un clima di violenza
generalizzate all'interno del perimetro geostrategico vicinorientale - senza
analizzarne le cause profonde, la natura e la genesi che sono indiscutibilmente
da ricomprendersi in una metabolizzazione di tratti sovversivi, di etats
d'esprits - stati d'animo - realmente tellurico-discendenti e aspetti che non
potremmo definire altrimenti che satanico-demoniaci da parte di un popolo che
continua a perseverare nell'errore di considerarsi razzialmente e
spiritualmente "eletto" dall'Onnipotente a soggiogare, opprimere e massacrare
tutta l'umanità non ebraica sulla base di interpretazioni deformanti,
dissacranti e immorali della Legge e in nome dell'utopostica pretesa di un
dominio universale che ritiene promessa divina ed interpreta letteralmente come
la ricompensa 'escatologica' purificatrice necessaria alla redenzione terminale
di un percorso storico, culturale, esistenziale, razziale che Sion ha intriso,
nei secoli, di sangue "goiym".

"Da più di duemila anni - scrive in proposito De Vries De Heekelingen (3) -
il problema giudaico agita il mondo. A seconda delle epoche o dei paesi
dovunque gli ebrei rappresentavano una minoranza più o meno considerevole,
l'antisemitismo è sempre divampato in forma più o meno violenta, basandosi di
volta in volta su elementi diversi: religioso od economico, nazionale o di
razza. (...) Tutto fu tentato per combattere il giudaismo: il battesimo, la
persecuzione, l'assassinio, l'espulsione, l'espropriazione, l'emancipazione,
l'assimilazione. Che cosa non fu messo in opera per distruggerlo? Eppure nulla
valse ad ottenere dei risultati duraturi: gli ebrei sono più numerosi, più
potenti, più ricchi che mai. Ci troviamo dunque di fronte ad una razza
indistruttibile? Lo crediamo. A una razza invincibile nella sua complessità?
Crediamo anche questo. Dobbiamo quindi concludere che non vi è soluzione al
problema giudaico? No, soprattutto in quest'epoca, ci sembra debba essere
possibile stabilire le ragioni per cui fino ad ora non si è saputo risolverlo.
Se, malgrado la loro schiacciante maggioranza, e tutto qunto fecero per
combattere gli israeliti, i non-ebrei non hanno mai raggiunto un risultato
definitivo, dobbiamo logicamente attribuire questi continui insuccessi ad
un'unica causa: la diagnosi incerta del male lamentato portava a rimedi
inefficaci e senza effetto. (...) Crediamo senz'altro di poter affermare che un
numero crescente di ebrei e di non-ebrei considera il problema giudaico come
uno dei più angosciosi del momento. (...) L'antisemitismo continuerà ad
aumentare e a diffondersi, perchè le ragioni che l'hanno fatto risorgere non
soltanto perdurano, ma non possono essere soppresse. Una fra le cause che più
inquinano gli anti-israeliti non è, come potrebbe sembrare, la religione
ebraica o l'ebraica potenza economica, ma la sensazione di ospitare frazioni
intere di un popolo inassimilabile, appartenente a una nazione che tende al
dominio del mondo, e della quale troppi membri fomentano le rivoluzioni. Vi è
un numero considerevole di israeliti, tra i più influenti, che proclamano a
gran voce la loro nazionalità giudaica e la impossibilità di essere assimilati
da altri popoli. E soprattutto la gioventù ebrea è stanca di vivere "con la
mano davanti al naso", come ben disse un autore israelita. Abbiamo, dunque, da
una parte un nazionalismo giudaico che non vuol saperne d'assimilazione, e
dall'altra parte un nazionalismo antisemita che diffida degli ebrei e che non
si può più rassicurare. Se non si riuscirà a trovare uno sbocco a questi
opposti nazionalismi, se non si arriverà ad incanalarli, si andrà incontro ai
peggiori disastri..."


E i disastri, anzi il disastro (la Nakba appunto), arrivarono puntualmente.
Arrivarono per l'Europa ariana costretta a subire l'azione destabilizzatrice
prima, terroristico-criminale successivamente e infine dissolutrice di ogni
ordine e morale, valore ed etica, che la resero - all'indomani della seconda
guerra mondiale - vittima sacrifcale della perfidia giudaica e dell'atavica
sete di vendetta partorita secolarmente da una razza che non tollera, non
dimentica e non perdona.
Una razza che vive perennemente in istato di insicurezza, diffidente verso
tutta la realtà non-ebraica che la circonda, dissolutrice e disintegratrice
qualunque ordine politico e sociale e qualsiasi autorità non ebraica. Una razza
che coltiva un'istinto di vendetta portato al parossismo ed una volontà di
dominio che si conciliano con un'arroganza ed una mancanza di pudore, di
decenza e di moderazione che ne fanno la razza maledetta per eccellenza.

La boria e la sete di sangue ebraica con la quale lorsignori i figli
d'Israele si comportano oggigiorno nella Terra Santa occupata rappresentano
infine esattamente quale sia l'animo, l'essenza, di un popolo che - da secoli -
vive odiando, calpestando, deturpando ed insudiciando tutto ciò che di non
ebraico lo circonda. L'immagine, lo stereotipo, dell'ebreo errante di ieri uso
a destabilizzar nell'ombra, avvezzo all'intrigo e al malaffare, rivenditore di
stracci e affamatore di popoli grazie allo strumento dell'usura ed al suo ruolo
preponderante di strozzino legalizzato trova, in un certo qual modo, il suo
definitivo compimento nell'attuale, attualissima, figura dello sgherro sionista
di 'tsahal', nel colono armato che impone terroristicamente la propria legge,
nei dirigenti dell'enclave sionista che - dinanzi alla riprovazione
internazionale (vera o di 'facciata' che sia) per le tante, troppe, stragi
perpetrate impunemente, per il ricorso al terrorismo indiscriminato, per
l'abuso della forza e della violenza strumenti di morte che hanno ridotto in
schivitù un intero popolo e a malpartito i vicini Stati arabi - , stizzosi e
contrari a qualunque critica, a qualsiasi condanna, fanno 'spallucce', fingono
di non sapere o quando costretti inventano scuse menzognere, senza neanche
togliersi il disturbo di fingersi 'dispiaciuti' o quantomeno minimamente
'provati': è successo dopo Sabra e Chatila all'epoca in cui premier era
Menachem Begin, dopo la prima strage di Cana (1996) all'epoca in cui a dirigere
il regime d'occupazione sionista era il "nobel per la pace" ed attuale
Presidente dell'entità sionista Shimon Peres, dieci anni più tardi (2006)
quando nuovamente Cana - nel Libano meridionale - fu teatro di una nuova
inaudita strage di innocenti e alla guida dell'enclave ebraica in Palestina vi
era un certo Ehud Olmert e, pochi mesi fa, dopo l'aggressione contro la
striscia di Gaza del gennaio scorso, quando ad amministrare l'accampamento
sionista in Terra Santa vi era un certo Benjamin Nethaniyahu.

Cambiano i nomi, cambiano le facce: non cambia la politica criminale e
terroristica dei dirigenti sionisti. Non cambiano i metodi utilizzati dai
sionisti per estirpare il sentimento nazionale e disintegrare l'identità del
popolo palestinese, arabo-cristiano o arabo-musulmano che sia, che della Terra
Santa è il legittimo abitante e l'originario appartenente: perchè se da un lato
i palestinesi sono gli storici abitanti della Palestina (...eredi dei biblici
filistei...in arabo difatti palestinese si traduce come filistiyin...) è
altrettanto vero che siano anche i legittimi proprietari di quella terra. Una
terra troppo promessa parafrasando il titolo di un recente volume dell'amica
Antonella Ricciardi (4)
ed il biblico 'insegnamento' che, di generazione in generazione - dopo la
distruzione del Tempio di Gerusalemme (poi Aelia Capitolina) da parte della
Decima Legione romana inviata dall'imperatore Tito a pacificare la regione nel
70 d.C. con il conseguente esodo e cacciata degli ebrei dall'intera zona
diventata colonia romana - gli ebrei erranti tra le altre nazioni andavano
ripetendo auspicando un "ritorno" a Sion.

E il mito della "Terra promessa" è andato plasmandosi ed interiorizzandosi
nell'animo ebraico finendo per unirsi indissolubilmente con quell'altra
menzogna - partorita dalla propaganda sionista e promossa ad ogni piè sospinto
dinanzi ai Grandi dell'Europa da Theodore Herzl , fondatore del movimento e
autore del volume sullo "Stato Ebraico" (1896) - su "una terra senza popolo per
un popolo senza terra". Attorno a queste due parole d'ordine del Sionismo si
creano quelli che legittimamente Roger Garaudy ha definito come "i miti
fondatori della politica israeliana" (5) altrimenti assolutamente irrilevanti
quand'anche non decisamente demenziali.

La legittimità di una presenza ebraica in Palestina semplicemente non esiste
checchè ne dicano i tanti agit-prop ebrei e cripto-ebrei, mezzi ebrei e filo-
ebrei di ogni angolo del pianeta; qualunque siano le loro motivazioni e
qualsiasi pretesto essi portino a sostegno della tesi che quel territorio
storicamente appartenga alla tradizione ebraica. L'instaurazione di un
"homeland ebraica" - come venne definita dalla dichiarazione di lord Arthur
Balfour (1917) nella sua tristemente nota affermazione a nome del governo
britannico sulla 'legittima' aspirazione ebraica ad un "focolaio nazionale" in
Palestina - in Terra Santa appartiene assolutamente al regno delle fantasie
partorite dall'imperialismo dei democratici inventori di stati e nazioni che,
all'indomani del primo conflitto mondiale ed in barba ai diritti di
autodeterminazione nazionale rivendicati dai popoli che pure avevano sostenuto
lo sforzo dei vincitori, a Versaglia nel 1919 crearono i presupposti per lo
scatenamento di un secondo conflitto nel cuore del Vecchio Continente
'realizzando' , 'magicamente', la nascita di entità statali fittizie quali la
Cecoslovacchia, la Yugoslavia o smembrando imperi secolari (Austro-Ungarico,
Germanico e Ottomano) per lasciar spazio alle mire espansionistiche, alle
rivendicazioni contrapposte e ai diktat che, puntualmente, seguirono in Europa
come nel Vicino Oriente scatenando odii e volontà di vendetta tra i popoli.

E se l'alchimistica invenzione atlantico-democratica di entità nazionali nel
cuore del Vecchio Continente porterà alla seconda guerra mondiale in Terra
Santa l'instaurazione di un mandato britannico sulla Palestina, affidato a
emissari 'inglesi' del Sionismo, andrà a generare lo stato di caos e le
premesse naturali per la creazione - trent'anni dopo Balfour - dell'emporio
criminale sionista; parto 'lungo' dell'Imperialismo, obiettivo ultimo
dell'Internazionale Ebraica e atto finale del periodo coloniale che interesserà
i nazionalismi europei dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli anni Trenta
(sarà italiana l'ultima avventura in terra d'Africa con l'occupazione
dell'Abissinia).

L'esproprio della Palestina operato dai sionisti risulterà inoltre una truffa
concepita dalla Gran Bretagna contro i diritti inalienabili del popolo arabo,
sollevatori in armi contro l'impero ottomano, a dotarsi di un proprio Stato
comprendente tutti i territori della penisola arabica (dal Mediterraneo
all'oceano indiano quindi dalla Palestina-Libano-Siria fino alle sabbie
desertiche dell'Hejiaz saudita e dello Yemen).

Fino all'epoca immediatamente precedente lo scatenamento del primo conflitto
mondiale "il concetto stesso di nazione e di nazionalismo, estraneo nel mondo
musulmano, non ha, in particolare, cittadinanza in seno alla parte orientale
dell'impero ottomano, per definizione sovranazionale. Ma le comunità religiose
interne verranno percepite dall'esterno come potenziali gruppi nazionali, e
tale percezione verrà fatta propria dai diretti interessati, quando saranno
coinvolti in misura più o meno determinante nel progetto coloniale. In
Palestina non accade che una comunità si proclami rappresentante dello Stato-
nazione. E' dall'esterno che una minoranza ebraica, partecipe in quanto europea
del nuovo clima nazionalistico, si autodefinisce popolo e nazione. Di
conseguenza rivendica uno Stato sul territorio palestinese. con il consenso
delle potenze coloniali. E' a questo punto che entra in scena il sionismo che
teorizza la nascita di uno Stato ebraico. La storia del sionismo non fa parte
delle ideologie europee di fine Ottocento, non rientra in questo libro. Qui
basta segnalare alcuni punti. Da un lato gli interessi coloniali britannici
trovano nel sionismo lo strumento adatto per la loro realizzazione. Dall'altro,
gli elementi mitici cui abbiamo spesso fatto riferimento e la riscoperta
ottocentesca della Palestina spingono naturalmente in questa direzione. Così
Herzl, il fondatore del sionismo, può tranquillamente affermare che "la
Palestina è la nostra indimenticabile patria storica", quando presenta al
sultano 'Abd al-Hamid la richiesta di costituire uno Stato neutrale "in
rapporti costanti con l'Europa" in cambio del risanamento delle finanze
dell'impero ottomano. Naturalmente gli Arabi, i cui processi di indipendenza
seguivano altre vie, come vedremo a proposito delle loro posizioni durante la
prima guerra mondiale, furono quanto meno sprovveduti di fronte al progetto che
andava definendosi a loro danno. Eppure un'esplicita rivendicazione della
Palestina per fondarvi il proprio Stato non è neanche per i sionista cosa ovvia
e automatica. Terra di nessuno, certo, terra biblica, senza dubbio, ma ciò non
basta ad accreditare diritti che verranno avallati solo in un più globale
progetto coloniale. Il programma del primo Congresso sionista mondiale (Basilea
26-31 agosto 1897) afferma che "il sionismo si sforza di ottenere per il popolo
ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina". Per
raggiungere tale obiettivo si deve incoraggiare l'immigrazione ebraica in
Palestina, così come si deve rafforzare la coscienza ebraica individuale e
nazionale e lavorare all'unificazione di tutte le comunità ebraiche. Quando
questo focolare verrà annunciato nella dichiarazione di Balfour (1917) , in
piena ostilità bellica e con intenti precisi, nonostante la mancanza di
qualsivoglia validità giuridica del documento, si è ben più avanti di quanto i
sionisti si ponevano come aspirazione a Basilea. E' già chiara la decisione
inglese di non concedere agli Arabi lo Stato indipendente che si era loro
promesso in cambio del loro intervento contro l'impero ottomano. (...) Tutti
gli Arabi, e non solo i Palestinesi, chiamano il 1920 - anno in cui fu
stabilita la spartizione del Vicino Oriente tra Francia (mandato sul Libano e
la Siria) e Gran Bretagna (mandato sulla Palestina e l'Iraq) - l'anno della
catastrofe. Non solo le speranze di indipendenza venivano deluse, ma la
regione, fin dall'avvento dell'Islam unita, si trovò divisa secondo confini che
non corrispondevano nè alla realtà etnica, nè a quella religiosa, nè a quella
geoeconomica." (6)

I diritti inalienabili del nazionalismo arabo furono cancellati e sopraffatti
dalle potenze coloniali: Francia e Gran Bretagna si spartirono i 'resti' di ciò
che rimaneva dell'impero ottomano e la maggioranza dei territori della penisola
arabica lasciando una sorta di indipendenza alla sola Arabia Saudita peraltro
'capitalisticamente' controllata dalle compagnie petrolifere anglo-americane e
da sempre protettorato e feudo della plutocrazia internazionale.

A questa prima "catastrofe", dopo le rivolte palestinesi del 36-39 e il
secondo conflitto mondiale, dovette succedere la 'Nakba' con l'espropriazione
terroristica e la creazione in entità "statale" dell'accampamento sionista che,
nella primavera del 1948, venne proclamato unilateralmente da David Ben Gurion
causando l'immediata apertura delle ostilità ed il primo conflitto arabo-
israeliano.

Da quella primavera sono passati sessantun'anni e "Israele" viene attualmente
idolatrato a livello mondiale quale "unica democrazia del Medio Oriente" e
"baluardo della civiltà occidentale" contro il mondo arabo-islamico. Chiunque
provi a mettere in discussione o criticare l'operato dei dirigenti sionisti
viene immediatamente tacciato di "antisemitismo" (...formidabile arma di
ricatto utilizzata dall'Internazionale Ebraica per imporre le forche caudine e
i propri diktat a governi ed esecutivi nazionali, organismi internazionali e
istituzioni sovranazionali...). Definire come legittimamente, storicamente e
realisticamente si dovrebbe quale "stato razzista, esclusivista e xenofobo"
l'entità criminale ebraica porta immediatamente alla gogna 'mediatica' e
irrimediabilmente alla fine politica nonchè all'esclusione sociale della
vittima di turno.

Gli amministratori - politici o economisti che siano, religiosi o laici che
dichiarino di essere - della colonia europea (asservita da sessant'anni alle
logiche imperialistiche atlantiche e militarmente occupata dalle forze armate
statunitensi) sono supinamente docili pecorelle al servizio degli interessi di
Sion e brancolano nella paura e nella viltà dinanzi al potenziale ululato del
lupo sionista che, ad ogni piè sospinto, può sempre gridare all'"antisemitismo"
per imporre meglio i propri desiderata.
Il dogma, la favola, dell'olocausto ha sostituito nell'immaginario collettivo
i dogmi sacri e viene 'percepita' (o meglio imposta a forza attraverso
olocaustiche 'ricorrenze' e celebrazioni) dall'opinione pubblica quale ultima
indiscutibile 'verità' rimasta nella terra di nessuno della contemporaneità
post-modernista occidentale. L'ebreo, che si considera immagine divina per
eccellenza, sostituisce - con tutto il suo bagaglio di menzogne e falsità - la
Divinità: in Occidente potrete bestemmiare tranquillare Dio e tutti i Santi,
sputare e vomitare ogni sorta di blasfemia contro l'Onnipotente ma non
azzardatevi a toccare l'ebreo e l'Olocausto ...pena la scomunica a vita, la
demonizzazione perenne quand'anche non direttamente il carcere, la reclusione o
comunque una forma di morte fisica che vi renderebbe appestati in quanto
"antisemiti".

A livello massmediatico il controllo sionista è, soprattutto in Occidente,
totalizzante: al verbo ed alla propaganda sionista si inchinano ossequiosi
direttori di televisioni e giornali mentre all'interno delle redazioni, nelle
televisioni, soggetti giudei sono 'operanti' al fine di controllare la
'direzione' dei programmi e la pubblicazione di notizie e informazioni.
L'Europa già a stelle e strisce subisce silente e timorosa la lex judaica.
Altrove la situazione non è delle migliori. Anche nel mondo arabo -
sottoposto ai ricatti e alle vessatorie promesse creditizie delle istituzioni
mondialiste sovranazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ed
altre entità controllate dalla plutocrazia sionista) - ci si inchina dinanzi a
formule vuote di senso e prive di contenuti su ipotetici "accordi di pace" con
"Israele".

Non soddisfatti i sionisti continuano a lanciare ad ogni occasione possibile
i loro strali e allarmi sull'"antisemitismo" risorgente , specie quello di
'matrice islamica' quasi che, secondo la loro demenziale percezione della
realtà, il mondo arabo e islamico dovesse pure 'ringraziare' per la situazione
di sottomissione e schiavitù alla quale i kippizzati dalla stella di Davide
hanno ridotto i loro fratelli palestinesi.

Scrive il giudeo Joel Barromi: "Secondo il Corano i "popoli del libro" , e
cioè gli ebrei e i cristiani, portatori della Bibbia, dovevano essere tollerati
purchè restassero in uno stato giuridico inferiore, quello dei dhimmi. Il
Corano, contiene, inoltre espressioni chiaramente avversi agli ebrei, che
derivavano dal rifiuto delle tribù ebraiche della penisola arabica di accettare
la fede di Maometto. In pratica la vita degli ebrei nel mondo arabo conobbe
alti e bassi. Vi furono dure persecuzioni in certi paesi e in determinate
epoche, ma mai di carattere generalizzato. Il conflitto arabo-israeliano dette
all'ostilità o diffidenza tradizionali, nei riguardi degli ebrei, un carattere
politico. Manifestazioni antisemite sono oggi comuni nella stampa dei paesi
arabi. Ma non mancano pubblicazioni teoriche. Il regime di Gamal Abd el Nasser
in Egitto prese l'iniziativa in questo campo. Nel 1967 venne pubblicata al
Cairo un'edizione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, a cura del fratello
di Nasser, Shawky Abd el Nasser. La quarta conferenza dell'Università di El
Azhar che ebbe luogo al Cairo nel 1968, adottò una serie di principi teologici
anti-ebraici, compreso quello della guerra santa, Gihad, contro Israele. Anche
in Siria fiorì una letteratura antisemita di cui l'ultimo prodotto è il libro
"Azzima di Sion", scritto dal generale Mustafà Tlass, ministro della Difesa. Lo
scopo del libro, apparso nel 1983, è di dimostrare la fondatezza di un'accusa
di omicidio rituale che venne fatta a Damasco nel 1840 e che costò la vita a
molti ebrei. Vi sono anche paesi arabi che non si limitano a incoraggiare
pubblicazioni antisemite in arabo a fini interni, ma si occupano
sistematicamente della divulgazione dell'antisemitismo nel mondo. Si distingue
in ciò la Libia che, dall'arrivo al potere di Mohammar Gheddafi nel 1971, dà
aiuti finanziari e logistici a gruppi antisemiti di destra e di sinistra in
diversi paesi. (...) Il defunto re Feisal dell'Arabia Saudita soleva offrire a
tutti gli ospiti di riguardo provenienti dai Paesi occidentali una copia dei
"Protocolli". Nel febbraio del 1987 il tribunale di seconda istanza di Parigi
proibì la distribuzione di un'edizione dei Protocolli stampata in francese nel
Kuwait. Un altro centro di pubblicazione dei Protocolli e di altre opere
antisemite in varie lingue è un paese musulmano, la Malaysia. Recentemente
anche l'Iran è entrato in lizza. Una delle attività delle ambasciate iraniane a
Londra e a Basilea nel 1987 era la distribuzione dei Protocolli dei Savi
Anziani di Sion." (7)

Già mentre in Occidente...non si muove foglia che 'l giudeo non voglia.

Perchè , dulcis in fondo - i "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" sono così
fondamentali e spaventano tanto il Giudaismo internazionale a distanza di oltre
un secolo dalla loro comparsa e nonostante tutti i reiterati tentativi per
proibirne la pubblicazione nel cuore delle società occidentali?

La risposta a questa domanda la lasciamo all'Ultimo Signore degli Arii, al
Fuhrer dell'Ordine Nuovo nazionalsocialista ariano-germanico, ad Adolf Hitler
il quale - con assoluta lucidità di analisi - scriverà nel suo "Mein Kampf":
"Quando i Protocolli dei Savi Anziani di Sion" diventeranno patrimonio comune
di tutto il popolo, il pericolo ebraico potrà essere considerato scomparso!".

Noi , con il sommo Poeta Dante Alighieri, affermiamo e mettiamo in guardia:
"Uomini siate e non pecore matte si che di voi, tra voi, 'lgiudeo non rida!"


DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"


Note -

1 - Aa.Vv. - "Dossier Palestina - Nakba - L'espulsione dei palestinesi dalla
loro terra" - ediz. "Ripostes" - Salerno-Roma 1988;

2 - Giovanni Preziosi - articolo "Dieci punti fondamentali del problema
ebraico" - da "La Vita Italiana" del 15 Agosto 1937 dal volume "Come il
Giudaismo ha preparato la guerra" - ediz. "Tumminelli" - Roma 1939;

3 - H. De Vries De Heekelingen - "Israele - Il suo passato il suo avvenire" -
ediz. "Tumminelli" - Roma 1937;

4 - Antonella Ricciardi - "Palestina, una terra troppo promessa" - ediz.
"Controcorrente" - Napoli 2008;

5 - Roger Garaudy - "I miti fondatori della politica israeliana" - ediz.
"Graphos" - Genova 1996;

6 - Aa.Vv. - "La Palestina - Storia di una terra - L'età antica e cristiana -
L'Islam - Le questioni attuali" - editori Riuniti - Roma 1987;

7 - Joel Barromi - "L'antisemitismo moderno" - ediz. "Marietti" - Genova
1988;


 

02/10/2009


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