ALZO ZERO 2009

 

Poteri forti ci vogliono vaccinati


Maurizio Blondet -Effedieffe


Mamme italiane, siete debitamente angosciate per il vostro bambino a rischio d’influenza «letale»? State già affollando le guardie mediche? State già invocando ad alta voce il vaccino anti-influenzale, che – come vi dicono i media – non è in quantità sufficiente per tutti?

E’ esattamente la reazione che hanno pianificato per voi i poteri forti.

«La cosa migliore sarebbe di mettere in giro la voce di una scarsità (del vaccino), perchè la gente tende comprare di più (di qualunque cosa ci sia penuria)... La gente farà la fila per farsi fare l’iniezione antinfluenzale».

Questa frase è stata pronunciata nel corso di un simposio del Council on Foreign Relations, tenutosi a New York il 16 ottobre, i cui membri hanno discusso come indurre il pubblico a farsi somministrare il vaccini anti-H1N1, nonostante la resistenza che sta montando fra il pubblico e i medici.

Il Council on Foreign Relations (CFR) è la «cupola» dei poteri forti: fondato dalla famiglia Rockefeller nel 1917 come fondazione con lo scopo di suggerire ai governi americani la politica estera in senso mondialista e filo-capitalista, ha avuto una parte decisiva nel far entrare Roosevelt in guerra contro la Germania. Da allora ha dato ai governi americani molti importanti segretari di Stato o consiglieri di sicurezza nazionale (Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, membri del club), ha figliato le grandi organizzazioni semisegrete di banchieri e di imprenditori globalisti (il Bilderberg e la Trilateral) favorevoli alla globalizzazione e alla delega del potere politico ad organizzazioni sovrannazionali, e ultimamente – è solo un esempio – ha elaborato la teoria dello «Scontro di civiltà», inventata da un suo membro importante (Samuel Huntington) ed applicata dall’amministrazione Bush jr.

Il CFR è il più influente centro di studio geo-politici, e il laboratorio principale dei piani «internazionalisti» applicati dai governi americani negli ultimi 70 anni. Si occupa di politica estera e di economia mondiale; la sanità pubblica non è mai stato il tema delle sue attenzioni. Invece, oggi, il think-tank dei Rockefeller si preoccupa per la nostra salute; ha paura che non ci facciamo vaccinare, e vuol indurci a farlo.

Il simposio di New York si intitola Pandemic Influenza: Science, Economics, and Foreign Policy. Esso segue un «Rapporto al Presidente sulla preparazione per l’influenza H1N1nel 2009», che lo stesso CFR aveva inoltrato alla Casa Bianca il 24 agosto 2009 (così opera il CFR: con rapporti e consigli al presidente, cui il presidente, chiunque sia, non manca mai di obbedire).

Il simposio del 16 ottobre ha avuto lo scopo di fare una valutazione (assessment) delle misure prese dal governo, ma soprattutto di «incoraggiare un consenso sulle direttive dell’Amministrazione (Obama) riguardante la pandemia». Perchè il consenso manca: 60 americani su cento rifiutano il vaccino, sostenendo che non è stato testato ed è pericoloso.

Ad un certo punto, mentre l’eletta riunione di docenti medici e di miliardari discuteva se rendere obbligatoria la vaccinazione per sanitari e scolari, uno di loro ha pronunciato la frase di cui sopra: per indurre il pubblico a correre spontaneamente a farsi vaccinare, creiamo la falsa impressione che il vaccino sia scarso, che non ce ne sia abbastanza per tutti.

Questi signori sanno come manipolare le folle, per loro è ormai una scienza esatta: dite che lo zucchero è scarso, e la gente correrà a svuotare i banchi dei supermercati. Fate sapere che è scarso il vaccino, e faranno la fila per vaccinarsi.

Chi è il personaggio che ha pronunciato questa frase?

E’ il professor Lone Simonsen (forse qualcuno ne sa indovinare l’etnia?), luminare della epidemiologia e direttore di ricerca del Department of Global Health alla Washington University.

Che cos’è il Department of Global Health?

E’ uno dei bracci operativi della Global Health Foundation, la fondazione «caritativa» creata da Bill Gates (di Microsoft) a cui Gates ha assegnato un buon numero dei suoi miliardi. Infatti al simposio, oltre a Simonsen, era presente John Lange, capintesta del «Global Health Program» della «Bill and Melinda Gates Foundation». Altro influente personaggio presente era Robert Rubin, ex-segretario al Tesoro ed ex Goldman Sachs, ora presidente del CFR. Rubin, al Tesoro sotto Clinton, si oppose con successo alla regolamentazione dei derivati finanziari; oggi è tanto preoccupato per la nostra salute, e vuole che prendiamo le medicine.

C’erano anche giornalisti selezionati della stampa più o meno scientifica, essenziali per creare il «consensus». Fra essi uno del Financial Times, a nome Andrew Jack, il quale se l’è presa con i blog che sulla Rete diffondono sospetti sul vaccino.

«Sappiamo tutti – ha detto – che il movimento anti-vaccinazione sta vincendo su internet e su media come quelli di Fox News, causando una diminuzione nella somministrazione dei vaccini. E’ una poco santa alleanza fra ultra-sinistra ed ultra-destra, che lavorano insieme come nel patto Hitler-Stalin».

Un sobrio paragone: ma indica che il Council on Foreign Relations è di nuovo sceso in guerra, come ai bei tempi del 1939. Stavolta, contro coloro che mettono in guardia contro i vaccini: saranno trattati come Ribbentrop e Molotov, come fascisti antisemiti e negazionisti dell’olocausto.

«Gente pazza», ha continuato furente il giornalista del Financial Times (anche il Financial Times si preoccupa che restiamo sani), ed ha suggerito che il CFR faccia passare il messaggio che «c’è più mercurio in un panino al tonno che nel vaccino anti-influenzale».

Difatti la gente in America è allarmata dall’additivo al mercurio (timerosal) aggiunto ai vaccini come conservante, e ampiamente sospettato di provocare l’autismo nei bambini.

La registrazione del dibattito nel simposio CFR si può trovare qui: http://www.cfr.org/publication/20439/pandemic_influenza.html

Il Council on Foreign Relations, oltre che suggeritore di politica estera al presidente, è anche un think-tank impegnato nella riduzione delle nascite: auspica lo sfoltimento della popolazione mondiale. Perchè dunque vuole assolutamente che gli infettati dalla pandemia suina si salvino? Non dovrebbe considerare l’influenza un’alleata della auspicato sfoltimento demografico? O forse ritiene che la vaccinazione di massa sia un miglior alleato: ma perchè?

La cosa comincia davvero a farsi seria. Anche perchè non è solo il CFR a preoccuparsi di come la popolazione reagisce alla pandemia. Anche la IBM si è preoccupata, e per tempo. La IBM dei computer, di colpo ha avuto una preoccupazione sanitaria. In un documento riservato distribuito ai suoi dirigenti nel 2006 – notate, nel 2006 – la IBM profetizza: c’è «il cento per cento di possibilità che una pandemia si sviluppi nei prossimi cinque anni», e dispone con largo anticipo le misure operative, comprese le quarantene, da assumere quando la pandemia verrà dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: essenzialmente, su come mantenere la propria forza di vendita attiva anche se viene dichiarata l’emergenza globale. Dall’insieme del documento riservato, sembra quasi che la pandemia sia «pianificata», nel quadro di una collusione internazionale tra multinazionali ed entità sovrannazionali. Il che è proccupante, se si ricorda che negli anni ‘30 e ‘40 fu la IBM ad organizzare per Hitler il sistema di identificazione, selezione e schedatura degli ebrei: una complessa operazione di incrocio di dati, che la IBM mise in piedi per il Terzo Reich con la meccanografia a schede perforate, e che continuò a gestire per Hitler anche durante la seconda guerra mondiale, mentre l’America, su impulso del Council on Foreign Relations, era entrata nel conflitto contro la dittatura per la «democrazia» (Una breve documentazione di questa collaborazione si può trovare qui: http://www.ibmandtheholocaust.com/ ).

Questa pandemia influenzale, così sapientemente agitata per creare il panico, e a cui sono così attente le centrali del capitalismo imperiale americano, comincia veramente a puzzare. Che cosa c’è dentro quei vaccini? Quale ingrediente il CFR è così interessato a inocularci?

Qui sotto riproduciamo il documento segreto IBM diramato nel 2006:

 

 

 

 

 

 

 


Naturale che la mente corra ad un’altra multinazionale, la Baxter, grande produttrice del vaccino anti-suina. La Baxter che un anno fa mandò a vari laboratori nell’Est Europa un vaccino dell’influenza stagionale che conteneva però anche il virus vivo dell’influenza aviaria: un «errore umano», si scusò la ditta, impunita. La stessa Baxter, anni prima, aveva venduto estratti di sangue da trasfusione infettati con virus HIV (centinaia di emofiliaci morirono, molti dopo aver infettato con l’AIDS le loro mogli, ma la ditta restò ancora impunita).

Ora la Baxter ha rilevato vari laboratori scientifici all’Est. E proprio in Ucraina si è sviluppata questa malattia pandemica che miete vittime, che forse è influenza e forse no. Strano: fino al 30 ottobre, l’Ucraina aveva riportato ufficialmente solo due casi di influenza suina, e non una sola vittima. In pochi giorni, la nuova epidemia, con sintomi imponenti e spaventosi. E 81 morti in due giorni.

Ora, l’Ucraina ha 46 milioni di abitanti, il mondo ne ha 6,7 miliardi: la possibilità statistica che un’epidemia sorga in Ucraina è dunque dello 0,69%. Magari la presenza di un laboratorio Baxter può far aumentare le chances?

Sui sintomi di quasta febbre ucraina, ci atteniamo a quel che dice il giornale locale «ZIK», (http://zik.com.ua/en/news/2009/10/29/202374) a proposito dei morti della provincia di Ivano-Frankvisk, dove la malattia è apparsa per prima:

«Tutti i sei giovani morti avevano sintomi di grave polmonite emorragica. La malattia inizia surrettiziamente, con temperature sui 37.2 - 37.3 gradi, tosse sottile e indolenzimento alle giunture. Al secondo o terzo giorno si siluppa catarro nasale. L’autopsia ha rivelato che i polmoni erano pieni di sangue come spugne».

Una polmonite emorragica con così imponente edema non si ricorda, a memoria d’uomo, come effetto di un’influenza. O invece sì?

Sì. Paiono i sintomi della spagnola, come vengono riportati in una memoria dell’archivio storico della Marina USA (http://www.history.navy.mil/library/online/influenza%20phil%201918.htm ):

«L’influenza del 1918 non fu la solita influenza a cui eravamo abituati. Fu un orrore che rendeva le vittime bluastre e poi le soffocava nei loro fluidi corporei. La massima mortalità si verificò tra i 15-40enni, la classe al meglio dello stato fisico. Le vittime stavano bene, e un minuto dopo erano deliranti di febbre. La temperatira saliva, la pelle diventava blu per mancanza di ossigeno. Una polmonite massiccia attaccava i polmoni riempiendoli di fluido sangugno, sangue usciva a fiotti dal naso. La morte era rapida, selvaggia, terrificante».

Ebbene: nell’ottobre 2005, fu annunciato che l’Armed Forces Institute of Pathology insiema alla Mount Sinai School of Medicine era riuscito a riportare in vita il virus della Spagnola, ricavato da un cadavere riesumato dal permafrost dell’Alaska perfettamente conservato; e che il virus aveva potuto essere ricostruito nella giusta sequenza, e se ne era compreso il meccanismo letale iniettandolo in scimmie: esso provocava una «reazione eccessiva del sistema immunitario». Il che, dissero i ricercatori, spiega «come mai la Spagnola colpiva più crudelmente i più giovani e più sani che, avendo un sistema immunitario più forte, avevano una più forte super-reazione».

Sembra proprio che ci siano riusciti, lorsignori, a replicarla. Proprio come prevedeva nel 2006, nel suo documento segreto, IBM.

Il tutto è sul Washington Post: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/10/09/AR2005100900932.html 

Utile anche la lettura di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/1918_flu_pandemic 

13/11/2009


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