ALZO ZERO 2009


 

Povertà alimentare: il sud è il più colpito

 

Secondo i risultati dell’indagine “La povertà alimentare in Italia”, realizzata dalla Fondazione per la sussidiarietà e curata da Luigi Campiglio, pro rettore della Cattolica, e Giancarlo Rovati, docente di sociologia nella stessa università, presentata giovedì scorso a Roma, alla presenza del ministro Scajola e del presidente del Senato, Renato Schifani, tre milioni di persone mangiano spendendo solo 155 euro al mese. Tale ricerca precede la costituzione di un Osservatorio permanente sulla povertà alimentare in Italia e che per la prima volta incrocia criteri quantitativi e qualitativi per fornire un quadro esatto dell’indigenza nel Belpaese, sulla scorta dell’esperienza e dei dati forniti dalla rete della Fondazione Banco Alimentare (che raggiunge attraverso oltre 8mila enti circa 1,5 milioni di persone in difficoltà).

Secondo i ricercatori la “soglia di povertà alimentare” sotto la quale una famiglia deve essere considerata indigente è pari a 222,29 euro al mese per l’acquisto di cibo e bevande (tale cifra è stata comunque riproporzionata per ciascuna regione, tendendo conto del locale potere d’acquisto). Ed è questa la somma che ha a disposizione per nutrirsi il 4,4% delle famiglie residenti in Italia. Ovvero un milione e 50mila famiglia, vale a dire circa 3 milioni di persone, appartenenti a tutte le fasce d’età ( i dati sono riferiti al 2007 e quindi potrebbero peggiorare, vista la crisi del 2009). Eloquenti anche i dati relativi al dettaglio regionale: l’indigenza colpisce maggiormente le regioni economicamente meno sviluppate del Mezzogiorno, come la Sicilia (61-70 assistiti dal Banco alimentare per mille residenti), la Calabria (46-59) o la Campania (45-56), ma anche del Centro, come l’Umbria (28-32) o, infine, del Nord, come la Liguria (33-42 ogni mille residenti), seppure con minore intensità. La Lombardia e il Veneto sono caratterizzate da una minore incidenza della povertà (circa 11-21 assistiti).

 Le famiglie alimentarmente povere possono contare su una spesa media equivalente di 155 euro al mese (cioè nemmeno 39 euro la settimana), a fronte di dei circa 525 euro impiegati per la stessa ragione dalle famiglie non povere: la differenza è di ben 370 euro. Il divario risulta particolarmente accentuato per alcuni generi alimentari (bevande, oli e grassi, pesce e gelati, dolciumi e drogheria):  è invece meno sensibile per i farinacei. Il problema riguarda in modo più drammatico bambini e giovani, anziani e persone sole (ad esempio i separati). Come si poteva prevedere, molto colpite le famiglie numerose (se i nuclei hanno cinque componenti e più, sono poveri alimentarmente nel 10,4% dei casi).

Diversi gli eventi che causano la caduta nella povertà: per il 30% dei casi si tratta di problemi di salute o disabilità; per il 59% la perdita o la mancanza di occupazione; e per il 15% la morte di un familiare o una separazione. Come pure è chiaro il rapporto fra povertà alimentare e istruzione: il 33,8% degli indigenti alimentari ha solamente la licenza media; il 23,9% quella elementare. Sono più a rischio, quindi, le persone senza alcun titolo di studio.

E voi pensate ancora che di fronte a tali dati, ci freghi qualcosa delle ridicole vicende sul lodo Alfano e sugli scontri tra i diversi Poteri che hanno occupato negli ultimi decenni l’amministrazione pubblica? A noi interessa molto di più sapere cosa pensa di fare il governo per aiutare le sempre più numerose famiglie italiane che cadono nella povertà. Che poi tale aiuto arrivi da Berlusconi o da Franceschini è assolutamente irrilevante, l’importante è che qualcuno si sbrighi ad intervenire per risolvere i problemi causati dalla loro crisi economica.

 

italiasociale

 

13/12/2009


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