NOTIZIE 2009

 

A proposito di testamento biologico e della tacita “eterocoazione cattolica”

Il diritto e “la padronanza di me stesso”

Carmelo R. Viola

L’Italia vanta nomea di “patria del diritto”, pensando soprattutto alla “proprietà privata” (che i romani esercitavano anche sugli schiavi – “cose umane”) e molto meno alle spettanze naturali della persona, come ci provano le lunghe e contrastate lotte per il divorzio civile e per l’aborto controllato e l’opposizione alle coppie di fatto, all’omosessualità, alla ricerca sulle cellule staminali e all’eutanasia.
Si deve alla Rivoluzione Francese del 1789 il trinomio “libertà-fratellanza-uguaglianza”, che ci suggerisce come il diritto si chiami libertà e come questa possa essere realizzata correttamente solo in stretta connessione con l’uguaglianza e la fratellanza con una rigorosità per l’appunto algebrica. Ma potenti e demagoghi hanno sfruttato la parola libertà per continuare ad esercitare il potere sugli uomini oltre che sulle cose. Hanno estrapolato tale parola lasciando da parte l’uguaglianza e la fraternità. E’ nato così il liberalesimo. Se assunto come propedeutica ai cosiddetti “diritti civili”, sarebbe potuto essere il “padre del socialismo”, ma sottratto al rapporto interattivo e complementare con gli altri due fattori, si è risolto nella cosiddetta “libertà economica”, che è libertà di sfruttare il proprio simile per il maggiore accumulo di cose e quindi di ricchezza, insomma nella trasmutazione antropica della primitiva predazione. Su questa era già stato costruito il capitalismo, che diventerà via via l’attuale liberismo: dell’aurea e insuperabile trilogia francese del 1789, del tutto snaturata, è rimasta un’espressione retorica, su cui, se possibile, ridere con riferimento all’utopismo romantico.
Ma la biologia ci dirà che il diritto è una scoperta della scienza naturale e che il trinomio francese, cònsono appunto all’organicità biologica, è esatto: viene riletto, interpretato ed aggiornato come base imprescindibile della società assimilata ad un vero organismo vivente sui generis. L’uomo ha diritto all’alimentazione perché ha bisogno d’ingerire sostanze energetiche per “esistere” e realizzarsi. Pertanto, il bisogno è il padre del diritto. Perfino il mio cane ha diritto di mangiare, perché ha fame, non perché glielo consenta io!
A questo punto, avremmo tutti gli elementi per costruire un impianto giuridico quasi perfetto riportando il concetto di libertà nel felicissimo contesto interattivo del 1789. Ma, oltre a mancare di sovranità monetaria e nazionale, l’Italia manca di vera “sovranità legislativa” essendo anche “patria del cattolicesimo” (il cristianesimo è nato altrove!), il quale è caratterizzato da una volontà patologica di dominare l’uomo dalla culla alla tomba. Tale volontà si chiama “eterocoazione” ed è il filo conduttore di diciassette secoli di multiforme violenza neopagana, per l’appunto coattiva, che ha inizio con la catechesi del bambino, di cui sequestra preventivamente la ragione, tocca il picco nelle mostruosità dell’Inquisizione e perdura nella petulante ingerenza nella vita civile del popolo che lo ospita.
Il nostro potere legislativo, che dovrebbe essere indipendente per definizione, agisce sotto il peso plumbeo dell’eterocoazione cattolica esercitata in termini di “delegazione divina” e di una pretesa “coscienza etica”, il tutto destituito di ogni fondamento storico, logico e scientifico e quindi di competenza non politica ma psichiatrica.
Finché non si ha la capacità di riconoscere questa realtà ed il coraggio di denunciarla, si brancola nel vuoto e si mena il can per l’aia. Ci troviamo di fronte alla situazione assurda in cui delle due facce della libertà si dà ampio spazio alla parte nociva (“economica”) di quella rivolta verso gli altri, che dà esiti funesti (dalla povertà alla guerra al possibile disastro della civiltà, della natura e della specie) mentre non se ne dà quasi nessuna alla libertà socialmente innocua che il soggetto rivolge verso sé stesso. E’ la padronanza di sé che ci appartiene come la solitudine con noi stessi, e di cui nessuno dovrebbe poterci privare. Io rivendico il diritto di fare di me ciò che voglio al limite del danno altrui, e di essere padrone della mia vita.
C’è solo una libertà di sé che, può danneggiare altri sul piano affettivo. Ma è inevitabile. E’ quella del suicidio, assistito o meno, di cui io rivendico il diritto pieno e indiscutibile. Che è poi anche quello all’eutanasia: il diritto di finire di soffrire per un’attesa senza speranza. Nessun apriorismo metafisico, pseudoetico, tanto meno religioso o teocratico (“perché Dio lo vuole”) od autocratico può privarmi di questa padronanza di me stesso.
Il testamento biologico, in discussione presso il Parlamento italiano, sarà naturalmente legittimo – e giuridicamente corretto – solo se conterrà la volontà ineccepibile dell’autore, il quale possa chiedere non solo la fine del cosiddetto accanimento terapeutico ma perfino l’aiuto medico per una fine degna di una persona, dotata del diritto di decidere di sé stessa. La vita non ci è data da nessun Dio e non significa nulla aspettare che un Dio ce la tolga, la vita essendo una vicenda dell’eterno panta rei biologico della Vita universale. Resta ovvio che ci crede, possa decidere diversamente. Diceva Schopenhauer, riferendosi ad un creatore personale: “Se un dio ha creato questo mondo, non vorrei essere io perché la miseria umana mi spezzerebbe il cuore”. Per avere citato quest’aforisma aureo del grande pessimista, in un articolo sul settimanale romano “Umanità Nova”, poco più che ventenne, nei primi anni Cinquanta, venni processato per vilipendio alla religione di Stato, dietro denuncia dell’Azione Cattolica dell’epoca!
Oggi intendo dire che nessuna barba di papa o di teologo o di servo della sètta romana può minimamente confutare il mio diritto a disporre di me stesso secondo la mia coscienza o convenienza. La difficoltà di varare una legge estremamente semplice alla luce del vero diritto, dimostra come il nostro Stato, succube dell’imperialismo USA e suddito della Chiesa cattolica, non essendo padrone di sé stesso, non è in grado di far valere la propria laicità e di rispettare l’autopadronanza della persona umana.

16/03/2009


pagina di alzo zero

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