NOTIZIE 2008



L'ALBA DELLA CONSAPEVOLEZZA - LA RIVOLUZIONE ISLAMICA IRANIANA CONTRO L'OPPRESSIONE IMPERIALISTA E L'USURPAZIONE SIONISTA DELLA PALESTINA

Italiasociale

("Israele" è il nemico dell'umanità, è il nemico dell'uomo. E' "Israele" la causa dei contrasti che sorgono ogni giorno. E' "Israele" che sottomette i nostri fratelli del Libano meridionale a duri scontri. "Israele" dovrebbe essere messo in guardia: il suo padrone e protettore ha perso ogni credibilità nel mondo e quindi è megli si faccia da parte, rinunci quindi alle sue mire sull'Iran e su tutti i paesi musulmani e ritiri i suoi agenti da quelle contrade")

(Imam Sayyed Ruhollah al Musavi al Khomeini)




L'undici novembre 1978 , giorno dell'Asciurà sciita nel quale viene ricordato e celebrato il martirio dell'Imam al Hussein (a.s.), venti milioni di iraniani si riversarono nelle strade, nelle piazze, davanti ai palazzi del potere di tutto l'impero persiano per ricordare la tragedia di Karbala - motivo ispiratore della Rivoluzione e perenne monito contro gli oppressori e gli affamatori dell'umanità - sfilando in lunghe processioni e cortei al grido "Allah u'akbar!" (Dio è il più grande). I palazzi del potere della capitale Teheran tremarono di fronte a questo slogan gridato ad una sola voce da un intero popolo , ripetuto da milioni di persone, issato su cartelli e manifesti improvvisati da una moltitudine che testimoniava a questo modo il proprio appoggio alla rivoluzione islamica diretta dall'Ayatollah Sayyed Ruhollah al Musavi al Khomeini presto diventato "l'Imam" (la Guida) di una delle più straordinarie rivoluzioni di popolo che la storia del XXmo secolo e di tutti i secoli ricordi.

Una rivoluzione islamica non si era mai vista fino ad allora: alcuni timidi tentativi di unire l'Islam ad altre ideologie secolari erano stati avanzati, con alterne fortune, da altri statisti e leader politici soprattutto nel mondo arabo dove prima Gamal Nasser in Egitto e successivamente i nazionalisti del Ba'ath in Siria ed Iraq ed il colonnello Muhammar Gheddafi in Libia avevano provato a coniugare la religione dei padri, sfruttandone la valenza politica, per porla al servizio delle ideologie colonialiste importante dall'Europa dell'Est (il socialismo marxista) o dell'Ovest (il nazionalismo). Tra questi tentativi sicuramente il più vicino a raggiungere un equilibrio tra sfera laica e religiosa, tra potere temporale e spirituale era stato probabilmente il leader libico che, preso il potere a Tripoli nel 1969 con un colpo di stato, aveva inteso dare una forma costituzionale alle sue teorie pubblicate nella seconda metà degli anni settanta nei tre volumi de "Il Libro Verde".

La Rivoluzione Islamica iraniana fu qualcosa di completamente diverso per modalità e per cultura religiosa e nazionale del popolo iraniano: una rivolta estesa a tutte le classi sociali (esclusa probabilmente quella porzione di aristocratici legati a doppia mandata al trono del pavone di Reza Pahlevi, lo shahinshah che si era proclamato solennemente "re dei re", indegno erede delle grandi dinastie persiane di Ciro il Grande e Dario) che utilizzava la moderna tecnologia e i sistemi di comunicazione di massa per diffondere i propri proclami ed incitare alla lotta gli insorti (con la diffusione radiofonica e clandestina dei discorsi incisi su audiocassette dell'Imam Khomeini che circolavano nelle moschee, nelle abitazioni, nei locali di ritrovo delle organizzazioni rivoluzionarie) per tornare ad un passato nel quale , al nazionalismo 'farsi' , si univa la spiritualità sciita repressa e duramente colpita dall'azione laicizzante e "modernizzatrice" in senso "yankee" dell'imperatore sempre più burattino nelle mani di Washington e preda di autentici deliri da onnipotenza.

In quello storico giorno di novembre la voce di protesta del popolo iraniano - soffocata nel sangue dai mazzieri della Savak , autentici squadroni della morte sul modello di quanto gli americani avevano creato e istituito nell'America Latina e al servizio permanente ed effettivo della casta di intoccabili al potere che favoriva clientelismi, corruzione, spaccio di sostanze stupefacenti (ne fu coinvolta direttamente la sorella dello Shah) che nella persona dello shah Reza Pahlevi trovava il suo asse portante (una figura mediocre che aveva ereditato l'impero di Persia dal padre Reza Khan militare di carriera di tendenze filo-tedesche schieratosi con l'Asse durante la seconda guerra mondiale) e il baricentro di qualunque traffico illecito favorito, finanziato e sostenuto dal Grande Satana a stelle e striscie al quale aveva votato l'anima inserendo il paese , fin dall'immediato secondo dopoguerra mondiale, in una serie di alleanze regionali assieme a Iraq e Turchia che doveva rendere l'Iran il gendarme regionale del Vicino Oriente degli interessi e delle strategie di Washington - travalicò i confini nazionali e destò dopo molti anni di sopprusi e violenze il lungo sonno degli oppressi (i mustadhafin) sciiti.

Il ricordo di Karbala, il mito di Karbala - realtà viva nell'animo e nello spirito di milioni di iraniani - era vivo e si risvegliava più possente che mai per destare i diseredati e la popolazione dell'Iran vittima delle nuove forme di colonialismo e della tirannia facendo tremare gli oppressori di ogni latitudine e longitudine: la Rivoluzione Islamica iraniana iniziava la sua marcia per l'edificazione di uno Stato più giusto e la creazione di un centro rivoluzionario permanente che avrebbe inciso , con le sue decisioni politiche e la sua influenza religiosa, sui destini del Vicino Oriente nei successivi trent'anni.

I colonialisti occidentali che per tanti anni avevano tenuto i popoli dell'Oriente sotto il loro tallone - sottomettendo le volontà e le aspirazioni di interi popoli e lasciando milioni di individui nell'ignoranza e nell'indigenza più dure , rapinando le loro ricchezze per ingrassare le multinazionali del petrolio e l'economia del mondo autoproclamatosi unico detentore di una forma di nuova "civilizzazione" (quella moderna tecnologica e scientifica, capitalistica e consumista, incarnata dall'American way of life e dalla superpotenza d'oltreoceano uscita trionfante dal secondo conflitto mondiale dopo aver distrutto e diviso, depredato e umiliato i popoli europei) - non riuscirono a comprendere questa nuova ondata rivoluzionaria che nel breve volgere di pochi mesi avrebbe contagiato l'intero mondo islamico dal Marocco alla Cina riflettendo un'etat d'esprit atteso da milioni di musulmani dopo le clamorose sconfitte del pan-arabismo di nasseriana memoria, la debacle militare subita dagli eserciti d'Egitto, Siria e Giordania nel 67 con la conquista sionista di Gerusalemme (al Qods = la Santa) e l'apparente trionfo negli anni settanta del mondo bipolare , diviso, schiacciato, sottoposto ai diktat del condominio planetario USA/URSS sancito ufficialmente con i Trattati di Helsinky del 1977.

La vittoria della Rivoluzione Islamica sarà l'"alba della consapevolezza" per il popolo iraniano e il frutto della lotta iniziata nel lontano giugno 1963 dall'Imam Khomeini e dal clero sciita, culminata con la sconfitta ed il crollo del regime oppressore dei Pahlevi e la cacciata del tiranno.

La resistenza del popolo iraniano contro la tirannia dell'imperatore , servo di Washington e alleato di Tel Aviv, unico capo di stato del mondo islamico ad aver sancito un trattato d'alleanza militare con l'emporio criminale sionista occupante la Terrasanta e sostenuto a livello finanziario e militare dalle ingenti forniture di mezzi militari d'avanguardia provenienti dagli arsenali americani e con l'assistenza dei tecnici dell'intelligence Usa (la Cia sarà operativa in Iran fin dall'immediato dopoguerra mondiale) e di quella israeliana (Mossad e Savak, la polizia segreta dello shah, coopereranno attivamente in funzione "anticomunista" e l'Iran rappresenterà l'asse portante , per molti decenni, del sistema di alleanze voluto da Washington nella regione per frenare l'espansionismo sovietico e il ruolo dei partiti comunisti , al servizio di Mosca, che aspiravano a rovesciare la monarchia).

La Rivoluzione Islamica sarà anti-imperialista sia verso Est che verso Ovest, rifiutando tanto il capitalismo occidentale rappresentato dagli Stati Uniti quanto il modello socialista sovietico incarnato dall'URSS, e anti-sionista. Questa potente rivoluzione che abbatterà uno dei più dispotici regimi creati dagli americani a salvaguardia dei propri interessi e di quelli degli affamatori della terra (le lobbie's del petrolio e quelle della finanza che investiranno pesantemente durante tutti gli anni cinquanta e sessanta nel progetto di riforma sociale , definito "rivoluzione bianca", varato dallo shah a metà anni sessanta) non aveva però il solo obiettivo di distruggere il "leviatano" imperialista rappresentato dal regime dei Pahlevi. La Rivoluzione si basava sull'ideologia islamica, sui principii dell'Islam shi'ita e sugli insegnamenti del Sacro Corano. L'Islam , religione di pace e di fratellanza universali, esorta gli uomini a seguire e ad agire con saggezza e sulla retta strada , a non covare risentimenti e vendette e ricercare la verità. Ma questi comandi di praticare il perdono e l'indulgenze sono riferiti alla società islamica: mentre il Corano invita alla tolleranza nei rapporti tra i propri fratelli di fede e nei confronti degli umili ed oppressi di qualunque religione è altrettanto duro e determinato quando si tratta di confrontarsi con i nemici della dignità umana, oppressori, usurpatori, predatori delle ricchezze dei popoli.

E' considerando attentamente queste premesse che il significato assunto dalla Rivoluzione Islamica iraniana è assai profondo: essa si leva , in tutto il suo fragore e con tutta la sua potenza, contro i nemici della pace e della stabilità mondiale, contro gli affamatori del pianeta, contro chiunque eserciti la tirannia e l'oppressione, contro invasori e occupanti stranieri. Il capitalismo occidentale, il marxismo orientale, il materialismo ateo dei paesi del blocco comunista dell'est come quello laico del blocco consumista dell'ovest sono sistemi agli antipodi della concezione islamica perchè ognuno di essi, assumendo diverse forme ma non diversi per essenza, tende a ridurre l'individuo, l'essere umano, in schiavitù mediante assuefazione, coercizione, obnubilamento, massificazione, oppressione e distruggendone i valori spirituali e nazionali.

Il Corano invita coloro che sono oppressi ad abbattere ogni forma di tirannia e contrastare qualunque soppruso spezzando le catene della schiavitù. Caratteristica delle società materialiste sarà la divisione classista rifiutata dal sistema e dalla visione del mondo islamici: così come nell'Iran pre-rivoluzionario la società era sottomessa e un numero limitato di individui avevano accesso ai servizi e al benessere (dilapidando le ricchezze nazionali tra sfarzi e ozi, nel jet-set internazionale e nella mondanità di cui si bearono lo shah e la di lui consorte Farah Dibah per decenni) il Sacro Corano invita all'edificazione di una società più equa, alla ripartizione delle ricchezze, all'uguaglianza sociale (non in senso marxista) e ad una reale solidarietà tra tutti i componenti della comunità nazionale.

In Iran al tempo dello shah erano perfettamente presente le principali caratteristiche della società consumista occidentale unite al dispotismo e all'oppressione militari tipici dei regimi dittatoriali delle società del 'socialismo reale' dell'Europa orientale. Milioni di iraniani versavano nella più completa indigenza: povertà , malattie, ignoranza e umiliazioni erano inferte senza pietà alle classi più deboli dagli sgherri del regime che assicuravano con la violenza la stabilità del trono. La resistenza del popolo iraniano contro questa dinastia perversa e prevaricatrice dimostrò che il regime Pahlevi non era nient'altro che un docile strumento nelle mani dei colonialisti e schiavisti a stelle e strisce.

Le tappe della Rivoluzione Islamica, che dagli avvenimenti di Qom nel 1963 arriveranno fino al gennaio 1979 quando il tiranno abbandonò il paese che avrebbe salutato trionfante il rientro in patria dell'Imam Khomeini, dimostreranno sempre una lucida volontà dei rivoluzionari ed una determinazione instancabile degli insorti per abbattere quest'autentico leviatano al di là delle loro stesse vite andando oltre qualsiasi previsione fino ad allora elaborata dai vari centri studi strategici internazionali. Il crollo del regime dei Pahlevi fu rapido e inaspettato, la Rivoluzione colse impreparati larghi settori della politica mondiale e molti uomini di cultura occidentali , tra questi gran parte della cosiddetta "intellighenzia" di 'sinistra' , che non compresero - nè ne avevano gli strumenti - l'essenza reale del movimento rivoluzionario islamico iraniano.

Mentre una parte della sinistra europea - accecata dalle utopie rivoluzionarie guevariste e viet-cong e illusasi con le false ribellioni sessantottine funzionali al rafforzamento delle democrazie borghesi - incomincerà ad idolatrare l'Imam Khomeini e sostenere i rivoluzionari islamici (senza comprendere assolutamente niente di questa "rivoluzione conservatrice" in vesti islamiche che caratterizzerà l'azione rettificatrice dell'Imam e dei vertici del clero sciita fin dai primi mesi del 79) le potenze mondiali che fino ad allora si spartivano e dividevano i destini planetari si interrogavano su quale sarebbe stata la nuova politica dell'Iran post-imperiale, sulla figura di questo anziano religioso che osava sfidare il mondo in nome di Allah l'Onnipotente riportando , apparentemente, indietro gli orologi della storia di un popolo di quasi 40 milioni di individui che - in un trentennio - avrebbe superato le 70 milioni di unità.

Un Islam che sarà politico - secondo l'Imam - perchè altrimenti non sarà mai "Islam". Un Islam che è religione di lotta e di sacrificio contro l'oppressione e la tirannia. L'Islam sciita entrerà , con la vittoria delle forze rivoluzionarie a Teheran nel febbraio 79 e la costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran, con tutta la sua forza e il suo carico di saggezza, con la sua dottrina e la sua filosofia ma anche con rabbia e determinazione, sul palcoscenico della storia mondiale per sfidare sia il sistema bipolare presente che il neocolonialismo razzista e sciovinista israeliano avversato fin dai primi anni di studi a Qom dall'Ayatollah come uno dei più dispotici e iniqui regimi della terra.

"La proclamazione della giornata di Qods interessa non solo questa città ma tutto il mondo. - sosterrà nel messaggio rivolto al popolo musulmano dell'Iran nel 1979 l'Imam Khomeini - E' il giorno della lotta dei diseredati contro i potenti; della lotta dei popoli oppressi dall'America e da altri despoti contro le superpotenze. E' il giorno in cui i diseredati devono mobilitarsi contro i potenti al fine di umiliarli. E' il giorno in cui i fedeli si distinguono dagli ipocriti. I fedeli ossia coloro che agiscono così come si deve agire, dedicando questa giornata alla celebrazione di Qods. Quanto agli ipocriti , che hanno rapporti occulti con le superpotenze e che segretamente intrattengono legami di amicizia con "Israele", o rimangono indifferenti o impediscono ai popoli di celebrare questa giornata. E' il giorno in cui il destino dei popoli oppressi deve essere definito. Essi devono affermare la propria esistenza nei confronti dei potenti. Così come l'Iran è insorto umiliando i potenti , insorgano tutti i popoli, gettando nell'immondezzaio della storia coloro che sono l'origine della corruzione. E' il giorno in cui si devono regolare i conti con coloro che in Iran sono ancora legati all'ex regime e con coloro che in altre regioni, ed in particolare nel Libano, tramano complotti a vantaggio di regimi corrotti e delle superpotenze. E' il giorno in cui dobbiamo impegnarci per la liberazione di Gerusalemme e dei fratelli libanesi. E' il giorno in cui tutti i diseredati devono essere liberati dall'artiglio dei potenti; in cui l'intera comunità musulmana deve affermare la propria esistenza, mettendo in guardia le superpotenze e coloro che ad esse sono ancora legati, sia in Iran che in altri luoghi. E' il giorno in cui questi cosiddetti "intellettuali" , che hanno rapporti nascosti con l'America ed i suoi agenti, devono essere ammoniti che, se non cesserranno di compromettersi provocatoriamente, saranno duramente colpiti. Abbiamo temporeggiato, siamo stati indulgenti, sperando che ponessero fine al loro agire diabolico. Se tuttavia questo non avverrà , diremo noi l'ultima parola, facendo loro comprendere che il regime trascorso non può tornare al potere, che l'America e le superpotenze non possono più governare l'Iran. In questa giornata di Qods bisogna mettere in guardia le superpotenze di porre fine al giorno in cui hanno sottoposto i diseredati e di starsene al loro posto. (...) In questa giornata di Qods si annuncia a questi malvagi che vogliono soppiantare i popoli e far largo alle superpotenze che i loro disegni saranno infranti: i tempi sono cambiati. E' il giorno dell'Islam, il giorno in cui l'Islam dev'essere vivificato - e noi lo vivificheremo - in cui nei paesi musulmani devono essere messe in pratica le prescrizioni islamiche. E' il giorno in cui si ammoniscono le superpotenze: l'Islam non è più disposto a sottostare alla vostra egemonia, esercitata tramite i vostri emissari malvagi. E' il giorno della vivificazione dell'Islam. (...) I governo di tutto il mondo sappiano che l'Islam non accetta la sconfitta. (...) La giornata di Qods non è soltanto il giorno dei Palestinesi. E' il giorno dell'Islam, del governo islamico, è il giorno in cui la Repubblica Islamica deve innalzare il proprio vessillo in tutto il mondo.(...) Coloro che non aderiscono alla celebrazione di Qods sono contrari all'Islam e favorevoli ad "Israele": coloro che vi prendono parte sono favorevoli all'Islam e ostili ai suoi oppositori, tra cui in prima fila l'America e "Israele". (1)


Note -

1) - "Messaggi dell'Imam Khomeini in occasione della celebrazione della giornata di Qods - Gerusalemme" - ediz. a cura del Centro Culturale Islamico Europeo - Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma - Roma 1982;

15/04/2009


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