NOTIZIE 2008


SU UNA CERTA IDEA DEL PROGRESSO : RIDEFINIZIONE E ANALISI DELLA SOCIETA' GLOBALIZZATA CONTEMPORANEA

di Dagoberto Husayn Bellucci

"Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che produce gli avvenimenti; un gruppo poco più numeroso che vigila alla loro esecuzione e ne segue il compimento, e, infine, una stragrande maggioranza che non conosce mai ciò che si è prodotto in realtà"

(crf Maurizio Lattanzio articolo "Il Mondialismo" - "Orion" nr. 15 del dicembre 1985)

L'attuale ciclo spazio-temporale, che abbiamo spesso ricompreso nella grande età crepuscolare del Kali-Yugo ovvero l'epoca dell'occultamento supremo dei valori e del grande oscuramento della Tradizione, si caratterizza per alcuni tratti caratteristici tipici nel passato degli ultimi periodi delle civiltà umane che maggiormente costituirono dei centri di civilizzazione: l'idea del progresso come inevitabile costante della storia, la visione materiale dell'esistenza che contraddistingue milioni di individui, l'assoluta speranza che l'uomo moderno ripone nella tecnica e nella scienza ma anche l'impressionante ritmo che hanno assunto gli eventi così come la velocità degli stili di vita imposti soprattutto nelle società più "evolute" alias Occidente e 'dintorni'.
A questo processo di meccanizzazione e automatizzazione della vita umana , al quale hanno concorso dinamiche di sviluppo industriali onnicomprensive e strumenti di larga diffusione quali i mezzi di comunicazione di massa che hanno mutato stili e ritmi di vita ovunque, non potevano sfuggire i tratti più specificamente personali della natura umana: il ricorso alla psico-terapia quale soluzione dei mali dell'individuo contemporaneo è divenuto pratica quotidiana per centinaia, migliaia, di soggetti 'deboli'. E' notorio che si tratti anche di una delle 'tendenze' maggiormente diffuse nella società capitalistica per eccellenza, quella statunitense, e che interessi larghi strati della popolazione...
Altro tratto 'discendente' della società moderna risulta senz'altro la sua materialità, la visione materialista della vita intesa oramai come una continua , irrefrenabile, corsa al benessere estetico, monetario e di natura essoterica: l'uomo moderno cura la sua immagine all'inverosimile, ricorre ai saloni di bellezza, alle cure termali, alle palestre, tende quotidianamente a migliorare il suo aspetto esteriore anche con il ricorso alla chirurgia estetica. Non abbiamo niente in contrario a questa 'tendenza' - già gli antichi romani conoscevano il riposo termale e gli stessi arabi ed la stessa civiltà indiana amavano circondarsi di cose belle compiacendosi del benessere e dimostrando molto interesse per i piaceri della vita materiale - se fosse compresa all'interno di una Tradizione e soprattutto per ciò che concerne l'uso strumentale (potremmo tranquillamente parlare di abuso) che di queste cure si è fatto nella società contemporanea...Non è condannabile in sè e per sè l'atto di piacersi ma la vanità che ne fa da contorno e la tendenza generale che , in una società capovolta quale la moderna, crea i presupposti per una 'femminizzazione' del corpo sociale in particolar modo con il ribaltamento dei ruoli fra i due sessi e la scomparsa inevitabile del lato "maschile" (eroico, virile, solare e positivo) che è da sempre il contraltare dell'estetismo esasperato e della futilità femminili.
Ne "Il regno della quantità e della materia" Renè Guènon illustra lucidamente quelle che sono le caratteristiche 'rovesciate' del ribaltamento dei valori e le dinamiche che contraddistinguono come "tempi ultimi" questa discesa globale dell'umanità nel materialismo e nell'individualismo. La caratteristica di quest'epoca presente è quella di essere , o di pretendere di essere, l'epoca della cosiddetta Globalizzazione.
La Globalizzazione è un processo a carattere economico che, nelle intenzioni degli apprendisti stregoni dell'Establishment mondialista, doveva tendere all'apertura mondiale dei mercati , alla mondializzazione della finanza e all'interdipendenza delle società industriali e di quelle destinate ai servizi bancari. L'obiettivo della Globalizzazione è quello della costituzione di un unico grande mercato mondiale. Ora è evidente che già l'obiettivo di partenza dal quale sono andate creandosi le basi per la società globalizzata odierna è quello di costituire un modello di sviluppo incentrato esclusivamente sul rapporto di dipendenza degli individui, delle comunità, dei popoli e quindi delle nazioni e degli Stati alle logiche materialiste del mercato. Il mercato rappresenta il luogo per eccellenza dello scambio: in questa ottica tutto - uomini, merci, culture, stili e costumi di vita, identità e spiritualità sono rimesse in discussione poichè rappresentano appunto l'oggetto di una transazione. L'idea del libero mercato al quale tende la società globalizzata porta inevitabilmente alla scomparsa delle identità e all'annullamento delle culture, alla massificazione delle coscienze e al vuoto a perdere dei concetti di razza e civilizzazione.
Qualsiasi tendenza comunitaria, qualunque volontà di preservare l'identità ed il passato (storico, politico, culturale e religioso) devono - per i Padroni del mondo ed i fautori della Globalizzazione - essere rimessi in discussione, addormentati e inevitabilmente annullati mediante omologazione o , manu militari, attraverso la loro sottomissione forzata. L'obiettivo del Sistema è quello di assoggettare i popoli e le nazioni alle logiche del libero mercato che può liberamente esplicarsi ed espandersi solo ed esclusivamente nella visione e secondo i meccanismi e le dinamiche di sviluppo del liberal-capitalismo.
Il modello liberal-capitalismo è inevitabilmente un modello che tende a sradicare, disintegrare e sottomettere tutto ciò che possa sbarrare la strada al trionfo delle multinazionali, alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, alla scienza ed alla tecnica. In una parola è il moderno Leviatano che non riconosce nessun'altra logica che non sia quella della normalizzazione , del controllo e dell'assuefazione al suo dominio totalitario.
"Il capitalismo - scrive Germinello Alvi (1) - è questo Faust (...) che vuole solo espandersi. La seduzione della fretta, di tutto misurare nel giuoco dell'accumulo, della potenza ricreativa, domina un'economia che nulla nell'epoca presente riesce a frenare.".
Per parlare di capitalismo globalizzato , "Turbo-capitalismo" secondo l'espressione utilizzata dal noto 'finanziere-filantropo' ebreo ungherese Georges Soros (...che figura fra i tanti , più o meno 'occulti', iniziatori e sostenitori del 'movimentismo' ribellistico "No Global" ...) , occorre riferirci alla dimensione completa della mondializzazione ed alla sua espansione su scala appunto globale si tratta di una tendenza livellatrice verso i valori materiali che tende all'obnubilamento, alla normalizzazione ed alla standardizzazione della vita in tutti i suoi aspetti e mira ad una reductio ad unum delle individualità umane.
"Il termine 'mondialismo' - scrive Maurizio Lattanzio (2) - si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti... (...) Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o , se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bildeberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale ecc.) , con l'obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l'instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto - già in via di attuazione, si pensi solo al M.E.C. - sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA - in posizione preminente - Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi "satelliti" , Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati funzionari dell'apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l'Alta Finanza internazionale pianifica l'asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura.".
Sarebbe comunque oltremodo errato e riduttivo dare un'interpretazione esclusivamente economicistica della Globalizzazione. Se difatti il capitalismo ed il suo modello di sviluppo rappresentano senz'altro una delle forze 'genetiche' che hanno determinato l'espansione su scala mondiale dei processi e delle dinamiche di assimilazione a modelli culturali, industriali e tecnologico-scientifici tipicamente occidentali (la globalizzazione presentandosi anche come una occidentalizzazione del mondo) è altrettanto vero che , a cominciare dagli anni Ottanta del secolo scorso, si è assistito ad una inversione dei valori che hanno determinato profonde trasformazioni nel modo di pensare, vestire, mangiare e vivere di milioni, miliardi, di individui. La globalizzazione ha investito praticamente tutti i principali aspetti della vita umana, modellando le culture originarie nella direzione di un melting pot omologante, dissacrando le società, utilizzando una cultura onnicomprensiva che ha innalzato l'american way of life (e de facto la contro-civilizzazione materialistico-meccanicista del capitalismo 'yankee' e dei suoi 'omologhi' europeo e giapponese) a modello principale di riferimento e che non ha lasciato 'spazio' alcuno per le tradizioni comprendendo in questa rincorsa al benessere materiale e all'industrializzazione globale anche i settori dell'alimentazione, quello dell'informazione e ovviamente la politica e la sfera religiosa, entrambe poste sotto controllo sistemico o esautorate delle loro funzioni 'cardinali' quali autorità temporali e spirituali.
Nell'assalto all'uomo e alla sua essenza il Sistema mondialista non ha dimenticato di colpire anche la sfera privata rendendo instabili i rapporti interpersonali e quelli affettivi attraverso la larga diffusione di modelli di vita 'contrari' dove le istituzioni tradizionali (a cominciare dalla famiglia) sono state depauperate di qualunque funzione educativa e sociale e dove si sono dati ampi spazi di propagazione a modelli 'rovesciati' quali l'omosessualità quale condizione di 'normalità' o le separazioni/divorzi quali 'normative' giuridicamente 'fruibili' e moralmente 'normali'. Etica e morale - caratterizzanti le società in ordine con una visione tradizionale - sono state ovviamente estromesse da una società dell'effimero, dell'arrivismo, dell'individualismo esasperato quale quella proposta dal Mondialismo dove l'essere umano deve lasciare il proprio posto ad un soggetto sub-umano (...anche 'infra-umano' in alcuni casi...) deambulante nella vuota quotidianità post-modernista e insensibile a qualsiasi impulso/tendenza/richiamo non proveniente dal suo lato 'materiale'.
Il modello è quello americano (la cloaca massima del capitalismo mondiale) , la sua funzione è onnipervasiva e omologante, il suo ruolo è quello di uniformare e standardizzare il più possibile la vita degli individui in funzione della società produttiva del consumismo di massa.
Inevitabilmente in un siffatto schema di costruzione di un One World (il mondo ad una sola dimensione) onnicomprensivo e fondato sulla cruda materialità e sullo sfruttamento dei bisogni materiali degli individui è comunque l'economia che rimane il centro motorio dei meccanismi sistemici: dall'economia nasce e all'economia ritorna il processo di sfruttamento e standardizzazione delle società di massa. Economia che ha semplicemente 'aderito' alle proprie dinamiche espansionistiche come aveva , in questo non a torto, compreso già Karl Marx un secolo e mezzo or sono e come , ben più ampiamente e con ben altro spessore di analisi sui rischi di questa corsa folle verso il progresso e la diffusione della tecnica e delle scienze materiali, avevano compreso altri pensatori ed economisti (Werner Sombart, Vilfredo Pareto, Maffeo Pantaleoni e molti altri ancora) ai quali non era sfuggita l'essenza transnazionale del Capitale.
"...non soltanto (il capitale) è diventato internazionale nella circolazione delle merci e nelle sue basi finanziarie, ma - scrive Serge Latouche (3) - il processo di produzione e il processo di lavoro si frazionano e si redistribuiscono su tutto il pianeta". La transnazionalizzazione del capitalismo è nella natura, nell'essenza stessa, del sistema di produzione del capitalismo; risiede nella funzione e nel ruolo che sono stati 'accordati' al Capitale nel momento in cui si è incentrato l'intero sistema, i mezzi e gli strumenti della produzione per la produzione fine a sè stessa: è un gatto che si morde la coda o per utilizzare un'efficace metafora 'simbolistica' un uroboro avvolto attorno all'intero globo terrestre.
In proposito scrive Pollio Salimbeni : "L'impresa transnazionale può essere definita come un vero e proprio capitale errante , senza una specificazione nazionale, con un gruppo dirigente internazionalizzato, la volontà almeno potenziale di insediarsi o di ricollocarsi ovunque nel mondo per ottenere rendimenti più sicuri e più elevati." (4)
Ci 'sembra' di 'scorgere' una figura 'consueta' che ha avuto tradizionalmente - nelle società medioevali europee e mediterranee - una funzione 'analoga' di 'caronte' dell'economia e di controllore dei mercati monetari...l'ebreo e l'ebraicità quale 'essenza' spirituale 'deviata' e vettore di dissoluzione.
Se per il Mommsen "nel mondo antico l'ebraismo è stato un fermento di decomposizione" e per Evola questa caratteristica risulta 'conforme' ad una visione del mondo rovesciata che rendeva de facto l'ebreo un oppositore della civiltà ario-romana ("Generalmente - scrive il filosofo italiano (5) - viene disconosciuto il vero senso del lato religioso dell'antisemitismo precristiano (...) ...nei culti antichi si avevano gli equivalenti di altrettante tradizioni nazionali spiritualmente assunte, gli antichi Dèi essendo l'anima stessa delle antiche nazioni, la base della loro unità morale, delle loro leggi originarie, della loro visione della vita. Per cui , l'uomo antico accusava l'ebreo più o meno per la stessa attitudine che questi doveva dimostrare nei tempi moderni, perchè l'antico disprezzo ebraico per i culti nazionali ariani e, in genere, per i culti ammessi...dalla romanità...., equivale all'azione distruttrice esercitata dall'universalismo e dall'internazionalismo di marca ebraico-massonica nei tempi moderni, il quale si volge contro ogni cultura e tradizione nazionale e contro ogni principio di differenza e di gerarchia."
Tralasciando ora il ruolo e la funzione storica dell'ebraismo ritorniamo ad analizzare invece i meccanismi transnazionali del capitalismo, l'espansione della visione materialista-progressista a livello planetario e le sue dinamiche di sviluppo che hanno alterato la vita quotidiana, gli usi, i consumi, il modo di pensare ed agire quindi l'insieme organico dell'esistenza di milioni, miliardi, di individui.
Il capitalismo ha subito nel corso degli ultimi secoli delle trasformazioni radicali , pur mantenendo intatta la sua natura dissolutrice di valori e devastatrice di culture e civilizzazioni, mutando e adattandosi alle diverse situazioni della politica mondiale che ha finito per inglobare alle proprie regole e includere all'interno delle sue leggi di mercato: da una fase di capitalismo mercantile (XVImo secolo) si è passati rapidamente ad una fase di capitalismo finanziario (con la creazione nel XVIImo secolo della Banca d'Inghilterra) che ha iniziato a foraggiare le dinamiche espansionistiche e colonialistiche delle principali potenze europee. A queste fasi di sviluppo che ancora univano il sistema capitalista ai nazionalismi (si può ancora parlare di un capitalismo sotto controllo dello Stato o delle nazioni sovrane del Vecchio Continente) si è progressivamente andata a sostituire un'etica del mercantilismo cosmopolita prima attraverso le avventure coloniali 'predatorie' di marca franco-britannica infine, a partire dalla fine del XIXmo secolo e per tutto il secolo successivo, con l'avvento espansionistico della potenza statunitense ed il suo "destino manifesto" di dominio planetario si è arrivati alla consacrazione di un capitalismo globale determinato dal trionfo delle società multinazionali e dall'era informatica che ha creato le condizioni per la realizzazione di un'economia virtuale che non necessita di basi territoriali stabili ma si muove e 'fluttua' incessantemente da un 'paradiso fiscale' ad un consiglio d'amministrazione, da una banca centrale ad una finanziaria internazionale (le holding).
Questa situazione ha mondializzato ulteriormente l'economia ed i processi e le dinamiche di sviluppo capitalistiche: la Globalizzazione dei mercati che necessitava dell'uniformazione in senso mercantilistico e materialistico di nuove zone e territori ha infine determinato lo sfiguramento razziale, etnico, culturale, religioso e politico delle nuove nazioni e Stati all'interno dei quali penetravano le multinazionali con le loro joint-venture, i servizi bancari, la finanza e l'insieme delle tecnologie di 'supporto' di quella che nient'altro rappresentava che una nuova forma di colonializzazione , più sottile, più insidiosa, più efficace.
Comunque la si voglia interpretare la moderna Globalizzazione è e rappresenta anche un'occidentalizzazione pervasiva e omologante dell'intero pianeta ed insieme - inevitabilmente- anche un'americanizzazione di questo in quanto l'Occidente è un non-luogo che esiste solo ed esclusivamente nella forma di sviluppo tipica degli Stati Uniti d'America, massima potenza capitalistica e principale cloaca determinante una sovversione globale di valori e costumi, tradizioni e culture.
L'Occidente come non luogo o, per essere più esatti, come terra di nessuno, centro del Villaggio Globale mondializzato, della cancellazione dell'individuo nella massa, della disintegrazione delle identità e infine della distruzione di qualunque confine e di qualsiasi differenza. Il mondo globale , l'One World, propugna un'inguaribile fede nel progresso tecnologico, nella scienza, nel melting pot, nella società dell'apparente 'opportunità' per chiunque (l'America come 'porto d'attracco' dei diseredati della terra come novella "terra promessa" è stato uno dei 'miti' fondanti della società statunitense) ...ovviamente un'utopia ed un sogno che, per milioni di cittadini degli USA , si rivela quotidianamente come un vero e proprio incubo.
La certezza di questa "missione americana" è presente ancora adesso nelle parole di qualunque inquilino della Casa Bianca: da Kennedy a Nixon , da Reagan a Bush padre passando infine per Clinton, Bush figlio o Obama non cambia la retorica sul ruolo determinante gli equilibri geopolitici economici e strategici mondiali della superpotenza a stelle e strisce.
Scrive Samuel Huntington, uno dei principali teorici neo-conservatori e ispiratore della teoria dello "scontro tra le civiltà", in quella che è diventata la sua opera più famosa nonchè una sorta di 'breviario' della passata amministrazione Bush: "L'Occidente è e resterà per gli anni a venire la civiltà più potente. Il suo potere in relazione a quello di altre civiltà, tuttavia, si va progressivamente riducendo. Dinanzi al tentativo occidentale di imporre i propri valori e proteggere i propri interessi , le società non occidentali si trovano a un bivio. Alcune tentano di emulare l'Occidente e di unirsi o allinearsi a esso. Altre società, come quelle confuciane o islamiche, tentano di espandere il proprio potere economiche e militare al fine di contrapporsi all'Occidente. Un elemento chiave del quadro politico mondiale post-Guerra fredda diventa quindi l'interazione tra potere e cultura occidentale da un lato e potere e cultura delle civiltà non occidentali dall'altro. In sintesi il mondo post-Guerra fredda è un mondo composto da sette-otto grandi civiltà. Le affinità e le differenze culturali determinano gli interessi, gli antagonismi e le associazioni tra stati. I paesi più importanti del mondo appartengono in grande prevalenza a civiltà diverse. I conflitti locali con maggiori probabilità di degenerare in guerre globali sono quelli tra gruppi e stati appartenenti a civiltà diverse. Il modello dominante di sviluppo politico ed economico varia da una civiltà all'altra. I principali nodi da sciogliere nel campo della politica internazionale riguardano le differenze tra le varie civiltà. Il potere sta passando dalle tradizionali civiltà occidentali alle civiltà non occidentali. Lo scenario politico mondiale è diventato multipolare e caratterizzato da più civiltà." (6).
Sono queste premesse , il mantenimento dello status quo nei rapporti di forza della politica internazionale, unitamente alle dinamiche di sviluppo del capitalismo globali che hanno generato il caos planetario suscitato dallo 'spauracchio' dell'Islam e del cosiddetto "terrorismo globale" di matrice islamica dei quali si sono serviti per quasi un decennio le centrali di disinformazione sistemiche e l'amministrazione statunitense per sottoporre vaste aree del pianeta ad un'intervento predatorio (le guerre asimmetriche e preventive proclamate da Bush e dai circoli neo-conservatori per l'esportazione manu militari della democrazia in Asia centrale e nel Vicino Oriente) che ha fallito clamorosamente dinanzi alle resistenze dei popoli ed al rifiuto delle nazioni del pianeta contrarie alla visione del mondo unipolare statunitense ed affatto disposte ad assicurare o preservare un dominio a stelle e strisce globale.
Inevitabilmente la visione globale dei circoli estremisti neo-conservatori, di ampi settori dell'economia e della finanza americani e del Sionismo internazionale si è scontrata con le resistenze popolari dei paesi aggrediti e con i 'niet' degli altri attori geopolitici (potenze mondiali o regionali) interessati a creare nuove strutture e nuovi meccanismi di equilibrio del potere tra le nazioni. In questo contesto di 'occidentalizzazione' manu militari (che si è andata ad allineare con la più subdola e subliminare azione di conquista delle menti attuata dai mezzi e sistemi di comunicazione di massa, con le mode ed i costumi, la musica ed il cinema, la transazione di capitali e la trasformazione radicale delle metropoli di tutto il pianeta) non potrebbe non risuonare 'profetico' quanto esposto da Serge Latouche un decennio or sono quando sosteneva che "...la chance delle società non integralmente occidentalizzate e pauperizzate non è tanto il declino o l'invecchiamento dell'Occidente quanto la sua "crisi". Noi non abbiamo definito l'Occidente nè come un popolo, un Volk secondo la tradizione della filosofia idealistica tedesca, nè come una cultura o una civiltà riferita a una collettività (concerto di nazioni, più o meno legate da una comunità di storia e di destino); nemmeno l'abbiamo assimilata a una fede (la cristianità). I popoli, le civiltà, le credenze invecchiano e perdono la loro capacità di reazione di fronte alla corrosione inevitabile del tempo. Tuttavia, la macchina tecno-economica mediante la quale abbiamo caratterizzato l'Occidente è sopravvissuta ad ogni sorta di convulsioni storiche: la perdita della fede, il declino della vecchia Europa, la crisi di coscienza delle antiche nazioni. Vuol dire forse che questa "macchina" è immortale e indistruttibile? Non lo pensiamo e abbiamo già detto perchè. La megamacchina è un'anticultura. La sua forza è quasi inarrestabile, ma può esercitarsi soltanto nell'ambito di una organizzazione sociale ch'essa rode come un cancro. Cultura anticultura, l'Occidente è , sotto questo aspetto, autofago. (...) La dinamica delle società moderne si basa su una fuga in avanti perpetua che crea l'illusione dell'equilibrio; essa cementa un insieme in continua trasformazione. L'imperialismo è al cuore del progetto occidentale. Il fallimento dell'occidentalizzazione è anche quello che consiste nel non avere altro sostituto da proporrre alla crescita materiale sul piano dell'immaginario. L'Occidente incanta il mondo soltanto con la tecnica e il benessere. E' qualcosa, ma non abbastanza. Il bisogno d'identità non può nutrirsi dei soli punti di riferimento quantitativi che tengono luogo di sistemi di senso. La crisi dell'Occidente non è nè la distruzione della macchina tecnica più salda che mai, nè l'esaurimento dei suoi effetti sempre più devastanti. La crisi dell'Occidente dipende piuttosto dalla distruzione del sociale che potrebbe assicurare le condizioni del buon funzionamento della macchina." (7)
All'inizio dell'attuale crisi economica globale, qualche mese or sono, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad, aveva sottolineato come questa crisi fosse autoprodotta dal sistema capitalismo mondiale rilevando che potesse adombrasi "l'inizio della fine del sistema capitalistico mondiale".
Al di là della pretesa/presunta , molto 'propagandata' , "fuoriuscita" dal 'picco della crisi globale' in corso al quale fanno riferimento tutti gli esecutivi europei e lo stesso governo degli Stati Uniti per iniettare dosi di fiducia nel corpo sociale , prima vittima dell'attuale situazione di regressione economica mondiale, e senza considerare come continuino a fallire quasi settimanalmente istituti bancari e società multinazionali laddove la crisi è stata generata (ossia all'interno del sistema capitalistico statunitense) possiamo auspicare solo ed esclusivamente un'inversione di 'tendenza' - inverosimile fintanto che sarà il modello di sviluppo capitalistico a guidare i destini e dettare le regole di evoluzione del pianeta - che includa la difformità ed una o più 'varianti' nei meccanismi e nei sistemi di sviluppo economici passando da un mondo unipolare ad una società multipolare, dall'idea del Villaggio Globale a nuove formazioni di Stati nazionali sovrani ("imperium" o grandi insiemi geopolitici che dir si voglia) ai quali siano ricondotte e l'economia e la politica.
Noi, 'irriducibili' asceti del nulla e osservatori 'distratti' delle società moderne, non crediamo all'idea del progresso su basi tecnologico-scientifiche nè alla visione materialista ed economicista della vita umana propagata finora dagli alchimisti senz'alchimia del melting pot e dagli apprendisti stregoni del Nuovo Ordine Mondiale.
Non 'casualmente' nella società del presente , fondata sull'assunzione di valori esclusivamente materiali, l'individuo moderno 'esiste' in quanto possiede, 'c'é' perchè "monetariamente" 'conta' qualcosa, la sua 'identità' è il prodotto delle dinamiche di guadagno/profitto 'salariamente' contabilizzate.
Noi semplicemente, da questo punto di vista, non esistiamo!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Note -
1) Germinello Alvi - "La seduzione economica di Faust" - ediz. "Adelphi" - Milano 1989;
2) Maurizio Lattanzio - "Il mondialismo" - articolo tratto dal mensile "Orion" nr 15 - dicembre 1985;
3) Serge Latouche - "L'occidentalizzazione del mondo" - ediz. "Bollati Boringhieri" - Torino 1994;
4) Pollio Salimbeni - "Il grande mercato - Realtà e miti della globalizzazione" - ediz. "Laterza" - Roma/Bari 1999;
5) Julius Evola - "L'ebraismo nel mondo antico" da "Fenomenologia della sovversione" - ediz. "SeAr" - 1993;
6) Samuel P. Huntington - "Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale" - ediz. "Garzanti" - Milano 1997
7) Serge Latouche - op. cit. ;

 

18/05/2009


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