ALZO ZERO 2009


LA JIHAD ISLAMICA - ORGANIZZAZIONE DI RESISTENZA PALESTINESE

di Dagoberto Husayn Bellucci

Nell'eterogeneo e diversificato insieme dei movimenti della Resistenza nazionale palestinese un ruolo fondamentale viene svolto da una dozzina di anni dal movimento islamico della JihÓd Islamica.

Il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina ( in arabo: حركة الجهاد الإسلامي في فلسطين, Harakat al-Jihād al-Islāmī fī FilasTīn), rappresenta la punta di diamante delle organizzazioni religiose operanti all'interno del perimetro geostrategico palestinese contro l'occupazione sionista.
La "JihÓd Islamica" , come sbrigativamente viene identificata dai media occidentali e da numerosi addetti ai lavori, viene comunemente percepita dall'opinionismo sistemico quale "organizzazione terrorista" e, come tale, messa al bando in numerosi paesi (Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna, Giappone, Canada, Australia oltre ovviamente dall'entitÓ criminale sionista). Come si nota si tratta prevalentemente di satelliti dell'imperialismo statunitense, ex membri del Commonwealth britannico, entitÓ sottoposte a controllo sistemico dagli ambienti sionisti e nazioni che hanno sempre sostenuto e avallato le scelte di politica estera di Washington per quanto concerne le questioni del Vicino Oriente.
Il movimento per il JihÓd Islamico operativo in Palestina Ŕ in realtÓ un'organizzazione rivoluzionaria e di liberazione nazionale organicamente inserita ed integrata nel tessuto socio-politico palestinese. Fondata nella striscia di Gaza verso la metÓ degli anni settanta questa organizzazione nasce come filiale palestinese della JihÓd Islamica egiziana (al pari di Hamas - movimento-leader della Resistenza palestinese - che rappresenta la branca palestinese dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamica rivoluzionaria creata negli anni Venti da Hassan al Banna al Cairo).
La JihÓd Islamica palestinese secondo numerosi dossier dei diversi servizi d'intelligence occidentali sarebbe in stretta relazione con il movimento Hizb'Allah libanese al quale si ispira per struttura, metodologia e forme di lotta. A prevalenza sunnita la JihÓd opera clandestinamente e ha un solo obiettivo: la distruzione dell'accampamento sionista alias "stato ebraico" e l'edificazione di uno Stato Islamico palestinese che considera irrinunciabili precetti religiosi per la propria azione militante.
Fondata da Fathi Shaqaqi (Gaza 1951 / Sliema - Malta- 26 ottobre 1985) l'organizzazione ha una ala armata, le Brigate Al Qods, spesso vista in azione attraverso l'uso spregiudicato e efficace dei suoi "kamikaze" che, a partire dai primi anni Novanta, hanno portato morte e dolore nelle principali cittÓ sotto occupazione.
Shaqaqi Ŕ stato il principale leader e teorico della tattica degli assalti suicidi. Nato in una famiglia di rifugiati esuli da Giaffa, inizi˛ a studiare Matematica presso l'UniversitÓ di Bir Zeit e, in seguito, si laure˛ in medicina in Egitto. Avvicinatosi ai Fratelli Musulmani rientr˛ a Gaza dove, dopo qualche anno, assieme allo sheick Odeh (soprannome di Abd al Aziz Awda) diede vita all'organizzazione di resistenza palestinese.
Arrestato e condannato nel 1983 ad un anno di prigione dalle autoritÓ israeliane Shaqaqi finirÓ nuovamente in carcere nel 1986 con una nuova condanna a tre anni di recluse. Nell'agosto 1988 sarÓ espulso dalla Palestina occupata e raggiungerÓ prima il sud del Libano per trasferirsi definitivamente nel campo profughi palestinese di Yarmuk vicino a Damasco in Siria dove riprenderÓ la sua attivitÓ di indottrinamento e reclutamento di militanti.
Dopo gli accordi firmati dall'OLP a Oslo con l'entitÓ sionista Shaqaqi fu tra i principali ispiratori della creazione di un'alleanza di resistenza nazionale che - rifiutando la svendita della lotta di liberazione operata da Yasser Arafat in combutta con americani e sionisti - unirÓ in un fronte eterogeneo i partiti palestinesi islamici, Hamas e JihÓd, e i movimenti d'ispirazione laico-socialista (FDLP, FPDLP, Comando Generale di Ahmed Jibril e altri).
Principale ispiratore della serie di attentati suicidi avvenuti a Gerusalemme e nelle principali cittÓ sotto occupazione nel 1995 Fathi Shiqaqi viene riconosciuto quale il principale ispiratore del martirio mediante l'azione "kamikaze": sarÓ lui a dare alle stampe all'epoca un volume che giustificava, per la prima volta all'interno dell'Islam sunnita, il concetto di suicidio volontario (conosciuto e praticato fin dai primi anni Ottanta in Libano dai combattenti sciiti della neonata organizzazione di Hizb'Allah ispirata all'ideologia khomeinista iraniana) come pratica del JihÓd (= sforzo sulla Strada Divina) quale forma devozionale suprema rompendo cosý la distinzione sottile che passa tra il suicidio classico (atto assolutamente proibito dalla religione musulmana) ed il concetto di martirio.
Il 26 ottobre 1995 venne barbaramente trucidato da sicari del Mossad di fronte al "Diplomat Hotel" di Sliema a Malta in circostante ancora oscure. Shaqaqi, sotto lo pseudonimo di "dottor Ibrahim Shaweshi" era stato nell'isola di Malta quattro volte a partire dal 1993 e, secondo quanto riportarono allora i resoconti ufficiali diffusi sull'operazione segreta condotta dai servizi d'intelligence sionisti, nella sua ultima missione era diretto a Tripoli, in Libia, dove avrebbe dovuto incontrare il leader libico Muhammar Gheddafi. Secondo quanto riferý all'ora il Mossad il capo della Jihamahirijjah libica aveva promesso aiuti finanziari all'organizzazione.
Al suo funerale, svoltosi a Damasco in Siria il 1.o novembre di quell'anno presero parte non meno di quarantamila persone. Il suo successore, co-fondatore e attuale leader dell'organizzazione, Ŕ lo sheick Ramadan Abd'allah Muhammad Shalla fra i pi¨ ricercati esponenti della Resistenza sia dal Mossad che dall'FBI che - a partire dal 24 febbraio 2006 - lo ha inserito nella sua "black list".
E' in Siria che la JihÓd Islamica ha la sua base principale. Prevalentemente clandestina rispetto ad Hamas - che rappresenta uno dei principali partiti politici del panorama palestinese ed Ŕ uscito definitivamente dalla clandestinitÓ fin dalla fine degli anni Novanta - la JihÓd Islamica viene comunemente accusata dai suoi detrattori di essere sul "libro-paga" dell'Iran khomeinista. Attiva comunque anche al di fuori del perimetro geopolitico palestinese la JihÓd mantiene propri uffici anche nel Libano meridionale e, clandestinamente, risulta presente anche nella vicina Giordania. Nella Palestina occupata ha un radicamento soprattutto nella striscia di Gaza e per quanto riguarda la Cisgiordania nelle cittÓ di Hebron e Jenin quest'ultima obiettivo strategico privilegiato dell'offensiva terroristica sionista del 2002.
In occasione della Seconda Intifadah palestinese (Intifada di Al-Aqsa), iniziata nel settembre 2000, l'organizzazione ha perpetrato una serie impressionante di azioni suicide contro obiettivi israeliani: dal 2001 al 2002 in particolare numerose operazioni militari sono state condotte dalla cittÓ di Jenin nella quale vivevano e guidavano il gruppo Mahmoud Tawalbe, Alý Sefuri e Tabeth Mardawi fra i principali esponenti della resistenza. Il primo venne assassinato dagli israeliani con un buldozer blindato dell'esercito mentre gli altri due furono arrestati dalle autoritÓ d'occupazione.
In occasione dell'aggressione sionista contro Jenin (Operazione Scudo Difensivo) i quartieri generali dell'organizzazione a Jenin e in tutta la Cisgiordania occupata furono ripetutamente e pesantemente attaccati e infine smantellati mediante il ricorso ai caterpillar dagli sgherri di 'tsahal'.
Alla "JihÓd Islamica" i servizi di sicurezza sionisti imputano non meno di una quarantina di attentati condotti dai suoi militanti contro posti di blocco militari, checkpoint e obiettivi civili.
Al pari di Hamas anche il gruppo di Shaqaqi, oltre alle tecniche dinamitardi e kamikaze, ha utilizzato razzi a media-bassa gittata sul modello dei Qassam utilizzati da Hamas.
Questi alcuni dei principali esponenti e martiri dell'organizzazione:
- Shaykh Ramadan Abd Allah Muhammad Shallah - fondatore e attuale Segretario Generale, vive a Damasco
- Martire dr. Fathi Shaqaqi - fondatore, assassinato a Malta.
- Martire Mahmud Tawalbe - leader e responsabile per la cittÓ di Jenin, ucciso durante l'Operazione Scudo Difensivo (Defensive Shield) da un Caterpillar D9 dell'esercito israeliano
- Mahmud Seader - leader a Hebron
- Martire Hanadi Jaradat - donna suicidatasi con una carica esplosiva che trasportava nell'Attentato suicida del ristorante Maxim
- Martire Muhammad Daduh - comandante dei miliziani per la Striscia di Gaza, assassinato da un missile israeliano il 21 maggio 2006
- Martire Mahmud al-Majzub - membro del Consiglio della Shura, ucciso da un'auto-bomba, 26 maggio 2006
- Martire Husam Jaradat - comandante dell'ala militare a Jenin, cugino di Hanadi Jaradat. Assassinato nel quartiere-profughi di Jenin il 30 agosto 2006
La JihÓd non ha, rispetto ad Hamas, uno "statuto ufficiale" nŔ ha mai preso parte a nessuna consultazione elettorale presentandosi esclusivamente quale movimento di resistenza armata contro l'occupazione. I suoi obiettivi sono stati illustrati, alcuni anni or sono, da uno dei responsabili che rilasci˛ una lunga intervista pubblicata in Italia sul periodico "Il Puro Islam" (1) curato dal Centro Culturale Islamico Europeo di Roma collegato all'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran.
Sono analisi importanti che offrono un panorama storico-politico sulla lotta di liberazione nazionale palestinese ed il punto di vista della 'JihÓd Islamica'. Riportiamo.
"Durante il secolo diciannovesimo i Giudei esercitavano una notevole influenza sul governo britannico, a maggioranza anglicana. La Gran Bretagna, massima fra le potenza coloniali dell'Europa, sotto l'influsso dei Giudei di orientamento sionista, tent˛ a suo modo di proporre una soluzione alla richiesta di una terra in cui consentire lo stanziamento giudaico. Sul principio del ventesimo secolo gli Inglesi ritenevano che la migliore soluzione fosse la divisione del califfato Ottomano e l'incuneazione dei Giudei nella Palestina islamica. Al termine dell prima guerra mondiale, con la sconfitta del califfato Ottomano, la Gran Bretagna e la Francia siglarono l'accordo Sykes-Picot, in base al quale i territori in precedenza soggetti agli Ottomani venivano spartiti fra Gran Bretagna e Francia. La promessa inglese di instituire in Palestina un governo sionista fu realizzata con la nefasta Dichiarazione di Balfour. Va rilevato che, a partire dal principio del diciannovesimo secolo, nel loro tentativo di estendere il loro dominio al mondo intero, le potenze occidentali si trovarono di fronte l'ostacolo rappresentato dal mondo islamico. (...) Sebbene i Musulmani fossero in istato di debolezza e in preda ad uno stato di discordia interna, pure l'ereditÓ dottrinale e culturale dell'Islam rappresentava per l'Occidente il pi¨ insormontabile degli ostacoli. Gli Occidentali idearono pertanto tre linee di condotta al fine di dominare il mondo islamico e di seminare discordia tra i Musulmani: la diffusione dell'intossicazione filo-occidentale; la lotta armata e la violazione del diritto dei popoli alla loro sovranitÓ sul loro territorio con l'abnorme creazione di uno stato israeliano in territorio palestinese. (...) ...in seguito a mutamenti religiosi in seno alle comunitÓ europee, alla riscoperta dell'Antico Testamento e allo sviluppo del potere della lobby giudaica in seno all'Occidente, la Palestina occupata rappresent˛ non solo un avamposto nella regione del colonialismo occidentale, ma altresý un centro culturale, politico e strategico dell'Occidente in seno al mondo islamico. Oltre a ci˛ "Israele" rappresenta la pi¨ importante delle basi militari per quanto attiene alla difesa degli interessi occidentali nella regione e nel mondo. Per questa ragione il rapporto fra l'Occidente, "Israele" ed i movimento europei fautori del neocolonialismo Ŕ saldo e radicato. Questa Ŕ la ragione per cui i politicanti palestinesi o arabi errano nel ritenere che esista la possibilitÓ che i politici europei mutino il loro atteggiamento nei confronti del regime che occupa illegalmente Qods (Gerusalemme). Tale aspettativa sembra non tenere in alcuna considerazione la realtÓ storica dei fatti che condussero alla instaurazione del governo sionista. Non resta pertanto che una sola alternativa: la prosecuzione della lotta e della resistenza contro l'usurpatore."

Analizzando le tappe che portarono alla illegittima, illegale e terroristica creazione del governo d'occupazione sionista il responsabile dell'organizzazione della JihÓd Islamica dichiarerÓ: "Al termine della prima guerra mondiale con la spartizione coloniale del mondo islamico, l'Occidente compý passi successivi al fine di instaurare il governo usurpatore di "Israele". Ci˛ implica che, nel periodo compreso fra la prima e la seconda guerra mondiale, l'Occidente si industri˛ con tutti i mezzi a sua disposizione al fine di diffondere il suo orientamento culturale, i suoi usi e le sue consuetudini, tutti in stridente contrasto con i principii islamici. I governi e le istituzioni politiche che governavano il territorio islamico prima dell'accordo Sykes-Picot non erano tesi alla emulazione degli stranieri ma si sforzavano di sopravvivere con tutti i mezzi a loro disposizione. Per questa ragione molti di loro, nonostante il loro carattere oppressore e dittatoriale, si sforzarono di preservare l'Islam. Con la caduta del califfato ottomano l'Occidente, per il tramite degli intellettuali occidentalizzanti, cre˛ governi anti-islamici e filo-occidentali. A tale nuovo volto del colonialismo venne attribuito il nome di "periodo della liberalizzazione". In Giordania venne creato un governo filo-inglese. In Egitto, in Hijaz, in Iran ed in Turchia il partito al-Wafd, la famiglia saudita, la dinastia Pahlevi ed Ataturk sorsero come vassalli dell'Occidente in seno ai differenti stati nazionali. Dal momento che tali governi erano dei fantocci dell'Occidente, essi non presero alcuna misura nei confronti del governo sionista, ulteriore creazione dell'Occidente. Quando scoppi˛ la guerra nella regione, essa contribuý alla stabilizzazione dell'egemonia sionista sulla Palestina. Durante tale periodo le guide politiche dei Palestinesi erano elementi occidentalizzati e liberali che tentavano utopisticamente di separare la politica coloniale britannica dal governo sionista. Essi diffusero la direttiva priva di fondamento: "possiamo intrattenere relazioni amichevoli con l'Inghilterra ed al contempo combattere contro l'occupazione israeliana". Gruppi sparuti e disorganizzati di Musulmani insorsero nella lotta contro "Israele" ed il neocolonialismo occidentale, conseguendo il martirio senza alcuna vittoria politica esteriore. Debbono a tale riguardo essere menzionati i movimenti di Izzu'd Din al-Qassam in Palestina, di al Khattabi in Marocco e dell'Ayatu'llah Mudarris in Iran. La loro sconfitta politica dipese dal fatto che i Musulmani, pur essendo pronti a testimoniare con la vita la loro fede, non possedevano una sufficiente organizzazione politica."

A distanza di oltre settant'anni dalla rivolta palestinese che nel triennio 1936-39 infiamm˛ tutta l'area soggetta al mandato britannico l'Islam rivoluzionario ha saputo organizzarsi e dotarsi di efficienti strutture e movimenti di resistenza nazionali d'ispirazione religiosa: la JihÓd Islamica e Hamas nella Palestina occupata ed Hizb'Allah in Libano testimoniano che il lavoro compiuto Ŕ il risultato di una strategia a lungo termine che - dall'avvento della Rivoluzione Islamica in Iran - ha portato al risveglio politico delle masse popolari musulmane oppresse.
Riportiamo infine un aneddoto di vita: alcuni anni fa, in visita nei sobborghi meridionali della capitale siriana Damasco, nella zona attorno al Grande Mausoleo sciita dedicato a Zeinab (la pace su di Lei) sorella dell'Imam al Husayn (il Signore dei Martiri - che Dio lo abbia in Gloria) conoscemmo e fummo ospiti di una famiglia palestinese rifugiata da anni nella Repubblica Araba Siriana. Malgrado l'umiltÓ e le misere condizioni di vita questi profughi palestinesi non avevano perso la speranza di fare, un giorno, ritorno a casa. Espulsi una prima volta durante il primo conflitto arabo-sionista nel 1948 dalla zona di Giaffa e successivamente e definitivamente dopo la predatoria guerra sionista di annessione e conquista del 1967 erano stati costretti a riparare nella vicina Siria.
Fissandoci dritto negli occhi il capofamiglia, un anziano che aveva visto la guerra, ci indic˛ la soluzione possibile del 'contenzioso palestinese' e, riferendosi ai sionisti, dichiar˛: "O noi o loro! Non esiste altra via!". E' una veritÓ fattuale che la storia dei tanti inutili "processi di pace" nel Vicino Oriente ha insegnato ai palestinesi e al mondo arabo e islamico: l'unica soluzione Ŕ la nascita di uno Stato palestinese, autonomo, sovrano, indipendente e armato su tutta la Palestina storica. E la scomparsa dell'entitÓ criminale sionista alias "stato d'Israele" , cancro ebraico incuneato dal colonialismo occidentale e sostenuto dall'imperialismo statunitense contro la Nazione Islamica.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)

Note -
1 - "Palestina - La lotta dei combattenti musulmani della Palestina" - articolo da "Il Puro Islam" Anno 1 Nr 0 - Ottobre 1989 - Roma;
 

15/09/2009


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