ALZO ZERO 2009


IL DOMANI E’ BRIC: BRASILE, RUSSIA, INDIA E CINA


Il crepuscolo di Wall Street


L’attuale panorama economico mondiale sarà molto differente nei prossimi anni. La crisi finanziaria del 2008 ha messo a nudo le problematiche legate al turbo-capitalismo e alla globalizzazione economica, frutto di questa scriteriata dinamica economica. Il ruolo egemone degli USA nello scacchiere mondiale sta per essere messo in discussione da nuovi attori pronti a misurarsi con le recenti sfide del mercato mondiale.
Se gli Stati Uniti hanno impiegato tutte le loro energie in un’azione di imbonimento verso l’opinione pubblica mondiale per giustificare le ingerenze nei confronti di Paesi considerati “nemici dell’umanità”, fortunatamente il disincanto e il cinismo hanno permeato il pensiero di molti cittadini del pianeta. Ormai, appare evidente che le difficoltà americane, di imporsi nel nuovo assetto economico mondiale, costringe gli USA a prendere con la forza ciò che prima riuscivano a ottenere con “semplici” e subdole manovre di destabilizzazione politica in quei Paesi in cui gli interessi statunitensi erano pressanti.
Inoltre, mentre il “club dell’atomo” sembra volersi allargare ad altri soci, gli USA arrancano dietro qualsiasi genere di politica affinché tale club rimanga esclusivo per pochi. Se si aggiunge che alcuni Paesi (Cina, Russia e India) facenti parte d questa èlite hanno tutte le carte in regola per poter divenire le nuove potenze mondiali sul piano sia economico che geopolitico, l’attuale contesto non sembra offrire molte alternative agli Stati Uniti.
Con molta probabilità il Brasile, la Russia, l’India e la Cina, i così detti Paesi BRIC, avranno la capacità e i mezzi per divenire la più grande forza economica del mondo. L’economia mondiale è molto mutata negli ultimi cinquant’anni ma nei prossimi decenni l’evoluzione potrebbe essere ancora più evidente. In meno di quarant’anni, infatti, le economie dei Paesi BRIC, misurandone il PIL in dollari americani supereranno quelle dei Paesi oggi più industrializzati, vale a dire Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.
Quindi diventa chiaro e comprensibile il terrore che pervade le economie occidentali. Gli Stati Uniti e il Vecchio continente non sono più in grado di arginare questo fiume in piena che presto potrebbe sradicarli dal ruolo di “big” del mondo: impugnare le armi pur di conquistare nuove aree di influenza e sottrarre alle potenti economie emergenti la possibilità di esprimersi sembra l’unica alternativa che Europa e USA sono in grado di proporre al momento.
In più, la crescita e lo sviluppo della Cina, dell’India, del Brasile e della Russia nei prossimi anni, così come accadde nel XX secolo per gli Stati Uniti, modificherà non solo il panorama economico ma anche quello geopolitico. Ciò sarà determinato dalla combinazione di diversi fattori quali la forte crescita economica, l’utilizzo di alta tecnologia, la penetrazione nei mercati internazionali e l’incremento demografico. Queste prerogative stabiliranno un ruolo sia economico che politico sempre più decisivo per i quattro Paesi emergenti.
Il pensiero addotto parte dalle considerazioni su alcuni studi relativi ai Paesi Bric condotti dalla Goldman Sachs. Secondo l’indagine intrapresa dalla banca d’affari americana tra circa quaranta anni l’India diverrà la terza potenza mondiale mentre il primato di ricchezza spetterà alla Cina con un PIL stimato intorno ai 45.000 miliardi di dollari 10.000 in più degli Stati Uniti.
Ad oggi, le differenze tra i quattro Paesi sono importanti, il Brasile è specializzato in agricoltura e risorse naturali (ferro, rame, nickel e alluminio), la Russia in materie prime (il 20% delle riserve mondiali stimate di greggio e il 35% delle riserve stimate di gas naturale), l’India nei servizi di IT e la Cina nella manifattura. Investire in Brasile e Russia negli ultimi mesi corrisponde in maniera molto stretta ad investire nelle materie prime di riferimento, rispettivamente prodotti agricoli e petrolio.
Gli Stati Bric, che costituiscono il 40% della popolazione mondiale e il 15% dell’economia, rivendicano una maggior voce e rappresentanza nelle istituzioni finanziarie internazionali. Essi hanno dichiarato che il sistema monetario globale deve essere più stabile e che, per questo, occorre sia più “diversificato”, con sostegno diretto da parte di diversi Paesi. E’ evidente la volontà di togliere al dollaro il ruolo di maggiore valuta internazionale che ha avuto dalla Seconda guerra mondiale in poi.
I quattro Paesi si fanno forte di un PIL cresciuto a più del 15% nel 2008, pressoché raddoppiato dal 7,5% dell’anno precedente.
Nonostante la fuga dal rischio, causata dalla crisi del 2008, abbia danneggiato ancor più seriamente i prezzi dei mercati BRIC rispetto alle economie avanzate, facendo venir meno le teorie del “decoupling”, ovvero la capacità dei paesi emergenti di crescere disaccoppiati dal resto del mondo, le risposte dei quattro Paesi sono state, comunque, forti e positive: i Bric, hanno saputo reagire con più forza rispetto alle economie avanzate, facendo tornare gli analisti a parlare ancora una volta di “decoupling”.
Per l’Europa si prospetta una radicale sfida che può essere contrastata solo leggendo attentamente le trasformazioni in atto, sganciandosi dalla attuale e canceroso giogo statunitense e avendo la capacità di reagire alle dinamiche che si andranno a sviluppare nel corso degli anni. La priorità deve essere l’implementazione di una nuova politica estera che abbatta l’attuale status quo e guardi a nuovi orizzonti prima che sia troppo tardi.
Nei prossimi anni, gli Stati BRIC saranno ancora tra i principali catalizzatori della crescita economica mondiale. L’ordine mondiale imposto dagli USA dal secondo dopoguerra ad oggi e la conseguente pax americana potrebbero sciogliersi come neve al sole degli attuali e influenti Paesi emergenti che presto potranno divenire “emersi”.


Andrea Colavecchia

 

15/09/2009


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