ALZO ZERO 2009

 

Afghanistan: quando i nodi vengono al pettine

di Giancarlo Chetoni - Eurasia


I fatti ci stanno dando ragione. Bisogna venire via dall'Afghanistan, e alla svelta.

Ecco cosa scriveva il 21 maggio 2009 su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, un avvicinato dalla C.I.A. fin dai tempi della Direzione di “Panorama”, Fausto Biloslavo: “… quando butta male si chiama via radio Trinity, il controllo regionale per l’appoggio dal cielo. Talvolta gli elicotteri d’attacco Mangusta (A 129) ci mettono troppo tempo per arrivare mentre i caccia (Tornado IDS) possono arrivare sull’obbiettivo (!) anche in 15-20 minuti. Non sempre sganciano bombe (a guida laser Paveway da 1 tonnellata che scavano crateri da 10 x 12 m., oggettini da 185.000 euro a botta), a volte è sufficiente un passaggio a volo radente (uso dei cannoni a tiro rapido da 27 mm Mauser in dotazione agli MRCA Panavia …”.
Biloslavo non ha mai speso una parola sui morti, sugli invalidi e i feriti afghani che mitragliatrici pesanti e leggere, razzi con testate a frammentazione, missili anticarro e bombe “intelligenti” provocano sul terreno. La guerra che descrive è chirurgicamente asettica, giusto quella che piace agli elettori del PdL.
Sapevamo da molto tempo prima che lo scrivesse l’inviato della galassia Berlusconi cosa stava succedendo nelle zone “controllate” dal West Rac di Herat integrato nel dispositivo PRT 11 sotto la giurisdizione del Generale McKrystal, meglio conosciuto come il boia dell’ Iraq.
Lo abbiamo documentato dalla a alla z con 43 articoli negli ultimi 3 anni aiutando chi ci leggeva a capire la portata dei massacri perpetrati dai Comandi Isaf- Italia ricorrendo anche agli audiovisivi per animare la micidiale potenza di fuoco che si scarica a terra durante le esercitazioni, di giorno e di notte, con proiettili traccianti ed esplosivi, che nella realtà poi attingono nuclei appiedati di combattenti pashtun in trasferimento o in posizione di difesa in prossimità di villaggi, di contrafforti di montagna o di fondovalle.
La nostra simpatia per gli aggrediti a casa loro è nata anche così. Fin da adolescenti ci piaceva stare, per istinto, dalla parte de “I ragazzi della via Pal“ e da quella degli indiani contro cow-boy e “soldati blu”. L’essere-contro ci ha pienamente soddisfatto anche nell’adolescenza, nella gioventù, e anche più in là negli anni siamo rimasti quello che sentivamo di essere. Si vede che era scritto nel nostro DNA.
Un massacro, quello organizzato dal West Rac, che prende avvio con il “lavoro sporco” della task Force 45 che ha ed ha avuto in organico anche 200 “specialisti” tricolori.
Un unità killer che si richiama al distaccamento “alleato” alle dipendenze dell’Oss che operò nel ’44 sulla Linea Gotica, fornendo fin quasi alla fine della guerra logistica, armi e un ingente sostegno finanziario alle formazioni badogliane e di “Giustizia e Libertà”.
La Pinotti, ministra ombra prima di Veltroni poi di Franceschini, già Presidente della IV° Commissione della Camera durante il governo Prodi, recentemente rimbeccata da chi scrive per un suo svarione sui Predator, faceva l’insegnante nelle scuole superiori, e per il trasporto affettivo che dimostra per la nostra (?) “missione di pace” in Afghanistan mi ha fatto notare che i Tornado in Afghanistan non ce li ha mandati né lei né il Pd, ma La Russa e il Pdl.
Ho dovuto ricordarle la verità. Il suo gruppo parlamentare a Montecitorio e a Palazzo Madama ha approvato con solerte entusiasmo sia nel 2008 che nell’anno in corso il rifinanziamento dell’avventura bellica dell’Italietta in Afghanistan.
Il Ministro della Difesa, dal canto suo, ha dato un’altra dimostrazione di sconcertante prevedibilità. La sua performance in seconda serata a “Porta a Porta” il 17 Settembre sui caduti della Folgore a Kabul ha ripetuto per filo e per segno, a beneficio di un pugno di ascoltatori (lo share è stato un autentico flop) e del pubblico presente nello studio, la ormai famosissima lezioncina-Napolitano.
Accantonata, alla svelta, la farsa della “missione di pace”, il titolare di Palazzo Baracchini nel corso della trasmissione ha continuato a sostenere che il Belpaese è in Afghanistan per fermare sul terreno il “terrorismo di al-Qa’ida”. Un terrorismo che altrimenti dilagherebbe in Occidente e ci colpirebbe a casa nostra come è successo a New York l’11 Settembre del 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle e alla stazione di Atocha a Madrid nel Marzo del 2004.
Due attentati, servirà ricordarlo, oggetto di clamorosi depistaggi politici e istituzionali, di indagini pilotate e di sentenze che non sono mai riuscite ad individuare né mandanti né esecutori che non uscissero dai data base di Langley.
Un’aggiunta che il Ministro della Difesa ha intenzionalmente evocato, da gran furbo, per allargare anche all’Europa la minaccia “reale” portata dal fondamentalismo islamico all’Occidente.
La recitazione della manfrina di La Russa è scivolata via senza sollevare un battito di ciglio in sala. L’apatia, l’indifferenza che sta risucchiando nel baratro il Paese si vede anche dalle reazioni degli spettatori seduti sulle poltroncine bianche della Rai in occasione di un evento luttuoso come quello di Kabul.
L’Italia, partendo da Kost, dalla base “Salerno” partecipa dal 2002 alla guerra degli USA in Afghanistan, ma fino ad oggi, se la memoria non ci inganna, il Sisde o il Sismi, prima, o l’Aisi e l’Aise, fino ad oggi, non hanno mai lanciato allarmi specificatamente provenienti da quel Paese che possano aver interessato la sicurezza del territorio nazionale, né se ne trova traccia su Gnosis o nelle relazioni che semestralmente vengono inviate semestralmente dal Cesis a Camera e Senato.
Non risulta inoltre che i Ministri degli Interni e della Difesa che si sono succeduti dalla data citata abbiamo mai denunciato pubblicamente l’esistenza di minacce specifiche per il territorio metropolitano ad opera di elementi “qaedisti” di nazionalità afghana presenti in Italia in contatto o collegamento con organizzazioni “terroristiche” operanti nei territori dell’Af-Pak.
L’attenzione dei Ros del Generale Ganzer si è invece concentrata più volte su nuclei o cellule salafite come “ Predicazione e Combattimento” presuntamente organizzate da elementi originari del Maghreb a cui sono stati spesso addebitati già nel corso degli accertamenti di polizia reati gravissimi che non hanno mai retto di fronte alle successive verifiche della Magistratura Inquirente, toccando punte paradossali che hanno fatto ridere l’“intelligence mondiale”, come nel caso della Chiesa di S. Petronio a Bologna e degli “attentati” alla Metropolitana di Milano.
Quando ci sono stati provvedimenti restrittivi, in ogni caso, i “wahhabiti del Mediterraneo” sono giudicati per reati minori come il favoreggiamento dell’ingresso clandestino, la raccolta di fondi, il possesso di materiale illecito di propaganda.
Insomma, in Italia non ci sono mai stati potenziali terroristi di intransigente fede sunnita provenienti dal Paese delle Montagne che prendano ordini dal nebuloso e famigerato Mullah Omar né strutture “organizzate” di sostegno ai combattenti usciti dalle madrase di Peshawar o di Islamabad; non c’è inoltre università o scuola superiore pubblica o privata, centro di aggregazione religiosa, culturale e sociale, dove possa addensarsi un nucleo di studenti, aderenti o simpatizzanti “coranici” in combutta con i combattenti pashtun.
Gli unici afghani presenti nella Repubblica delle Banane sono quelli che l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu ha fatto uscire dal Pakistan dopo un accurato check-in.

19/09/2009


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