ALZO ZERO 2009

 

La farsa degli attentati islamici in Italia


di Giancarlo Chetoni

Una sola cosa dovrebbero fare certi paladini della "libertà d'informazione": intervistare i familiari del "terrorista libico".

Al Quirinale e al Ministero della Difesa si sente la mancanza di un “attentatore afgano”, dal momento che sul mercato non ce n’è nemmeno l’ombra.
Ne andrebbe bene uno, magari libico, indigente e fuori di testa, per trovare una pista che surroghi il “mujahidin” o il “talebano”.
Per alzare, ancora una volta, il livello di attenzione sul “terrorismo” di matrice islamica, sul pericolo di cellule “in sonno”, e quindi incontrollabili, di al-Qa‘ida provenienti dal Paese delle Montagne.
Gli anni di galera - anni chiesti dalla Procura di Milano - evidentemente non sono bastati a scoraggiare mandanti, sequestratori e collaboratori.
E così ci risiamo. Un po’ di fanta-politica al posto della spazzatura non guasta.
Dopo la bufala organizzata dal comandante dei Ros Giampaolo Ganzer sulle bombe in preparazione alla metropolitana di Milano della primavera 2006 che il Pubblico Ministero Spataro per non infierire sull’Arma dei Carabinieri definì “un progetto molto vago”, c’è stata un'altra valigia alla Stazione della MM di Loreto il 3 Dicembre 2008 ad allertare le Forze dell’ordine.
Naturalmente vuota. Poi un infinità di altre “segnalazioni”, senza seguito.
Roba che arriva puntualmente ai giornali e che le tv rilanciano per tenere in allerta l’opinione pubblica collegandole a qualche fermo di “sospetti” con barba e turbante, tanto per dare un briciolo di credibilità al pateracchio. E se di sospetti non si riesce a trovarne nemmeno uno, si associano gli allerta a vuoto con l’ omicidio di Nina la pakistana “che voleva vivere all’occidentale”.
Ma a forza di falsi allarmi, si sa, la tensione decresce, la notizia scivola nei trafiletti delle pagine interne e allora… serve inventare qualcosa di più commerciale, di vendibile. In carne ed ossa.
Come?
Magari un disgraziato che compra al Consorzio Agrario nitrato d’ammonio. Quanto? Dipende da giornale a giornale. Chi scrive 2 kg, chi 10, chi 20, che scoppia e non scoppia, miscelato da fare schifo, infilato in una cassetta per martelli e cacciaviti.
Un disperato da prezzolare (?), un attentatore da burletta disposto a lasciarci due timpani, un occhio e una mano davanti a una caserma.
Una qualsiasi? Macché.
Ne serviva una che si chiamasse S. Barbara. Ma guarda un po’!
Serviva qualcosa di evocativo come le “armi di distruzione di massa”. Cerca cerca si è trovato quella che fa giusto al caso.
In cambio di cosa Gama abbia deciso di farsi esplodere, un po’, ma non troppo, ben prima della sbarra del passo carraio non si sa, ma è largamente prevedibile.
Buttiamo giù un’ipotesi, così per il gusto di farlo.
Un passaporto, di sola andata, e un consistente sbruffo di euro? Può essere. Mai dire mai.
Peccato che Spataro tenga alta la guardia e abbia acquistato nel tempo un fiuto da segugio tanto da lasciar fuori i Ros per affidare le indagini, tutte le volte che può, alla Polizia di Stato.
Naturalmente c’era da aspettarsi che a casa del “terrorista fai da te” si trovassero prima 10, poi 20, 40 e alla fine 100 (in 2 sacchi da 50) chili di fertilizzante in grani, non in polvere, da usare per l’insalata dell’orticello.
Nella città di Pulcinella, di Napolitano, a Fuorigrotta, spesso si perde un braccio per un “pallone di Maradona”.
E se l’orticello proprio non ci fosse, ecco che salta fuori la figura dell’attentatore assassino che nessuno va a cercare in ospedale per sapere come sta o chieda un’intervista alla moglie italiana.
Se non dovesse reggere la tesi dell’“attentato intenzionale” si è già preparato il ripiego.
Mancavano dei complici al 35enne ingegnere elettronico “distrutto” psicologicamente da mesi di disoccupazione che risponde al nome di Mohamed Gama?
Glieli hanno trovati a tamburo battente, anche se per ora presunti. Un libico e un egiziano. I nomi? Per ora nessuno li conosce. Saranno sentiti, non si sa se informati sui fatti o come coautori nella preparazione dell’“attentato”.
Dar loro una faccia e un cognome potrebbe essere imbarazzante, potrebbe far crollare alla svelta una bufala che per stare in piedi per un bel po’ di tempo ed evocare lo spettro del terrorismo organizzato, meglio se afgano, ha bisogno di anonimato e riservatezza.
È mai possibile che non ci sia un cronista serio che va a scavare nella “faccenda”?
A quanto sembra, non ce ne sono nemmeno tra i difensori incalliti che si battono a più non posso per la cosiddetta “ libertà d’informazione”. Sarà bene dire a questo punto che noi non stiamo né con il “miglior presidente del consiglio da 150 anni” e nemmeno con Ezio Mauro, “La Repubblica” e De Benedetti.
Per Gama latitano tutti alla grande.
Direttori e capiservizio, da una parte, non vogliono grane, dall’altra, fa comodo tenere in piedi una storiaccia molto, ma molto misteriosa, se non è frutto di follia, che fa vendere qualche copia in più a prescindere.
E così si costruisce il mostro in carne e ossa del terrorismo di al-Qa‘ida, che è dappertutto, in Italia e in tutti i Paesi del mondo ma che non si riesce mai ad acchiappare e ad inchiappettare. E se fosse una barzelletta inventata da qualche furbacchione a Langley?
Sapevamo che la manfrina, prima o poi, avrebbe preso piede anche in Europa. I segnali c’erano tutti.
La guerra in Afghanistan è a corto di consensi e di fiato perfino in America. La maggioranza della gente vuole figli, fratelli, sorelle, mariti, mogli e parenti a casa.
Per stoppare la tendenza serviva riesumare il clima del dopo 11 Settembre 2001.
C’ha pensato l’ FBI a dare l’input.
Il 20 Settembre la Polizia Federale ha arrestato 3 “afgani” naturalizzati a stelle e strisce: il 24enne Najibullah Zazi e suo padre 57 enne, a Denver, e un certo Wais Alcali, di anni 37. Volevano “far saltare” qualcosa a New York.
Si fa un gran puzzo, si grida al terrorismo su giornali e tv, poi la faccenda esce di scena, misteriosamente com’è cominciata, salta l’Oceano e il “terrorismo” lo si cerca in Germania con coda inevitabile in “Italia”.
Qui c’è Gama che fa le cose per bene, ci lascia una mano, ci perde un occhio e i timpani.
Intanto da New York lo sciacquino di Napolitano e di Fini insorge.
L’attentato alla caserma S. Barbara è “un attentato contro le nostre Forze Armate”. Aggiungendo un “simbolico” in chiusura. Per non perdere la faccia con il petardo.
Lui e Brunetta le Forze Armate le stanno sistemando per bene. Esuberi previsti dai 32.000 ai 50.000 e due palanche per addestramento, acquisizioni, logistica e personale, più qualche morto in Afghanistan per il rambismo della Task Force 45.


Viva il terrorismo dell’antiterrorismo!

16/10/2009


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