ALZO ZERO 2009

 

Renata Polverini candidata ideale alla regione Lazio dopo l’unzione dello Yad Vashem


SINDACATI E POLTRONE


di Gianlorenzo Dettori

“L’olocausto è una tragedia che ci riguarda tutti. Un orrore che resta un monito per il futuro, per tenere viva la memoria e la salvaguardia della democrazia, dei valori della libertà e dell’uguaglianza tra gli uomini”
Con queste parole di devoto omaggio al pensiero unico, Renata Polverini, segretario generale Ugl, conquista la primazia politica per la poltrona di presidente della Regione Lazio in quota Pd(l). Parole, queste, pronunciate in occasione del viaggio dei primi di dicembre che la femme prodige nazionale ha effettuato nel cosiddetto stato di Israele, percorrendo fino in fondo l’itinerario canonico della propaganda di Sion, che, secondo l’autorevole opinione dell’ebreo-americano Norman Gary Finkelstein (L’industria dell’olocausto, Milano, Bur, 2004) ha lo scopo precipuo di sfruttare la sofferenza degli ebrei. Grottesco, per i contenuti delle dichiarazioni, è apparso l’incontro tra la rappresentanza Ugl e quella del sedicente principale sindacato d’Israele Histadrut. Glissando del tutto sulle sofferenze, sulle angherie e sulle criminali discriminazioni alle quali sono sottoposti giornalmente i lavoratori palestinesi, si è osato cianciare, al di là di ogni pudore, di integrazione, di attenzione e di cooperazione con il mondo del lavoro palestinese da parte del sindacato sionista dei kibbutzim. In questa pia istituzione, che “pone particolare attenzione al tema dell’immigrazione e ai rapporti con le organizzazioni sindacali dei palestinesi” (testuali parole sfacciatamente pubblicate nel foglio informativo dell’Ugl n. 250/09), albergano i buoni samaritani responsabili delle espropriazioni forzate delle terre dei palestinesi per la costruzione delle loro colonie pirata. Stesa una pietosa cortina sul restante programma che ha caratterizzato la servile tre giorni gerosolimitana e telaviviana della delegazione ugiellina, riteniamo che, propedeutica alla consacrazione politica della Polverini per mano della potente lobby sionista, fu la visita in pompa magna di qualche anno fa all’Ugl del rappresentante israeliano in Italia Ehud Gol.
Del resto il cursus honorum politicamente ipercorretto e scientemente costruitole attorno in tutti questi anni dai poteri che contano, con tanto di grancassa mediatica, aveva lo scopo di proiettare la dunmeh de’ noantri nell’Olimpo degli sdoganati, ricalcando passivamente le orme dei suoi due mentori: Gianfranco Fini e Gianni Alemanno, accoppiata vincente in fatto di trasformismo d’accatto. In fondo anche per la nostra sindacalista tricolore sono bastati pochi ma ammiccanti gesti, a destra e a manca, e qualche ossequiente genuflessione a talune volontà d’oltretevere per far salire rapidamente le sue quotazioni, fino a toccare lo zenit, grazie alle frequenti dimostrazioni di fedeltà politica alle “giuste cause”: dalle ripetute adesioni a ridicole manifestazioni contro stati sovrani come l’Iran, dove le bandiere della Ugl sventolavano accanto a quelle dell’entità sionista, alle apologie dell’organizzazione terroristica iraniana National Council of Resistance, al soldo degli atlantico-sionisti, pubblicate più volte su La Meta Sociale; dal macchiettistico sostegno all’abortito referendum elettorale sul maggioritario, che avrebbe definitivamente cancellato, contro ogni regola democratica e civile, il principio del pluralismo di rappresentanza politica nel parlamento italiano, al convinto supporto alle guerre di occupazione atlantiche nei Balcani, in Iraq, e in Afghanistan; dalla pelosa partecipazione al business dell’immigrazione, tramite i suoi satelliti Sei e Ciscos-Ugl (interessante e istruttivo sarebbe spulciarne i progetti e i relativi finanziamenti), in deferente “collaborazione” con l’agguerrita multinazionale vaticana del settore, quella Caritas Migrantes i cui esponenti stigmatizzano persino i blandi provvedimenti governativi contro l’immigrazione clandestina (Caritas in pecunia!) fino ad arrivare all’ultima demenziale crociata anticinese. Allo stesso modo le res gestae sindacali dell’era Polverini mostrano un sindacato allo sbando e un suo chiaro appiattimento sulle posizioni rinunciatarie pro sistema della triplice confederale. Dai pessimi accordi sulle pensioni alla cosiddetta concertazione ad oltranza con un padronato in posizione sempre più dominante (un vero e proprio baratto: mantenimento delle agibilità e dei privilegi sindacali in cambio di accordi a perdere per i lavoratori); dalla frenetica ricerca di poltrone nei vari enti ed organismi che gestiscono i soldi dei lavoratori alla rinuncia alla lotta contro la precarizzazione del lavoro e contro l’impiego generalizzato dei contratti a termine. Ultima delizia, la recente firma dell’accordo truffa che sancisce nella pratica il ridimensionamento della contrattazione nazionale a favore di quella di secondo livello, sempre più legata alla discrezionalità padronale. Un accordo che ha fatto cantare vittoria alla Confindustria e che Cisl, Uil e Ugl hanno invece spudoratamente ostentato come una conquista dei lavoratori.
Siamo dell’avviso che il sindacalismo nazionale non sia finito, diversamente da quanto invece asserisce Romano Visconti nel suo bel articolo di qualche giorno fa (vd. Rinascita 8/12/09, p. 10). Non può essere finito semplicemente perché non è mai iniziato. Dal dopoguerra ad oggi, infatti, la storia della Cisnal, prima, e dell’Ugl, dopo, ha marciato all’unisono con quella reazionaria della destra politica nazionale. Tanto per citare un esempio significativo, negli anni caldi della contestazione e delle lotte sociali, sotto la guida dell’allora segretario Gianni Roberti (che ardiva furbescamente richiamarsi alla bandiera del sindacalismo nazional-rivoluzionario di Corridoni, come il commediante Almirante a Mussolini e alla RSI), l’attività della Cisnal, parallelamente alla funzione di stampella del sistema espletata dal Msi, era tutta improntata al boicottaggio degli scioperi e all’incitamento al crumiraggio dei propri iscritti nei posti di lavoro. Per non parlare della recente comparsa di personaggi legati alla cosiddetta “destra sociale”. Con l’epilogo scontato: l’uso del sindacato come trampolino di lancio verso il dorato mondo delle carriere e delle fortune politiche. L’ultimo dei Mohicani di tale corrente ed ex Segretario Generale Ugl, intervenuto nel recente congresso della Federazione dei bancari, si è dato un gran da fare per convincere la platea, molto scettica, sulla bontà della riforma della contrattazione. In tutta la storia della Cisnal l’unico barlume controcorrente di orgoglio sindacale in senso socialnazionale si ebbe nell’ottobre del 1993, quando, incredibilmente, Mauro Nobilia, allora segretario generale, alla testa dei militanti del sindacato, si unì a Bologna alla “marcia del lavoro”, la cui iniziativa a sostegno dell’occupazione, dello stato sociale e contro i sindacati di regime era denominata “Costituente di Popolo”. Già si annunciava la tragedia del massacro dello stato sociale e della disoccupazione. Il mondo del lavoro stava lentamente scivolando lungo la china della subordinazione alla predonomia liberista. Le bandiere della Cisnal sventolarono al raduno di piazza Azzarita accanto a quelle dei Socialisti di base, dell’Unione dei Socialdemocratici di base, del Movimento Antagonista, del Forum democratico, del Movimento Italia Unita e dei Cobank fino alla confluenza in piazza Maggiore dove, dal palco sul quale campeggiava la scritta “Lavoro e Giustizia Sociale”, i principali rappresentanti dei movimenti aderenti alla manifestazione denunciarono le malefatte del sistema contro il mondo del lavoro. Attonita e sgomenta fu la stampa di regime, in primis La Repubblica, che titolò il suo trafiletto sulla marcia del lavoro “una strana manifestazione”. Per la Cisnal si trattò ovviamente solo di un fuoco di paglia e, ben presto, il suo dna destrista e politicamente corretto tornò a manifestarsi in tutta la sua virulenza. Qualche anno dopo troveremo, infatti, lo stesso Nobilia, che, sorridente e compiaciuto, saluta e ringrazia da Strasburgo i suoi elettori per la poltrona conquistata al Parlamento europeo. Staremo ora a vedere se, con la più che probabile uscita di scena dal palcoscenico Ugl della sig.ra Polverini, il vaso di Pandora, nel quale sono a forza imbrigliati gli appetiti repressi, le profonde rivalità e l’atavica rissosità dei vecchi capobastoni sindacali riuscirà ancora a contenere, senza esplodere, tutti i conflitti interni che la signora della “svolta dell’Eur” ha sinora abilmente dimostrato di controllare e domare.
 

18/12/2009


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