ALZO ZERO 2009

 

Gli Stati Uniti: la” potenza intelligente” al servizio della guerra

di Jules Dufour


da “modialisation.ca”

Traduzione di Stella Bianchi

4 novembre 2009

Gli ultimi avvenimenti relativi lo svolgimento delle guerre d’invasione in Asia centrale ci permettono di cogliere alcuni elementi della strategia statunitense come ad esempio le differenti manovre diplomatiche e mediatiche messe in atto per sbilanciare l’opinione pubblica dei cittadini americani a favore del prosieguo delle operazioni di guerra in quella regione.

La “reintronizzazione” di Hamid Karzai a capo del governo fantoccio di Kabul è stata orchestrata per far in modo che il clima politico che ha prevalso a partire dal 2001 possa mantenersi con la presenza di un alleato acquisito attraverso gli interessi dei conquistatori.
E’ difficile trovare le parole per definire il carattere legittimo della “vittoria” di H.Karzai.
Adesso ci si sforza di provare a rendere valida la sua elezione mentre la maggior parte dei convenuti dallo scorso 20 agosto hanno denigrato il processo elettorale e messo in dubbio i suoi risultati.

Nello stesso tempo, l’amministrazione Obama e gli strateghi del Pentagono hanno finto di tergiversare relativamente all’invio o meno dei rinforzi mentre questa manovra aveva verosimilmente un doppio obiettivo.
Il primo era quello di valutare il potenziale delle truppe addizionali che potevano esser offerte dai membri della coalizione e il secondo era quello di disporre del tempo necessario per misurare il grado di resistenza degli insorti e dei Talebani in Pakistan.
L’amministrazione statunitense ha ordinato all’esercito nazionale pakistano di condurre una guerra senza pietà contro i Talebani e contro gli insorti nel territorio del Sud-Waziristan.
Così facendo, gli Stati Uniti avrebbero potuto far notare un po’ alla volta che gli sforzi di guerra del Pakistan avrebbero dovuto esser consolidati dalle forze militari aggiunte in Afghanistan per far fronte alla resistenza, potendo eventualmente trovare rifugio in quel territorio.
L’amministrazione Obama sarebbe stata così in grado di giustificare i rinforzi che questa intendeva dispiegare..

E’ fondamentale per l’ amministrazione dare seguito alle pressioni manifestate dalla destra americana che reclama un’intensificazione dello sforzo bellico in Afghanistan portando l’opinione pubblica ad accettare la decisione di aggiungere un importante contingente di soldati ( si è parlato di una cifra che và dai 40.000 ai 60.000 soldati).
Un po’ alla volta le guerre dell’Afghanistan e del Pakistan potrebbero fondersi in un unico e medesimo conflitto e allora sarebbe difficile dimostrare che è cruciale aumentare le forze militari in questo contesto considerando le aumentate minacce opposte dalla resistenza sia in Afghanistan che in Pakistan.
Gli Stati Uniti faranno notare che dopo otto anni di guerra un “piccolo”sforzo supplementare sarebbe necessario per non dover rivivere un altro Vietnam.


Obama, una diplomazia di riunione per la conquista del mondo attraverso la guerra?


Dal loro arrivo alla Casa Bianca, il presidente Obama e la sua segretaria di Stato Hillary Clinton hanno attraversato il mondo per far arrivare il rinnovato messaggio dell’Impero americano.
Una retorica nuova che promuove il modello ben conosciuto del dominio e dell’intervento in tutti i continenti, modello basato sul Piano di comando unificato degli Stati Uniti.
Questo piano di comando”è stato aggiornato dal Dipartimento della Difesa e si rivela un documento chiave strategico che definisce le missioni, le incombenze e le aree geografiche di responsabilità per i comandanti in carica ai comandi dei combattenti” statunitensi e alleati in tutto il mondo.
La totalità della superficie terrestre è ancora di fatto, il campo di battaglia degli Statunitensi e sotto la nuova amministrazione , nessuna sostanziale modifica è stata apportata a questo piano in vista di ridurne la portata nell’insieme dei paesi al mondo.


Il Piano di comando unificato degli Stati Uniti.


I percorsi seguiti dai responsabili della diplomazia statunitense hanno permesso loro di verificare sul campo il livello di robustezza delle loro alleanza e il grado di fedeltà dei loro partner e alleati.
La segretaria di Stato si è anche permessa di farsi protettrice dei diritti umani durante il suo soggiorno a Mosca:” Tutti questi problemi – detenzioni, carcerazioni, colpi vari, omicidi-sono dolorosi visti dall’esterno” ha dichiarato la signora Clinton durante il suo secondo giorno di visita a Mosca a Radio Echo di Mosca .
E’ difficile credere che tali commenti possano essere fatti dalla responsabile della diplomazia americana quando ci si rammenta le minacce di annullamento totale che lei stessa ha proferito contro l’Iran durante la sua campagna presidenziale .
E’ importante ricordare che nel 2005 il suo paese deteneva il numero più elevato di popolazione carceraria al mondo con 2.186.230 prigionieri( 25% del totale al mondo) e che il tasso di detenzione ogni 100.000 era ugualmente il più elevato e si aggirava sui 737.6 residenti).
In più , “la Pena di morte negli Stati Uniti è applicata a livello federale in 35 stati federati sui 50 che conta gli Stati Uniti .Oggi gli Stati Uniti fanno parte del ristretto cerchio delle democrazie liberali che applicano la pena di morte”.(Wikipedia).
C’è da sperare che la segretaria di Stato trovi dolorosa anche questa situazione prevalente nel suo paese.

Le mie profonde intenzioni sono le stesse.

Infine conviene aggiungere che le guerre dell’Asia centrale continuano nella più grande impunità e che la tortura continua ad essere praticata nelle prigioni”segrete”.
Si tratta di dimostrazioni di nuovi concetti riproposti nel gennaio scorso sulla “potenza intelligente” e sulla “responsabilità”. ..c’è di che interrogarsi, perchè ci sembra piuttosto che i discorsi della diplomazia statunitense vengano a violare il volto dell’imperialismo.
Io sono un protagonista che attualmente la pensa diversamente ma le mie profonde intenzioni sono le stesse.
In realtà, il concetto della”guerra permanente” resta la massima guida al mio approccio diplomatico che è come una geometria variabile in funzione degli interessi che me lo fanno salvaguardare.(I due pilastri della nuova diplomazia americana).

Conclusione

Per la diplomazia statunitense l’importante è conservare l’appoggio dei potenti malgrado alcuni irritino più di altri, poiché questa potrebbe aver bisogno di loro quando si verificherà il crollo annunciato dell’economia e vi sarà l’implosione sociale come inevitabile risultante.
Fare la guerra potrebbe diventare troppo pesante per la società e i mandatari capaci di farla saranno allora invitati a “dare” di più per permettere all’Impero di sopravvivere ancora per un certo periodo di tempo.
Questo ordine è senza dubbio quello che è stato trasmesso ai paesi alleati.
Questi ultimi , malgrado loro, potrebbero eventualmente venir trascinati in questa caduta.

Jules Dufour è presidente dell’Associazione canadese per le Nazioni Unite/Sezione Sanguenay-Lac-Saint Jean, professore emerito all’Università del Québec a Chicoutimi, membro del circolo universale degli Ambasciatori della Pace, membro cavaliere dell’Ordine nazionale del Québec


19/11/2009


pagina di alzo zero

home page