ALZO ZERO 2009


Dalla parte dello Stato, dalla parte dell'Onore


A Napoli, la camorra nessuna la chiama più “Camorra”, tutti, i buoni e i cattivi, l’appellano ormai “o Sistema”. Le parole non sono un caso e non vengono usate mai per semplice combinazione. Se i napoletani hanno deciso di cambiare nome all’organizzazione criminale, un motivo c’è ed è lo stesso nuovo temine impiegato a rivelarlo.
Ormai, non si tratta più di una normale associazione per delinquere, una semplice congregazione di figli di buona donna usa a commettere reati per vivere, come un parassita, alle spalle della società civile.
Quella che era un’associazione simbiotica alla collettività è diventata un altro stato, un nuovo sistema sociale che si contrappone nelle lotte di potere allo Stato ufficiale. “O Sistema”, come un normale apparato statale ha la sua legge, i suoi professionisti, le sue strutture e i suoi politici di riferimento.
Abbiamo superato ampiamente lo stadio della delinquenza comune e anche quella, dell’infiltrazione negli apparati statali. Siamo giunti alla fase finale, alla lotta tra due Governi, uno dichiarato e l’altro occulto, uno legale e l’altro illegale.
E’ guerra aperta, senza reticenze e senza vergogna. Poco ci manca che camorristi e mafiosi scendano in piazza a dimostrare per i propri diritti.
Per le persone per bene, quelle persone che ogni mattina escono di casa per andare al lavoro e, se il lavoro non ce l’hanno, escono per cercarne uno, è giunto il momento di dichiarare da che parte stanno in questa lotta. È il momento di indicare, senza ma e senza se, quale fronte di combattimento si è scelto.
C’è una canzoncina che circola ultimamente, che non è nata per fare reclame a calze e braghette e che invita gli italiani a stringersi a “coorte”. La coorte è l’unità di combattimento della Legione e, per gli italiani tutti nessuno escluso, è arrivato il momento di scendere in campo contro i nuovi barbari e contro chi questa barbarie fiancheggia o difende, mostrandogli apprezzamento.
Per chi decide di stare dalla Parte dello Stato c’è una cattiva notizia: non è un impegno da mercenari. Lo Stato non promette ai propri militi lucrosi incarichi o vantaggiosi appalti.
Chi decide di combattere per lo Stato lo fa per l’onore, la dignità, l’orgoglio, perché sin da bambino è stato educato a tenere la schiena dritta e non può conoscere che un solo padrone, lo Stato, perché lo Stato è egli stesso.
Fortunatamente, per chi fa questa scelta, c’è anche una buona nuova: non siamo soli.
Decine di prefetti, magistrati, carabinieri, professionisti, operai e casalinghe hanno già scelto la via dell’onore.

Daniele Lembo


28/11/2009


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