NOTIZIE 2008

 

Chi ha la casa fatta di vetro non dovrebbe gettare pietre contro quella degli altri, ovvero, quando non vedi la coerenza in casa d’altri, ma non ti accorgi che non è mai entrata in casa tua
 

di Clemente Pansa

Un rappresentante sindacale è colui che ha deciso di dedicare la sua vita al servizio dei più deboli.
Così, almeno, io immaginavo fosse la definizione di “sindacalista”
Così, almeno, ho creduto di applicarla nel mio caso personale quando, circa 15 anni fa, ho deciso di abbandonare la mia carriera in azienda (ero – e lo sono rimasto fino al collocamento in pensione – un quadro direttivo) per dedicarmi all’attività sindacale.
Naturalmente nessun pentimento per quella scelta che, comunque va detto, ha penalizzato, dal punto di vista economico, la mia vita.
Superfluo dire che questa "penalizzazione" è stata ampiamente compensata dalle numerose soddisfazioni morali, derivate dall’esercizio dell’attività sindacale; soddisfazioni che, pur non comportando un introito di carattere economico, hanno, tuttavia, fortemente caratterizzato la mia vita di sindacalista al servizio dei colleghi più deboli e bisognosi di tutela.
Spero perdonerete il riferimento personale, ma era introdurre quanto qui sotto riportato.
Traslando, dunque, il significato del termine “sindacalista”, testè espresso, nelle sfere più alte del sindacato, a livello di segretario generale, per esempio, la funzione del massimo responsabile dell’organizzazione sindacale, dovrebbe apparire come una sublimazione dell’impegno a favore di tutti i lavoratori, a qualunque categoria o ceto sociale essi appartengano.
Tutto ciò, evidentemente, in via del tutto teorica, perché in pratica le cose non vanno proprio in questa direzione…
Udite, udite.
In occasione della ricorrenza del 25 aprile, il segretario generale di una della maggiori organizzazioni sindacali che “operano” nel nostro Paese, recatosi a Milano per quella celebrazione, in barba alla tanto sbandierata e biasimata crisi economica, in barba ai mille discorsi sulle difficoltà degli italiani che sempre più si avvicinano alla soglia della povertà e che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, in barba ai mille discorsi sulle famose sindromi della quarta, poi diventata terza e poi ancora, purtroppo per alcuni, seconda settimana, in barba alle migliaia di giovani alle prese con il loro posto di lavoro che assomiglia sempre di più ad una derrata alimentare con tanto di data di scadenza “da consumarsi entro il ….”, che cosa fa? Prende alloggio in uno degli alberghi più esclusivi della città.
Un albergo da oltre 500 euro solo per posare le stanche membra su un letto e gustarsi il meritato riposo fino al mattino…
Un conticino di appena 1.100 Euro per due pernottamenti.
Si, avete capito bene: mil-le-cen-to Euro.
Più di quanti ne guadagni in un mese uno di quei giovani precari a cui quel segretario generale spesso si rivolge aizzandolo contro un governo nemico della classe operaia ed unico responsabile di quella inaccettabile condizione di lavoratore precario.
Il tutto senza provare un minimo di vergogna per aver “sprecato” più di uno stipendio di quel precario per pagarsi una stanza d’albergo che avrebbe potuto pagare, a fronte di una sistemazione più che dignitosa, almeno dieci volte di meno!
La coerenza di certi predicatori è proverbiale (“fate come vi dico, ma non fate quel che faccio io”, oppure, “predico bene, ma son costretto a razzolare male…” e così via. Potremmo continuare con le citazioni ad libitum) e la loro sfacciataggine, la loro faccia di bronzo, supera ogni limite imposto dalla decenza e dalla ordinaria immaginazione.
Chissà come avrebbero reagito quei precari o quei lavoratori affetti dalla sindrome della seconda, terza o quarta settimana, se avessero saputo, nel momento in cui il leader sindacale li arringava contro il governo maligno, che aveva speso, per appena due pernottamenti in quella città, un importo pari, anzi, superiore, alla loro retribuzione MENSILE!
Omnia munda mundis, faceva dire al buon Fra Cristoforo il Manzoni, che proprio nella città dello scandalo era nato…
Cercava la rivoluzione e trovò l’agiatezza, sosteneva il grande Leo Longanesi… Ovvero, quando non vedi la coerenza in casa degli altri e non ti rendi conto che essa non è mai entrata in casa tua…

06/05/2009


pagina di alzo zero

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