NOTIZIE 2008

 

PALESTINA OCCUPATA... LE PREMESSE

Le premesse per l'occupazione campale sionista della Palestina, come visto,
risiedono nella natura stessa del movimento sionista: xenofobo, sciovinista,
negazionista delle identità non ebraiche, colonialista e affermatore di istanze
tipicamente suprematiste di chiara impronta religioso-messianica.
Non sottolineare questi dati sarebbe un errore di valutazione del Sionismo
quale movimento politico derivato da una cultura religiosa improntata sulla
dicotomia razzial-spirituale tra mondo ebraico e universo non ebraico che si
rifletterà chiaramente nelle teorie ideologiche, nelle scelte strategiche,
nelle modalità e nell'attuazione pratica della politica di espulsione decretata
dai dirigenti sionisti nei confronti dei palestinesi e delle popolazioni arabe
all'indomani della proclamazione dell'entità criminale sionista.

Il modus operandi sionista, dunque, fin dalle origini del movimento politico
e a partire dalla costituzione dell'enclave statale ebraica in Palestina -
denominata "Israele" - si palesa come una forma di colonialismo aggressivo di
annientamento dei diritti naturali della popolazione autoctona arabo-
palestinese. In un suo libro di memorie l'economista israeliana Tamar Gozansky
(2) riporta come l'allora presidente dell'Agenzia Ebraica , David Ben Gurion,
aveva le idee sostanzialmente chiare nei confronti del "problema palestinese"
come riferì il dr. Magns in una testimonianza resa davanti alla Commissione
segreta incaricata di investigare sui rapporti fra arabi ed ebrei in Palestina.
Discutendone con due esponenti palestinesi Ben Gurion dichiarò: "E' impossibile
arrivare alla comprensione reciproca se non sulla base di 8 milioni di ebrei
con Israele come centro: Erez Israel, Transgiordania, Siria meridionale, Sinai.
Non meno di 8 milioni. Ovviamente gli ebrei dimostreranno simpatia verso gli
arabi e spirito di giustizia nel momento in cui diverranno i dominatori del
paese".

Quale "spirito di giustizia" abbiano dimostrato ai palestinesi gli ebrei lo
si può semplicemente 'dedurre' da qualche nome , giusto per ricordarci i
principali luoghi dove l'odio atavico giudaico ha colpito con estrema barbarie
le popolazioni locali: Deir Yassin, Duwayima, Acri, Chaifa, Lydda per rimanere
ai villaggi e alle città palestinesi centro di eccidi indiscriminati nel solo
conflitto arabo-israeliano del 1948 senza dimenticarci le successive operazioni
'sporche' direttamente o indirettamente approvate, sostenute, fomentate o
perpetrate dai comandi militari israeliani in Libano e nei Territori Occupati
da Ta'al el Za'atar a Sabra e Chatila, da Cana a Gaza.

E come si vede non stiamo parlando di avvenimenti lontani nel tempo: i
massacri quotidiani, la mattanza sistematica compiuta solamente quattro mesi or
sono dagli sgherri di "tsahal" ai danni della popolazione civile della striscia
di Gaza, rappresentano un monito ed un'avvertimento a non abbassare mai la
guardia per i movimenti di resistenza nazionali arabi dinanzi ad un nemico che
ha fatto del terrorismo di stato , dell'omicidio rituale di massa (come si
vedrà spesso le stragi compiute dai sionisti coincideranno con qualche
celebrazione di tipo storico-religioso della tradizione ebraica in particolare
le feste del Purim , che ricorda la mattanza di oltre 70mila tra arabi e
persiani ai tempi della regina ebrea di Persia - Esther - attualmente vissuta e
celebrata nell'enclave sionista come carnevale ; o la Pesah la pasqua ebraica)
e della soppressione manu militari di innocenti il proprio 'standard'
metodologico.

Ancora vediamo da un altro volume di uno storico israeliano, Joseph Heller
(3), che la volontà di estirpare , mediante annessione territoriale ed
espulsione di massa, i palestinesi era presente fin dalle origini nella
strategia sionista.

"L'opera di Heller consiste in una raccolta di documenti sulle scelte e le
discussioni che si svolsero in campo sionista in quegli anni cruciali , e in un
saggio introduttivo assai accurato. A commento dei testi Heller sottolinea in
particolare i seguenti aspetti: che il movimento sionistico era impegnato ad
ottenere uno Stato ebraico, nel quadro del Commonwealth imperiale, sull'intera
Palestina (nella terminologia sionista di allora : Erez Israel maaravit = la
Terra di Israele Occidentale); che per il pieno raggiungimento di tale
obiettivo si considerava indispensabile il trasferimento altrove della
popolazione araba locale; che su queste finalità convergevano tanto
l'Organizzazione Sionistica vera e propria quanto la Nuova Organizzazione
Sionistica, ovvero l'estrema destra di V.Z. Jabotinsky che in nome della
revisione militaristica e statalistica del programma, si organizzò in forma
autonoma e separata dal 1935 al 1946. I progetti di espulsione della
popolazione palestinese emergono chiaramente. Scrive Heller: "Ancora agli inizi
della seconda guerra mondiale la direzione sionista, sotto la guida di
Weizmann, era convinta che bisognasse richiedere ancora una volta
l'acquisizione dell'intera Erez Israel per gli ebrei, obiettivo raggiungibile
per mezzo dello spostamento della popolazione araba locale, in paesi arabi con
l'appoggio finanziario e politico americano". E aggiunge che M. Shertocj
(Sharett) allora capo del Dipartimento politico dell'Agenzia Ebraica , aveva
precisato il progetto auspicando uno Stato ebraico di tre milioni di abitanti
sulle due rive del Giordano." (4)

Serve dunque altro a documentare che il progetto sionista di conquista della
Palestina prevedesse il ricorso al terrore indiscriminato - come poi venne
realmente attuato a Deir Yassin e altrove - e l'espulsione / sradicamento
dell'identità nazionale palestinese? Noi diciamo che occorre saper 'leggere' la
storia e comprendere la direzione degli avvenimenti che , dal documento
programmatico sionista dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" fino ai giorni
nostri, ha 'confermato' una volontà di dominio ebraico sulle nazioni 'goyim' =
non ebraiche ed in particolar modo la traiettoria , lucidamente seguita con
astuzia, tenacia e il ricorso a qualsiasi sotterfugio compreso la consacrazione
'religiosa' a dogma del "dramma degli ebrei" - parafrasando Paul Rassinier -
durante il secondo conflitto mondiale alias secondo la vulgata sterminazionista
il cosiddetto presunto sterminio di sei milioni di soggetti di razza/religione
ebraica ovvero l'Olocausto nuova religione laica al quale la Lobby ha
consacrato una mitologizzazione tale da piegare a questa pseudo-verità
esecutivi nazionali e governi dei quattro angoli del pianeta, istituzioni
sovranazionali laiche e religiose, organizzazioni statali e tutta la
storiografia e la cultura occidentale contemporanea.

Ahmadinejad che cos'avrebbe dichiarato di così 'aberrante'? Quando lo stesso
David Ben Gurion con cinica lucidità dichiarò: "Perchè mai gli arabi dovrebbero
volere la pace? Se fossi un dirigente arabo non firmerei mai (la pace) con
Israele. E' normale: abbiamo preso il loro paese. Certo, Dio ce lo ha promesso,
ma in cosa li può interessare ciò? Il nostro Dio non è il loro. E' vero che
siamo originari di Israele, ma la cosa risale a duemila anni fa: in che cosa li
riguarda? Ci sono stati l'antisemitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz: ma è
stata colpa loro? Loro vedono solo una cosa: siamo venuti ed abbiamo rubato il
loro paese. Perchè mai dovrebbero accettare questo fatto?" (5)

Già perchè mai gli arabi dovrebbero accettare gli ebrei e il loro
accampamento territoriale in Palestina?

Ora ci si dirà che abbiamo 'esagerato' nei 'toni' di questo nostro intervento
relativo alla conferenza sul razzismo di Ginevra, alle dichiarazione del
Presidente iraniano Ahmadinejad e alla questione maledetta...noi affermiamo
l'antigiudaismo militante. Ahmadinejad è il Capo di Stato di una nazione
sovrana che non si piegherà al ricatto mondialista nè alle pressioni sioniste-
statunitensi. E' un punto di riferimento per chiunque , nella società
rovesciata contemporanea, voglia affermare la sua alterità radicale a "Israele"
e al lobbismo ebraico e non ha certo bisogno di 'avvocati difensori' ...si
'difende' più che 'bene' da sè...anzi quando può - e lui può - 'attacca'!

La Repubblica Islamica dell'Iran - sostenitrice delle Resistenze nazionali e
islamiche di Hamas in Palestina e Hizb'Allah in Libano - rimane , a trent'anni
dalla sua costituzione il principale referente planetario del fronte
antisionista e antiimperialista al di là delle 'ciance' e delle più o meno
invertebrate dichiarazioni di esponenti politici di qualunque fazione e
nazione.

'Noi' ovviamente e provocatoriamente abbiamo 'esagerato' perchè, in 'fondo',
siamo 'esagerati'...
Ce lo possiano 'permettere'.

Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava.
La Repubblica Islamica dell'Iran ha 'armi' puntate contro chiunque perchè -
ricordando quanto ci sottolineò a Qom molti anni or sono il massimo dirigente
del principale organismo per la diffusione della dottrina sciita nel mondo ,
Ayatollah Taskhiri, "noi siamo uomini di pace e come tutti gli uomini di pace
siamo pronti alla guerra". "Israele" e i 'sostenitori' più o meno occulti del
Sionismo 'scavano' ancora.



Dagoberto Husayn Bellucci

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"

Note -

2 - Tamar Gozansky - "Lo sviluppo del capitalismo in Palestina" (in ebraico
Hitpatchu Hacapitalism bePalestina) "Formation of Capitalism in Palestine" -
ediz. "University Publishing Projects - Israele 1986 pp. 274;

3 - Joseph Heller - "La lotta per lo stato ebraico - La politica sionista
negli anni 1936-1948" - ediz. a cura del Centro per l'approfondimento degli
Studi di storia ebraica intitolato a Zalman Shazar (terzo presidente
israeliano) in ebraico "Bemavak leMedina - Hamediniut hazionit beshanim 1936-
1948" - Gerusalemme - Israele 1984;

4 - Aa.Vv. - "Dossier Palestina - Nakba - L'espulsione dei palestinesi dalla
loro terra" - ediz. "Ripostes" - Salerno 1988;

5) N. Goldmann - "Le paradoxe juif" - Paris 1976;



30/04/2009


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