NOTIZIE 2008

 

La scuola italiana, tra riforme e tagli indiscriminati , riflette ancora la cultura della nostra nazione?


La scuola e la formazione dovrebbero essere il volano di ripresa atto a fornire valide risposte alla difficile situazione del momento.
Imprese, sindacati, mondo politico e tessuto scolastico sono concordi nel definire la scuola come risorsa primaria della società sulla quale basare un sistema di buon livello di sinergie con la realtà circostante.
Può suonare retorico il fatto che quando si parla di scuola si dovrebbero privilegiare quei canoni strettamente legati alla qualità dell’offerta formativa,che spesso però non sono rispettati perché le migliori intenzioni vanno a colludere con la burocrazia, la disorganizzazione ,la conflittualità permanente.
Occuparsi di scuola vuol dire occuparsi del futuro dei nostri figli ma vi sono ancora norme vecchie e confuse, slegate dal principio di responsabilità,indifferenti alle richieste di un tipo di cultura che esalti i valori della nostra Nazione nella formazione delle singole persone.
Questi valori sono di fondamentale importanza ed è in questa direzione che si dovrebbe procedere per dare finalmente delle risposte esaurienti e concrete.
La scuola, considerata come gradino portante dell’intera società,dovrebbe occuparsi della formazione, e della responsabilizzazione civica di ogni cittadino in formazione.
Spesso invece, l’introduzione di stages in varie aziende, si è dimostrato solo mera propaganda politica di una certa sinistra che non ha portato le attese aspettative perché non ha sviluppato adeguatamente nei giovani quella consapevolezza necessaria ad affrontare in età adulta la dura realtà del mondo del lavoro.
Alla scuola, vengono richieste una marea di competenze che questa non riesce davvero a fronteggiare, se non con l’aiuto di chi ci entra dentro tutti i giorni:docenti,genitori alunni.
Ma il problema è soprattutto politico perché servono leggi adeguate e tanto denaro stanziato dalle varie finanziarie o dai singoli governi regionali che ne hanno la competenza.
Non si può pensare di avere un’adeguata offerta formativa oppure una buona ricerca universitaria senza adeguati fondi.
In ogni caso, la discussione resta aperta ad ogni possibile proposta pensata per migliorare la situazione.
In questo momento, in Italia ci sono troppi insegnanti dai cinquant’anni in sù e sono circa un milione..per lo più donne.E’ evidente che questi docenti non possono lasciare il posto di lavoro poiché la legge sposta di continuo l’età pensionabile.
Diventa dunque difficile per un giovane precario poter accedere ad un posto di insegnante anche perché la Finanziaria di Prodi nel 2007 ha bloccato le graduatorie.
Allora ci si chiede: quale futuro ci potrà essere per questi giovani in gamba e impegnati?
Sarebbe bene eliminare il precariato , eliminando le graduatorie, come già accade negli altri Paesi che adottano già da tempo l’assunzione diretta.
Poi c’e’ da considerare il rapporto docenti/allievi che influisce in maniera negativa poichè è tra i più bassi d’Europa e si stanzia su una media di un docente per meno di dieci allievi.
Tra le varie problematiche che affliggono la scuola, c’è anche quello relativo l’aggiornamento e le capacità dei singoli insegnanti.
“I plessi scolastici sono circa 10.000 distribuiti in 57.000 edifici, uno ogni 1000 abitanti.
Questi plessi sono diretti da dirigenti che dirigono poco o nulla” -sostiene Gianni Zen preside all’Istituto Rossi di Vicenza in un recente articolo apparso sul Giornale di Vicenza e continua:” i docenti arrivano alla cattedra in modo complicato , dopo un lungo percorso e i presidi non possono far nulla se i docenti non sanno insegnare.(…)
300.000 sono gli aspiranti nelle graduatorie permanenti, cioè senza selezione dei migliori(….) senza dimenticare che ogni anno un docente su quattro cambia scuola”-continua Rossi.
Il problema del controllo sulla formazione e sull’aggiornamento dei docenti evidenzia la carenza di verifiche sull’effettiva preparazione degli stessi e questo accade purtroppo dalle elementari all’università.
In una recente intervista al Gazzettino di Venezia lo scienziato scopritore dei “neuroni specchio” (candidato al premio Nobel) prof.Rizzolatti ha affermato che:” se vinci un concorso all’Università, dopo non succede niente!”Altrimenti detto che vieni valutato come qualsiasi altro e infatti,
continua dicendo che in 30 anni di lavoro il numero di posti che ha avuto a disposizione è stato uguale a quello di un altro docente che non ha fatto nulla.
“Da noi se uno non fa, sa che gli amministratori hanno meno fastidi”sostiene.
E poi prosegue la sua intervista con un affondo alle resistenze politiche che tengono in piedi strutture come l’università di Novara,quella di Empoli e quella di Enna.
Conclude dicendo che all’università di Parma( che è una buona università) il 25% dei docenti non pubblica niente… Insomma, il problema si sposta sull’asse politico delle decisioni da prendere e in quale direzione spostare gli interventi.
Purtroppo le classi politiche che si sono susseguite negli ultimi decenni, hanno moltiplicato a dismisura i corsi universitari per creare posti di lavoro a personale appartenente alle diverse aree d’influenza ed hanno favorito un modo errato di gestire le autonomie stesse delle varie università..
E così dopo essere passati attraverso vari ridimensionamenti del tempo pieno e alle varie riduzioni di orario e non solo alle elementari, si sta toccando con le riforme tutto il sistema scolastico nazionale dalle medie alle superiori, fino ad arrivare alla riforma dell’universita’ con il disegno di legge sulla Governance negli Atenei.
Così vedremo che i concorsi universitari banditi dai singoli atenei per ricercatori,associati e ordinari verranno sostituiti da una selezione.
In questa selezione fatta per ottenere l’abilitazione scientifica nazionale i partecipanti verranno valutati sulla base della propria preparazione scientifica.
Questa abilitazione durerà un certo numero di anni e gli Atenei recluteranno i docenti o i ricercatori scegliendo tra coloro che sono stati abilitati, cosi, si aboliranno i candidati interni in seno alle varie università.
Il 24 marzo scorso, il ministro Gelmini ha incontrato 70 rettori di svariati Atenei per spiegare questo disegno di legge che entrerà nella prossima finanziaria e che però prevederà anche consistenti tagli finanziari alle Università dal 1 gennaio 2010.
E per restare aderenti alle imminenti decisioni del Ministero della Pubblica istruzione e della Ricerca Universitaria, è stato definito in questi ultimi giorni il Decreto Interministeriale sugli Organici per l’anno 2009/2010 che prevede una riduzione di 42.000 posti di lavoro con la prossima finanziaria:10.000 nella scuola primaria,15.500 nelle medie,11.350 alle superiori e 245 presidi.
L’unico argine che si potrà trovare a questo provvedimento così drastico sarà quello di coinvolgere gli enti locali per elaborare un piano di Assegnazione Risorse almeno nelle singole province.
In mezzo a qualche buona idea, come quella di abolire i concorsi interni alle Università, si cerca di mettere mano ad un’ importante istituzione come la scuola tagliando fondi, personale e programmi scolastici.
Questa è la risposta data ad un Paese che sarà presto condannato alla retrocessione rispetto a tutte le altre nazioni circostanti : la cultura è progresso, l’involuzione delle istituzioni basilari è solo l’anticamera dell’indigenza generalizzata.

Stella Bianchi


31/03/2009


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