NOTIZIE 2008

 

ERNST ZUNDEL – LETTERA DA MANNHEIM CON UN CASO DI REVISIONISMO SU UNA VICENDA… DI DUEMILA ANNI FA

Ricevo una graditissima lettera da parte dell’amico Ernst Zundel.
Mi scrive dal carcere di Mannheim, dove sta scontando l’ultimo anno della pena detentiva che gli è stata inflitta. La cosa che più mi colpisce in questo contatto epistolare è la gioia che dimostra verso chi si ricorda di lui e quasi uno stupore che il suo caso sia conosciuto anche fuori dalla Germania.
Nonostante le difficoltà della vita si mantiene sempre attivo, con molti interessi, dipinge (come può visti gli scarsi mezzi a disposizione) e continua a dedicarsi ai suoi studi storici.
I toni sono sempre educati, cordiali e danno l’idea di un uomo mite che con grandissima dignità sopporta il proprio destino.
Attualmente il signor Zundel si sta occupando di Storia Romana e mi scrive una lunga lettera parlandomi con entusiasmo delle sue ricerche.
So di fare cosa gradita innanzitutto al sig. Ernst, pubblicando parte di questa corrispondenza, ma anche a numerosi lettori italiani che seguono le vicende di questi amici sfortunati e che difficilmente riescono a trovare notizie attendibili in Italia.

“Al momento sto lavorando con un amico italiano”, scrive Ernst Zundel, che fa alcune ricerche per me a proposito della Battaglia di Arminius contro Quintilius Varus nella foresta di Teutoburgo nell’anno 9 d.C. Lo storico romano Tacito nel 100 d.C. racconta la propria visione della storia nei suoi annali, i cui originali sono custoditi in alcuni musei di Firenze. I fatti della Battaglia della Foresta di Teutoburgo molto probabilmente non hanno avuto luogo lì e molto probabilmente la Battaglia non è avvenuta nel modo riportato dagli storici per circa 1900 anni. Immagina – mi fa notare Zundel – che una delle battaglie più drammatiche della storia europea, la sconfitta più sbalorditiva subita dalle Armate Romane (l’unica super-potenza del tempo) fu combattuta in un posto ancora sconosciuto!!! In effetti questo è proprio un progetto revisionista classico, non diverso dai progetti che intrapresi negli anni ’70 e ’80 con gli argomenti per i quali divenni famoso.
Sono stupito di quanto i tedeschi si impegnino poco in queste materie. Sembra che non vengano usati strumenti moderni come il Ground Radar, lo strumento elettronico più moderno in archeologia . (…) Così sto chiedendo agli amici italiani di aiutarmi nel riesame di vecchi documenti romani del Senato, del Governo di Occupazione, degli Archivi Militari, per indicare dove le tre legioni stazionavano. Erano 22.000-25.000 uomini!
Da qualche parte in Germania c’erano basi delle Armate Romane e Centri Amministrativi, con caserme e case per i civili, probabilmente vicini ad un fiume con un porto che permetteva il trasporto delle truppe via acqua. E noi non sappiamo dove? Io non credo alla storia che si racconta, dove esperti romani, generali e ufficiali, che avevano mappe militari dettagliate e che conoscevano tanto bene i fiumi e le paludi quanto i passi delle montagne, e sapevano sia attraversarli che evitarli, siano caduti vittima delle imboscate di Arminius. E’ da ingenui credere che non avessero visto e capito i problemi che avrebbero incontrato nella foresta tedesca, della quale si crede che non avessero nemmeno le mappe! La mia ipotesi è che, dati i pochi e ridicoli ritrovamenti vicino alla città di Osuabruck, fu al massimo un’imboscata a poche centinaia di uomini, non 22.000 legionari e le loro scorte!
Il mio pensiero è che Varus, che era il Governatore della Germania, doveva reggere il Tribunale (…) che era difeso da pochi centurioni in quanto l’armata era nell’accampamento e si riposava durante le sedute giudiziarie. Si pensa che Arminius, ufficiale romano, conoscesse molto bene questa organizzazione e avesse usato le proprie conoscenze per sferrare un attacco a sorpresa contro un’armata completamente impreparata e a riposo (…). I romani si trovarono in trappola nel loro campo recintato, e non poterono fuggire perché fuori trovarono un agguerrito gruppo di guerriglieri tedeschi, arrabbiati come il demonio sia per i metodi usati dai romani per raccogliere le tasse che per il trattamento inflitto ai prigionieri tedeschi catturati, soprattutto contadini, rapiti e portati in schiavitù a Roma per essere venduti all’asta.
Questo fu il motivo della rivolta.
(…) Una delle più importanti battaglia della storia antica dovrà essere riscritta, e qui dipende da cosa l’archeologia moderna sarà in grado di documentare”.

Una lezione di revisionismo storico applicata alla Storia Romana. Solo il lavoro di riesame di nuovi documenti può portare a nuove conclusioni.
Ernst Zundel termina la lettera dicendomi che, quando ancora viveva negli Stati Uniti, insieme alla moglie stava lavorando alla preparazione di un film su questa vicenda, un documentario che avrebbe dovuto essere pronto entro il 2009, anniversario della battaglia.
Questo progetto ormai potrà concludersi solamente fra qualche anno, nel frattempo se qualche lettore avesse notizie o materiale riguardante quest’argomento credo che sarebbe un grande regalo per Ernst poterne prendere visione o semplicemente scambiare qualche opinione a proposito.
E, comunque, chiunque desideri inviare una lettera, o anche solo una cartolina di saluti (tra l’altro il 24 aprile Zundel compirà 70 anni) sa che sarà molto gradita.

L’indirizzo è: Ernst Zundel, Herzogenriedstr. 111 – 68169 Mannheim – Germania.
Il sig. Zundel parla tedesco e inglese, ma mi fa presente che non riesce a leggere molte delle lettere che gli arrivano scritte in corsivo. A malincuore si trova con alcuni pacchi di posta inevasa, lettere e indirizzi che non riesce a decifrare.


Erika Steiner

 

02/04/2009


pagina di alzo zero

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