ALZO ZERO 2009

 

Ci vuole tanto a capirlo!

Non c’è sinistra senza socialismo!

Carmelo R. Viola

Non ce lo dice solo la storia e la scienza sociale. Ce lo conferma anche la biologia. Ma i più pensano che la biologia sia una materia extrasociale, pertinenza di gabinetti di ricerca e di analisi. Al contrario, la biologia è in mezzo a noi, è in quanto ciascuno di noi fa, è noi stessi.
La differenza fra “padronalismo” (da padronale) e socialismo (da sociale) si delinea netta da sempre in tutte le contrapposizioni fra padroni ed oppositori, fra coloro che, per il fatto di essere i più forti, intendono spartirsi le ricchezze del mondo – magari sbranandosi fra di loro nel tentativo di strappare il boccone più grosso – e i derelitti che reclamano il diritto di spartirsi – loro - le ricchezze senza sbranarsi reciprocamente. Il padronalismo – che si chiamerà capitalismo – segue la logica della giungla, il socialismo si appella alla morale della scienza e della coscienza.
I primi avranno bisogno di sfruttare i secondi e li taciteranno dando loro un tanto per non morire. E’ il lavoro dipendente vecchio quanto la schiavitù. Un gruppo di audaci e di generosi, con in testa Lenin e con riferimento a Marx, han creduto di potere realizzare il socialismo con la forza. Hanno “generosamente” sbagliato! L’evoluzione della specie, con Darwin maestro, segue un’altra dinamica, che si è schiantata contro il mercimonio di un novello Giuda, al secolo Eltsin, di professione massacratore di comunisti.
Tutto questo ha ben poco a che vedere con il classismo di Marx e meno che mai ne ha a che vedere la situazione che si è venuta a creare dopo il crollo dell’esperimento sovietico sotto la pressione esterna del colosso capitalista e per effetto degli errori –ed orrori – interni. La sconfitta degli oppositori socialisti più che fisica è psicologica. E’ una sconfitta subliminale come subliminale è la persuasione occulta che un prodotto sia meglio di un altro e lo si compra solo per questo. E’ così successo che una verità già storicamente acquisita sia diventata estranea all’uomo della strada: che la sinistra sia socialismo, anzi il socialismo!
Tutta la dialettica marxiana e marxista va a farsi benedire davanti ad una fenomenologia tutta viscerale dove il possesso dei mezzi di produzione e il rapporto fra detentori e nullatenenti – ovvero di presunte classi – sono circostanze secondarie.
Il socialismo non è niente di esoterico o di metafisico, al contrario può essere configurato con poche affermazioni:
1 - in senso generico è anzitutto il sociale (donde il termine socialismo) che si contrappone al padronale (donde il neologismo “padronalismo”): è la fruizione sociale (universale) delle ricchezze, naturali o prodotte dall’uomo;
2 - in senso specifico è il riconoscimento dell’esistenza di bisogni-diritti naturali universali dell’uomo e la conseguente organizzazione sociale della produzione dei beni e dei servizi, destinati a soddisfare quei bisogni-diritti;
3 - è il riconoscimento che all’attributo sociale vada associato l’attributo statale perché solo il pubblico (lo Stato) è in condizione di essere imparziale contro il privato (un uomo qualsiasi) naturalmente-ineluttabilmente parziale;
4 - è il riconoscimento che lo Stato socialista non è necessariamente dittatoriale e che la dittatura sovietica trova una motivazione nel contesto storico non nella sostanza del socialismo;
5 - è il riconoscimento che solo in àmbito socialista i cittadini possano essere economicamente uguali e quindi essere effettivamente uguali davanti alla legge;
6 - è il riconoscimento che solo lo Stato socialista possa dare a tutti pari opportunità e dignità di vivere per il solo fatto di essere nati e di esistere.
I padroni – e padrone è chiunque abbia la libertà di sfruttare il proprio simile - hanno saputo bene sfruttare le vicissitudini storiche per assimilare il socialismo alla tirannide e soprattutto alla mancanza di libertà, intendendo per libertà la libertà di sfruttare il proprio simile, facendosi forti delle degenerazioni psichiatriche di suoi attori come Stalin e Pol Pot. E’ così successo che i socialisti – vado molto alla svelta – hanno finito per accettare il sistema padronale – insomma, il capitalismo – come naturale e insostituibile. A questo punto diventa logico collaborare con il… nemico! E’ quanto fa in maniera impudicamente solenne il cosiddetto Partito Democratico dietro il grottesco paravento della parola “sinistra”.
Il Partito Democratico è l’apoteosi del capitalismo vincitore, che è la destra naturale, la negazione totale del socialismo. In breve:
1 - il Partito Democratico propone variazioni “in meglio” all’interno dello stesso capitalismo e pertanto:
2 - serve a legittimare il capitalismo stesso;
3 - serve a dare una parvenza democratica alla maggioranza, che finge di difendersi da un’opposizione aggressiva;
4 - usa indebitamente l’epiteto di sinistra che non gli compete perché, come dico nel titolo, “non c’è sinistra senza socialismo”;
5 - è il partito delle vittime vinte e contente, che fingono di battersi ancora tenendo polemicamente il moccolo ai vincitori!
Paradossalmente, anche coloro che, come Di Pietro, fanno delle critiche di sincera ed accorata opposizione, finiscono anche loro per fare quadrato attorno al capitalismo, e quindi alla destra, se non aprono chiaramente, senza equivoci e con rispetto delle logiche conseguenze, al socialismo.
Il discorso di Bersani, conseguente alla sua elezione a segretario del detto partito, è una tale autoparodia da fare ridere anche chi non ne avesse voglia, tanto grasso è il ridicolo che lo pervade. Si pensi solo all’alternativa, che si propone di realizzare chi è a quel posto solo per prestarsi all’alternanza secondo il bipolarismo della destra, unica e sovrana, e che la sola alternativa proponibile sarebbe quella del socialismo, seppellito fra i cimeli del passato dallo stesso Bersani. Più tragicamente ridicoli di così!
Carmelo R. Viola


(Non c’è sinistra senza socialismo – 26.10.09 – 2569)

31/10/2009


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