ALZO ZERO 2010


La civiltà-impostura


Maurizio Blondet

 

Fonte: Effedieffe

Nessuno, nessun pensatore, analista o grande giornale prende atto dell’evidenza che si impone dopo il fiasco del vertice ambientalista di Copenhagen: l’immensa e ridicola divaricazione fra le ambizioni spropositate dei supposti padroni del mondo, e la loro plateale impotenza.

Era in programma «la riduzione all’80% delle emissioni», l’abbassamento di due gradi della temperatura del pianeta – un compito di Dio, di cui l’umanità intera pareva pronta a farsi carico. A questo scopo, s’era progettato un controllo totalitario del mondo di una misura mai vista. Si è atteso miracolisticamente l’arrivo del presidente Obama per imporre a centinaia di Stati la nuova inedita governance mondiale. Ma Obama non è capace di imporsi nemmeno alla lobby americana della finanza speculativa, a cui non può nemmeno consigliare di ridurre i bonus ai grassatori banchieri; la lobby farmaceutica ha annullato la sua ambizione di imporre la sanità universale in USA, «riforma» che s’è trasformata in un regalo immenso alle assicurazioni private. La lobby israeliana l’ha umiliato, costringendolo a rimangiarsi tutti gli impegni a favore dei palestinesi.

Del resto, come si è potuto sperare che sotto il pretesto climatico attuasse il governo del mondo l’estremo rappresentante di una superpotenza allo stato terminale, governata da un capitalismo terminale e da interessi particolari potenti quanto suicidi, e in più de-industrializzata e prigionera nella spirale di un debito mai visto nella storia, che ne fa il super-mendicante mondiale, dipendente dal suo grande nemico futuro, la Cina?

E’ di questa irrealistica speranza – diramata e appoggiata all’unisono dai media occidentali – che si deve rendere ragione: com’è stato possibile sottovalutare a tal punto l’evidenza dell’impotente Obama? Vuol dire che il mondo virtuale della propaganda è diventato un universo chiuso e totale, tanto da imporre la sua «narrativa» (insieme allarmistica e trionfalistica: «yes we can essere come dei, cambiare il clima») persino a se stesso?

Stiamo navigando a bordo di una nave che ci siamo fabbricati a forza di menzogne ufficiali, senza più alcun contatto con la terraferma del mondo reale, quello delle forze e degli interessi veri, contrastanti e plurali, inconciliabili.

Di questo bisogna prendere coscienza, e non lo facciamo. Soltanto il sito Dedefensa ha il coraggio di nominare la questione, nelle sue dimensioni apocalittiche: bisogna superare la domanda se la civiltà occidentale trionfa oppure se è in declino – dicono gli autori – per affrontare una ipotesi inaudita: «che non viviamo in una civiltà caratterizzata nella sua stessa sostanza dall’impostura».

«Civilisation-imposture»: è il titolo che prendiamo a Dedefensa e facciamo nostro, perchè non si può descrivere meglio la rottura epocale in cui viviamo tutti.

Citiamo alcune frasi essenziali: «La nostra ipotesi è che la nostra civiltà usurpa il termine di civiltà e, peggio ancora, che non dovrebbe più essere qui, nel suo posto di civiltà trionfante».

Nel nostro sito ci siamo più volte stupiti e scandalizzati del fatto che la pluralità e la libertà d’informazione occidentale, mai vista prima nella storia, dia come risultato una coltre di menzogna mediatica spessa e totale, senza spiragli, dove tutti i tabù dettati dall’alto sono rispettati «spontaneamente», e intimati con un’efficacia così minacciosa, superiore a quella dell’ex universo sovietico; e senza bisogno dei Gulag.

Anche Dedefensa si stupisce del «conformismo a cui s’è abituata la popolazione umana. La forza della complicità instauratasi tra il cittadino e la menzogna virtualista, che gli viene presentata come spiegazione del suo tempo, toglie il fiato».

Ma il sito belga aggiunge una diagnosi di questo fenomeno senza precedenti: la menzogna è inerente per sè alla nostra «civiltà» (le virgolette sono d’obbligo) caratterizzata da «una potenza tecnologica» così immane, «da dissimulare la sua decadenza e perversione».

Ubriacata dalla immani tecnologie a sua disposizione, la «civiltà occidentale mira niente di meno che all’incorporazione di tutta l’umanità in un’unica società, e al controllo di tutto quel che su terra, mare ed aria l’umanità può sfruttare grazie alla tecnica occidentale moderna» (la frase, profetica, fu scritta da Arnold Toynbee nel 1945), ma ciò che espande e diffonde a tutta l’umanità è nient’altro che il suo vuoto spirituale, la sua tragica capacità di «abbassare gli spiriti (di svuotarli di senso) via via che sono conquistati dall’ebbrezza della sua potenza meccanica» (1).

Un impero del Nulla, che riempie l’uomo di mezzi e lo affama dell’essenziale: il motivo per vivere; che impone l’assoluta anomalia storica di una civiltà senza religione alcuna.

Applichiamo questa diagnosi alla situazione italiana: dovunque siamo circondati da neo-primitivi superdotati di cellulari, Gps, schermi piatti, connessioni, meccanismi iper-sofisticati di cui godono senza avere non dico qualche nozione tecnica sul loro funzionamento (per loro sono «scatole nere»), ma nessuna curiosità di apprenderne qualcosa. Gli occidentali sono selvaggi con l’osso nel naso, tatuaggi e orecchini, che possono andare in vacanza alle Maldive grazie a sistemi di trasporto aereo estremamente complessi, di cui non si preoccupano di sapere nulla. Non è un caso se nella politica italiana trionfino esponenti neo-primitivi, leghisti da «caccia all’immigrato» o dipietristi da «manette a tutti», e abbiano successo figure connotate da faciloneria (Berlusconi: come abbiamo spesso detto, è una conseguenza, non una causa dei nostri vizi), ed anti-berlusconismi neanderthaliani di brevissimo respiro: quando Berlusconi non sarà più sulla scena, si rendono quelli che lo odiano che si sgretolerà la malcotta coalizione coagulata dall’anti-Salame? Che la fine del suddetto mostrerà tutta l’impotenza a tenersi insieme di chi è senza il Nemico, e che ogni componente tornerà a dilaniarsi all’interno, come ha sempre fatto l’alleanza delle «sinistre» col «centro istituzionale e moderato»?

Quanto all’altra parte, il «centro-destra» sta già sgretolandosi nelle sue componenti primitiviste o fasulle, condannandosi a una pari impotenza e polverizzazione. Ogni discorso politico un po’ ragionevole – D’Alema che propone una tregua per riformare qualcosa – deve fare i conti con le strida e i cachinni di torme di trolls della politica, di ossessi con un’unica idea fissa, insomma di una società in rivolta molecolare da cui è scomparsa ogni capacità di disciplina e di coesione, di finezza intellettuale,che non ha il minimo rispetto per la competenza e nella sua ignoranza impone e privilegia il semplicismo; che ignora i fondamenti del diritto, delle istituzioni, della democrazia, e li sta demolendo giorno per giorno; senza nemmeno accorgersi che intanto il potere sovrano è passato a commissioni europee non votate e non elette, di cui ignoriamo le mene e le trame perchè i nostri «liberi» media non ce ne informano, perchè l’Europa è «noiosa».
Ma questa canèa italiana non è altro che la risultanza locale del grande fenomeno epocale che Dedefensa cerca di analizzare: la civiltà-impostura a livello planetario.

A questa civiltà è inerente e necessaria la menzogna, proprio perchè gli ignoranti sono «l’elettorato» che richiede di essere ingannato, che non solo non riconosce le menzogne ufficiali, ma le pretende.

Ebbene: anche la menzogna totale è arrivata al suo punto di rottura epocale, dice Dedefensa, «dopo l’11 settembre 2001». Da allora «gli avvenimenti messi in scena dal virtualismo (la «realtà virtuale» americanista in cui vogliamo credere per non doverci guardare allo specchio) sono di una tale potenza che la stessa architettura dell’informazione e della comunicazione non basta più, e si assiste oggi insieme all’affermazione totale della necessità del virtualismo, e all’evidenza dei suoi limiti».

Un esempio? «La perpetua ‘guerra al terrorismo’ di Washington, artificio per preservare la sua potenza, si scontra con l’impossibilità di imporre questa visione virtualista al resto del mondo; sicchè il resto del mondo si allontana di fatto dalle tesi americane e dalla loro rappresentazione».

Il Credit Suisse viene multato da Washington perchè ha disobbedito all’embargo decretato dagli americani di commerciare con l’Iran; ma la Cina consolida le sue relazioni commerciali e industriali con l’Iran, e Washington non può farci niente, perchè dipende dalla buona volontà di Pechino, suo massimo creditore e fornitore, per spacciare i suoi titoli di debito. Arroganza mondialista totalitaria e impotenza reale, ogni giorno più chiara: la cui evidenza viene coperta dalla menzogna mediatica, in piena e cosciente complicità.

Altro che Terzo Reich. Qui viviamo sotto un Quinto Reich sfiatato, che però riesce a imporre la sua menzogna e il suo potere perchè noi – gli altri occidentali – la accettiamo e la invochiamo.

Il Quinto Reich agli sgoccioli, come ogni Reich, ha bisogno di inventarsi un nemico per giustificare la propria mobilitazione. E l’ha tentato dopo l’11 settembre, con i risultati che vediamo in Afghanistan, in Iraq e in Pakistan. In ogni caso, il nemico terminale dell’impero terminale è stato identificato nell’Islam (Calderoli, Maroni, Bossi e gli altri neo-primitivi «di destra» applaudono: «niente moschee», «sono diversi da noi, il loro cibo ha un odore che non mi piace»: il livello zero del razzismo è quello olfattivo).

Ma il fatto più tragico lo nota Dedefensa. Non è solo che «il sistema non ha più un nemico disponibile che gli consenta di fare una vera guerra mobilitatrice» di tutte le sue energie – come avvenne quando si indicò il Male Assoluto nei regimi fascisti in Europa e in Giappone. Adesso, il sistema «è così decrepito che non sarebbe più in grado di produrre efficacemente i volumi di armamenti per una vera guerra», come quella che oppose gli USA e i suoi alleati contro il Terzo Reich tedesco e il Giappone.

Già. Proviamo a ricordare che cosa fu quella ultima, «vera guerra». I milioni di cittadini mobilitati da una parte e dall’altra per il fuoco e la morte, le battaglie navali oceaniche con decine di migliaia di morti americani per un pezzo di spiaggia in Normandia e di un’isoletta del Pacifico. E dall’altra parte, l’accanita sovrumana capacità di battersi e resistere a guerra perduta, le divisioni tedesche annichilite in Russia, gli italiani e i tedeschi ad El Alamein, i kamikaze giapponesi. Proviamo a ricordare – soprattutto – la mobilitazione di tutte le capacità industriali e scientifiche (il fiore più raro della civiltà occidentale) che vi s’impiegarono; la somma di genialità e di idee originali, fiore dell’intelletto occidentale, che impegnarono chimici, fisici, organizzatori industriali, per cui le nazioni entrarono in guerra con aerei e mezzi da prima guerra mondiale e finirono con caccia a reazione, bombe atomiche, missili, radar, migliaia di carri armati sempre più veloci e potenti che s’avventavano gli uni contro gli altri. Il Giappone, storicamente povero, varò allora centinaia di portaerei, oggi non ne ha nessuna.



Facciamo il confronto con la «guerra» d’oggi. «Il bilancio della difesa USA tocca quasi i mille miliardi di dollari (quanto la somma degli armamenti dei cinque Paesi più potenti che lo seguono, superiore ai mezzi usati per la seconda guerra mondiale) eppure fa fatica a racimolare 30 mila uomini in più per l’Afghanistan; e ci metterà più di un anno a dispiegarli».

Un anno e più: fate il confronto con il fulmineo dispiegamento dell’Afrika Korps e di tutti i suoi mezzi corazzati, con la rapidissima distesa di reti ferroviarie per rifornire le armate tedesche in Russia, mentre d’altro canto l’industria USA era in grado fornire interamente l’armamento al regime di Stalin, oltrechè il suo proprio armamento e quello degli inglesi.

Rileggetevi le note di Speer: «La produzione di pezzi per i mezzi corazzati venne quintuplicata dal 1940 al 1944, e la loro capacità combattiva quasi ottuplicata, ottenendo nello stesso tempo, grazie a geniali razionalizzazioni, un risparmio della manodopera addetta ai mezzi corazzati del 79% e del 93% nell’impiego di acciaio. Nel 1941 la Germania produsse 1.918 locomotive; nel 1942, ne produsse 2.637; nel 1943, sotto i bombardamenti incessanti dei suoi impianti industriali, ne produsse 5.243». E l’aviazione? I primi caccia entrati in guerra avevano motori a scoppio e non superavano i 380 chillometri-ora; poi furono le turbine, e ultimi i motori a reazione, a mille all’ora. E le V1, e le V2.

Qualunque giudizio noi faciloni (moralisti per primitivismo) diamo di quei regimi opposti, una cosa è chiara: erano capaci di mobilitare risorse spirituali che oggi non possiamo nemmeno immaginarci; risorse dei corpi e della mente, il massimo dell’acutezza intellettuale. Quella generazione combattè «sapendo perchè», era uno scontro tra due diverse visioni della civiltà.

Quel che succede oggi alla «superpotenza americana» è ben illustrato dal blocco del costosissimo F-35, Joint Strike Fighter il supercaccia che gli USA, come l’ha descritto una informazione di «France Métallugie»:

La fabbricazione degli F-35 ha il suo collo di bottiglia in certe presse, che servono a plasmare certe parti di alluminio della fusoliera. Parti di forma complessa e lunghe anche più di tre metri. La Lockheed, che ha il ruolo di capo-contratto, ha demandato la formazione di questi pezzi alla multinazionale dell’alluminio Alcoa. Il fatto è che la Alcoa ha una sola di queste presse da 25 tonnellate, e ha speso 100 milioni di dollari per rammodernarla; infatti, questa pressa è stata costruita negli anni ‘50, e gli americani la copiarono, con gran fatica date le difficoltà tecniche che presentava, da «un modello tedesco della seconda guerra mondiale». C’è anche un’altra pressa del genere in USA, che non è detto dove sia finita.

Conclusione della rivista metallurgica: «Ciò significa che l’aereo americano più tecnicamente avanzato sarà fatto usando un impianto che è vecchio di oltre cinquant’anni e a suo tempo fu considerato una realizzazione storica dell’ingegneria americana. Ciò dice che USA e altri Paesi (perchè l’F-35 lo vogliono vendere ad altri Paesi, a cui hanno affidato parti della fabbricazione) non potranno accrescere la produzione di tali presse (e dell’aereo) date le limitazioni di capacità industriali cruciali. E’ in qualche modo il testamento dell’ingegneria industriale moderna il fatto che questo impianto esista ancora dopo mezzo secolo e sia il solo disponibile per il programma. E dice che sarà arduo accrescere il ritmo di produzione del Joint Strike Fighter». (La panne de la presse d’ALCOA freine le programme du chasseur F-35 de l’US Air Force )
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L’avanzatissimo F-35: non si può costruire in massa perchè ci sono solo due presse nel mondo per forgiare le parti essenziali in alluminio
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Già: pensate se l’Occidente dovesse condurre una vera guerra, contro veri nemici come i tedeschi e i giapponesi dell’altro conflitto. Pensate se fosse necessario accelerare la produzione di F-35 a centinaia, a migliaia di esemplari: l’unica superpotenza rimasta dipende da due presse di cinquant’anni fa, copiate dai nazisti, e che apparentemente ha perso la capacità tecnica di costruire. Non a caso gli USA e gli israeliani si scelgono «nemici» che sono sicuri di schiacciare, la fantomatica «Al Qaeda», Hamas, i talebani scalzi armati di RPG.

Ma già coi guerriglieri afghani sono in difficoltà. La civiltà-impostura fatica a mettere in linea 30 mila uomini, e – dopo aver tanto propagandato il pericolo estremo rappresentato dal «terrorismo globale» – non osa chiamare la popolazione, coerentemente, alla mobilitazione totale. Perchè sa che la risposta sarebbe la rivolta e la diserzione di massa: i cittadini-conformisti hanno fatto propria l’impostura ufficiale, credono al «terrorismo islamico»: ma, beninteso, non fino al punto da accettare di veder richiamati i loro figli alla leva di massa. Accettano la menzogna virtualista, ma nel sottofondo delle coscienze la sanno mentitrice. In mancanza di patrioti, si rimettono in auge i mercenari, con cui – come già diceva Machiavelli – le guerre si perdono, perchè lo stipendio non è una motivazione sufficiente per l’estremo sacrificio.

Già questo solo fatto rivela l’orribile arretramento del pensiero (militare in questo caso), analogo all’arretramento tecnologico che non consente di moltiplicare le presse Alcoa. L’arretramento è, radicalmente, degli intelletti e dello spirito.

S’intende che i talebani o gli Hezbollah non saranno mai abbastanza superiori da infliggere al virtualismo americanista una sconfitta storica, sicchè gli occidentali possono occupare l’Afghanistan per altri dieci anni, estendere la loro guerra al Pakistan, bombardare l’Iran e continuare ad imporre la volontà di potenza americanista indefinitamente, almeno fino a quando il numero dei militari suicidi non assottiglierà i corpi in modo intollerabile. Le portaerei e i missili intercontinentali sono ancora lì, abbastanza da compiere aggressioni dal cielo e da dissuadere avversari potenziali più potenti.

E’ per questo che gli autori di Dedefensa affermano che questa civiltà mondiale «usurpa il termine di civiltà e non dovrebbe essere qui».

Con ciò, affrontano lo snodo più tragico dell’attuale nostro tempo. Non solo la «nostra potenza tecnica dissimula la nostra decadenza e perversione». Il fatto più radicalmente grave, dicono, è che la nostra civiltà-impostura «ha acquisito una potenza abbastanza grande da interrompere il ciclo delle civiltà».

Che cosa significa? Ancora una volta sulla scorta di Toynbee, grande teorico della storia comparata delle civiltà, mostrano che la decadenza di una civiltà ne ha lasciato sorgere una successiva, sua erede e sua innovatrice e vivificante dei resti smorti della prima. Quando l’impero romano cominciò a cedere davanti alla pressione congiunta dei barbari dal nord e dei Parti dall’est, e soprattutto a piegarsi davanti alle complessità di gestione di un impero troppo vasto, nutrì tuttavia nel suo seno i semi della civiltà cristiana, e lasciò che le succedesse. Toynbee enumera un’altra mezza dozzina di civiltà che, declinando, hanno lasciato spazio a un’altra, che comincia da un germe spirituale.

«In Estremo Oriente per esempio l’impero T’si e Han svolge la parte dell’impero romano mentre il ruolo della Chiesa cattolica vi è svolto dal buddhismo mahayana».

Oggi, diceva Toynbee già nel 1945, non è più possibile. La potenza tecnologica anglo-americana sopprime questo ricambio così essenziale per l’umanità. Una civiltà radicalmente illegittima e decrepita continua l’occidentalizzazione del mondo intero, può ancora pretendere di estendere il suo controllo sulla natura del pianeta – ultimo sogno totalitario – e di «espandere la democrazia» uccidendo le civiltà organiche, e proclamare «la fine della storia», mentre espande il suo vuoto spirituale. I Parti e i barbari germani combattevano ad armi pari con le legioni di Roma; fu ancora possibile sconfiggere Hitler e la sua visione del mondo. Oggi la disparità è tale, che gli avversari potenziali dell’americanismo (Cina? Russia?) sentono che il prezzo di una guerra per portare a termine la pseudo-civiltà terminale di lingua inglese sarebbe troppo alto in distruzioni.

E così, il sistema sopravviverà aggiungendo un più spesso strato alla sua menzogna totale, espandendo le sue guerre non-vere, passando in Afghanistan, Pakistan ed Iran da «non-sconfitta» a «non-sconfitta» nello stesso senso in cui Dracula il Vampiro si denominava «il non morto», per semplice mancanza di nemici decisivi?

Un analista americano, Charlie Cook, coglie l’arroganza della sua non-civiltà e la sua fragilità occulta in una frase: il nostro problema non sono i lupi alla porta, ma le termiti che smangiano silenziosamente le nostre fondamenta dall’interno.

«Sfortunatamente il nosto sistema è costituito piuttosto per affrontare i lupi»; ci armiamo e super-armiamo, spendendo fortune per un nemico «esterno» che non oserà mai attaccare, e facciamo finta di non sentire le termiti che ci distruggono la casa dall’interno: i banchieri, Wall Street, i consumi idioti e l’ingigantirsi del debito con l’insolvenza dietro l’angolo; la droga, lo sfaldamento della famiglia, la denatalità; l’insubordinazione permanente e corpuscolare delle società; la burocratizzazione, il vuoto spirituale aggressivo, la cecità arrogante, la discordia fra «alleati» occidentali ben visibile nelle divisioni della NATO davanti al nemico guerrigliero afghano.
E’ completo l’elenco delle termiti? Il destino della civiltà-impostura è di sfaldarsi irreversibilmente, senza che un’altra civiltà prenda il suo posto?

Toynbee sperò nella penetrazione del buddhismo in Europa; poi, (in un saggio del 1947) indicò ipoteticamente nell’Islam un possibile successore della «civiltà tecnologica di lingua inglese», per motivi curiosi: la sua devozione, la sua universalità, la sua mancanza di razzismo (secondo lui, il motore occulto dell’imperialismo britannico)...

La cosa irriterà molti lettori; anche Toynbee si attendeva grida di rifiuto davanti a questa ipotesi: come, il musulmani? Così arretrati, così «incivili», così avversi alla «promozione della donna», così privi di armamenti, di satelliti e di missili? Certo, scrive, «possiamo immaginare che un erodiano come Ataturk (il laicista in un Paese islamico) e un arci-fondamentalista come il gran Senusso si troverebbero d’accordo con i colonialisti occidentali per esclamare: ‘Come si può attendere dal fellah egiziano e dallo hamal (facchino, da cui il genovese «camallo») di Costantinopoli il più piccolo contributo creatore alla civiltà futura?».

Attenzione, dice Toynbee: esattamente allo stesso modo, «all’alba dell’era cristiana, Erode Antipa (il miscredente Ataturk dell’epoca) e il rabbino Gamaliele (il fanatico fondamentalista maestro talmudico) si sarebbero trovati d’accordo con un (detestato) governatore romano come Gallione nel domandarsi con uguale ironia: ‘Che cosa può uscire di buono da Nazaret?’. Alla luce della storia, possiamo chiamare la loro ironia un ridicolo errore, se prendiamo come criterio del bene la manifestazione della potenza creatrice». (Le ''choc de la civilisation occidentale'', — un demi-siècle avant Huntington, par l'Anglais Arnold Toynbee)

Sessant’anni dopo questa profezia, l’occidentalismo in tutte le sue forme terminali – leghisti razzisti o «illuminati» radicalchic impegnati nella «lotta all’escissione femminile», razzisti israeliani e militaristi americani, laicisti e cristianisti e buoni cattolici – si trovano stranamente d’accordo nel giudicare l’inferiorità dei musulmani e negar loro ogni contributo alla civiltà; e tutti d’accordo a bombardarli, a bruciarli, a negar loro diritti, ad espellerli, a pretendere dai loro immigrati «il giuramento di lealtà», «l’accettazione dei nostri valori» – tutti segni che ne hanno una paura terribile, incoercibile, paranoica, del tutto sproporzionata alla loro debolezza militare.

E non ricordano che già un’altra volta la «potenza creatrice», unico criterio del bene, suscitò una civiltà non dalle teste pensanti, ma dal semplice sangue versato di gente semplice.

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1) Arnold Toynbee (1889-1977) è il più celebre studioso in lingua inglese di storia comparata delle civiltà, del loro sorgere e del loro declino (sulla stregua di Spengler, ma ovviamente con più successo); intellettuale di vastissima cultura, poliglotta, fu arruolato nell’Intelligence Service come arabista. La sua opera capitale è il monumentale «A Study of History», in sei volumi; un lavoro che fu criticato, per certo meccanicismo e dilettantismo «britannico-liberal», da Ortega y Gasset («Una interpretazione della storia universale», Sugarco, 1978) che consigliamo vivamente. Gli scritti a cui il sito Dedefensa si ispira sono nel volume «Civiltà alla prova» (1948), dove Toynbee raccolse diversi saggi e conferenze sulla storia scritti dal ‘45 al ‘47. Uno di questi saggi si intitola profeticamente «L’Islam, l’Occidente e l’avvenire») ed è del 1947. Un altro dei saggi si intitola «Incontro di civiltà» ed è di preziosa lettura nell’epoca in cui l’americanismo ha decretato «lo scontro di civiltà»: «Gli storici futuri (scriveva Toynbee) diranno che il grande avvenimento del XXmo secolo fu lo scontro della civiltà occidentale su tutte le altre società viventi del mondo d’oggi. Diranno che questo scontro fu così potente e penetrante da sconvolgere le esistenze di tutte le sue vittime, intaccando nel modo più intenso i comportamenti, gli orizzonti, i sentimenti e le credenze di uomini,... e toccando nelle anime umane delle corde insensibili alle forme puramente materiali, per quanto pesanti e terrificanti esse siano»

 

02/01/2010


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