ALZO ZERO 2010


La Russia sbarra il passo allo scudo antimissile Usa

 

Gli stati canaglia-terroristi e i nemici della globalizzazione.

 

di Federico Dal Cortivo

La Russia è decisa a creare le misure adatte per contrastare il tentativo neppure tanto nascosto degli Stati uniti di accerchiarla, mediante stati “vassalli” e uno scudo antimissile, che nelle intenzioni di Washington, dovrebbe essere costituito in funzione anti-terrorismo. Se il primo motivo è quello più temuto dai Russi, il secondo ,sia pur non più così in voga come ai tempi di Bush , resta pur tuttavia una reale possibilità.
Ma per la politica globale Usa, vi sono anche altri obiettivi, i cosiddetti” terroristi”, che sono tutti coloro che si oppongono alla politica egemone della globalizzazione, dal Venezuela di Hugo Chavez, alla Corea del Nord, dall’Iran alla Russia. Nel recente passato vi erano inclusi anche la Serbia di Milosevic, rea di interpretare una via autonoma in politica interna ed estera, e l’Iraq di Saddam, vecchio alleato degli Stati Uniti ai tempi della guerra contro l’Iran di Khomeini, trasferito poi nella lista dei cattivi quando c’era da impossessarsi delle immense riserve petrolifere di cui abbonda il sottosuolo iracheno.

E di queste giorni la notizia proveniente da Vladivostok ,nell’Estremo Oriente, per bocca del Primo Ministro Putin, che la Russia svilupperà nuove armi offensive per contrastare le batterie antimissile statunitensi, questo a salvaguardia dell’equilibrio internazionale che si regge sulla reciproca dissuasione. Nulla di nuovo quindi da parte della Russia, che negli ultimi anni ha ripreso in mano il proprio destino grazie all’accorta politica di Putin e di Medvedev. Russia che ha già dato prova della propria fermezza durante le operazioni militari condotte in Georgia, sbaragliando in poco tempo le forze locali appoggiate dai consiglieri israeliani e dell’Us Army.Ma non è solo la Russia ad impensierire la politica estera di Washington, proprio nel cosiddetto cortile di casa si stanno materializzando “nuovi nemici” . L’America Latina sembra aver imboccato una strada a senso unico che va a cozzare contro gli equilibri che gli Stati Uniti avevano sapientemente costruito per meglio depredare il continente delle sue immense ricchezze naturali, fondamentali per l’industria statunitense,per non dire vitali. La Bolivia di Evo Morales, l’Ecuador di Rafael Correa e il Venezuela di Chavez stanno creando un fronte unico incentrato sull’alleanza politica Alba, che a fatto proprie le idee rivoluzionarie di Simon Bolivar e del migliore socialismo nazionale. E se il Brasile di Lula ancora indugia su dove posizionarsi apertamente e l’Argentina della presidente Kirckner potrebbe fare la differenza in un prossimo futuro tra chi ha scelto la via nazionale e socialista e chi è ancora vassallo Nord Americano come Cile ,Perù e Colombia ; qualcosa sta finalmente cambiando negli equilibri di questa parte del mondo. Un nuovo asse di speranza sta nascendo e ha gettato le proprie basi , lo si potrebbe chiamare Sud-Sud oppure America Latina - Eurasia, sta di fatto che il recentissimo viaggio del presidente iraniano Ahmadinejad che ha toccato Brasile, Venezuela e Bolivia, è doppiamente significativo: sotto il profilo geopolitico è volto a creare quell’alleanza che permetterà all’Iran di uscire da una sorta d’isolamento in cui l’Occidente lo vorrebbe relegare( la Russia al momento è troppo impegnata nel delicato scacchiere dei rapporti con Washington e si è per il momento defilata dal prendere una posizione più netta nei confronti di Teheran)e al tempo stesso darà la possibilità alle nazioni Latino Americane di avere un alternativa all’Occidente con cui relazionarsi, da affiancare ai buoni rapporti con Russia , Cina e India. Sul versante economico invece gli accordi bilaterali che sono stati stipulati durante la visita del presidente iraniano, rappresentano un qualcosa di assolutamente nuovo perché non sono più basati sul rapporto sfruttatore e sfruttato, con tutto quello che ne consegue in termini di intromissione negli affari interni del continente Sud Americano, ma su base paritaria, volta al reciproco sviluppo.

Tutto ciò non poteva non provocare apprensione al Dipartimento di Stato, che come al solito ha scatenato la ben oliata macchina mediatica tesa a criminalizzare tutti coloro che si oppongono alla globalizzazione o al cosiddetto “ volere di Washington”. E così come da copione non passa giorno che dalle colonne del Financial Times, New York Times, fino ad arrivare agli allineati Le Monde e Corriere della Sera, non si faccia l’esame di democrazia agli Stati canaglia, non si enfatizzi marginali episodi di piazza, come di recente in Iran, che riguardano sparuti gruppi di protesta, su una popolazione che sfiora i settanta milioni di persone. Inflazionato è poi l’uso del termine “regime”, per designare tutti gli Stati sulla lista nera Usa,così come dare del dittatore anche a chi come Chavez o lo stesso Ahmadinejad sono stati regolarmente eletti in libere elezioni. Ma questi sono dettagli e fanno parte del copione recitato da oltre un secolo dalle plutocrazie occidentali ogni qualvolta volevano scatenare una guerra d’aggressione,oggi anche affiancate dal “cane da guarda sionista”, che per sopravvivere in un mondo sempre più arabo, e dopo essersi macchiato ripetutamente di “crimini di guerra”, ha l’estrema necessità delle inarrestabili forniture di armi a fondo perduto che la potenza Nord Americana elargisce a piene mani.

E proprio l’entità sionista, dotata di armi nucleari, rappresenta il pericolo più grave per la pace del Vicino Oriente e non certamente la Repubblica Islamica dell’Iran, che cerca solamente di dotarsi di centrali nucleari in prospettiva futura, quando anche l’abbondante petrolio della regione comincerà a scarseggiare.
Israele ha manifestato più volta la precisa volontà di un attacco preventivo volto a distruggere gli impianti nucleari iraniani, la sua aviazione avrebbe già pronti i piani operativi, ma su tutto necessita sempre il disco verde degli Usa e la collaborazione dell’intelligence statunitense ed eventualmente delle sue aereo cisterne strategiche, le sole che possano garantire la riuscita di un attacco ad una distanza maggiore di quello già effettuato dalla Israeli Air Force nel 1981 contro il reattore nucleare di Tammuz in Iraq.
Per funzionare il piano israeliano deve essere pressoché perfetto ed anche per l’allenata macchina bellica sionista la cosa potrebbe presentare qualche problema di troppo, sempre che non ci metta lo zampino il potente alleato di sempre che ha tutt’oggi un interesse primario nel vedere scomparire l’attuale governo iraniano . “Dopo aver distrutto i centri nevralgici della sua economia, ecco pronto qualche doppiogiochista alla Karzai, che consegnerebbe il Paese alle grandi Corporation statunitensi, libere di mettere le mani sulle grandi riserve petrolifere iraniane”. Ma il grande incubo degli Stati Uniti è la possibilità neppure tanto remota, che le future transazioni del petrolio possano essere fatte non più in dollari ma in euro,e la costruenda borsa di Kish potrebbe segnare la svolta.

In questo progetto monetario,l’Iran ha incontrato il favorevole appoggio di Caracas e un domani vicino potrebbe trovare l’assenso della Russia e della Cina, trascinandosi dietro l’India ed altri Stati Latino Americani.” Nel 2003 Giampaolo Caselli esperto di economia politica scriveva:Tutti i contratti petroliferi sono fatturati in dollari, qualora alcuni Stati produttori dovessero preferire l’euro, il tasso di cambio fra le due valute sarebbe sottoposto a ulteriore tensione, e si comincerebbe ad assistere alla sostituzione del dollaro con l’euro come moneta di riserva di molti Paesi produttori di petrolio, ed eventualmente da parte della Cina ,che ha già annunciato un tale movimento di fronte alla perdita di valore del dollaro.”(1)
Nel 2000 fu proprio la decisione di Saddam Hussein di adottare l’euro come moneta per i pagamenti delle forniture del piano Oil for food ad innescare il processo che portò poi alla guerra del 2003. Ora gran parte degli scambi di idrocarburi avviene sulle borse di Londra e New York, in pratica gli angloamericani controllano le maggiori transazioni a livello mondiale, la borsa di Kish, sarebbe un’azione ostile verso gli interessi vitali degli Stati Uniti e il fatto che il dollaro sia l’unica moneta finora utilizzata permette alla sofferente economia Usa di finanziare gran parte del proprio enorme passivo. Nel vertice degli Stati dell’Opec nel 2007 affiorò una linea di pensiero che sinteticamente così recitava:L’Impero del dollaro deve finire”, dissero all’unisono Chavez e Ahmadinejad .
La sfida per i futuri assetti economici non è mai cessata, ma ora stanno entrando in campo diverse variabili a livello geopolitico che potrebbero riservare non poche sorprese nei prossimi anni, con un mondo che potrebbe non essere più unipolare, con la potenza egemone attuale costretta sulla difensiva su vari teatri, anche se i rischi di pericolosi colpi di coda ed annesse guerre di aggressione sono sempre possibili…Ma intanto Mosca ha deciso di giocare da subito la carta del riarmo. Come dicevano i Romani,che di queste cose se ne intendevano “Si vis pacem para bellum”.


Federico Dal Cortivo


1)”I predatori dell’oro nero e della finanza globale”.
Benito Livigni

SISTEMA DI DIFESA ANTIMISSILE IN EUROPA


Il Progetto dell’Amministrazione Bush


L’Amministrazione Bush e la MDA (Missile Defense Agency, Agenzia per la Difesa Antimissile) presentano il sistema di difesa antimissile americano, inclusa la sua componente da basare in Europa, come uno strumento urgente ed essenziale per garantire la protezione del territorio statunitense ed europeo da un attacco missilistico da parte di quelli che essi chiamano “stati canaglia”, quali la Corea del Nord e l’Iran ( eventualità alquanto improbabile).
Il sistema europeo di difesa antimissile, GMD (Ground-based Midcourse Defense, Difesa basata a terra contro i missili in fase intermedia di volo), sarebbe uno degli elementi del più vasto BMDS (Ballistic Missile Defense System, Sistema di difesa contro i missili balistici), analogo alla componente già basata in Alaska e in California. Quest’ultima è costituita, oggi, da una ventina di missili intercettori a tre stadi (diventeranno più di quaranta entro tempi brevi) per proteggere il territorio statunitense da un attacco missilistico da parte di stati come la Corea del Nord.
 

 

RUSIA FRENA EL PASO AL ESCUDO ANTIMISIL DE USA

 

LOS ESTADOS CANALLAS-TERRORISTAS Y LOS ENEMIGOS DE LA GLOBALIZACION

 

Rusia se ha decidido a crear las medidas justas para contrarrestar las tentativas no tan escondidas,de los EEUU para cercarla,mediante estados “vasallos” y escudos antimisiles,lo que ,según Washington serìan funciones constituidas como “anti-terrorismo”.Si el primer motivo es el mas temido de parte de los rusos,el segundo,como en tiempos de Bush,se ve como una real posibilidad.

Pero,para la politica global de USA,son otros los objetivos,llamados “terroristas”;serian todos aquellos que se oponen a la politica hegemónica de la globalización,desde la Venezuela de Hugo Chavez a Corea del Norte,desde Iran a Rusia.En el pasado reciente

eran incluidos tambien  la Serbia de Milosevic,en vias de adquirir una politica autonoma interna y externa,y tambien el Iran de Saddam,viejo aliado de los  EEUU en tiempos de lucha contra el Iran de Khomeini,trasladado luego a la lista de los enemigos

en el momento de posesionarse de las inmensas reservas de petroleo en el subsuelo iraquì.

Desde hace unos dias hay noticias provenientes de Vladivostok,en el extermo oriente

a traves del Primer Ministro Putin,respecto a que Rusia desarrollarà nuevas armas ofensivas para contrarrestar las baterias antimisiles estadounidenses,esto en salvaguardia del equilibrio internacional,que se rige  en el reciproco disenso.Nada de nuevo de parte de Rusia,la que en los ultimos años ha tomado en mano su propio destino gracias a las acertadas politicas de Putin y Medvedev.Rusia ha dado pruebas

de su firmeza durante las operaciones militares en Giorgia,desbaratando en poco tiempo las fuerzas armadas locales apoyadas por Isarel y la aramada de EEUU.Pero no es solo Rusia la que desvela la politica exterior de Washington,tambien se estan materializando “nuevos enemigos”. America Latina parece haber tomado una calle en sentido ùnico que va en contra de USA,cuyo camino es el de depredar las riquezas naturales del continente,fundamentalmente para la propia industria norteamericana.Bolivia,de Evo Morales,Ecuador de Rafael Correa y Venezuela de Chavez estàn creando un frente unico centrado en la alianza politica ALBA que ha hacho como propias las ideas revolucionarias de Simon Bolivar,mejorando asimismo el socialismo nacional.

Y si el Brasil de Lula intuye donde debe posicionarse y la Argentina de Kirschner puede producir una diferencia en el futuro proximo entre los que han elegido la direccion del nacionalismo y los que han elegido ser vasallos de EEUU como Chile,Perù y Colombia,algo,finalmente estarà cambiando en esa parte del mundo.Una nueva esperanza se està gestando entre sus propias bases.Se podrìa llmar Sud-Sud o America latina –Eurasia.De hecho,el reciente viaje del presidente iranì Ahmadinejad a Brasil,Venzuela y Bolivia es doblemente significativo:bajo un perfil geopolitico se crearà una lianza que permitirà a Iran salir de un aislamiento del cual occidente lo ha relegado(Rusia en este momento està empeñada en en el delicado trasfondo con Washington y por el momento no toma posición en el confronto con Teheràn)y al mismo tiempo darà posibilidad a las naciones Latinoamericanas de relacionarse con Rusia,China e India.Con respecto a la parte economica,en cambio,los acuerdos bilaterales estipulados durante la visita del presidente iranì,representan algo nuevo porque estan basados en el usufructo mutuo,con base paritaria y con un reciproco desarrollo de ganancias sin interferir en asuntos internos del continente Sudamericano.

Todo esto es motivo de aprension de parte de Washington,como de costumbre lo ha sostenido esta maquina mediatica de criminalizar todo lo que se opone a la globalización del “deseo de USA”.Es por esto que desde las columnas del Finantial Times,del New York Times hasta llegar a los alineados Le Monde y Corriere Della Sera

no se pasa examen a los estados canallas,no se enfatiza sobre los episodios de plaza,como hace muy poco en Iran,donde desaparecieron grupos de protesta,sobre una población de alrededor de setenta millones de personas.Mal utilizado el tèrmino “règimen”,para designar los estados en lista negra por parte de EEUU o dar el titulo de dictador a Chavez,quien al igual que Ahmadinejad estan en estados con libre eleccion de sus gobernantes.Pero estos son detalles que forman parte de una mala copia de mas de un siglo de oligarquias occidentales con ganas de encadenar guerras agresivas,aliadas al “perro guardian sionista”,el cual ,para sobrevivir en un mundo arabe y de haberse impuesto victima de “crímenes de guerra”,tiene la extrema necesidad de armarse con la complicidad de America del Norte,quien las provee a manos llenas.

Los sionistas,dotados de armas nucleares,representan el peligro mas grave para la paz del  Medio Oriente,y no justamente Iran,que busca dotarse de armas nucleares por un virtual ataque,cuando en un futuro no lejano ,el petroleo empiece a escasear.

Israel ha manifestado en mas de una vez la firme voluntad de un ataque preventivo

para destruir las centrales nucleares irnies.La aviación israelì ya habria preparado un plano operativo,pero todo necesita el visto bueno de USA y la colaboración de la inteligencia estadounidense para poder garantizar el ataque a una distancia mayor de aquella efectuada en 1981 contra el reactor nuclear Tammuz en Iraq.

Para poder funcionar el plan sionista debe estar mas que perfecto a menos que meta la pata el potente aliado de siempre,el que tiene como interes primario hacer desaparcer al gobierno iranì.El gran problema de EEUU serìa la posibilidad  no tanto remota de que los negocios relacionados al petroleo puedan resolverse en euros y no en dolares,con los inconvenientes logicos de la bolsa que traerían aparejados.

En este proyecto monetario,Iran encontrò apoyo en Caracas y en un mañana cercano se  podrìa encontrar el ascenso de Rusia y China deslizandose detrás de India y otros estados Latinoamericanos.En el 2003 Giampaolo Caselli  experto en economia politica

describìa:”Todos los contratos petroliferos son facturados en dolares,pero algunos estados lo preferirian en euros ,con la consiguiente tension debido al proceso cambiario entre una moneda y la otra.Esto contarìa con el apoyo de China la que ve una perdida de valor del dólar con respecto al euro.(1)

En el año 2000 la decision de Saddam Hussein de adoptar el euro como moneda  para pagar el intercambio Oil for Food fue el detonante de la guerra del 2003.En este momento gran parte del intercambio de hidrocarburos se debate en la bolsa de New York y Londres;los americanos controlan la mayor parte de las transacciones a nivel mundial,la bolsa de Kish.Esto seria una acciòn hostil a los intereses de los EEUU,ya que el dólar deberia ser la unica moneda permitida para la sufriente economia americana,con el objetivo de paliar el inmenso pasivo de su economia.

En la reunion de la OPEC del 2007 se vio una linea de pensamiento mas o menos asì:”El imperio del dólar debe terminar”,con voces al unisono entre Chavez y Ahmadinejad.

El desafio para las futuras economias no cesa,estan entrando en juego diversas variables geopoliticas que podrian traer sorpresas en los proximos años,en un mundo no tan unipolar,con potencias hegemónicas en diversos campos ,aunque con el consiguiente peligro de guerras de agresión.En tanto Moscù ha decidido plantearse el rearme.Como decìan los romanos,que de esto algo entendian “Si vis pacem para bellum”

 

                                                                                                     Federico Dal Cortivo

                                                                                                      Traduccion:

                                                                                                Giulia Di Como

 

(1)”I predatori dell’oro Nero e Della finanza globale”

       Benito Livigni

 

SISTEMA DE DEFENSA ANTIMISIL EN EUROPA: EL PROYECTO DE LA ADMINISTRACION BUSH

 

La administración Bush y la MDA(Agencia para la defensa del misil) presentan un sistema para la defensa del antimisil americano,inclusive un componente a tener en cuenta en Europa,como un instrumento esencial para garantizar la proteccion del territorio estadounidense y europeo de un ataque misilistico de parte de aquellos que se llaman “estados canallas”tales como Corea del Norte e Iran(eventualmente improbable)

El sistema europeo de defensa antimisil GMD(defensa basada a tierra contra los misiles en fase intermedia de vuelo) seria uno de los elementos del BMDS,analogo al sistema de Alaska y California.En este ultimo lugar hay constituidos una veintena de misiles interceptores de tres estados(se convertiran en cuarenta en tiempo breve)destinados a proteger el territorio estadounidense de un posible ataque de Corea del Norte

 

 

08/01/2010


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