ALZO ZERO 2010

 

Nel Kirghistan furono provocati

 

di Sanobar Shermatova – RIA Novisti

 

Nel Kirghistan ci sono due opinioni a proposito dei tragici eventi accaduti nella nella notte tra il 10 e l’11 giugno nella città di Osh (Kirghistan).

Molti suppongono che gli scontri tra giovani kirghisi e uzbechi, che sfociarono poi in incendi di centri commerciali e automobili, con un gran numero di morti e di feriti, avessero carattere spontaneo. C’è chi dice che “l’entrata in scena” di questi giovani violenti fu organizzata per cercare di oscurare le celebrazioni del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, nel Tashkent (Uzbekinstan). Ma nonostante questo tutti sono d’accordo nel dire che ai disordini parteciparono dei gruppi criminali.

 

Il governo provvisorio del paese disponeva di dati sulle tensioni nel sud del paese. Il 5 giugno il portavoce dell’esecutivo, Generale Islmail Isakov, intervenendo di fronte ai membri del Governo e ai rappresentanti della società civile, disse che nella parte sud del paese si stavano mobilitando gruppi di delinquenti. I cambiamenti politici nel Kirghistan portano inevitabilmente a regolamenti di conti tra criminali.

 

Secondo i servizi di sicurezza del Kirghistan, dopo la rivoluzione del marzo 2005, nella parte sud del paese si sviluppò una grossa zona industriale, alla fine controllata dal fratello del Presidente Krumanbek Bakiev, Ajmat, sia per l’attività legale che per quella illegale, compreso il traffico della droga. In un’intervista concessa ad una rivista di Mosca, l’ex capo del Servizio di Sicurezza Nazionale del Kirghistan, Artur Medetbekiz, dichiarò che uno dei più importanti canali di narcotraffico della regione passava per il Tarjikistan, per il Kirghistan, per il Kazakistan per proseguire poi per la Russia e per i paesi europei ed era controllato da Ajmat Bakiev tramite delle organizzazioni criminali locali.

 

Uno di questi capi, Aibek Mirsidikov, era il presunto responsabile dell’organizzazione della sommossa dello scorso 19 maggio nella città di Jalalabad. Era senza dubbio, il primo tentativo di dare un connotato etnico alla lotta tra i sostenitori del governo ponte e i fedeli del presidente Bakiev. La folla alla fine arrivò a circondare l’edificio dell’Università dell’Amicizia dei Popoli del Kirghistan e Uzbekinstan, dove si era rifugiato il leader della comunità uzbeka della città, Kadyrzhan Batyrov e i suoi seguaci. La situazione sembrava essersi stabilizzata con l’introduzione dello stato di emergenza e del coprifuoco, esteso fino al 2 giugno.

Nonostante questo la minaccia di una nuova crisi era sempre presente fino a sospettare che Aiber Mirsidikov stesse organizzando un’altra ondata di disturbi. La notte fra il 6 e il 7 luglio Mirsidikov fu ucciso.

Commentando questo omicidio il Governatore della provincia di Jalalabad, Bektur Asanov, disse che i “criminali sostenitori di Bakiev erano rimasti senza protettore”.

 

Certo è che potere e criminalità erano così strettamente legati che è un po’ difficile credere alla versione dello scontro interetnico. Sembra più verosimile l’ipotesi che “l’entrata in scena” di giovani violenti sia stata fatta coincidere con il vertice dell’OCS. Non lo esclude nemmeno la presidente del Kirghistan, Rosa Otunbayeva, che ha dichiarato: “In questo momento si sta celebrando il vertice dell’OCS, per quale motivo saranno stati organizzate queste rivolte?”

 

Non è facile farsi un’idea di queste motivazioni. Tenuto conto che le azioni violente sono organizzate in clandestinità, la loro realizzazione di solito è un po’ diversa da quanto viene pianificato. Non si può valutare bene neanche la dimensione del conflitto, mentre continuano gli scontri attorno a Osh, da dove i gruppi armati che intendono penetrare nella città controllata da unità corazzate.

 

Vent’anni fa per porre fine alle sommosse, che causavano sempre vittime nella popolazione, nel Kirghistan furono stanziate unità militari del Ministero dell’Interno dell’Unione Sovietica. È possibile che gli organizzatori delle sommosse attuali cerchino lo stesso copione. E non sembra nemmeno casuale il fatto che la rivolta sia coincisa con lo Jalalabad e con gli appelli all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva  (OTSC) per sistemare una volta per tutte la situazione in Kirghistan, fatti da Minsk, dove sembra essersi rifugiato il presidente Bakiev con la sua famiglia. In quel momento si iniziò a pensare di spiegare le truppe dell’OTSC nella zona del conflitto. Dopo aver fatto questo, il “legittimo Presidente Bakiev”, come lo chiama il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, sarebbe rientrato trionfalmente nel suo paese dicendo di aver posto fine al caos.

 

In ogni caso i disordini sono avvenuti in concomitanza del summit dell’OCS. Nonostante questo non portarono al risultato sperato. Durante una conferenza stampa il presidente della Russia, Dmitri Medvédev, scartò l’ipotesi di uno spiegamento di truppe dell’OTSC in Kirghistan. Secondo lui gli eventi di Osh hanno bisogno di uno studio approfondito. La presenza del summit ha portato al risultato che nessun paese desiderasse intromettersi in conflitti interni del Kirghistan.

 

Il testo della Risoluzione dell’OCS, redatto e approvato precedentemente perse di valore. Si prevedeva l’invio da parte dei paesi membri dell’Organizzazione di osservatori al referendum, da tenersi il prossimo 27 giugno, cosa che confermava il riconoscimento di un processo di legittimazione della situazione politica in Kirghistan. I Presidenti di Russia, Kasakistan e Uzbekistan mantennero la loro opinione precedente nei confronti del Governo provvisorio.

 

È difficile prevedere il futuro di un paese rovinato da disastri politici e sociali. Una nuova opposizione politica al Governo provvisorio istiga la popolazione a non partecipare al referendum. Il futuro delle consultazioni elettorali sembra essere attaccato ad un filo visto che non si sa come finiranno gli scontri in Osh. Anche se si cerca di stabilizzare la situazione per la data delle votazioni, non c’è nessuna garanzia che i disordini non continuino in un’altra parte del paese, impedendo quindi che si possa compiere la tanto sperata legittimazione del potere. Il Kirghistan sta scivolando nel caos più profondo, senza che si possa vedere la possibilità di una normalizzazione.

 

Traduzione a cura di Erika Steiner per itaiasociale.net

 

http://sp.rian.ru/analysis/20100617/126730807.html

Infografía: http://sp.rian.ru/infografia/20100616/126718528.html

 

 
04/08/2010


pagina di alzo zero

home page