ALZO ZERO 2010

 

Preti pedofili: perché.

 

di Enrico Oliari

 

Gli abusi su minori da parte di sacerdoti, prelati e religiosi non sono il sintomo contemporaneo di una Chiesa in crisi, bensì un male presente in modo costante nella storia del clero fin dagli antichi tempi e di certo un problema che non ha riguardato e non interessa a tutt’oggi solo i ministri della religione cattolica.

Si tratta di un aspetto negativo ingiustificabile specialmente se si pensa all’integrità violata delle giovani vittime, cosa che non ha scusanti di nessun genere, neppure rimarcando, come ha fatto recentemente la Cei, l’esiguità della percentuale dei religiosi coinvolti o la realtà di un problema che investe anche il mondo laico.

Va comunque detto che, come spiega la psicologa e sessuologa Flavia Coffari dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma, nel 90% dei casi l’abusante è conosciuto dalla vittima e per lo più si tratta di un familiare o di un membro della famiglia allargata, solo nel 10% dei casi si tratta d’autore ignoto.

Senza entrare nel merito della condanna teologica della pedofilia da parte della Chiesa, la quale con il Concilio di Elvira del 305 espresse la condanna agli stupratores puerorum con rifiuto della comunione anche in punto di morte, va ricordato che l’antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa, 1370 – 1419) fu accusato in occasione del Concilio di Costanza di avere rapporti sessuali con ragazzini, come pure il tredicenne Innocenzo del Monte venne indicato dallo storico, matematico e teologo Paolo Sarpi e dallo studioso Onofrio Panvinio come amante dello zio cardinale Giovanni Maria Ciocchi del Monte, poi papa Giulio III (1487 - 1555), che poi all’età di 17 anni gli diede la porpora cardinalizia. (Il cardinale Pietro Sforza Pallavicini sostenne che l’amore del papa verso il nipote fu unicamente di tipo filiale, ma già il fatto che si cercò una giustificazione la dice lunga si quale potesse essere la verità).

Ma in quali epoche vennero maggiormente alla luce i casi di pedofilia commessi da preti, prelati e suore? La domanda è fondamentale per comprendere meglio la situazione di oggi, dal momento che, è evidente, non sono i religiosi ad essere più deboli, bensì la stessa Chiesa ad essere meno difendibile. Si badi, non disposta, come viene detto oggi, a non nascondere ulteriormente gli abusi sessuali commessi, bensì a non essere in grado di farlo.

Benedetto XVI non è quindi il pio autore della volontà di consegnare al braccio secolare della giustizia chi, con la tonaca, commette gli abusi sessuali, bensì si vede costretto a togliere il tappo ad un vaso ormai straboccante, anche perché non vi è l’interesse politico da parte della controparte laica a mantener il silenzio su determinati fatti.

Oggi, nell’epoca di internet e della comunicazione veloce, non è più possibile per la Chiesa spostare il prete pedofilo, anche dopo una sonora tirata d’orecchie, da una diocesi all’altra come per nascondere la sporcizia sotto il tappeto: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente accolto un ricorso a fermare l’azione legale promossa dal Vaticano in base al diritto internazionale per il reverendo Andrew Ronan, trasferito dall’Irlanda, dove aveva commesso ripetuti abusi sessuali, negli USA, dove li aveva commessi fino a poco prima di morire nel 1982.

Proprio negli Stati Uniti la Chiesa si è trovata a dover sborsare milioni di dollari per le vittime della pedofilia arrivando in alcune diocesi a rischiare persino la bancarotta (attenti al 5 per mille!).

In Belgio le perquisizioni della polizia nelle azioni volte a combattere gli abusi sessuali sono arrivate fino alle sfere più alte del clero e pochi giorni fa è stato sequestrato il computer dell’ex primate Godfried Danneels, scoperchiate tombe di vescovi e persino prelati tenuti per ore sotto interrogatorio. Tuttavia le azioni volte a colpire il prete pedofilo (anche con il rischio non troppo recondito di fare di ogni erba un fascio) sono in corso in diversi paesi del mondo, anche nella lontana Australia, dove in questi giorni il giudice Helen Syme ha condannato a 20 anni di reclusione il 67enne don John Sidney Denham per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole a Sidney e nel Nuovo Galles tra il 1968 e il 1986, in un clima di "paura e di depravazione".

La Chiesa quindi non è più in grado di contenere la questione dei preti pedofili sia perché ormai il numero dei casi rappresenta un fenomeno di vaste proporzioni, sia perché neppure la classe politica secolare trova interesse nel sottacere.

Un situazione per certi versi simile a quella della fine Ottocento – inizi Novecento, quando sul soglio pontificio sedevano Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, 1810 – 1903) e Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1835 – 1914): l’Italia, ancora poverissima per via dei costi dovuti alla riunificazione e carente di strutture, era duramente spaccata fra clericali ed anticlericali e lo stesso Regno era nato con un animo laicista (già le leggi Siccardi e Rattazzi abolirono i privilegi del clero e gli enti ecclesiastici privi di pubblica utilità).

Quegli anni, durante i quali Curia romana e Stato italiano sostanzialmente si detestavano a vicenda anche perché il nuovo Regno aveva annesso i territori della Chiesa, videro non pochi scandali di natura sessuale strumentalizzati politicamente dalle fazioni. E’ il caso, in particolare, degli scandali dei Collegi, come nel caso della Varazze del 1907, dove le accuse di abusi sui minori ad opera di padri salesiani si trasformarono in veri e propri moti di piazza in tutto il Paese sedati solo grazie all’intervento dell’esercito, di Giolitti e del pontefice, o del caso del collegio dei marianisti di Pallanza del 1904.

Pio X era fermamente avverso ad un’opera di “modernizzazione” della Chiesa, mentre pressioni interne (fra le quali l’“americanismo”) spingevano per un’evoluzione della dottrina cristiana.

Da allora ai giorni nostri, periodo in cui Chiesa e Stato sembrano essere andati sempre a braccetto, non si è parlato molto di abusi di esponenti del clero nei confronti di minori, anche perché la tradizione di spostare il prete colpevole da una diocesi all’altra sembra essere stata un’abitudine “istituzionalizzata”.

Oggi, momento in cui la comunicazione garantisce un giro maggiore di informazioni ed in cui la Chiesa è chiamata a rivestire un ruolo di guida spirituale, forse anche per arginare il fenomeno dei preti pedofili, dovrebbe rivedere le sue posizioni sul “modernismo”, specialmente in materia di celibato e di sessualità in generale.

 

06/07/2010


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