ALZO ZERO 2010

Chi ha paura del nucleare civile iraniano?

di Thierry Meyssan

da mondialisation.ca

Per Thierry Meyssan il dibattito sull’esistenza di un eventuale programma militare nucleare iraniano è solo una cortina fumogena. Le grandi potenze hanno bloccato il trasferimento di tecnologia dalla caduta dello Scià e la rivoluzione islamica ha condannato il principio della bomba atomica. I presunti sospetti occidentali sono solo artifizi utilizzati per isolare uno stato che rimette in causa il dominio militare ed energetico delle potenze nucleari e il loro diritto di veto al Consiglio di Sicurezza.

La Casa Bianca ha diffuso un dossier di stampa che spiegava ai giornalisti che cos’era la risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza .Il contenuto di questo documento – e la vasta campagna di comunicazione che lo ha sostenuto- è stato ripreso come al solito dai grandi media occidentali senza la minima riflessione critica.
Secondo la stampa occidentale- cioè secondo la Casa Bianca della quale si è fatta per l’occasione porta parola-la risoluzione è stata adottata da una” base molto larga” e costituisce una “risposta al rifiuto costante dell’Iran di piegarsi agli obblighi internazionali relativi al suo programma nucleare”.
Guardiamo di che cosa si tratta:

Su 15 membri del Consiglio di Sicurezza, 11 hanno votato a favore (tra i quali 5 membri permanenti), 1 si è astenuto e 2 hanno votato contro.
Questa”base molto larga”nasconde in realtà una divergenza: per la prima volta nella storia del Consiglio un blocco di nazioni emergenti (il Brasile e la Turchia sostenuti dall’insieme dei Paesi non allineati) si è opposto ai membri permanenti (Cina, Stati Uniti, Francia,Regno Unito, Russia) e ai loro vassalli. Così, “questa unanimità meno 2 voti”, esprime in realtà una frattura tra il direttorio dei Cinque Grandi e ciò che si dovrà di nuovo chiamare Terzo Mondo (per analogia con il Terzo Stato) cioè coloro il cui parere non conta.

Il Brasile ha giocato un ruolo centrale nell’elaborazione del Trattato di Tlatelolco (Città del Messico ndt) che ha fatto dell’America Latina una”zona esente da armi nucleari”.
La Turchia opera attivamente per fare del Vicino Oriente un’altra ”zona esente da armi nucleari”.
Nessuno dubita che questi due stati siano sinceramente opposti alla proliferazione di armi nucleari.
Nessuno non dubita più che la Turchia che condivide una frontiera comune con l’Iran, sia particolarmente vigilante nell’impedire a Teheran di dotarsi della bomba atomica.

Allora, perché hanno votato contro la risoluzione 1929? Come andremo a vedere, la problematica posta dalle grandi potenze è solo una cortina di fumo per nascondere un dibattito di fondo nel quale l’Iran e i paesi non allineati mettono in causa i loro privilegi.

Il mito della bomba iraniana.

All’epoca dello Scià Reza Pahlevi gli Stati Uniti e la Francia misero in atto un vasto programma che mirava a dotare Teheran della bomba atomica.
L’Iran , considerata la storia del Paese, non veniva riconosciuto come un Paese espansionista e le Grandi Potenze avrebbero potuto affidargli certe tecnologie senza rischio.

Questo programma venne interrotto dagli Occidentali all’inizio della Rivoluzione Islamica e diede luogo ad un lungo contenzioso finanziario intorno alla società Eurodif. Secondo le autorità iraniane non è più stato ripreso.

L’ayatollah Khomeini e i suoi successori hanno condannato la fabbricazione , lo stoccaggio,l’utilizzo e la minaccia di utilizzo dell’arma nucleare in quanto contrari ai loro principi religiosi. Secondo loro, è moralmente inaccettabile utilizzare armi di distruzione massiva che uccidono indistintamente civili e militari , partigiani e avversari di un governo.
Questa proibizione è stata convertita in legge con il decreto emesso dalla Guida Suprema della Rivoluzione , l’ayatollah Kamenei l’8 agosto 2005.
Gli amministratori iraniani hanno già dimostrato la loro obbedienza a questo principio e il popolo iraniano l’ha pagata a caro prezzo.
E’ accaduto durante la guerra dichiarata dall’Iraq contro il Paese (1980-88).
Saddam Hussein fece lanciare missili non guidati sulle città iraniane. L’esercito iraniano rispose allo stesso modo finchè l’imam Khomeini intervenne. Fece cessare i tiri in virtù del principio che proibiva di tirare alla cieca sulle città nemiche
Il paese fece la scelta di sopportare una guerra più lunga piuttosto che vincerla utilizzando armi non convenzionali.
Considerato il modus operandi di questo Paese, non sembra possibile che la gente abbia ignorato il consiglio teologico e la memoria dei martiri di questa guerra per mettere in atto un vasto programma segreto di ricerca e di fabbricazione della bomba atomica.

La posizione iraniana anticipa il diritto internazionale . In effetti nel 1996 la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha messo in evidenza che ogni distruzione massiva e criminale operata con il principio stesso di dissuasione militare , cioè con la minaccia di perpetrare un crimine , costituisce di per sé un crimine. Tuttavia, il parere della Corte non era vincolante ma solo di consulenza per le grandi potenze

Il mito di un programma militare nucleare è stato coniato dagli Anglosassoni dopo la loro invasione in Afghanistan e in Iraq. Il loro piano strategico prevedeva di stringere ulteriormente l’Iran in una morsa partendo dai suoi vicini. In questo periodo i Servizi statunitensi e quelli britannici avevano disseminato false informazioni a questo scopo come fecero nei confronti del presunto programma d’armi di distruzione massiva di Saddam Hussein.
I dati trasmessi agli alleati e alla stampa erano molto spesso forniti da un gruppo di esuli iraniani, i mujahidin del Popolo. E successe che questi esiliati iniziarono ad inventare le loro informazioni a seconda della necessità..
Inoltre questi, pur vivendo in Iraq con il sostegno delle famiglie locali, non furono in grado di penetrare nell’ Iran quell’organizzazione delle Guardie Rivoluzionarie così contigentata in compartimenti stagni.
Oggi gli esperti statunitensi concordano sul fatto che questa fonte d’informazione era senza valore.
Solo i neoconservatori dei servizi segreti francesi che in Francia proteggono la sede mondiale dei mujahidin continua a crederci.

Questa bufala è stata usata come riferimento per la votazione delle risoluzioni 1737 (23 dicembre 2006) e 1747 (24 marzo 2007).

Le accuse contro l’Iran da parte di Washington sono state numerose il 3 dicembre 2007, quando il Direttore Nazionale dell’Intelligence il vice ammiraglio John Michael McConnel ha reso pubblica una relazione di sintesi. Vi si apprendeva che l’Iran aveva cessato ogni programma nucleare militare da diversi anni e che se lo avesse rilanciato non avrebbe potuto in alcun modo produrre bombe atomiche non prima del 2015.Pubblicando questo rapporto McConnel non mirava soltanto a chiudere la polemica , egli intendeva soprattutto-sulla linea di un gruppo di ufficiali superiori riuniti intorno al vecchio generale Brent Scowcroft-sospendere il progetto di guerra contro l’Iran considerato che gli Stati Uniti non avevano più al momento i mezzi economici e militari.
I lettori ricorderanno che io avevo analizzato questo evento che annunciava il cambiamento di politica di Washington sei ore prima della pubblicazione a sorpresa di questo rapporto.

Un accordo è stato raggiunto tra il comandante del CentCom, ammiraglio William Fallon e i suoi omologhi iraniani con l’assenso del segretario alla Difesa Robert Gates sotto la supervisione del mentore degli ufficiali superiori generale Scowcroft. Uno scenario di relax era stato concordato per permettere l’uscita degli USA dall’Iraq a testa alta. Tuttavia il clan Bush-Cheney che sperava ancora in questa guerra, riuscì a far votare nuove sanzioni contro l’Iran con la risoluzione 1803(3 marzo 2008) immediatamente seguita dalle dimissioni dell’ammiraglio Fallon.

Infine vi è stato il tentativo del clan Bush-Cheney di aggirare l’opposizione dello stato maggiore statunitense subappaltando l’attacco dell’Iran ad Israele. In questa prospettiva Tsahal (le Forze di Difesa Israeliane, ndt) aveva affittato due basi aeree militari in Georgia e da lì i bombardieri avrebbero potuto colpire l’Iran senza aver bisogno di rifornimenti in volo. Ahimè. Questo progetto è stato bruscamente interrotto dal bombardamento russo delle basi israeliane in Georgia in seguito alla guerra in Ossezia del Sud.

In definitiva il generale Scowcroft e Barak Obama hanno recuperato questa polemica e l’hanno utilizzata per far promuovere il loro piano. Non si tratta di preparare una guerra contro l’Iran , ma di esercitare una forte pressione su Teheran per obbligarla a cooperare con gli Anglo-Sassoni in Afghanistan e in Irak. Infatti le forze occidentali sono impantanate nei due teatri delle operazioni mentre gli Iraniani hanno delle potenti leve tra la popolazione azera afgana e tra gli sciiti irakeni.

Così il generale Scowcroft che sgonfiò il mito del nucleare iraniano nel dicembre 2007 e ricevette come schiaffo le sanzioni contro l’Iran nel marzo 2008 è diventato il propagandista di quelle stesse sanzioni nel 2010.

Indipendenza energetica degli stati emergenti.

Da 60 anni l’Iran si preoccupa della sua indipendenza energetica .Sotto la monarchia imperiale, il suo primo ministro Mohammad Mossadegh nazionalizzò la Oil Company Anglo-Iraniana ed espulse la maggior parte dei consulenti e dei tecnici britannici. Nella sua mente e in quella di altre persone vicine allo Scià, non si trattava tanto di recuperare una manna finanziaria quanto di appropriarsi di mezzi di sviluppo economico. Il petrolio iraniano avrebbe assicurato la crescita di un’industria iraniana.

Londra, sentendosi lesa, portò la questione davanti alla Corte di Giustizia internazionale dell’Aia.E perse. Gli inglesi allora sollecitarono gli Stati Uniti per organizzare un colpo di stato. Alla fine dell’Operazione Aia, Mossadegh venne arrestato mentre l’ex generale Fazlollah Zahedi gli succedette. Il regime dello Scià divenne il regime più repressivo del pianeta.

La rivoluzione islamica che rovesciò lo Scià riprende per conto suo la propria esigenza d’indipendenza energetica.
Anticipando l’esaurimento delle sue risorse petrolifere , Teheran implementa il suo vasto programma di ricerca scientifica e tecnologica sul lavoro nucleare civile.
Tanto più che secondo i geologi iraniani il paese trabocca di uranio sfruttabile, una ricchezza più importante del petrolio. Non disponendo di combustibile nucleare Teheran si è rifornito attraverso la mediazione del presidente Raoul Alfonsin, ex presidente argentino (1927-2009) ndt.
Tre accordi sono stati firmati con l’Argentina nel 1987 e nel 1988. Le prime consegne di uranio arricchito al 19,75% sono state effettuate nel 1993. Ma questi accordi sono stati interrotti dagli attentati di Buenos Aires del 1992 e del 1994 dei quali fu accusato l’Iran ma probabilmente fu tutto perpetrato dal Mossad che si era insediato nel paese durante la dittatura di Videla.

Nel 2003 l’Iran firma il protocollo addizionale del Trattato di Non Proliferazione che tiene conto dei progressi scientifici .In virtù di nuove disposizioni, i firmatari devono notificare all’Agenzia internazionale dell’energia atomica le installazioni nucleari in corso di costruzione mentre in passato dovevano notificarlo solo sei mesi prima della messa in funzione. Dal cambiamento delle regole, Teheran conferma la continua costruzione dei nuovi impianti di Natanz e di Arak.
Il protocollo non prevede misure transitorie per il passaggio da un sistema giuridico ad un altro, il presidente Mohammed Khatami accetta di discutere le modalità con un gruppo di contatto composto dall’Unione Europea, la Germania, la Francia e il Regno Unito (UE +3) e sospende l’arricchimento di uranio in segno di pacificazione.

Eletto presidente a metà 2005, Mahmoud Ahmadinejad pensa che il suo paese abbia accordato un termine stabilito sufficiente all’Agenzia internazionale per l’energia atomica per condurre le ispezioni necessarie alla transizione e che il gruppo dei Tre faccia trascinare deliberatamente le cose per prolungare indefinitamente la moratoria iraniana. Quindi Ahmadinejad decide di riprendere il processo di arricchimento dell’uranio.

Da questo momento gli europei – che considerano con disprezzo l’Iran come” il regime dei Mullah”-rimproverano agli Iraniani di non aver mantenuto la loro parola.
L’amministrazione Ahmadinejad afferma da parte sua , come tutti i governi del mondo, di essere legata ai Trattati ratificati dal suo parlamento e non alla politica dell’amministrazione precedente.
E’ l’inizio di un conflitto legale.
La Germania, la Francia e il Regno Unito ottengono il sostegno del G8 e convincono il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica(AIEA) di deferire la controversia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il voto del Consiglio di amministrazione(4 febbraio 2006) prefigura quello del Consiglio di Sicurezza del 9 giugno 2010. Le grandi potenze fanno blocco mentre Cuba, Siria e Venezuela votano contro.
Furente per la bocciatura l’amministrazione Ahmadinejad decide di ritirare la firma dal Protocollo addizionale. Il ritiro annulla gli impegni dell’amministrazione Khatami e chiude la polemica con il gruppo UE+3. Il Consiglio di Sicurezza ha risposto chiedendo una nuova sospensione dell’arricchimento dell’uranio(risoluzione 1696 del 31 luglio 2006). Nel diritto internazionale la risoluzione non ha alcun fondamento giuridico.
La Carta delle Nazioni Unite non dà competenza al Consiglio di Sicurezza per esigere da uno stato membro di alienare i propri diritti per riattivare la fiducia degli altri stati nei suoi confronti.

Quindi l’Iran sostenuta da 118 paesi non allineati, rifiuta di conformarsi alle esigenze successive del Consiglio in virtù dell’articolo 25 della Carta che prevede che gli stati membri non siano tenuti ad accettare le decisioni del Consiglio e che queste stesse decisioni risultino conformi alla Carta.
A poco a poco il dibattito giuridico internazionale si è spostato dal controllo da parte dell’Agenzia per il controllo del programma iraniano ad un braccio di ferro tra le grandi potenze e le potenze emergenti.O meglio si è tornati al punto di partenza degli anni 50; la questione del controllo da parte dell’AIEA è solo un episodio nella lotta che vede contrapposte le potenze dominanti e il terzo mondo.

Dopo il petrolio l’uranio.

Il confronto tra il comportamento delle grandi potenze sul petrolio iraniano di ieri e la loro risposta all’uranio iraniano di oggi è impressionante.
Dopo la seconda guerra mondiale gli Anglosassoni avevano imposto dei contratti irragionevoli all’Iran per estrarne il petrolio senza pagare il dovuto prezzo.
Avevano anche impedito all’Iran di dotarsi di grandi raffinerie per trasformarlo. In questo modo gli Iraniani dovevano importare ad un prezzo più elevato la benzina che la British Petroleum aveva prodotto raffinando all’estero il petrolio che lei aveva sottratto a loro.
Oggi le grandi potenze vorrebbero proibire all’Iran di arricchire il suo uranio per farne combustibile. In questo modo il paese non avrebbe la possibilità di utilizzare le proprie ricchezze minerarie e si vedrebbe costretto a venderle a basso prezzo. Nel 2006 gli Anglosassoni hanno fatto adottare dal Consiglio di Sicurezza una risoluzione che pretendeva che Teheran sospendesse le attività legate all’arricchimento compresa la ricerca e lo sviluppo. Poi hanno proposto agli iraniani di acquistare il loro uranio grezzo e di vender loro dell’uranio arricchito.

La reazione di Mahmoud Ahmadinejad a questo ricatto è stata esattamente la stessa di Mohandas K. Gandhi in una situazione simile. Gli Inglesi impedirono agli Indiani di filare il cotone .Questi lo acquistarono a basso prezzo come materia prima poi lo rivendevano ad un prezzo più elevato come tessuti filati con il loro cotone a Manchester. Il Mahatma Gandhi violò la legge imperiale e filò lui stesso il cotone su una ruota rudimentale che divenne il simbolo del suo partito politico .Allo stesso modo gli Inglesi si erano arrogati un monopolio di sfruttamento del sale e applicavano una tassa esorbitante su questo prodotto di prima necessità. Gandhi violò la legge imperiale e attraversò il paese con una marcia epica andando a raccogliersi il sale di persona.
E’ attraverso questo genere di azioni che l’India ha riacquistato la sua sovranità economica.
Le dichiarazioni sorprendenti di Mahmoud Ahmadinejad durante la messa in servizio delle centrifughe devono esser comprese in questo contesto. Esse esprimono la volontà dell’Iran di usare le proprie risorse minerarie per dotarsi di un’energia indispensabile al suo sviluppo economico.
Inoltre nessuna disposizione del Trattato di non proliferazione vieta a chiunque di arricchire l’uranio.

Il protocollo di Teheran.

In occasione del summit di Washington sulla sicurezza nucleare (12 e 13 aprile 2010) , il presidente brasiliano Lula da Silva ha presentato i suoi buoni uffici all’omologo statunitense. Gli ha chiesto in quale misura sarebbero in grado di ristabilire la fiducia e di fermare la spirale delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

Lula da Silva che ambisce di diventare segretario di stato generale delle Nazioni Unite, agisce come intermediario tra le grandi e le piccole potenze. Sorpreso, il presidente Obama ha risevato la sua risposta. Finalmente il 20 aprile gli invia una lettera. In questa missiva si indica un provvedimento relativo i negoziati del novembre 2009 poi abbandonato . L’Iran potrebbe scambiare uranio insufficientemente arricchito contro dell’uranio debolmente arricchito. Questo scambio potrebbe avvenire in un paese terzo come ad esempio la Turchia.
Teheran potrebbe allora fornire combustibile al reattore a fini medici senza bisogno di arricchire lei stessa l’uranio. Una lettera simile è stata inviata da Obama al suo omologo turco , ma non è stata resa pubblica.
Il presidente brasiliano si è recato subito a Mosca dove durante una conferenza stampa congiunta (14 maggio) il presidente Medvedev ha confermato che dal punto di vista russo questa misura sarebbe considerata come una soluzione accettabile. Lula da Silva ha raggiunto il primo ministro turco a Teheran e ha firmato il documento atteso con il presidente Ahmadinejad il 17 maggio.
Fatto questo, Mahmoud Ahmadinejad ha confermato che, se l’accordo sarà applicato, il suo paese non avrà bisogno di procedere all’arricchimento ma che, per premunirsi di un eventuale rottura del Protocollo, deve prima imparare a padroneggiare questa tecnica. Quindi, l’Iran continuerà con le sue ricerche.

Facendo un voltafaccia, Washington ha depositato al Consiglio di sicurezza un progetto di risoluzione che aveva negoziato prima con altri membri permanenti.
Dopo tre settimane di psicodramma il testo viene dibattuto dal Consiglio ma solo dopo esser stato emendato. Per la forma, i negoziatori occidentali fanno dei fax a Teheran con le loro osservazioni sul Protocollo quattro ore prima di entrare in seduta. Essi non vogliono un accordo provvisorio ed esigono che l’Iran rinunci alla tecnologia dell’arricchimento. La risoluzione 1929 viene adottata, anche con il voto della Russia e della Cina.

Per il Brasile, la Turchia, l’Iran e i 118 paesi non allineati che li sostengono, lo shock è grave.
E’ chiaro che l’interesse delle grandi potenze non è quello di impedire all’Iran di arricchire l’uranio per fabbricare le bombe ma è quello di impedire che la padronanza di una competenza garantisca all’Iran l’indipendenza.

Le conseguenze della risoluzione 1929.

Nei giorni seguenti tra i dirigenti russi emerse un certo disaccordo. Una cascata di dichiarazioni contraddittorie conferma che l’embargo a norma dalla risoluzione 1929 si applica in chiaro anche ai missili russi terra-aria S-300 in via di consegna . Alla fine il presidente Medvedev taglia corto: le consegne di armi della contraerea vengono interrotte e questo implica che da un punto di vista tecnico ,un possibile bombardamento dell’Iran resterà un’opzione militare credibile.

Continuando nel suo slancio Washington aggiunge alle sanzioni delle Nazioni Unite le proprie sanzioni e l’Unione Europea ne segue le orme. Questo nuovo regime mira a privare l’Iran dell’ energia necessaria per la sua economia. E’ vietato alle società con interessi in Occidente fornire benzina raffinata o altro combustibile a Teheran. La prima conseguenza di queste misure unilaterali è che la Total è costretta a ritirarsi dall’Iran. Il ministro brasiliano Celso Amorim annuncia che da parte sua le società agroindustriali del suo paese non possono assumersi il rischio di fornire l’etanolo all’Iran. E tanti disastri e fallimenti economici non sono solo per l’Iran ma anche per la Francia e per il Brasile.

Mosca è in ebollizione. I sostenitori del primo ministro russo Putin si sentono presi in giro.
Per loro le sanzioni contro l’Iran non devono destabilizzare il paese.
Essi avevano accettato la posizione del presidente Dmitri Medvedev di cooperare con gli Stati Uniti a condizione che le sanzioni si limitassero solo a quelle delle Nazioni Unite.
Si trovavano ormai davanti al fatto compiuto: la risoluzione del Consiglio di sicurezza serviva come giustificazione a misure unilaterali di Washington e di Bruxelles che miravano a strangolare l’Iran.
In un’audizione al senato il segretario Usa alla difesa Robert Gates con il suo “approccio schizofrenico” sulla questione iraniana è arrivato a beffarsi della confusione regnante al Kremlino.

Continuando lo slancio, la Germania ha dimostrato il suo zelo. La cancelliera Angela Merkel fa confiscare il materiale destinato alla costruzione della centrale nucleare civile di Busher trattenendo gli ingegneri russi . A Mosca la tensione sale e l’ambasciatore Churkin richiama alla ragione le parti del Consiglio di sicurezza.
A Pechino le cose non sono più chiare. La Cina ha accettato di votare la risoluzione 1929 in cambio di una rinuncia da parte di Washington di nuove sanzioni contro la Corea del Nord .
Pechino che non pensava minimamente di essere in grado di difendere allo stesso tempo Teheran e Pyongyang, ha perso inutilmente terreno perché gli Stati Uniti hanno il loro posto riservato al G8 di Toronto.

In una dichiarazione, il consiglio Supremo iraniano per la sicurezza nazionale sottolinea che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non aveva la competenza per adottare la risoluzione 1929. Come risposta, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato che il suo paese non applicherà una decisione senza fondamento legale. In pratica, Caracas fornirà benzina a Teheran e gli proporrà quei servizi bancari che gli sono stati negati fino ad oggi.

L’Iran decide di dimostrare il suo disappunto per il rinvio di un mese di ogni nuovo negoziato imponendo le condizioni per la ripresa dei colloqui. Invertendo la retorica dominante, Teheran accetta di discutere l’applicazione del Trattato di non proliferazione per “ripristinare la fiducia” con gli Occidentali a condizione che questi” ristabiliscano la fiducia” nell’Iran e con i paesi non allineati.
Per fare questo il presidente Ahmadinejad pretende che i negoziatori dichiarino di non sollevare problemi se questi sono in buona fede e di togliere il sospetto dei “due pesi e due misure”.
Si deve esigere che Israele firmi il Trattato di Non Proliferazione (TNP) e di conseguenza accetti il regime delle ispezioni dell’AIEA e la denuclearizzazione progressiva.
Israele si deve impegnare ad applicare a se stesso il Trattato e per far questo Israele deve iniziare da subito a distruggere i suoi arsenali nucleari.

Vista dal lato occidentale, questa risposta sembra dilatoria: Teheran pone delle condizioni irrealistiche che manifestano la sua volontà di rottura.
Visto dal lato del Terzo Mondo, Teheran punta sulla contraddizione fondamentale del Trattato di Non Proliferazione Nucleare che permette da una quarantina d’anni alle grandi potenze di conservare il loro vantaggio nucleare, militare e civile per dominare il mondo impedendo alle potenze emergenti di entrare nel club nucleare.

Non sorprende che Washington abbia risposto rilanciando le polemiche.
Il direttore della CIA , Leon Panetta, ha dichiarato in una trasmissione di grande ascolto che secondo recenti informazioni, l’Iran avrebbe ormai abbastanza uranio debolmente arricchito per produrre bombe.
L’accusa è sciocca nella misura in cui l’Iran dispone solo di uranio arricchito a meno del 20% mentre per la fabbricazione delle bombe è necessario un arricchimento del 70-85%
Indipendentemente dai fatti e dalla logica, “la ragione del più forte è sempre la migliore”.

Conclusione.

31 anni dopo l’inizio della Rivoluzione Islamica , l’Iran non ha deviato dalla sua traiettoria. Nonostante la guerra per procura, che le grandi potenze hanno consegnato, nonostante l’embargo e le sanzioni di ogni genere, questo paese continua a mettere in discussione l’architettura delle relazioni internazionali e a battersi per la sua indipendenza e per quella delle altre nazioni.
Se si rileggono retrospettivamente gli interventi dei diplomatici e dei dirigenti iraniani all’ONU, si può osservare che questi non hanno mai smesso di denunciare il direttorio che queste grandi potenze hanno esercitato sul resto del mondo attraverso il loro seggio permanente e con il loro diritto di veto al Consiglio di Sicurezza.
E se si và a rileggere la stampa occidentale, si osserva che questa mette in scena gli scandali successivi per non dover rispondere dei commenti dei diplomatici e dei dirigenti iraniani.

In questo quadro, la posizione iraniana sul nucleare non è cambiata ma è stata approfondita.
L’Iran ha proposto di fare nel Vicino Oriente una zona denuclearizzata e Teheran non ha smesso di portare avanti questo progetto che soltanto ora viene esaminato dall’ONU malgrado l’accanita opposizione di Israele. L’Iran ha assunto numerose iniziative affinché gli stati del Terzo Mondo riavvicinino i loro punti di vista sul nucleare, l’ultima in ordine di data è stata la Conferenza internazionale sul disarmo nucleare che L’Iran ha organizzato nell’aprile 2010.

In questo caso, il problema centrale non è l’Iran ma il rifiuto delle grandi potenze di conformarsi ai loro obblighi di firmatari del Trattato di non-proliferazione: distruggere il più presto possibile gli arsenali di armi nucleari. Ora,lungi dall’impegnarsi su questa strada, l’amministrazione Obama ha pubblicato la sua nuova dottrina nucleare nella quale prevede di far uso di armi nucleari non solo per rispondere ad un attacco nucleare, ma in prima battuta contro gli stati non nucleari che gli resistono.

Traduzione di Stella Bianchi per italiasociale.net
da mondialisation.ca

07/07/2010


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