ALZO ZERO 2010

 

Un’epigrafe sofferta

Sabato pomeriggio a Tombolo (Pd), i presenti nel locale cimitero non credevano ai propri occhi. Un anziano del luogo, in attesa di passare a miglior vita, ha deciso di preparare in anticipo la propria lapide, ponendola sul loculo. La cosa che però ha richiamato l’attenzione di tutti è stato il messaggio scritto sopra, una vera e propria invettiva contro la moglie, già deceduta due anni fa, accusata di avergli fatto passare una “vita sessuale sofferta”.
Rino Caterino Bertollo, 83 anni, questo il nome dell’arzillo vecchietto protagonista della vicenda, è entrato al cimitero, a bordo della sua auto, ed ha parcheggiato giusto davanti ai loculi dove riposano le spoglie dei suoi genitori. Dall’auto ha poi cercato di scaricare la lapide ma per lui, che si muove con l’aiuto del bastone, risultava troppo pesante. Per sua fortuna, però, ha trovato il manutentore, che stava sistemando i lumini delle tombe, e che in seguito ha dichiarato: “Non ho fatto caso, ero impegnato nel mio lavoro, e l’ho aiutato”. Eppure la lapide è molto chiara: c’è la fotografia dell’anziano, in posa ieratica. E sotto la scritta: “N. 9-12-1926”, la sua data di nascita, con a fianco, su un foglio scritto a mano, dove ci dovrebbe essere la data di morte: “M. Attendo. O decido. Rino B.”. Come dire: se mi stufo ad aspettare, provvederò io a decidere la data del mio trapasso.
Ma quello che più ha richiamato l’attenzione, è stata la frase scritta sotto: “Vita sess. sofferta. Non perdono Flavia. Ceneri sue no qui. Rino 2010”. Il tutto scritto coi comuni caratteri di tutte le lapidi che troviamo nei vari cimiteri della nostra penisola.
“Sabato sera – racconta un compaesano – c’erano centinaia di persone. E’ un’offesa alla povera moglie Flavia, una donna meravigliosa, che gestiva una bottega di taglia e cuci in paese. Una donna buona, brava e molto bella, semmai la vita sessuale sofferta ce l’ha avuta lei”. E tutti a descrivere Rino, in coro, come un “uomo di testa, gran conoscitore di tecnologia, ma profondamente bizzarro”. Attualmente vive con il figlio, la nuora e due nipoti. “Qualcuno dice di aver visto la nuora sistemare dei fiori sulla lapide del suocero”. Riguardo il rapporto con la moglie, alcuni ricordano che “Rino è un anticlericale convinto, ateo. Al funerale non è entrato in chiesa, è rimasto fuori, vicino al carro funebre, e piangeva come un bambino”.
Pare che Rino insistesse da più di un anno per ottenerla, ed alla fine ha trovato qualcuno disposta a farla. Adesso tutti si chiedono come è possibile scrivere frasi del genere su una tomba. A noi, al contrario, la faccenda fa molto sorridere. Che male c’è ad affrontare in modo goliardico la morte? Perché tutta questa serietà di fronte ad un evento che, volenti o nolenti, riguarderà, prima o poi, tutti noi? Molto meglio riderci sopra. E poi, se proprio dobbiamo parlare di fastidio, noi invece non sopportiamo gli applausi che, negli ultimi anni, sono diventati tanto di moda ai funerali. Perché tutto questo batter di mani? E’ forse un modo per dire “finalmente ci siamo liberati di te”?

Alessandro Cavallini

 

08/11/2010


pagina di alzo zero

home page