ALZO ZERO 2010

 

La decadenza degli Stati Uniti

di Alfredo Jalife-Rahme

ANTECEDENTI


Da che ho memoria, in ogni momento della sua presidenza durata otto anni, Bill Clinton, il presidente americano più popolare fra quelli ancora in vita, non mancò di sottolineare che il futuro della politica estera del suo paese si basava nell’essere il primum inter pares (primo fra pari): l’orchestratore incontestabile del governo globale, insieme e in sincronia con gli altri attori di primo livello.

Ma i BRIC non si trovavano nei primi livelli della scala della geoeconomia globale, nè la coppia Cheney-Bush Jr (in quest’ordine) miseramente istruita dai neoconservatori soccombeva nel suicidio odioso e aberrante, nè si impantanava umilmente in due guerre “dirette” (Afganistan e Iraq), nè perdeva tre guerre “indirette” per interposto alleato – una con la Georgia, schiacciata dal risveglio dell’orso russo, e due di Israele contro gli sciiti libanesi di Hezbolla e i palestinesi sunniti di Hamas -, che insieme accelerarono la caduta libera dell’allora superpotenza unpolare.

Dopo dieci anni carismatici Bill Clinton ha capito che le sue illusioni erano finite e con loro anche i sogni più ottimisti, e tutto il mondo andava verso un nuovo ordine multipolare, tesi nodale del nostro prossimo libro “El Hibrido Mundo Multipolar” (L’ibrido mondo multipolare).

Gli Stati Uniti non saranno mai il “primo fra pari” ma un attore separato e ormai molto in declino (simile alla Gran Bretagna) del nuovo ordine “esapolare” globale: i decadenti Stati Uniti, quello che resta dell’Unione Europea e i folgoranti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).
Con tutto il rispetto che merita il Giappone (con il debito pubblico maggiore al mondo in rapporto al PIL e con l’erosione interna determinata dall’aumento dell’età della popolazione) non lo vedo come attore del nuovo ordine “esapolare”, anche se presenta dati di tutto rispetto (terza economia globale, terzo possessore di valuta estera, uno yen artificialmente sopravvalutato, primi posti nella tecnologica satellitare e robotica, ecc) che sono più un “colpo di coda” che una vera e propria realtà, senza parlare della sua situazione geopolitica sfavorevole nel futuro.

FATTI

Il geopolitologo sudamericano Carlos A. Pereyra Mele, con il quale ho cominciato uno scambio fecondo di idee, mi segnalò un articolo in spagnolo dell’agenzia russa Ria Novosti (2/10/10), dove si dice che Bill Clinton, durante la settima edizione del foro di Strategia Europea di Yalta (conosciuto con la sigla inglese YES) “suggerisce agli Stati Uniti di prepararsi alla perdita del dominio globale” di fronte “al rapido sviluppo di economie emergenti come Cina e India”.

Non si capisce per quale ragione inibitoria, un certo tipo di politici americani ha difficoltà a evidenziare un nuovo ordine multipolare formato dai quattro paesi del BRIC e preferisce ridurrne la rappresentazione a Cina e India.

Al nostro amico di Re Sole Voltaire (Voltairenet.org; 2/10/2010) non poteva sfuggire il canto del cigno di Bill Clinton a Yalta, che è stato passato per neototalitarismo multimediatico globale, che controlla collettivamente le menti malate, la fauna di wikipedia, sociologi e cantastorio del paleolitico inferiore.

Non andiamo a questionare (nè vogliamo farlo) con Bill Clinton – meno ancora con sua moglie, la energica ed intelligente Hillary -, però quanto detto dall’ex presidente porta ad una ridefizione della geostrategia che verrà minuziosamente soppesata dai principali attori del pianeta che dovranno aggiustare di conseguenza il loro tiro (con la sicura eccezione dei neoliberali messicani).

Attira la nostra attenzione il fatto che queste “confessioni” di Bill Clinton siano state diffuse solo dall’edizione spagnola dell’agenzia russa RIA, come dice Pereyra Mele.
Questo riporta alla cosmologia economicistica di Bill Clinton – forse si deve a lui il fatto che non venga considerato il potere nucleare della Russia nè l’importanza che sta assumendo il Brasile – che ritiene che in un futuro molto distrante l’”economia superiore” della Cina e dell’India, più che i desideri unilaterali degli Stati Uniti, influirà nell’”acquisire un maggior potere militare”.

Ricordiamo che a Bill Clinton corrisponde, statisticamente e cronologicamente, la fine degli Stati Uniti come potenza unipolare, che dal 1988 – due anni prima della fine del suo mandato – già evidenziavano la loro profonda vulnerabilità.

Dopo dieci anni catastrofici di disimpegno globale degli Stati Uniti, l’orizzonte della politica estera si è drammaticamente ridotto ad un mero desiderio di Bill Clinton: “Vorrei che una volta perso il dominio, restassimo sempre influenti in senso positivo”.
Il presidente alla fine manifestò l’intenzione radicata di tenere “ponti di amicizia” tra StatiUniti e gli altri paesi.
Il problema nodale è che paesi come l’Iran che vorrebbero (da come abbiamo percepito in situ) stabilire buone relazioni con gli Stati Uniti, sono esorcizzati sia dalla burocrazia militarista di Washington che dalla potente lobby sionista che lubrifica oscenamente il Congresso.
Nessuno pretende che gli Stati Uniti – all’origine un paese sostanzialmente fondamentalista evangelico, bianco, anglosassone – si converta all’islam sciita. Però è noto che aver appoggiato la teocrazia fascista( NdRtermine usato impropriamente) razzista di Israele (vedi Gideon Levy, “La repubblica ebrea di Israele”, Haaretz (10/10/10) ha tolto ossigeno agli Stati Uniti e ha reso odioso il Paese alla maggior parte degli abitanti del pianeta.
L’ex presidente raccomandò che gli Stati Uniti rinuncino ad alcuni dei privilegi attuali per continuare ad andare avanti: “Prima o poi, ogni sistema arriva al punto nel quale si preferisce lasciare le cose come stanno piuttosto che evolverle (...) Abbiamo bisogno di coraggio per cambiare una vita molto confortevole affinchè i nostri figli e i nostri nipoti vivano in un mondo che ognuno cerca di cambiare in meglio”.
Bill adesso deve pensare ai suoi futuri nipoti, visto che recentemente la sua unica figlia Chelsea si è sposata...


CONCLUSIONE

Pereyra Mele sottolinea correttamente che fu a Yalta – città dell’Ucraina, nella penisola di Crimea – che nel 1945 Stalin da una parte e Roosvelt e Churchill dall’altra, si divisero il mondo in “zone di influenza dando inizio al mondo bipolare e alla guerra fredda che durò fino al 1991”.
E fu a Yalta che Bill Clinton emise il canto del cigno della decadenza della ex superpotenza unipolare.
Il fatto che per i 10 anni di governo unipolare di Clinton gli Stati Uniti si comportassero da primum inter pares non si indispone, anzi. In quel momento era necessario un leader mondiale e nessun paese poteva esserlo come lo erano loro.
Oggi la situazione mondiale è radicalmente cambiata con la discesa del G7 e con l’ascesa dei Bric.
Too little, too late, Bill!

Fuente: http://www.jornada.unam.mx/2010/10/13/index.php?section=opinion&article=026o1pol


Traduzione per italiasociale a cura di Erika Steiner

 

08/11/2010


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