NOTIZIE 2010

 

DIME -Dense Inert Metal Explosive - L’arma proibita d’Israele


Proprio in questi giorni si aggrava la situazione nella striscia-ghetto di Gaza. Ora manca l’elettricità perché non c'è il combustibile per far funzionare l’unica centrale elettrica. È dal 2007 che un embargo durissimo, con la complicità silenziosa di quell’Occidente che s’indigna a comando della regia Usa–Israel, cerca di piegare la popolazione palestinese, mentre proprio in questi giorni Israele ha concesso solo l’ingresso di camion che portavano scarpe e vestiti.
Ma vale la pena di riportare l’attenzione su quello che è accaduto di recente sotto il profilo militare e dell’uso indiscriminato di nuove armi nel teatro operativo del Vicino Oriente, che vede concentrata l’attenzione sulla falsa questione del nucleare iraniano.
Si parla, poco e a bassa voce dell’arsenale nucleare israeliano, che fino ad oggi è stato abilmente celato da occhi indiscreti e del quale non si conoscono né l’esatta composizione né il numero, certamente un pericolo per la stabilità in tutta la regione. Ma, se non i rari casi, ancor meno sappiamo dell’impiego operativo di armi non convenzionali, quelle che esulano dal campo NBC-nucleare, batteriologico e chimico. A Gaza nell’offensiva dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 si consumò il massacro indiscriminato di civili palestinesi ad opera di Tsahal, le forze di difesa israeliane, con cannoneggiamenti, incursioni di mezzi corazzati e bombardanti aerei, accompagnati da esecuzioni in piena regola di militanti di Hamas e civili che si erano arresi.
In pochi giorni migliaia di tonnellate di esplosivo furono riversate su una striscia di terra di 378 Km quadrati e abitata da 1,5 milioni di persone; un gulag dove far morire un popolo.
Il muro del silenzio innalzato attorno a Gaza dai media embedded ha cercato di tenere celati il più possibile i crimini di guerra che sono stati compiuti, dando risalto solo agli isolati quanto sterili lanci di razzi artigianali kassam su qualche kibbutz, ma le notizie e la conferma che armi non convenzionali e proibite erano state ampiamente utilizzate sono trapelate lo stesso, anche grazie al coraggio dei medici accorsi per curare i feriti. Fosforo bianco (WP), bombe a implosione e bunker-buster, bombe a grappolo, gas lacrimogeni potenziati e le micidiali bombe DIME, già impiegate in Libano nel 2006, senza cont
are il probabile utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.
L’attenzione va focalizzata sulle DIME-bomb, che rischiano di imbarbarire ancor più nel futuro la repressione nei territori occupati.
Le bombe DIME (Low Collateral Damage o Less Lethal Weapons), che vedono negli Stati Uniti l’ideatore e produttore, hanno visto l’immediato gradimento d’Israele che se n’è subito dotato.
Lo studio, la sperimentazione e la progettazione delle DIME è stata fatta presso l’Us Air Force Reserach Laboratory, insieme al Lawrence Livermore National Laboratory, con una spesa di circa 40 milioni di dollari da parte del governo statunitense.
Sono bombe di nuova concezione, dotate anche di Gps, atte a non danneggiare l’ambiente circostante, come la bomba al neutrone, con massimi danni alle persone, ma infrastrutture quasi intatte. Un rivestimento esterno in polimero di carbonio, più economico e leggero del metallo, che si disintegra durante lo scoppio; al suo interno tungsteno polverizzato e mescolato con esplosivo. Il tungsteno, che è molto resistente alle alte temperature, non si scioglie durante lo scoppio, ma è proiettato in innumerevoli microschegge che spazzano tutto quello che incontrano di umano nel raggio di pochi metri (un raggio minimo di 4 metri fino a un massimo di 10m.): le persone sono fatte a pezzi e le amputazioni sono nette, come un taglio chirurgico. A maggior distanza, invece, la letalità di quest’arma è data dalle sue nanoparticelle in tungsteno, che penetrano nella pelle attraverso piccole ferite, ma qui l’azione combinata del carbonio del rivestimento e del metallo incandescente fa sì che esse arrivino fino alle ossa causando la morte dei tessuti, con danni gravi agli organi. Chi riesce a sopravvivere ha la quasi certezza di ammalarsi di cancro, in una logica criminale che vuole così creare, dopo i danni iniziali, il caos e il collasso della struttura sanitaria del nemico, obbligata a curare i feriti contaminati che non potranno più essere impiegati sul terreno. Un’arma concepita per un tipico impiego antiguerriglia in centri abitati.
I medici che curarono i primi feriti dalla nuova arma restarono scioccati per il tipo di ferite e le amputazioni provocate. Dalle foto si evince che gli arti sono stati come tagliati di netto, come se un’enorme ghigliottina avesse fatto tabula rasa nel raggio di azione della bomba.
Il New Weapons Research Committee ha denunciato all’opinione pubblica l’uso di quest’ arma , come testimoniato dalla Dott.ssa Paola Manduca e da Mads Gilbert, medico norvegese dell’organizzazione Norwac. In questi anni il NWRC ha raccolto molte prove medico-scientifiche, grazie anche alla testimonianza dei medici libanesi, che confermerebbero l’uso d tutta una serie di armi non convenzionali dal conflitto libanese del 2006 a Gaza 2008/09.


Federico Dal Cortivo (direttore: www.italiasociale.org)

 

25/04/2010


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