ALZO ZERO 2010

 

“Aggressione all’Iran”: si ricomincia con le raccolte di firme


di Enrico Galoppini

 

Le petizioni servono a poco, anzi a nulla, specialmente se diffuse da chi crede alla favola della nostra "liberazione".

In questi ultimi mesi si è decisamente inasprita la propaganda di coloro che, tutti uniti appassionatamente sotto il vessillo dell’ “Occidente”, auspicano, ciascuno per i propri motivi (di destra, di centro e di sinistra; laici e religiosi), una guerra all’Iran. In Italia, ciò è particolarmente evidente dopo il viaggio di Berlusconi (e codazzo di ministri “italiani”) nella base territoriale del partito sionista chiamata “Israele”. Il capo comanda, e i servi rispondono “Zì Badrone!”.

Chi, invece, ciascuno per motivi diversi, si dichiara contrario ad ogni ipotesi di guerra all’Iran, lo fa attraverso i pochi mezzi di cui dispone (cioè, nessun giornale ad alta diffusione o visibile nelle rassegne stampa e, ovviamente, nessuna televisione), ad esempio le “petizioni”. Si tratta di raccolte di firme, di solito aperte da qualche ‘firma pesante’, che ciclicamente girano su internet e che chiedono l’adesione ad un “testo dell’appello”, col quale dunque bisogna trovarsi d’accordo poiché traduce l’ideologia di chi se ne fa promotore; ma anche se non lo si condivide appieno, può darsi che si decida di aderire perché ci si trova in sintonia con la parola d’ordine generale.

Questa pratica è soprattutto caratteristica di un certo modo di fare politica.
Ma sono anni che vedo circolare ogni tipo di queste “petizioni”, eppure non è mai cambiato nulla. Penso a quelle contro “Israele”, contro “l’invasione dell’Iraq” ecc., eppure né il primo ha smesso di fare i suoi comodi, né il secondo ha evitato la distruzione totale.

Perciò va detto che tutte queste raccolte di firme non servono a nulla.
Nel senso che non si allontana l'ipotesi di un "bombardamento all'Iran" ecc. con una raccolta di firme, fatta in Italia, e per giunta con nomi di persone che non possiedono alcuna possibilità di incidere sulla realtà.

Dunque, qui si è nel campo dell'illusione di fare qualcosa.
Ma poiché se una cosa viene fatta un senso lo deve pure avere, diciamo che queste petizioni servono:
1) a far vedere che chi le promuove ha un seguito “politico”;
2) a fini interni, ad es. della “estrema sinistra”, per dichiararsi “altro”, “più puri”, rispetto ai “guerrafondai”, a chi “vota il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero” ecc.
3) indirettamente, le liste dei firmatari servono a scatenare un pettegolezzo nell'ambito dello stesso ambiente da cui proviene la maggioranza dei firmatari (Tizio o Caio saranno mica “infiltrati”?);
4) ad un livello dei media occidentalisti, queste liste possono servire inoltre per denunciare al pubblico ludibrio i firmatari, comprese certe ‘strane’ preoccupazioni di organi della “buona borghesia” sulle suddette “infiltrazioni” (della serie: cosa dovrebbe importargliene? certo che gliene importa: i capponi di Renzo devono restare sempre divisi secondo il putrido schema fascismo/antifascismo).

Quindi, per quanto mi riguarda, prese in esame le suddette considerazioni, dopo averlo già fatto per inesperienza e/o idealismo ingenuo, non firmerò mai più alcuna “petizione contro questo o quello”, sebbene sia naturalmente contrario ad ogni ipotesi di sovversione ed attacco ai danni dell'Iran. Uno Stato e una Nazione che non ci hanno fatto alcun male, né hanno intenzione di farcelo in quanto italiani, europei, mediterranei e abitanti di quel “vecchio mondo” che vede al suo crocevia, sia geografico che di civiltà, proprio quella regione mediorientale al centro delle mire dei padroni del cosiddetto Occidente, nel quale, purtroppo, si è diluita la “nostra cultura” (quella vera) dopo sessant’anni di inebetimento, in specie storico e culturale.

E ora, chi s’è bevuto sin qui la favola della “liberazione” per il proprio tornaconto politico, vorrebbe farci credere di salvare l’Iran, ancora dagli stessi “liberatori”, con una raccolta di firme?


12/03/2010


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