ALZO ZERO 2010


 

IL BA'ATH IRACHENO VERSO LA RIFONDAZIONE SCEGLIE DAMASCO PER LA SUA PRIMA

APPARIZIONE PUBBLICA POST-SADDAM

 

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

 

A distanza di sette anni dalla guerra d'aggressione lanciata dagli americani

contro l'Iraq saddamista i nostalgici e gli eredi del vecchio Ba'ath irakeno si

sono dati appuntamento, lo scorso 29 aprile, nella capitale siriana Damasco per

quella che è stata definita come la prima fase costituente per la

"rifondazione" del partito.

Un evento storico se consideriamo che, da quando cadde Baghdad e con essa

tutte le strutture del vecchio regime saddamista, i reduci ba'athisti furono

costretti all'esilio, alla latitanza o alla resistenza in clandestinità.

 

Il Ba'ath irakeno intende ripartire da questa assemblea costituente ospite di

quello che, un tempo, veniva considerato un paese "ostile", quella Siria di

Assad dove fin dalla fine degli anni Sessanta un'altra fazione del Ba'ath, filo-

sovietica e aderente inizialmente alle teorie marxiste, aveva costituito un

proprio modello statale di sviluppo autonomo dalla linea della continuità

perpetrata da Baghdad. La spaccatura tra i due partiti Ba'ath - rispettivamente

al potere in Iraq con Saddam Hussein e in Siria con Hafez el Assad prima e con

il figlio Bashar (dal 2000 ad oggi) - non si è mai ricomposta nei quarant'anni

che videro spesso opposte le due leadership: capitò nel settembre 1980 quando

Saddam lanciò l'aggressione contro l'Iran sollevando le ire di Damasco (alleata

di Teheran) che accusò il vicino di fare il gioco dell'imperialismo sviando

forze e l'attenzione pubblica del mondo arabo dal conflitto palestinese;

successe un decennio più tardi quando l'armata statunitense si apprestava a

"riportare" ordine nel Golfo e "democrazia" nel Kuwait invaso (2 agosto 1990)

dalle truppe irakene. La Siria nell'occasione fece buon viso a cattivo gioco e,

in cambio di un contingente simbolico di uomini che peraltro non presero

neanche parte alle ostilità della coalizione mondialista nei 42 giorni della

prima guerra del golfo (gennaio-febbraio 1991), ottenne il nulla osta di

Washington per la normalizzazione del vicino Libano e l'instaurazione nel paese

dei cedri di una "pax siriana" che durò fino al febbraio 2005.

 

Il Partito Ba'ath Arabo Socialista in arabo حزب البعث العربي الاشتراكي‎), o

semplicemente Ba'ath (بعث, ossia "Resurrezione") venne costituito nel secondo

dopoguerra dal siriano Michel Aflaq e dal suo conterraneo Salāh al-Dīn Bītār.

Un'importante azione di quello che a lungo è rimasto l'unico partito politico

arabo di massa fu però svolta anche da Zākī al-Arsūzī di Alessandretta: un

alawita siriano che espose un programma irredentistico per la sua città (che,

in base agli accordi di pace nel primo dopoguerra, era stata attribuita alla

neo-costituita Repubblica di Turchia), in nome di un ideale panarabo che poi si

travaserà nel programma del partito Ba'ath. Un programma socialista e

nazionalista di rinascita araba 'puntato' sia contro il colonialismo europeo

sia contro i nuovi oppressori sionisti.

 

La dimensione nazionalista e le caratteristiche eminentemente borghesi della

prima cellula ba'athista estrometteranno quella che fu l'originario nucleo,

precedente la fondazione stessa del partito, che si ispirava anche alla

letteratura marxista. Gli stessi due padri-fondatori, Aflaq e Bitàr, pare

avessero trovato conforto nelle tesi di Karl Marx, di Friedrich Engels, di

Lenin e dei francesi Andrè Gide e Romain Rolland nel periodo nel quale,

entrambi, si trovarono a studiare - dal 1929 - all'Università della Sorbona a

Parigi. Al loro rientro in Siria si avvicinarono anche al Partito Comunista

locale salvo poi distaccarsene quando fu evidente che la stessa Unione

Sovietica sotto la direzione stalinista stava abbandonando la "solidarietà

internazionalista" a vantaggio di una prospettiva di allineamento ideologico

con i partiti comunisti.  Questo iniziale interessamento al materialismo

dialettico d'ispirazione marxista sembra che cessò immediatamente dopo la

costituzione, in Francia, del Fronte Popolare di Leon Blum quando apparve

evidente l'asservimento ideologico e programmatico dei comunisti siriani alle

tesi dei loro "compagni" francesi.

 

La nascita ufficiosa del Ba'ath è del 1940 anche se le sue dimensioni saranno

inizialmente quasi irrilevanti per la stessa ammissione di Michel Aflaq e per

le vicissitudini del 1.o Congresso del partito (1947) al quale parteciparono

appena una decina di membri regolari fino a raggiungere la cifra rispettabile

di 4500 unità soltanto nel 1952 con l'ingresso di numerosi esponenti della

media borghesia siriana. E' del novembre di quell'anno che avvenne la fusione

tra Ba'ath e Partito Socialista Arabo (diretto da Akram el Hourani) che portò

come dote un gran numero di iscritti provenienti dalle campagne. Nel primo

convegno Ba'ath da lui organizzato ad Aleppo nello stesso 1952 i partecipanti

saranno oltre 40mila. Hourani era di umili origini, aveva alle spalle una

militanza nel Partito Socialista Siriano ed era stato l'animatore fino a quel

momento di un piccolo movimento d'ispirazione lontanamente fascisteggiante (il

Partito della Gioventù - Hizb al-shabāb).

 

La storia del Ba'ath iracheno si distinse da quella del suo omologo siriano

sia per le difficoltà incontrate inizialmente sia per la diversa dialettica

politica sviluppatasi in seno alla fazione che si arrogherà il titolo di

"ortodossa" e prenderà il potere a Baghdad soltanto negli anni Sessanta. Tra i

pionieri del nazionalismo ba'athista iracheno ricordiamo  Fayez Ismā'īl,

originario di Alessandria d'Egitto e di origine alawita, e Wasfī al-Ghānim,

studente universitario fratello di un ba'athista di un certo rilievo siriano:

Wahīb al-Ghānim. Un terzo personaggio fu Sulaymān ‘Īsà, un poeta sunnita di

Aleppo.

La prima base fu Baghdad, nel suburbio di Ahdhamiyya ma presto l’azione si

allargò a Nāsiriyya, Ramādī, Basra, Najaf e nel resto delle provincie iracheno.

Quest'opera di penetrazione tra le masse popolari inizialmente lenta divenne,

con gli anni Cinquanta, un'inarrestabile movimento d'opinione, culturale e

politico, che mirava tout court alla presa del potere mediante la tecnica del

colpo di Stato di cui sarà maestro, qualche anno dopo, il Gen. Abdel Karìm al

Qassem.

E' da sottolineare come molti dei quadri dirigenti della prima ora erano

passati dalle fila dell'Istiqlàl ("Indipendenza") un partito politico iracheno

che aveva avuto un notevole seguito durante il periodo bellico e si nutriva di

ideali nazionalisti panarabi e da una decisa connotazione anti-britannica e

anti-imperialista che lo avvicinarono alle forze dell'Asse durante il periodo

della reggenza del Quadrato d'Oro di Rashid al Kailani.

Fra i primi organizzatori destinati ad assolvere dal 1951 un compito assai

rilevante per circa 8 anni all’interno del nuovo partito del Ba'a, ricordiamo

proprio un “istiqlaliano”, Fu’ād Rikābī, studente d’ingegneria sciita di 20

anni, essendo nato nel 1931 a Nāsiriyya.

La fazione irachena del Ba'ath nacque dopo quella originaria siriana (1947) e

dopo quella giordana sorta due anni dopo.

 

Il primo Comando Nazionale del Ba'ath fu votato nel marzo 1954 e l’Iraq, il

Libano, la Giordania e la Siria furono rappresentati rispettivamente in base ad

un rapporto 1:1:2:3. Alcuni dati dimostrano la realtà dinamica di un movimento

che, proprio relativamente all'instaurazione del suo consiglio direttivo

(Comando Nazionale) rimase per molti anni (compresi tra il 1954 e il 1970) la

forza popolare più incisiva del Vicino Oriente con una penetrazione lenta ma

costante in tutti i gangli politici, amministrativi e decisionali dell'Iraq e

della Siria dove infine prenderà il potere con due rivoluzione 'sorelle' e,

insieme, avversarie.

Rivoluzioni che hanno, da allora, visto marciare divisi i due regimi

ba'athisti al potere in Iraq e Siria: da un lato Saddam Hussein iniziava

l'accentramento del potere attorno alla sua persona ed al clan sunnita di

Tikrit; dall'altro lato Hafez el Assad proponeva una propria leadership

carismatica fondata essenzialmente attorno al nucleo alawita; i due partiti si

erano già divisi per programmi e indirizzi ideologici (accettando il marxismo-

leninismo i siriani e perseverando nel tradizionale panarabismo nazionalista

gli iracheni) e i due Stati avrebbero da allora condotto politiche anti-

imperialiste seguendo propri indirizzi storici, interessi geopolitici e

militari condizionanti inevitabilmente le scelte e le strategie che portarono

la Siria ad intervenire contro l'espansionismo israeliano nel vicino Libano (di

cui rivendicava storicamente l'unione alla madre-patria siriana) e l'Iraq alla

disastrosa avventura bellica contro l'Iran (avvertito come estraneo alla

nazione araba in quanto "persiano" e alla sua maggioranza confessionale sunnita

in quanto "sciita").

Attualmente il partito Baath, ufficialmente disciolto in Iraq, in realtà conta

ancora quattro milioni di membri ed è in ottimi rapporti con l’omonimo partito

fratello in Siria contrariamente a quanto abbia sostenuto, non da oggi, la

propaganda occidentale che ha forzatamente e pretestuosamente alimentato le

diversità tra le due fazioni ba'athiste per i propri interessi neo-

colonialistici.

A questo proposito occorre sottolineare come numerosi sono gli esponenti del

Consiglio di Governo Iracheno (IGC) che si trovavano in Siria prima della

guerra.

Il riavvicinamento delle relazioni tra Irak e Siria ha progressivamente

prodotto anche il nuovo corso del Ba'ath irakeno che da Damasco viene tollerato

e sostenuto dalle locali autorità sempre attente alle vicende del vicino da

quando, nella primavera 2003, l'Irak finì sotto occupazione militare

americana.

 

Oggi a distanza di sette anni dalla scomparsa del regime saddamista e con un

paese ancora sotto occupazione i vecchi dirigenti del Ba'ath irakeno sono

ricomparsi pubblicamente per avviare un "nuovo corso" come ha spiegato Ghazwan

Qubaissi, numero due della formazione di cui rimane leader l'ex governatore di

Mossul all'epoca di Saddam quel Mohammad Yunes al-Ahmad che figura tra i

principali sospettati di terrorismo dall'attuale esecutivo filo-americano che

governa il paese.

Secondo Qubaissi esistono le prospettive per una pacificazione responsabile

del paese e a questo scopo - parlando dinnanzi a oltre 500 militanti (ex

dirigenti e semplici simpatizzanti di quello che fu un tempo il partito più

potente del Vicino Oriente e l'unica voce dell'Irak - "abbiamo avviato le

trattative per la rifondazione del partito". Secondo Qubaissi "non esistono

differenze tra i membri del Ba'ath che operano a Damasco e coloro che

combattono in Iraq una battaglia di libertà. Tutti infatti stiamo contribuendo

alla liberazione del nostro paese". Riferimento dovuto a Ezzat Ibrahim al Duri,

all'epoca numero due di Saddam Hussein e il più alto grado fra gli ex militanti

Ba'ath ancora a piede libero e ricercato dalle forze d'occupazione oramai da

oltre sette anni. Qubaissi ha accusato i nuovi politici irakeni di essersi

venduti alla "democrazia importata" e di "aver deviato dalla riconciliazione

nazionale" estromettendo dalle nuove leve del potere gli ex ba'athisti e tutti

i quadri dirigenti nazionalisti dell'era Saddam.

 

Questa accusa arriva dopo che, alle ultime elezioni del paese dello scorso 7

marzo, la Commissione Giustizia aveva estromesso oltre 500 candidati dalle

legislative perchè sospettati di appartenere a formazioni della resistenza e

per il loro passato ba'athista.

Diversi funzionari del Ba'ath irakeno abbandonarono immediatamente il paese

dopo l'arrivo degli americani e , anche in seguito, raggiunsero la vicina

Siria. Ricordiamo come all'indomani dell'ennesimo attentato nell'agosto scorso

Irak e Siria vennero ai ferri corti per le accuse reiterate del governo di

Baghdad al vicino siriano di ospitare elementi compromessi con il terrorismo.

La Siria, dal canto suo, ha sempre negato qualunque responsabilità e ha

ribadito che sono le centrali di propaganda del nuovo regime irakeno che

cavalcano accuse infondate favorite dagli occupanti statunitensi. Secondo i

dirigenti siriani esiste una regia americana dietro alle accuse irakene:

Damasco ha ribadito anche recentemente - per la questione dei presunti missili

Scud inviati in Libano a Hezb'Allah - che "Washington intende alzare il tono

della polemica" pretestuosamente e utilizza l'opinione pubblica internazionale

per screditare la Siria. "Queste accuse sono ridicole" è stato più volte

sostenuto dai siriani che hanno peraltro sottolineato come l'attuale

amministrazione americana inizi a "trattare la Siria analogamente a come

trattava ieri l'Irak di Saddam". Propaganda che nessuno intende nè avallare nè

prendere sul serio se non nascondesse ovviamente la strategia

dell'accerchiamento e quella di tentare un isolamento diplomatico e

internazionale del governo Assad reo, agli occhi dell'America, di mantenere

l'equilibrio di forze nel Vicino Oriente per la sua alleanza con la Repubblica

Islamica dell'Iran e il suo sostegno alle resistenze palestinesi e libanese.

Tra l'altro le accuse americane di presunti rifornimenti di missili scud a

Hizb'Allah sono state clamorosamente smentite anche dal Gen. Alberto Asara

Cuevas, spagnolo attualmente al comando dell'UNIFIL operante nel paese dei

cedri, il quale ha sostenuto che non esistono arsenali missilistici in Libano.

 

 

Appare ovvio che qualunque analisi in merito all'influenza che potrebbero

esercitare gli ex ba'athisti irakeni nel quadrante geopolitico e strategico

vicino orientale sia al momento assolutamente avventata: anche limitandoci al

solo Irak questa riorganizzazione dovrebbe innanzitutto trovare un accordo di

massima con le autorità al potere a Baghdad. Accordo che ovviamente appare una

chimera fintanto che proseguirà l'occupazione militare statunitense e verranno

favoriti il clientelismo e il faziosismo religioso ed etnico di quei gruppi

maggiormente legati alle forze d'occupazione statunitensi che continuano a

pilotare ovviamente a loro favore la situazione irachena.

 

Appaiono invece chiare proprio da questo punto di vista le reiterate accuse

rivolte dall'amministrazione Obama, che in questo persegue l'identico obiettivo

della precedente diretta dal guerrafondaio Bush e dai neocons del partito

repubblicano, contro Damasco. Le relazioni bilaterali siro-irachene sono una

nota dolente per gli obamisti - con particolare riferimento al segretario di

Stato USA, Hillary Clinton, che non ha perso occasioni e palcoscenici per

invitare la Siria a rompere i suoi rapporti con Teheran pena rappresaglie anche

militari alle quali Washington continua a propendere per tutte quelle nazioni o

movimenti rivoluzionari che si oppongono al loro disegno di

normalizzazzione/democratizzazione, o meglio americanizzazione, dell'area.

 

La politica statunitense nei confronti della Siria non è modificata rispetto

all'epoca Bush: Washington tende a mantenere alta la pressione nei confronti di

Damasco come si è visto recentemente con la conferma delle sanzioni economiche

prorogate dal presidente Obama. La proroga delle sanzioni americane contro la

Siria è stata presa sulla base delle reiterate accuse di "aiuto alle

organizzazioni terroriste e la sua ricerca di armi di distruzioni di massa e

missili.". Mossa quest'ultima che deve intendersi più come un vero e proprio

tentativo di staccare la Siria dall'Iran che da una effettiva volontà di

inasprire un contenzioso che, per quanto riguarda gli americani, oramai

continua da cinque anni a questa parte senza sosta.

 

Il presidente Obama ha dichiarato che la Siria "rappresenta un grande pericolo

per gli Stati Uniti" (...il che è tutto un dire...), anche se ha ammesso che il

governo siriano ha fatto dei miglioramenti nella lotta al terrorismo. Le

sanzioni vennero imposte da George Bush, nel 2004, dopo che il Consiglio di

Sicurezza delle Nazioni Unite intimò a Damasco il ritiro del suo contingente

militare dal Libano (avvenuto nella primavera 2005), e prevedono la restrizione

delle esportazioni statunitensi verso la Siria. In aggiunta, i siriani non

possono navigare liberamente sul web tanto che non possono accedere al

programma open-source SourceFourge, al social network Linkedin e al browser

Google Chrome.

 

E' in questa situazione di perenne instabilità generata dai ricatti

dell'imperialismo statunitense che si devono inquadrare e positivamente

rilevare la visita dell'ottobre scorso a Damasco del leader del Consiglio

Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI) , Abdel Halim Khaddam al

Hakim il quale ribadì che "la Siria svolge un ruolo importante nella

ricostruzione dell'Iraq" richiedendo ai dirigenti siriani di operare “per

rafforzare i rapporti tra il popolo iracheno e quello siriano” e di “sostenere

lo sforzo del popolo iracheno per recuperare l’indipendenza, la sovranità e la

stabilità”. A Teheran è stato inoltre reso noto che l’Iran darà alla Siria

tutta l’assistenza che occorre nel caso in cui l’Accountability Act comporterà

delle sanzioni USA contro Damasco. I due governi a questo punto coordinano

molto strettamente ogni iniziativa e la 'connection' irano-siriana pro-Irak

ovviamente è fonte di notevole preoccupazione ai piani alti dell'Establishment

statunitense.

 

 

 

15/05/2010


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