ALZO ZERO 2010

Olanda: Wilders svelato

Cosa si nasconde dietro l'ascesa di un personaggio tanto controverso?

Apprendiamo proprio ora dalle agenzie di stampa internazionali che l'ormai celebre e controverso politico olandese Geert Wilders ha annunciato che è in fase di preparazione un seguito del suo film di propaganda anti-islamica “Fitna” che si chiamerà, molto fantasiosamente, “Fitna 2”. Ricordiamo ai lettori che Geert Wilders è il leader, in Olanda, del Partito per la libertà (PVV, l'acronimo olandese), un partito da alcuni anni balzato agli onori delle cronache per le sue campagne scandalistiche e scandalizzanti ad uso e consumo del circo mediatico occidentale. Grazie al sensazionalismo mediatico suscitato, consapevolmente o inconsapevolmente, da ogni peto emesso da Wilders, le quotazioni del suo partito sono in forte ascesa. Nelle amministrative della scorsa settimana, il PVV si è affermato come terza forza politica del paese, secondo partito all'Aja ed il primo ad Almere, città ad e st di Amsterdam. Dopo la caduta del governo di Jan Peter Balkenende, sostenuto dalla coalizione di centro sinistra, per l'opposizione dei laburisti a un prolungamento della missione in Afghanistan, il prossimo giugno si terranno le elezioni anticipate, i cui pronostici annunciano per Wilders un grande successo e addirittura la possibilità di diventare il primo partito d'Olanda.
In fin dei conti sembra tutto semplice e lineare: l'Olanda è diventata, non certo da oggi e non certo per le cause che gli attribuisce Wilders, la fogna d'Europa, tra immigrazione incontrollata, uso e abuso di droghe libere ed alcool, ed ogni genere di perversione sessuale consentita e incentivata. A proposito di quest'ultimo punto, come non ricordare che l'Olanda è rinomata anche per un altro “mostro” politico, il famigerato “Partito dei pedofili”, un altro caso politico e mediatico montato ad arte che apparentemente si pone in una prospettiva opposta al partito di Wilders, legalitario ed identitario. Apparentemente appunto, perché il sospetto è che tale sedicente partito pedofilo non sia stato altro che un prototipo costruito a tavolino ed un apripista per sperimentare lo stesso meccanismo adottato oggi dal PVV: cioè da un lato épater le bourgeois, scandalizzare i benpensanti dicendo l'indicibile e l'inconfessabile che giace nel subconscio di ognuno, diventare facile bersaglio di odio ed insulti (ma in fondo siamo in democrazia no? Quindi scandalizzati pure da bravo benpensante e poi ingoia il rospo), dall'altro invece porsi come vero e proprio “eroe e martire” della causa giusta, in grado di canalizzare i voti di protesta di tutti gli scontenti dell'attuale situazione e contemporaneamente sdoganare certe tematiche, imporre una certa visione del mondo e nel mentre devitalizzare, disinnescare altre chiavi di interpretazione che perderanno ogni risonanza dal momento che saranno sommerse dalla canea che accompagna il Wilders-pensiero attraverso il Wilders-personaggio/eroe/mostro/ecc.. Si tratta della vecchia e ben nota strategia dell'imposizione delle parole d'ordine, delle categorie interpretative e degli schieramenti, attraverso l'agenda setting creata dai mezzi di informazione, i quali inventano i fenomeni mediatici e li affossano esattamente come vogliono i “padroni del discorso”. L'argomento è complesso, ma il lettore abbia pazienza, poiché su questo punto fondamentale, che di per sé meriterebbe un libro, torneremo alla fine di questo articolo.
Dicevamo, la situazione sembra filare liscia senza bisogno di dietrologie paranoiche: a causa delle politiche buoniste e progressiste, tipiche delle socialdemocrazie europee, e complice la crisi economica, la situazione socio-economica è diventata insostenibile. A questa si aggiunge il fantasma dell'estremismo islamico, vero deus ex machina dietro ogni disgrazia dal 2001 ad oggi, che guidato da quattro pastori nomadi nascosti nelle montagne afgane intende islamizzare l'Olanda. Ma ecco che sbuca, letteralmente dal nulla, Geert Wilders, che si erge a paladino della libertà e della legalità contro l'”islamofascismo” (1). Il clamore mediatico suscitato da un simile personaggio ovviamente non ha fatto altro che esacerbare gli animi e creare due opposti schieramenti: da un lato il circo progressista, umanitario e moderato, dall'altra il “rivoluzionario” Wilders unico interprete dei bisogni della “vera Olanda” (“bianca e cristiana”, per dirla alla Borghezio). A questo siparietto si aggiungono gli immigrati musulmani (e i discendenti di questi ultimi), che cadono con tutti e due i piedi nel tranello teso da Wilders, dimostrandosi per come il suo partito da sempre li dipinge: fanatici, violenti, estremisti. Da provocati, come previsto, si trasformano in provocatori con le loro manifestazioni urlate e i comici tentativi di linciaggio ed omicidio (veri o presunti che siano) di Wilders (2).
Effettivamente sembra tutto scorrere talmente liscio da sembrare frutto di un copione cinematografico. Ma indagando più a fondo, emergono degli elementi sospetti e poco chiari che fanno pensare che dietro il politico olandese ci sia ben altro.
Ma chi è Geert Wilders in verità? Innanzitutto si tratta di un personaggio molto strano. Oscure sono le sue origini, strane le sue frequentazioni, stravaganti, ad un'analisi più attenta, le sue idee politiche. La prima cosa in cui ci si imbatte cercando informazioni su di lui è la perfetta concordanza tra sostenitori (che lo dipingono semplicemente come un eroe e martire) e detrattori (che lo vedono semplicemente come un neo-nazista e xenofobo) nel non interessarsi minimamente al suo passato e alle sue frequentazioni. Non è quindi facile reperire informazioni, non essendoci nulla in italiano e molto poco in inglese.
Su internet scopriamo solo che nacque nel 1963 da padre olandese cattolico e madre originaria delle indie olandesi (per la precisione Sukabumi, in Indonesia) (3). Non sappiamo altro della sua famiglia e della sua infanzia. In una sua recente autobiografia, Wilders scrive che, durante la Seconda guerra mondiale, suo padre in preda al terrore restò nascosto per tutta la durata dell'occupazione tedesca, ed ancora quaranta anni dopo la fine della guerra si rifiutava nella maniera più assoluta di mettere piede in Germania. Wilders stesso sfoggia fieri sentimenti anti-tedeschi, anacronistici ed insensati anche per un nazionalista del giorno d'oggi, ma evidentemente dettati da una sua identificazione con gli ebrei o con le altre categorie ostili al regime nazionalsocialista. Difatti Wilders afferma, nella suddetta autobiografia, di avere antenati di religione ebraica (4). Nel 2009 l'antropologa olandese Lizzy Van Leeuwen, in un lungo articolo sul settimanale “De Groene Amsterdammer”, dichiara di aver svolto una ricerca negli Archivi Nazionali su Johan Ording, il nonno materno di Wilders. La Van Leeuwen scopre che Ording era stato Vice Direttore Finanziario in East Java, dove aveva sposato Johanna Meijer, proveniente da una famosa famiglia ebreo-olandese stabilitasi in Indonesia (5). Dopo aver attraversato una serie di bancarotte ed essere stato licenziato dal suo incarico, il nonno torna in Olanda, povero e pieno di debiti, insieme alla moglie e ai figli. Trova quindi conferma documentale l'affermazione di Wilders riguardo le sue radici giudaiche.
Abbiamo adesso qualche dato in più per capire in quale contesto familiare e culturale è nato il futuro leader del PVV. Appena concluse le scuole, il giovane Geert decide di viaggiare per il mondo e “casualmente”, come prima meta del suo viaggio, sceglie Israele. Visiterà anche i paesi islamici limitrofi come Siria, Giordania, Iran, ricavandone però un'impressione non positiva. In Israele, invece, il poco più che adolescente Geert si sente veramente a casa: “Mi sentivo come se fossi già stato lì prima”, afferma sempre nella sua autobiografia (6). Ci si sente talmente a casa che ci vivrà per due anni, lavorando in un moshav (una sorta di kibbutz per sefarditi) e ci tornerà per almeno 40 volte negli ultimi 25 anni (7).
A proposito di questa esperienza del kibbutz ci è rimasta una sua foto che lo ritrae a 18 anni. Dalla foto possiamo notare che i suoi capelli al naturale sono di color castano scuro e molto ricci. Wilders infatti è noto per la mania di tingersi i capelli biondo platino e pettinarseli in una maniera tale che gli è valsa il soprannome di “Mozart”, perché sembra indossare una parrucca settecentesca (8). [cfr. la rassegna di foto al termine delle note di quest'articolo]
Nel 1992 Wilders sposa Krisztina Marfai (9), un'ebrea ungherese che all'epoca lavorava presso l'ambasciata ungherese in Olanda, e che ora lavora per la multinazionale americana Pfizer (10), ovvero la più grande multinazionale chimico-farmaceutica del mondo (quella del Viagra, per intenderci) ed una delle più antiche (11). La Pfizer, per portare avanti i suoi interessi nel mondo finanzia una serie di fondazioni e centri di ricerca con lo scopo di fare pressione sui governi ed indirizzarne la politica interna ed estera. In Olanda la Pfizer si celava dietro la fondazione neocon "Edmund Burke Foundation" (EBF), da questa creata e finanziata. Si tratta di un think tank neocon la cui azione di lobby si può riassumere in tre punti: liberismo economico, riforme in senso liberistico di sanità ed educazione, rafforzamento dei legami tra Paesi Bassi e Stati Uniti. Tra il suo personale figurava Bart Jan Spruyt, in qualità di segretario e tesoriere, che è stato inizialmente coinvolto nella creazione del partito di Wilders (12).
La carriera politica di Geert Wilder inizia nel 1989 quando entra nel Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD) che, guarda caso, si propone di smantellare il welfare state e di lottare contro ogni forma di ingerenza dello Stato negli affari economici e sociali, seguendo i dogmi del liberismo. All'interno del partito è lo stesso Frits Bolkestein (13), successivamente famoso per la “direttiva Bolkestein” che voleva imporre il liberismo sfrenato in Europa, che lo prende sotto la sua ala protettrice diventando il suo maestro ed invogliando Wilders a fare carriera all'interno del suo partito. Geert condivide con il maestro sia l'adesione al liberismo economico sia l'avversione verso i musulmani, intraprendendo una carriera fulminante che lo porta da semplice redattore di discorsi ad assistente personale di Bolkestein, e, infine, all'incarico di parlamentare a partire dal 1998. Con il passare del tempo, però, crescono le sue tensioni con gli altri membri del VVD e con la linea politica del partito da lui giudicata troppo morbida ed inefficace nel risolvere i principali problemi dell'Olanda. Nel 2004 quindi decide di lasciare il VVD e di fondare il suo partito, il PVV.
Dato il retroterra del suo fondatore, la politica del PVV è una inquietante fusione di radicalismo (nel senso pannelliano) e ultraconservatorismo neocon, uno strano ed apparentemente contraddittorio miscuglio di liberismo economico e libertarismo culturale e, al contempo, di richiami ad un deciso intervento nel campo della sicurezza e del controllo dell'immigrazione. Il PVV vuole inserire i diritti degli animali addirittura nella Costituzione, ma allo stesso tempo nega ai musulmani il diritto di pregare, vuole preservare tutti gli usi e costumi tipici dell'Olanda di oggi (droga, mercato del sesso, ateismo diffuso) e si erge a paladino della moralità e dei valori cristiani tradizionali (!). In politica estera la situazione è anche peggiore, combinando euroscetticismo e tendente isolazionismo ad un appoggio incondizionato alle politiche sioniste e americane (14).
La figura di Geert Wilders, comunque, resta legata alla sua crociata contro la religione islamica e i suoi fedeli. Nel 2008 realizza insieme ad altri membri del suo partito il mediocre e propagandistico film chiamato “Fitna”. Il nome è tutto un programma, in quanto il termine arabo significa “prova” ma anche “sedizione” o “guerra civile”, ovvero tutto quello che provoca, all'interno della comunità spirituale dei musulmani, divisione e contrasto. Il film non fa altro che mostrare alcune sure (“capitoli”) selezionate dal Corano ed immagini di episodi di cronaca o di attentati terroristici con il chiaro intento di demonizzare l'Islam ed i musulmani in Olanda e nel mondo intero. Il film accusa esplicitamente il Corano e la religione islamica di fomentare la violenza ed il terrorismo, e non solo. Il Corano è accusato di propagandare anche l'antisemitismo, la violenza contro le donne e contro gli omosessuali, il genocidio, la pedofilia e via discorrendo. La religione islamica è anche accusata, nel film, del gravissimo crimine di essere “universalistica”, cioè rivolta a tutti i popoli del mondo e, di conseguenza, di fare proselitismo. Qualcuno dovrebbe spiegare al buon Wilders come mai se la prende con il pernicioso universalismo dell'Islam e non vede il ben più pericoloso e funesto “universalismo” del pensiero unico occidentale teso ad imporre le religioni atee dei “diritti umani”, della “democrazia” e del “liberismo” attraverso bombardamenti di popolazioni inermi, sanzioni economiche disumane, sovversione di regolari elezioni, terrorismo (si pensi a quello in atto in Iran, occultato dai media occidentali), arresti ed espropri arbitrari, torture e tutto l'apparato offensivo di cui dispone l'Occidente (ovvero principalmente Gran Bretagna, USA e Israele).
Per capire però cosa si nasconde dietro al successo di Fitna e del partito di Wilders bisogna vedere quello che lo accompagna. Va notato infatti tutto lo “scandalo” e il “clamore” suscitato dai media e dal governo olandese, ancor prima che il film uscisse effettivamente nelle sale, teso a fingere una presa di distanza e una condanna del contenuto del film, ottenendo nei fatti una enorme pubblicità per il film e la legittimazione dei contenuti dello stesso. Suscita ilarità il comportamento dei politici olandesi: non solo all'annuncio della distribuzione del film si affrettano tutti a condannare e a prendere le distanze dal film stesso e dalla figura di Wilders, ma subito dopo si preoccupano di fornirgli una consistente scorta (per difenderlo dalle minacce di un paio di “rappers” olandesi dalle vaghe origini arabe) e di trovare i luoghi più sicuri possibili per svolgere le proiezioni. Non crediamo che questa schizofrenia sia il risultato solo del dogma libertario che si ritorce su se stesso, ma c'è piuttosto l'intenzione di creare il fenomeno mediatico, personificato nell'eroe/mostro Wilders, odiato e amato al contempo, per portare avanti determinate istanze politiche che altrimenti risulterebbero impresentabili per i “rispettabili” partiti politici tradizionali. E c'è già chi dipinge Wilders come l'uomo della provvidenza...
È abbastanza evidente il destino che aspetta l'Europa se Wilders ed altri come lui si imponessero in Europa: lo dice lui stesso nelle interviste che rilascia. Ad esempio, in una di queste afferma che "gente come Mohammed Bouyeri che ha ucciso Theo van Gogh, deve venire arrestata sotto detenzione amministrativa [cioè senza un capo d'imputazione né un mandato d'arresto da parte di un magistrato, guarda caso la stessa pratica applicata da Israele ai palestinesi, NdR], per la sicurezza delle famiglie olandesi" (15). Wilders ha più volte elogiato in articoli e interviste i metodi utilizzati da Israele e Stati Uniti per “combattere il terrorismo”, al punto di aver proposto perfino la creazione di una “Guantanamo” olandese. Ecco cosa dichiara in una sua intervista a Il Giornale: “Il Corano è un libro fascista, aggressivo, che semina odio. Non voglio discriminare o provocare, dico solo che la violenza che trasuda dai testi islamici non la si trova in nessun'altra religione: né cattolica, né ebraica, né buddista. Diciamo piuttosto che il Corano è più un'ideologia che una religione. Non ce l'ho con l'Islam, con i musulmani come persone, ma appunto con un'ideologia che vuole privare l'uomo della libertà, che non rispetta le donne, che vuole eliminare gli omosessuali. Il mio idolo è Oriana Fallaci: lei aveva capito la pericolosità dell'invasione islamica! Come lei odio il relativismo, cioè il voler credere che ogni cultura sia la stessa, perché non è vero” (16). È chiaro a questo punto quali siano i punti di riferimento di Wilders e del suo partito.
A proposito di questa mania di Wilders di “hitlerizzare” il Corano e tutti i musulmani dobbiamo svolgere un'ulteriore riflessione che riteniamo fondamentale per comprendere i metodi d'azione di chi tira le fila dietro Wilders. Come è stato già rilevato, appare evidente l'intenzionalità del clamore mediatico che accompagna sempre qualsiasi azione, anche la più insignificante, compiuta da Wilders. Se veramente i media e le istituzioni ritengono Wilders un personaggio scomodo e pericoloso sono perfettamente in grado di oscurarlo e relegarlo nel limbo dei “dissidenti” del sistema. Quando vogliono sono perfettamente in grado di applicare tale espediente con il più assoluto rigore. Così come il film “Fitna” se fosse ritenuto veramente razzista e xenofobo sarebbe stato semplicemente vietato ed i suoi autori processati e condannati, come avvenuto in migliaia di altri casi nell'Europa che vede l'antirazzismo militante al potere (17). Quindi tutta questa bagarre sul Wilders “per tutti i gusti” è voluta e fomentata dall'alto. Da un lato abbiamo il Wilders-neonazista (ricordiamoci che descrisse il Corano come il “nuovo Mein Kampf” e l'Islam come il “nuovo Fascismo” che minaccia l'Occidente, tanto per capire con che razza di “nazista” abbiamo a che fare): con tale immagine si vuole a tutti i costi assimilare l'idea del Fascismo e del Nazismo storici a quella della destra occidentalista, sionista ed anti-islamica di Wilders (18). Dall'altra abbiamo il Wilders martire sotto il fuoco della sinistra multiculturalista, eroe della libertà di espressione (cioè libertà di insultare e diffamare una religione), continuamente perseguitato dalla giustizia e sempre prosciolto da ogni accusa, dunque più forte e legittimato di prima: basti pensare alla farsesca vicenda della sua messa al bando in Inghilterra, poi revocata, che ha coperto di ridicolo i suoi accusatori.
Riepilogando, grazie al circo mediatico che lo ha creato, si è imposta la figura di un Geert Wilders antifascista (“di destra”, ma una destra ultralibertaria e permissiva con chi se lo può permettere) ma al contempo islamofobo, che non può non piacere sia a destra che a sinistra, perché ne interpreta le paure ed i desideri più nascosti. Avete capito bene, i “padroni del discorso” non si accontentano di controllare i partiti moderati, ma, attraverso personaggi “alla Wilders”, vogliono anche dettare le regole delle ali estreme, deviando il dibattito politico dalle tematiche scomode (basi Usa e Nato in Europa, la truffa bancaria dell'indebitamento degli Stati e perciò dei cittadini, lo scandalo dei miliardi sprecati per vaccini inutili ecc. ecc.) verso binari sterili, così abbiamo una situazione dove tutto è farsa e parodia, dove l'estrema destra sionista e giudaizzante viene contestata anche violentemente da un'estrema sinistra ugualmente giudaizzante e fintamente "critica" del sionismo. Nei fatti entrambi condividono gli stessi presupposti di fondo ed hanno gli stessi padroni. Da una parte l'apartheid sionista ed il fondamentalismo talmudista, dall'altra il melting pot forsennato e l'egualitarismo livellante, l'anarchismo individualista liberaloide e le utopie di "governo mondiale"... peggio che essere tra l'incudine ed il martello.
Dicevamo che la figura di Wilders oltre che a creare false contrapposizioni basate su falsi presupposti serve anche a sviare l'attenzione da certe tematiche scomode oppure ad imporne una chiave di lettura paradossale ed incapacitante. Ad esempio, per quanto riguarda la percezione dell'Islam, Wilders ha più volte affermato che non esiste nessun “musulmano moderato” (dichiarazioni tipiche degli estremisti neocon e dei sionisti), così i suoi detrattori di sinistra si sono subito affrettati a rispondergli offrendogli molti esempi di “islamici moderati” (che sono le tipiche quinte colonne che i sionisti usano per la loro propaganda; anche in Italia ne abbiamo molti esempi: Mgdi Allam prima della conversione al Cristianesimo, Suad Sbai, Farian Sabahi, Rula Jebreal ecc.). La reazione “buonista” della sinistra era prevista e ha sostanzialmente spostato il discorso dalla comprensione dell'Islam in sé al dibattito se esiste o no un “Islam moderato” (vale a dire addomesticato, snaturato, sottomesso ai 'valori occidentali'). Ma se esiste un “Islam moderato”, buono, di conseguenza significa che tutto il resto dell'Islam è “cattivo”, estremista, totalitario, oscurantista, che tutti, dall'estrema destra all'estrema sinistra, sono concordi nel condannare ed additare a nemico e pericolo per l'Occidente (19).
In conclusione, il fenomeno Wilders, lungi dal ridursi ad un “eroe e martire della libertà contro l'islamofascismo” come vogliono i suoi estimatori di destra, e lungi dall'etichetta stereotipata di “razzista xenofobo” come vogliono i suoi detrattori di sinistra, non è altro che un “organismo geneticamente modificato” creato a tavolino con lo scopo di servire determinati interessi geopolitici, geoeconomici e, al fondo, di civiltà. Il suo retroterra culturale e familiare, i suoi legami di amicizia e le sue frequentazioni politiche ne fanno uno strumento delle multinazionali americane, ma soprattutto un agente d'Israele e della lobby sionista in Olanda, come testimoniano i frequentissimi viaggi ed incontri con diplomatici. Wilders è uno strumento, consapevole o inconsapevole non importa, della strategia mondialista dello “scontro di civilità” tesa strappare l'Europa dalla sua naturale collocazione euroasiatica ed euromediterranea per consegnarla nelle mani di Israele e degli Stati Uniti, che si ergono a pilastri della inesistente “identità occidentale giudeo-cristiana” tanto cara a Wilders...
Ma si accusa Wilders di essere il “nuovo Hitler”, il quale a sua volta devia l'accusa, con il consenso di molti olandesi, verso l'Islam e il mondo musulmano. Questa vicenda dimostra che il limite del ridicolo e del grottesco è stato di gran lunga superato. Nel momento in cui tutti accusano tutti di essere “nazisti”, significa che ormai non esistono più idee né progetti per il futuro. O meglio, che per imporre l'imposizione dei 'valori occidentali' in Europa e condurli sino al loro logico sviluppo (l'apparente “liberazione” totale), si rimestano continuamente le solite accuse di “fascismo” e “nazismo” che, grazie ad una vulgata pseudo-storiografica dominante (i libri di storia seri esistono, ma non vengono proposti né nelle scuole né sui media), si trasformano di volta in volta in caricature con cui occultare ad un pubblico traviato oltre l'inverosimile (che non deve più avere punti di riferimento d'ordine celeste) la sostanza di che cosa è in realtà l'Islam.
Se non ci si rende conto che gli europei, forzati a considerarsi “occidentali”, vivono immersi in una “grande parodia” e che quelli che ci vengono presentati come eroi o come mostri dai media non sono altro che marionette, conigli di pezza per distrarci dalla realtà che ci stanno preparando; che il pericolo non è il neonazismo montante, come dice un'estrema sinistra in piena demenza senile e senza più prospettive; che non avverrà alcuna riscossa della vera Europa “bianca e cristiana”, come pretendono la destra lobotomizzata e i leghismi; che tutto, ma davvero tutto in Europa, è manipolato dai sionisti e dai loro agenti; se non ci rende conto di tutto questo, rassegniamoci al fatto che l'Europa, questa Europa, non ha alcun futuro, e che le popolazioni che vi abitano sono destinate ad un tragico epilogo, mentre, illusoriamente, si cullano nelle false speranze infuse in loro da un eterodiretto e demenziale “scontro di civiltà”.


NOTE:

1) Interessante neologismo in Italia diffuso dai libri di Oriana Fallaci e Carlo Panella, ma di origine angloamericana.
2) Questa 'identità' creata sul modello imposto dall'avversario, in Occidente, è riscontrabile anche nei vari gruppi sociali collegati alle due ali estreme del panorama politico. Nel cosiddetto “neofascismo” (o destra radicale), per cui il “fascista” si adegua esattamente a come è stato dipinto: “rozzo”, “violento”, “razzista”, ecc.; e nel cosiddetto “neocomunismo” (o sinistra radicale) che, come in una pellicola negativa, assume caratteri esattamente opposti al primo. In generale tutti i gruppi assolutamente marginali che si prefiggono di combattere il sistema tendono inevitabilmente, e spesso inconsapevolmente, a conformarsi agli stereotipi che il sistema stesso diffonde per riconoscerli agevolmente e renderli inoffensivi (e spesso anche per strumentalizzarli).
3) Informazioni presenti su Wikipedia ed altri siti.
4) Cfr. articolo su http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,543627,00.html
5) Qui una breve sintesi dell'articolo: http://www.groene.nl/commentaar/2009-09-02/geert-wilders-heeft-indische-wortels Purtroppo la progressista e politicamente corretta antropologa, esperta di colonie olandesi e di problemi legati alla decolonizzazione, va totalmente fuori rotta ed afferma semplicemente che la nonna fosse indonesiana e quindi che Wilders sia in realtà un meticcio olandese-indonesiano affetto da sentimenti di alienazione e sindrome di inferiorità verso gli olandesi autoctoni (Meijer vi sembra un cognome indonesiano? Il fatto che la nonna fosse un'ebrea olandese emigrata in Indonesia non ne fa una indigena indonesiana).
6) Vedi nota 4.
7) A quanto afferma in un'intervista datata cinque anni fa. “De sterke wil van Wilders”, Nieuw Israelietisch Weekblad, 03 oktober 2005. (http://web.archive.org/web/20061014025518/http://www.geertwilders.nl/index.php?option=com_content&task=view&id=299&Itemid=74), supponiamo che adesso i legami con Israele siano ancora più forti. Riguardo la sua esperienza nel moshav, in una intervista ad Haaretz afferma che iniziò nel 1980; cfr. http://www.haaretz.com/hasen/spages/943764.html
8) Cfr. http://news.bbc.co.uk/2/hi/7314636.stm.
9) Pare in seconde nozze. La prima moglie la sposò quando aveva 20 anni e si dice fosse israeliana.
10) Cfr. http://www.nujij.nl/wilders-zijn-vrouw-had-ook-2-paspoorten.1033994.lynkx Alexander Pechtold, leader dei social-liberali, ha accusato Geert Wilders di nascondere il fatto che la moglie ha due passaporti. Wilders si è sempre rifiutato di chiarire la posizione della moglie e ha sempre tenuto ogni informazione che riguarda la sua famiglia nel più assoluto segreto. La polemica è paradossalmente scoppiata a causa dell'intenzione di Wilders di abolire la doppia cittadinanza (circa un milione di olandesi hanno due passaporti), perché sostiene che le persone con due passaporti siano meno fedeli ai Paesi Bassi. Evidentemente la trovata gli si potrebbe ritorcere contro.
Fonte: www.rtlnieuws.nl
11) La nota multinazionale che nella sua storia annovera una lunga sequela di crimini. Ultimamente è sotto processo con l'accusa di aver usato 200 bambini come cavie umane per esperimenti e aver volutamente diffuso il virus della poliomielite in Nigeria.
12) Successivamente Bart Jan Spruyt si allontanerà da Wilders e dal suo partito, molto probabilmente in seguito alla decisione della Pfizer di tagliare i fondi alla EBF per destinarli ad un altro think tank, lo “European Indenpent Institute”, fondato da ex membri dell'EBF, evidentemente più malleabile e più rispondente ai piani della multinazionale americana. Maggiori informazioni sono presenti su questo sito: http://jules-klimaat.blogspot.com/2009/08/edmund-burke-foundation-vs-big-pharma.html
13) Frederik “Frits” Bolkestein è un personaggio interessante tanto quanto lo stesso Wilders. Nipote di Gerrit Bolkestein, il ministro del governo olandese in esilio che da Londra lanciava i suoi messaggi radio contro i tedeschi occupanti ripresi anche nel “Diario di Anne Frank”. Frits Bolkestein ha iniziato la sua carriera presso la Shell, è stato membro del Parlamento, Sottosegretario di Stato agli Affari economici, ministro della Difesa, leader del VVD nella seconda camera e commissario europeo per il mercato interno e la fiscalità. Egli è professore di "fondamenti intellettuali degli sviluppi politici" a Delft e Leiden, è consulente del gruppo di investimento inglese GML, direttore non esecutivo di Air France-KLM, consigliere di Pricewaterhouse Coopers, presidente della fondazione Telderstichting e commissario della Nederlandsche Bank. A quanto pare Bolkestein sembra condividere con il suo ex pupillo il disprezzo per la religione islamica e l'amore verso Israele, per la cui causa si è speso in tutti i modi mentre era al governo in Olanda e dentro la Commissione Europea. Cfr. http://www.jcpa.org/JCPA/Templates/ShowPage.asp?DBID=1&LNGID=1&TMID=111&FID=382&PID=471&IID=1561.
14) È vero che Wilders ha recentemente appoggiato la proposta dell'opposizione di ritiro delle truppe dall'Afghanistan, ma la mossa è stata chiaramente tattica, per far cadere il governo sul prolungamento della missione NATO, cosa puntualmente avvenuta, ed andare a nuove elezioni politiche che vedono il suo partito tra i più favoriti.
15) Vedi nota 8.
16) Tratto da “Il Giornale” del 30-8-2007. È altresì interessante rilevare come a fargli da cassa di risonanza in Italia sia la stampa di “centro-destra”, che di quando in quando, per compiacere parte dell'elettorato di sentimenti “nostalgico-fascisti” ma che non ha a disposizione un autentico partito fascista da votare, propone articoli che senz'altro riscuotono il consenso di quell'elettorato senza un partito (articoli che ritraggono il Fascismo in maniera positiva, che denunciano i crimini dei partigiani ecc.). Gli stessi elettori, però, attraverso un'astuta manovra di traviamento da parte della suddetta stampa, vengono indirizzati verso sentimenti anti-islamici, cosicché da una parte li si 'recupera' accontentandoli con qualche sparata 'revisionista' non troppo convinta, dall'altra li si tiene ben stretti all'ideologia occidentale, la quale non può fare a meno dell'islamofobia.
17) A questo punto si sarà già alzato il coro di sdegno da parte dei lettori di sinistra pii e politicamente corretti che saranno certamente pronti a ribattere a questa nostra affermazione sfrontata sbattendoci in faccia il fatto che l'Italia vede al governo il partito della Lega Nord, la Francia ha recentemente vietato in tutti i luoghi pubblici il velo islamico, in quasi tutti i Paesi dell'UE gli immigrati musulmani sono visti con sospetto e gravemente discriminati, eccetera. Per sfatare questo mito facciamo notare che il sistema in vigore in Occidente, ed in particolare in Europa, si basa su una (falsa) contrapposizione di opposti parodistici. Da un lato l'”antirazzismo” imposto in tutte le salse, dagli spot pubblicitari contro l'”omofobia” al tormentone di “Balotelli in nazionale” - questo solo per restare in Italia, nel resto d'Europa invece l'isterismo antirazzista è anche peggiore al punto che molti parlano di un “razzismo al contrario” –, dall'altro un razzismo becero, materialista e spesso sconfinante nel “white power” o “KKK”. In molti modi possiamo dimostrare che entrambi sono delle volgari falsificazioni, delle parodie degli originali. Per motivi di spazio non possiamo dilungarci troppo in questa sede, ci ripromettiamo di affrontare l'argomento in un futuro articolo. Lasciamo al lettore pio e politicamente corretto questa riflessione: se l'antirazzismo fosse veramente autentico, e non una pelosa ingerenza e uno strumento di manipolazione come in realtà è, dovrebbe rivolgersi in primis contro quelli che praticano lo sterminio e l'apartheid da oltre 60 anni in Palestina, cioè gli israeliani, in secundis contro l'autoproclamatosi “popolo eletto” che fa del razzismo addirittura una mistica. La contrapposizione tra i due “opposti” è inoltre falsa perché sia la fazione dei “razzisti” (alla Wilders) sia quella degli “antirazzisti” sono controllate dai sionisti e si prefiggono il medesimo scopo di tenere l'Europa sottomessa.
18) A proposito di questo accostamento dobbiamo rilevare come Wilders giochi sull'equivoco: da un lato si presenta come il “duro”, il giustiziere, quello che contro gli immigrati vuole usare i metodi sbrigativi, dall'altro lato, in più occasioni, ha esplicitamente preso le distanze da politici come Le Pen e Haider, dicendo che lui non vuole avere niente a che fare con quell'estrema destra... Evidentemente i due succitati sono (o... erano: Haider, che aveva una visione geopolitica ed infatti teneva rapporti con la Libia, l'Iraq ecc., con buona probabilità è stato ammazzato) troppo filopalestinesi e filoislamici dal suo punto di vista.
19) Sull'invenzione dell' “Islam moderato” come strumento di propaganda è stato scritto molto e si trovano in rete molti articoli, come ad esempio “Buoni Mussulmani o Mussulmani "Buoni"?”, di Carlo Terracciano, datato ma pur sempre ottimo. Vogliamo però invitare ad approfondire l'argomento attraverso la lettura di un testo ormai giudicato fondamentale per comprendere la questione: Enrico Galoppini, “Islamofobia. Attori, tattiche, finalità”, Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 2008.

Antonio Grego

Eurasia

18/03/2010


pagina di alzo zero

home page