ALZO ZERO 2010

 

Un grande fogna a cielo aperto, ma non siamo noi a dirlo…

Un “terzo mondo” nel cuore degli USA: “la più grande (si fa per dire) democrazia del mondo”

Carmelo R. Viola

Chissà quante volte ce lo siamo sentiti dire: “la più grande democrazia del mondo”. E abbiamo finito per farci l’abitudine. Non a caso la si addita come esempio da imitare. Tutto dev’essere nato da un gioco di apparenze e di malintesi. Subito dopo la guerra per abolizione della schiavitù (1863) e la conversione delle industrie cotoniere in industrie di altro genere, gli Usa si presentarono come bisognosi di molta mano d’opera quindi capaci di assorbire un’immigrazione addirittura selvaggia.
Per questo la terra dell’America del Nord si presentava subito come la terra promessa, come il domani di milioni di poveri cristi, muniti solo di fame e di braccia. Ma la stessa tumultuosità delle vicende del lavoro si caratterizzò presto nelle più svariate forme di arbitrio e di crimine. Gli Usa diventarono (e sono rimasti) la terra più criminosa in tutti i sensi. Dall’incontro di avventurieri locali con avventurieri oriundi, specie italiani e siciliani, si sono formate le matrici di tutte le mafie.
Se i popoli degli Usa accoglievano flussi ininterrotti di braccia, non lo facevano certo per i begli occhi dei nuovi arrivati, ma proprio perché ne avevano bisogno. E lo facevano da razzisti secondo quel razzismo che avevano sperimentato indisturbati nel piano e nel gioco del sistematico genocidio dei pellerossa, che avevano in casa, che mal sopportavano e a cui portavano via progressivamente sempre più territorio vitale e – attraverso l’alcool – sempre più salute.
Gli abolizionisti della schiavitù nera – che magari poco prima avevano contribuito a realizzare - non erano mossi da pentimento ma solo dal calcolo che uno “schiavo libero” costa sempre meno di uno coatto, da allevare e curare come una bestia da soma. Forse Abramo Lincoln sì, fu mosso da sentimenti sinceri ma la maggior parte degli americani del Nord – o yankees – conservarono la mentalità del cowboy, del pistolero, del cacciatore di taglie, dello sceriffo, insomma dell’uomo armato, che pensa di risolvere ogni controversia con la pistola o con una giustizia sommaria. E il razzismo, che ucciderà Martin Luther King, non mancherà di farsi sentire ben presto anche a carico di operai indigeni e italiani. Sono rimasti famosi gli episodi dei martiri di Chicago (1886) e il sacrificio degli anarchici italiani innocenti Sacco e Vanzetti. Altro episodio è ricordato ogni Primo Maggio. Sono vergogne storiche di quella “più grande democrazia del mondo”.
Si dirà che molta acqua sia passata sotto i ponti di tali tristi ricorrenze ma lo spirito, almeno della casta del potere, è rimasto quello del tempo degli indiani, ricchi di tradizioni e di costumi ma poveri di mezzi militari e di tecnologia e quindi incapaci di fare fronte alle prepotenze degli invasori, che cancelleranno brutalmente quelle tradizioni e quei costumi, in breve tutta la storia di un popolo. La prevaricazione di avventurieri decisi a tutto – pur di fare ricchezza – si pensi alla caccia all’oro – si è impressa nel Dna delle nuove generazioni Usa, le quali hanno la pretesa di dominare il mondo”per diritto dei più forti”, insomma per la legge della giungla. Abbiamo avuto così i vari Vietnam, le varie Coree e i vari Irak. L’Afghanistan è un immenso pantano – forse il peggiore – che Barak Obama non è riuscito ad evitare finendo per caderci dentro come un tonto, prendendo per buone le grossolane menzogne ufficiali degli Usa (a partire dall’ecatombe delle Due Torre - 11 settembre, che ci riporta a quella di Hiroshima e Nagasaki: si tratta di due enormi sacrifici umani usati come potenti strumenti politici nell’esercizio del dominio mondiale).
In questo contesto di un potere tutto proteso a interferire nella vita del resto del mondo, usando indifferentemente la menzogna e la violenza, si è instaurato il classico giochetto elettorale per legittimare il capo o presidente di turno. Il che non cambia per niente la sostanza economica e civile del sistema Usa: povertà drammatica e ricchezza da capogiro agitano i sogni degli yankees e di tanto in tanto la rabbia di un malcapitato, che si trovi dall’oggi al domani senza lavoro e senza casa e magari con grosse scadenze da fronteggiare, esplode nel senso vero di colpi di pistola – o di qualcosa di peggio – facendo strage di innocenti.
Il 20% della popolazione adulta statunitense è affetta da turbe psicopatiche per vicende legate al lavoro e alla disoccupazione. Gli statunitensi sono abituati alle spacconate, alle imposture e alla violenza, perciò non si scompongono più di tanto quando sentono attribuirsi la più grande democrazia del mondo, ben sapendo di non averla, salvo a trasformare la lunga campagna elettorale per il presidente-esecutore in una molto divertente carnevalata. Né prendono sul serio un Barak Obama, il primo presidente-esecutore di colore, quando manifesta l’intenzione di ovviare ad una delle più drammatiche vergogne della pseudodemocrazia statunitense: dare assistenza sanitaria a circa 50 milioni di cittadini di quel paese, che ne sono privi, perché sanno che alla fine prevarrà la volontà degli effettivi padroni degli Usa.
Andiamo al punto. Negli Usa non esiste un servizio sanitario nazionale. Chi può, si aggrega ad una dette tante assicurazioni private, le quali si riservano il diritto di rifiutare l’assistenza a seconda della convenienza. Così può capitare che una giovanissima, che si ammali di neoplasia maligna, non venga assistita con il pretesto che il caso non rientra nella normalità, che prevede, secondo la statistica, un’età più matura. In ogni caso, gli assicuratori escludono dall’assistenza circa un sesto della popolazione, ovvero coloro che comportano una maggiore spesa, pur sapendo di condannare a morte certa i loro, si fa per dire, assistiti. Si tratta, come si può vedere, di vere e proprie organizzazioni criminali, che è poco chiamare mafie, i meriti dei cui medici e specialisti vanno commisurati con la quantità di assistiti respinti, mandando a morte impunemente milioni di poveri disgraziati, rei di non essere ricchi abbastanza.
Tutta questa realtà non è supposta ma narrata in alcuni documentari, uno dei quali ricordo di averlo visto anni fa: gridava – vox clamans in deserto – che ben cinque milioni di bambini andavano puntualmente a letto a digiuno. Non ne ricordo il titolo. Un altro è certamente “Sicko” di Michael Moor, certamente più aggiornato e che ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes nel 2004. Il testo raccoglie anche le confessioni, preziosissime, di responsabili pentiti, che forniscono dettagli agghiaccianti.
Ma la casta dominante statunitense ha la faccia di bronzo tanto che, a séguito di cotali denunce, non è successo niente, meno che mai con Obama, attuale “esecutore elettivo” di quella casta. L’offensiva di questi giorni contro la fortezza dei Taleban è più di una dichiarazione d’impotenza del primo cittadino della sedicente più grande democrazia del mondo. Gli Usa restano paradossalmente qualcosa di peggio del Terzo Mondo propriamente detto, perché gli attori non sono la povertà e l’ignoranza ma, al contrario, il potere monetario e la capacità di perseguire i profitti con comportamenti, che non arretrano davanti alla peggiore sofferenza e alla morte.
Se facciamo il confronto con la piccola e povera Cuba, che l’assistenza sanitaria perfino la esporta, vediamo in tutta la sua realtà la più grande impostura di potere di tutto il mondo, una vera e propria fogna a cielo aperto, che i nostri servi di Stato trovano buone come terme suine. E se ne servono con seriosa disinvoltura.


20/02/2010


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