ALZO ZERO 2010

 

Libano: Hizb’allah si prepara alla resa dei conti finale


di Dagoberto Husayn Bellucci


La tensione sale nel Vicino Oriente: le minacce israeliane di lanciare un’offensiva aerea contro gli impianti nucleari iraniani stanno provocando reazioni un po’ tutto il mondo arabo.
Indipendentemente dalle smentite di facciata la situazione nella zona sembra avviarsi verso quel conflitto totale che rappresenterebbe ne’ piu’ ne’ meno la riedizione – probabilmente su piu’ vasta scala e con una intensita’ tale da rimettere anche in discussione le stesse carte della geopolitica di una regione costantemente sul punto di esplodere come un vulcano – di altre aggressioni che l’entita’ sionista ha lanciato nel corso degli ultimi sessant’anni contro i vicini Stati arabi e le popolazioni palestinesi sottoposte oramai da oltre quarant’anni alla tirannia di un’occupazione criminale e terroristica che non risparmia mezzi e tecnologia militare tra i piu’ sofisticati per colpire impunemente civili innocenti rei esclusivamente di appartenere al popolo sconfitto, cacciato e disperso della Palestina.
Un popolo che, malgrado sessant’anni ed oltre di oppressione e violenze, di quotidiane angherie e di barbaro terrorismo, non ha abbassato la bandiera della propria identita’ nazionale, continuando a combattere con tutti i pochi mezzi possibili a disposizione e con la speranza intatta che un giorno la Palestina tornera’ libera e indipendente .
Attualmente “Israele” sembra disposta a lanciare la sfida finale nel Vicino Oriente: dopo l’aggressione scatenata quattro anni fa contro il Libano (1350 vittime quasi 4000 feriti), le provocazioni a bassa intensita’ contro la Siria (attacco ad una centrale elettrica a nord di Damasco nel settembre 2007), l’altrettanto criminale aggressione contro la striscia di Gaza del dicembre 2008/gennaio 2009 e gli assassini mirati che continuano sia nella Striscia di Gaza che nella Cisgiordania occupata (e senza dimenticare quelli commessi dal Mossad all’estero….sul modello di quanto gia’ sperimentato negli anni Settanta quando, dopo i fatti di Monaco, l’ex premier israeliana Golda Meir sguinzaglio’ i suoi commandos di assassini professionisti che colpirono nelle principali capitali europee e arabe esponenti dell’OLP e della resistenza palestinese); sembra adesso che Tel Aviv abbia tutta l’intenzione di portare avanti la sua strategia di destabilizzazione indiretta (attraverso quinte colonne sioniste) e quella diretta di attacco al cuore del “nuclear power” iraniano.
“Israele” ha ‘puntato’ la Repubblica Islamica dell’Iran: dopo aver incitato l’alleato statunitense alle aggressioni contro l’Afghanistan talebano (2001) e l’Irak saddamista (2003) la plutocrazia sionista che controlla e determina la politica estera americana sembra abbia intenzione di colpire al cuore quello che e’ e rimane da oltre trent’anni il principale baluardo anti-israeliano, anti-imperialista ed anti-mondialista della regione vicino orientale.
Teheran e’ il centro spirituale, politico, strategico-militare delle forze tradizionali dell’Islam in armi contro i nemici del mondo arabo e contro la Ummah (comunita’ dei credenti) sparsa nei quattro angoli del pianeta. Colpire Teheran sara’ per Us-rael la mossa fatale che decidera’ lo spartiacque metastorico della contrapposizione radicale e senza ritorno tra le forze della sovversione mondiale e quelle della Tradizione.
La mossa ci appare, francamente, ‘azzardata’. Innanzitutto perche’ i dirigenti dell’entita’ sionista sanno perfettamente e conoscono la debolezza delle proprie forze armate – battute e vinte prima nel Libano meridionale e poi a Gaza dal valore e dall’eroismo dei combattenti di Hizb’Allah e di Hamas – le quali non rappresentano piu’, da tempo, quel caposaldo storico sul quale riposa l’intera struttura di potere della societa’ israeliana.
Gia’ l’aggressione contro il paese dei cedri di quattro anni fa dimostro’ l’inefficacia e la sostanziale vulnerabilita’ dei soldati di “tsahal”; il conflitto lanciato un anno e mezzo fa contro Gaza confermo’ che i kippizzati in divisa fossero – mutatis mutandis il panorama geopolitico e strategico del Vicino Oriente negli ultimi trent’anni – qualcosa di assai diverso dall’iconografia e dalla propaganda classica con le quali sono stati “disegnati” dai media di mezzo mondo: errori, irresponsabilita’, incapacita’ di reazione dinanzi ad imprevisti e contrattacchi nemici hanno dimostrato palesemente che – sia a livello di direzione politica sia ai piani alti delle forze armate israeliane – esistono enormi problemi e che piu’ di una falla si e’ aperta in quello che rimane il principale vanto e la gloria nazionale di uno Stato-pirata costruito sul terrore e alimentato dalla violenza.
In crisi le forze armate israeliane in crisi l’intera struttura nazionale israeliana.
Lanciare un attacco contro gli impianti nucleari iraniani – oltre a scatenare una inevitabile reazione a catena che muoverebbe sicuramente i principali alleati di Teheran a rispondere militarmente (e finendo “Israele” stretta nella morsa dei due fuochi di Gaza e del Libano) – produrrebbe anche quell countdown finale che il mondo arabo-islamico attende oramai dalla Guerra dei Sei Giorni del lontano 1967 e che , a cominciare dal presidente iraniano Ahmandinejad fino al segretario generale del Partito di Dio libanese Nasrallah, in molti hanno previsto.
Inizio delle ostilita’ = fine d’Israele? Rischieranno i sionisti una volta ancora la ‘pellaccia’ (alla quale sembra oltretutto siano tanto legati) di fronte al lucido fanatico ardore rivoluzionario di combattenti determinati fino alla fine e votati al sacrificio supremo ed al martirio?
Intanto mentre gli “alleati” dell’America e le quinte colonne dell’Imperialismo sono tornate nuovamente a colpire nel sud-est dell’Iran (il gruppo d’ispirazione salafita di Jundallah ha colpito venerdi 16 scorso vicino a Zahedan, nella provincia del Sistan-Baluchistan iraniano, collocando una bomba in una moschea e provocando la morte di oltre trenta fedeli ed il ferimento di altre trecento persone) provocando l’immediata protesta della Guida della Rivoluzione Islamica, Sayyed Ali’ al Khamine’i, e delle autorita’ iraniane, che hanno accusato i servizi israeliani, americani, britannici e pachistani di finanziare questo gruppo terrorista; la tensione si alza anche nel paese dei cedri sempre piu’ pronto a rispondere a qualunque nuova aggressione militare israeliana.
Mentre nella giornata di martedi 13 luglio scorso un tribunale di Beirut ha condannato a morte Ali’ Hassan Mentesh, accusato dalle autorita’ libanesi di spionaggio a favore dello stato ebraico favorendo l’esercito sionista durante l’aggressione del 2006, il Segretario Generale di Hizb’Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha lanciato un nuovo monito contro i nemici interni ed esterni.
Nasrallah ha sostenuto che “Israele controlla la rete di telecomunicazioni libanese” e cio’ mette a rischio la sicurezza nazionale e provoca irrimediabili problemi alla Resistenza ed alle Forze Armate impegnate da anni a mantenere il controllo e la stabilita’ ai confine meridionali.
Secondo il leader di Hizb’Allah – e quanto riportato da un’agenzia dell’Associated Press da Beirut – “Israele ha il controllo totale delle nostre comunicazioni nazionali attraverso le sue spie” tre delle quali furono arrestate meno di un mese or sono nel corso dell’ennesima operazione di polizia condotta dalla Securite’ Generale libanese. Una rete spionistica efficiente che e’ stata smantellata con difficolta’ dalla polizia libanese e ha portato all’arresto, negli ultimi tre anni, di oltre settanta individui collegati in tutti i modi con ambienti militari d’oltre frontiera ovvero eterodiretti e guidati dal Mossad israeliano e dai comandi dell’esercito di Tel Aviv.
“E’ ormai chiaro agli occhi dei cittadini e dei responsabili libanese che Israele esercita un controllo totale sull’insieme delle telecomunicazioni del Paese: telefonia mobile, rete fissa, (…) internet”, ha denunciato il numero uno del movimento sciita filo-iraniano in un discorso diffuso su un maxi schermo, “Il Paese è esposto (…) e gli israeliani ottengono numerose informazioni grazie a questo controllo”, ha aggiunto Nasrallah, il cui discorso era seguito da numerosi simpatizzanti.
Tre persone, due delle quali dipendenti dell’Alfa, uno dei due operatori di telefonia mobile in Libano, sono state arrestate da fine giugno. Secondo Nasrallah, l’infiltrazione di “agenti” israeliani nelle telecomunicazioni avrà una ripercussione diretta sull’indagine del Tribunale speciale per il Libano (TSL), incaricato di identificare e di processare i presunti assassini dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, nel 2005.
Non casualmente Hizb’Allah installo’, fin dalla meta’ del 2007, linee di telefonia mobile indipendenti da quelle governative mentre i suoi ministri nell’esecutivo Hariri hanno immediatamente chiesto e con urgenza la creazione di una commissione d’inchiesta necessaria – secondo quanto ha dichiarato il capo delegazione sciita Mohammad Ra’ad – a fare luce su questa rete spionistica pro-israeliana.
In questo clima gia’ surriscaldato non devono quindi sorprendere le ennesime “corrispondenze” allarmistiche dei soliti pennivendoli nostrani. Ne’ che a scarabocchiare “cronache” libanesi sia per “Il Giornale” nientemeno che la deputata ultra-radicale sionista Fiamma Nirenstein la quale, in un articolo comparso in data 15 luglio e intitolato “Il Libano si prepara la guerra: la fara’ Hezbollah in nome dell’Iran”, scrive: “Al nord: appena accadde, precisamente quattro anni fa ieri, noi giornalisti partimmo uno a uno verso il confine settentrionale. Viaggiavamo lenti oltre la valle del Giordano lungo una strada su cui già rollavano in file insuperabili i carri armati e mezzi corazzati di vario genere. Oltre Kiriat Shmone. Nella cittadina di Metulla, dove i carri armati occupavano la parte suburbana che bordeggiava con il Libano, verdeggiante, morbido, ma irto di postazioni di Hezbollah, chi fece in tempo prenotò una stanza nell’albergo locale. Io trovai posto poco lontano in un bed and breakfast senza rifugio, ma con una buona colazione. Era iniziata una guerra che non è mai finita se non nel suo aspetto più evidente, quello dei razzi che piovevano su Israele e che ci scoppiavano fra i piedi, facendo crateri nelle strade di comunicazione, distruggendo case e scuole fino ad Acco e a Haifa, incendiando i boschi di conifere orgoglio di Israele. Un ranger che mi guidò in jeep fra gli alberi in fiamme, bloccò l’auto mentre piovevano i missili per tirare fuori dalla cenere un piccolo camaleonte. A un paio di centinaia di metri da noi, una schiera di soldati delle riserve fu annientata da un solo razzo. Quella guerra prosegue sotterranea da allora, sotto la cenere adesso cova un Hezbollah irrobustito ed eccitato dal successo, proprio come i suoi mentori iraniani; gli Hezbollah sono ormai parte determinante del governo libanese, inseriti in una rete di sostegno che allena un terzo dei suoi uomini a Teheran e gli fornisce, tramite la Siria, missili di ultima generazione a breve e a lunga gittata.
Ci sarà presto una guerra che potrebbe coinvolgere tutto il Medio Oriente, anticamera dello scontro nucleare con l’Iran? Diversivo perché Israele debba difendersi mentre le centrali iraniane, come ha detto il presidente russo Medvedev, sono quasi arrivate al loro scopo? La risposta è: ci sono evidenti, palesi preparativi di guerra. È chiaro che Hezbollah è l’arma più acuminata di un Iran che ripone la sua forza egemonica nell’odio antisraeliano, e che lo accenderà come uno zolfanello al momento opportuno. Quando Nasrallah rapì Ehud Goldwasser e Eldad Regev e uccise altri tre soldati di ronda lungo il confine, non si aspettava che Israele avrebbe reagito distruggendo nei primi 36 minuti di scontro novanta obiettivi designati, ovvero tutti i missili di lunga gittata. Tutto può accadere. E gli ultimi giorni suggeriscono un surriscaldamento. L’ultimo allarme consta di una dichiarazione dello sceicco Nabil Kauk, capo Hezbollah del fronte meridionale: «Abbiamo pronta una lista di obiettivi che verranno colpiti immediatamente in tutta Israele» ha detto. Come dire: i missili a lunga gittata sono pronti. È la risposta a un’inedita scelta di Israele: il disvelamento delle intenzioni del nemico secondo fonti proprie. L’ha fatto mercoledì il colonnello Ronen Marley mostrando mappe, foto aeree, simulazioni in 3D della cittadina libanese di El Khiam, quattro chilometri dal confine, 25mila abitanti. Si vede come case, moschee, scuole, siano state trasformate in depositi d’armi, centri missilistici, caserme, centri di comando, e come febbrilmente si lavori, sempre in casa di civili, a strutture belliche di vario tipo. Si tratta di uno dei 160 piccoli paesi del sud del Libano trasformati in casematte e bunker, una scelta che sostituisce quella precedente alla seconda guerra del Libano di collocare soprattutto nei boschi (le «riserve naturali») i centri nevralgici degli hezbollah. La presenza nell’area al sud del fiume Litani dei 13mila uomini dell’Unifil che dal 2006 avrebbero dovuto impedire il riarmo e il posizionamento al sud degli hezbollah, ne ha di fatto spostato la forza nei villaggi dove Unifil non può entrare secondo le regole d’ingaggio, se non autorizzata dall’esercito libanese. Nel 2006 gli Hezbollah avevano 14mila combattenti e oggi ne hanno 30mila, avevano 15mila missili e oggi invece 40mila a breve e medio raggio, oltre a centinaia a lungo raggio forniti recentemente dalla Siria, 300 chilometri per il tipo Scud e la stessa gittata per gli M600, che hanno un diametro di 600 millimetri e possono portare testate fino a 500 chili di esplosivo e di chissà quale altra invenzione aggressiva. Ed è chiaro che la prossima guerra si misurerà sulla quantità di esplosivo rovesciata sul nemico.”
Ora non ci resta che aspettare le mosse delle macchina bellica israeliana, rafforzata dai cospicui aiuti che Washington elargisce ogni anno a fondo perduto.

23/07/2010


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