NOTIZIE 2010

A otto anni dal fallito golpe contro Chavez

Venezuela tra passato e futuro


“…Gli Stati Uniti, che sembravano predestinati dalla Provvidenza ad appestare di miseria le Americhe in nome della libertà”…( Simon Bolivar)

Sono passati oramai otto anni dal tentativo di rovesciare il presidente Hugo Chavez da parte dell’oligarchia venezuelana con l’appoggio degli Stati Uniti.
Da allora di passi in avanti ne sono stati fatti parecchi nella nazione latino americana, che la vede oggi protagonista assieme alla nazioni dell’ALBA di quell’asse di speranza per tutti i popoli del continente che vogliono affrancarsi dal giogo di Washington, ovvero dai predatori delle ricchezze del Sud America.
Un “asse di speranza “ che però già travalica l’Oceano Atlantico, dove buoni rapporti si stanno instaurando sempre di più con l’Iran di Ahmadinejad, la Palestina, il Libano ,l’Africa, e con potenze del calibro di Russia e India. L’ordine è scardinare il cosiddetto “volere di Washington”, il sistema unipolare, e impedire alla grandi Corporation angloamericane di saccheggiare le ricchezze dei continenti.
Un “socialismo latino americano del terzo millennio”, incentrato sulla figura del Libertador Simon Bolivar ma la strada percorsa e da percorrere non è priva d’insidie.
Hugo Chavez fu eletto per la prima volta nel febbraio del 1998, dove vinse con il 56,2% dei voti, simboleggiando il riscatto della gente povera, in una nazione dove i dissidenti venivano regolarmente imprigionati e torturati e con l’oligarchia dominante che aveva deciso di candidare l’inetto ex governatore dello Stato di Carabobo, Henrique Salas Romero. Questi perse senza attenuanti, anche se scatenò come previsto la rabbiosa reazione degli Usa e della stampa embedded occidentale, che seguiva cecamente il “ punto di vista del Dipartimento di Stato”. Ogni cambiamento promesso e attuato da Chavez dopo l’elezione fu dipinto dalla “libera stampa” come una corsa verso il totalitarismo,un passio indietro della civiltà,un populismo , dove questo termine impropriamente è stato caricato di un significato negativo, liberticida, del resto erano in gioco gli interessi del FMI e della Banca Mondiale.
Del resto il Venezuela è sempre stato nel mirino di Washington e di Londra, grandi spazi e immense ricchezze ne fanno lo stato più ricco dell’America Latina. Nel suo sottosuolo vi sono le maggiori riserve di petrolio convenzionale-grezzo leggero e petrolio non convenzionale-grezzo extra leggero . Con simili volumi il Venezuela è collocato al 5° posto come produttore ,mentre per gli Usa rappresenta il 3° fornitore in assoluto.
Per anni,grazie alla complicità dell’oligarchia interna, il Venezuela è stato terra di conquista per le grandi compagnie petrolifere anglo americane. Exxon Mobil, Texaco,Phillips Petroleum hanno fatto man bassa nei ricchi giacimenti e i due partiti che si alternavano al governo,Accion Democratica e il Copei non erano altro che i continuatori del “ volere di Washington”, con le solite ricette neoliberali, che di fatto hanno solo aumentato il divario tra ricchi e poveri.
Salvo rari intervalli, la politica venezuelano fu affare di pochi e sempre sotto l’ombrello statunitense.
Nel 1952 Pérez Jiménez ,dopo aver preso il potere, inziò un programma di “modernizzazione”,che faceva rima con liberalizzazione, con il risultato di aumentare le disuguaglianze sociali, in compenso furono intrapresi faraonici progetti per ammodernare la capitale Caracas, mentre nel frattempo Jimenez si arricchiva e il Venezuela entrava nella lista degli stati favoriti dagli Usa. Il motivo era facilmente intuibile, venivano concessi privilegi di ogni tipo alle grandi corporation Usa, che beneficiavano di esenzioni fiscali,oltre alla possibilità di depredare in esclusiva i ricchi giacimenti di petrolio. Si calcola che in questo periodo la riduzione delle tasse fece perdere al Venezuela milioni di bolivares, mentre gli utili della Standard Oil arrivarono a toccare la cifra di 3,79 miliardi di dollari. Jiménez accordò anche agli Stati Uniti la possibilità di presidiare i campi petroliferi con uomini della CIA e dell’FBI. Ma tutto questo non bastò a salvare il governo fantoccio di Jiménez, che aveva superato anche per i suoi padroni Nord americani i limiti della decenza, con una corruzione dilagante e la piazza sempre di più in fermento con continue manifestazioni di protesta.
Fu fatto rifugiare negli Usa e al suo posto subentrò un governo formato da Azione democratica AD e Partito Cristiano Sociale, COPEI, che governarono per più di trent’anni,ma poco o nulla cambiò nel Paese, con la povertà al 36% nel 1984 e al 66% nel 1995, mentre la disoccupazione urbana era più che raddoppiata,e l’oligarchia interna continuava a incrementare i propri profitti. Tra il 1981 e il 1997 il reddito dei due quinti della popolazione scese dal 19,1 % al 14,7%.
L’unica forza su cui l’oligarchia non aveva il completo controllo erano le Forze Armate, e da qui partì la scintilla. Gruppi di ufficiali iniziarono a riunirsi segretamente al fine di costituire un movimento d’ispirazione bolivariana, tra essi vi era un certo Huogo Chavez Frias . Vi fu un primo tentativo di prendere il potere nel 1992, ma la cosa finì male e i ribelli furono facilmente individuati e arrestati. Anche Chavez subì il carcere,ma una volta rilasciato non si dette per vinto e nel 1998 con il 56% dei voti il movimento bolivariano arrivò al potere ed alla presidenza.
Una ventata nuova si abbatté sul Venezuela, un vento forte iniziò a spirare in direzione opposta al” volere di Washington”. Certamente all’inizio non tutto fu possibile, troppi anni di malgoverno e di sfruttamento avevano eroso dalle fondamenta la nazione venezuelana, troppe le ricette del FMI e della Banca Mondiale, ma lentamente le prime riforme iniziarono a decollare , la sanità diviene universale( da Cuba arrivarono 14 mila medici inviati nei barrios poveri, dove sono stati costruiti 11 mila ambulatori), interventi a favore dell’educazione( circa un milione e duecentomila adulti hanno imparato a leggere e scrivere,l’istruzione secondaria è stata estesa a 250 mila ragazzi),arrivò anche la riforma fondiaria per ridistribuire le terre da coltivare, togliendola ai molti proprietari terrieri che di fatto non la utilizzavano.
Fu varata anche la riforma delle aree urbane,che da il diritto di proprietà sulle aree occupate dai poveri, prefiggendosi l’obiettivo di stimolarli con forme di autogoverno,infine toccò alla Costituzione rivista in chiave bolivarista, che ha decretato la fine del sistema bipartitico, che impediva alle forze politiche più piccole di poter essere rappresentate.
Ma l’azione di Chavez non si è fermata alla politica interna, note sono le buone relazioni con l’Iran del presidente Hamadinejad, con Cuba, la Russia di Putin e Medvedev. Seguendo le orme di Simon Bolivar, che sperava nell’unità di tutto il continente Latino Americano, Chavez è tra in principali promotori e sostenitori dell’alleanza ALBA- Alianza Bolivariana par los Pueblos de Nostra America- una trave che si è messa di traverso agli Stati Uniti e a quanti in Sud America ancora ne appoggiano la politica, come la Colombia di Alvaro Uribe, che ha recentemente aperto il proprio territorio all’installazione di 7 basi militari statunitensi.
Arrivò puntuale il tentativo di rovesciare il legittimo presidente venezuelano. L’11 aprile del 2002, le forze affaristiche insediarono Pedro Carmona, uomo d’affari corrotto, sciogliendo la legislatura e la Corte Suprema. Apparve subito evidente che dietro al golpe vi erano i soliti noti, come l’ambasciata Usa che tirava le fila e nel cui edificio fu ospitato Pedro Carmona in riunioni a cui presero parte le lobby capitaliste venezuelane.
Gli Stati Uniti, anche se in modo questa volta più defilato del solito, erano perfettamente a conoscenza di quello che stava accadendo, e a quanto riportato dal “The Observer” di Londra,Washington aveva autorizzato l’operazione, mentre secondo il “The Guardian”, i rivoltosi potevano addirittura contare anche sull’appoggio dell’Us Navy. L’amministrazione Bush diede cospicui finanziamenti agli oppositori di Chavez e a gruppi di lavoratori affinché scendessero in piazza.
Il denaro fu distribuito dalla National Endowment for Democracy( NED), organizzazione senza scopo di lucro del Congresso. La NED creata nel 1983 ha il non invidiabile primato degli interventi finanziari per operazioni di sovvertimento di governi non graditi a Washington.
Ma i congiurati non avevano fatto i conti con il popolo venezuelano e l’esercito. Non appena si apprese la notizia che il presidente Chavez non si era dimesso di sua spontanea volontà, migliaia di cittadini e soldati si riversarono nelle strade e circondarono Palazzo Miraflores. A questo punto i golpisti capirono che la partita era definitivamente persa e abbandonarono Carmona al suo destino.La rivoluzione bolivariana aveva vinto.
Anche il referendum revocatorio del 2004 per la destituzione del presidente in carica e permesso dalla Costituzione Bolivariana del 1999, è stato perso dall’opposizione e nel 2006 Chavez viene trionfalmente rieletto.
Oggi non sono cessati gli attacchi della zelante, verso gli Usa, stampa occidentale e sicuramente il Venezuela è ancora nel mirino a stelle e strisce, ma forze nuove si stanno stagliando all’orizzonte e non solo in America Latina, un mondo multipolare è ancora possibile.

Federico Dal Cortivo


04/05/2010


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