ALZO ZERO 2010


A 34 ANNI DAL COLPO DI STATO DEL 1976 IN ARGENTINA


Il bicentenario della nostra Libertà dalla Spagna ci deve anche far riflettere con misura, “Verità e Giustizia” sui fatti accaduti 34 anni fa e che hanno segnato tragicamente gli ultimi tre decenni.
La realtà e la forza degli effetti di questo golpe civico-militare sono ancora presenti in una società confusa, depressa e impoverita. Per questo occorre fare un bilancio storico che superi la versione manichea e semplicistica della tragedia che subì la società argentina, distruggendo l’ultimo tentativo di portare avanti un’Argentina con un pensiero strategico proprio, originale e che superasse il mondo bipolare che dominava negli anni ’70.
Il Golpe civico-militare del 1976 fu pianificato e eseguito per porre fine alla possibilità di un’Argentina non dipendente, eliminando il processo di “Ricostruzione e di Liberazione Nazionale” che aveva cominciato il Presidente Juan D. Peron con l’appoggio di più del 62% della popolazione argentina, dopo 18 anni di esilio, proscrizione, persecuzione, omicidi e di resistenza al regime dittatoriale iniziato con il fatidico golpe del 1955 (civico, militare ed ecclesiastico) che fu realizzato principalmente per porre fine al programma di industrializzazione del primo peronismo, destinato a far uscire l’Argentina dal modello di fabbrica esportatrice di materie prime agricole che era stato attuato con la generazione dell’80 e che era in crisi irreversibile in seguito al crollo dell’impero britannico.
Questo modello, nel 55, nel 76 e oggi continua ad essere attrattivo per i settori della classe media, legati alla rendita e agli affari con lo “Stato”.
Pertanto, questi settori legati alla “destra” economica erano un mezzo per destabilizzare il governo costituzionale (sostenendo i benestanti e la speculazione, come era successo in Cile quando la destra destabilizzò il Paese); un altro braccio di questa tenaglia distruttrice furono i gruppi messianici, distruttivi, arroganti e ignoranti della realtà del paese, che scelsero il terrorismo della “lotta armata”, senza riconoscere la leadership di Peron e iniziando una lotta irrazionale e senza possibilità di successo (contro lo Stato e le sue forze armate e di sicurezza). Il primo atto di questa azione suicida fu l’assassinio del Segretario Generale dei Lavoratori José I. Rucci, seguirono l’occupazione di caserme, assassinio di civili e infine ci fu l’avventura foquista di stabilirsi nella provincia di Tucuman dove arrivò anche la sconfitta militare. Questo comportamento si rivelò completamente a vantaggio dei grandi gruppi di potere economico del Paese legati alle multinazionali di origine prevalentemente statunitense.
Questa “destra” e la politica della guerra fredda sostenuta dagli Stati Uniti non potevano permette all’Argentina di continuare a sviluppare una politica estera indipendente dai dettami di Washington: l’Argentina infatti fu l’unico paese sudamericano a rompere il blocco commerciale e diplomatico con Cuba (Trattato Peron Castro), ed era in prima fila nel blocco dei paesi “non allineati” insieme a Cina e India. All’interno del paese la ricchezza nazionale era distribuita in modo equo, visto che la classe lavoratrice percepiva il 48% del PIL (oggi solo il 23% del PIL e questo nel settore “regolare” perché abbiamo un 40% di lavoratori irregolari), erano stati nazionalizzati i depositi bancari e le fonti di combustibile (occorre segnalare l’affondamento di una piattaforma off shore avvenuto in circostanze misteriose dopo il passaggio allo Stato) anche se dobbiamo segnalare che le imprese petrolifere multinazionali finanziavano apertamente le azioni antigovernative.
Questo è stato il periodo di maggior sviluppo dell’energia, dei trasporti, del controllo e della distribuzione dell’acqua potabile con il “Progetto Paranà Medio” (Rio Paranà da Santa Fe fino a Corrientes) con il sostegno di ingegneri russi (esperti di dighe in pianura) e del rafforzamento e dello sviluppo di una tecnologia all’avanguardia nei settori aerospaziale e navale.
Per questo dobbiamo dire chiaramente che il colpo di stato militare che pomposamente è stato chiamato “Processo di Riorganizzazione Nazionale” è stato imposto per distruggere quello che restava dell’industria nazionale, Si permetteva solo ad imprese multinazionali di installarsi nel paese, si distruggeva il risparmio imponendo un sistema finanziario che permetteva ed assecondava speculazioni sopra il vero lavoro, (chiusero centinaia di sindacati, costretti a trasformarsi in banche o a sparire), si aumentava il controllo sull’economia nazionale da parte di organismi internazionali, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il Banco Interamericano di Sviluppo. Due elementi contraddistinguono il paese da quel momento: il Financial Institutions Act (tuttora in vigore) e il debito verso l’estero (nel marzo 1976 era di 5.000 milioni di dollari) che raggiunse i 47.000 milioni di dollari nel 1983. Tutto questo accompagnato da un sistema fiscale che punisce i più umili e favorisce in quegli anni la concentrazione del capitale (e ancora oggi è così).
La tragedia nazionale iniziata il 24 marzo 1976 (alimentata da una guerra sanguinosa tra destra e sinistra all’interno del movimento nazionale) terminò sette anni dopo con migliaia di desaparecidos, migliaia di esiliati, un debito pubblico così pesante da condizionare tutti i governi democratici posteriori al 1983, con una distribuzione della ricchezza verso le classi lavoratrici di solo il 23% del PIL e anche con la distruzione della istituzioni militari (con una guerra impari contro l’Inghilterra e la NATO per le Malvinas, la cui sconfitta ci condiziona ancor oggi).
Quindi in questo anniversario, come contributo storico e per riflettere su questa data, ricordiamo le parole del citato presidente Juan D. Peron, in un discorso fatto nel 1974 poco prima della sua morte:
“Ricordate che ma la storia si ripete esattamente. Quello che la prima volta è una tragedia ritorna in seguito come parodia. Se mai ci dovesse essere un altro golpe il popolo ne uscirà così sconfitto che tutto l’apparato costituzionale servirà solo per garantire con voto popolare gli interessi dell’imperialismo e dei suoi servi che si trovano fra i nativi”.
Questa è la riflessione del 2010, che ci deve portare non solo al ricordo del fatidico Golpe civico, militare ed ecclesiastico, ma a ripensare ad un’Argentina che possa sviluppare un pensiero strategico proprio, nel quadro di una reale integrazione nel continente e per uscire dalle tenaglie nelle quali da sola si è stretta.

Lic. Carlos A. Pereyra Mele


Traduzione di Erika Steiner per itaiasociale.net

29/05/2010


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