NOTIZIE 2009

Ci sarà un giudice a Berlino?

Ugo Gaudenzi

Insomma: in quale modo un giornalista potrà mai definire, senza incorrere nelle maglie degli inquirenti e subire condanne al risarcimento del danno, un uomo che per una ventina d’anni ha traghettato l’Italia da un’economia pubblica o comunque “mista”, a favore e di proprietà cioè di tutti i cittadini, ad un’economia di pascolo per un pugno di oligarchi e finanzieri dediti all’accumulazione personale della ricchezza secondo le leggi del profitto e dell’usura?
Di certo, secondo una sentenza di condanna del 16 dicembre emessa dal giudice Antonella Izzo del Tribunale civile di Roma contro il sottoscritto direttore di Rinascita, né “lacchè della Grande Finanza internazionale”, né partecipe di quella “mafia laico-sionista” che confligge con la “mafia cattolica” italiana nella guida del monetarismo “nazionale” e nel governo della Banca d’Italia, un istituto privato sottoposto ai diktat della Bce (Banca centrale europea) e – soprattutto - segretamente condizionato e pilotato dalla spettrale “Banca dei Regolamenti Internazionali” a sua volta controllata dalla grande finanza speculativa e dai banchieri sionisti e atlantici di Nuova York e Londra.
Se un Mario Draghi, mettiamo, viene definito e tratteggiato così, secondo tale giudice – che nel corso del procedimento non ha accolto né la richiesta della difesa di interrogare la cosiddetta “parte lesa”, né la testimonianza del presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga - autore di ben più dure espressioni di critica all’attuale governatore della Banca d’Italia, già svenditore dell’industria pubblica italiana al peggior offerente, già direttore per l’Europa della banca d’affari sionista-americana Goldman & Sachs, la stessa che nel 1992 finanziò la svalutazione speculativa della lira e la fuoriuscita della valuta italiana dal sistema monetario europeo - viene diffamato e quindi ha diritto, almeno, ad un risarcimento di 50 mila euro.
Quindi “Rinascita”, da oggi, per non incorrere nelle maglie della giustizia “liberista” e “di mercato”, deve cercare nuovi termini per definire chi ha condotto alla rovina l’economia nazionale.
Il campo filologico è ristretto.
Invece di “mafia” – termine che naturalmente avevamo utilizzato per designare un paio di gruppi omertosi (quello della finanza laica ora governata da Draghi, quello della finanza cattolica prima governata da Fazio) che manovrano la moneta italiana ricavando a un ente privato quel tasso usuraio di interesse (‘sconto’) chiamato signoraggio, non possiamo certo utilizzare termini “positivi” o all’acqua di rose come “gruppo di pressione”, “lobby” o “conventicola”. I gruppi di pressione e le lobbies sono infatti degli enti di “consulenza” addirittura legali e accettati sia negli Usa che nell’Ue. Non c’è nulla di negativo – per i liberisti e i cultori del “libero mercato” - in quei termini, e noi ora siamo sudditi di un regime liberista globale. E mentre “conventicola” suona , sì, come un gruppo di pressione, ma da condominio.
In fondo la fattispecie operativa, di persone che manovrano e agiscono per “gli interessi di un gruppo”, può ben rapportarsi ad altre situazioni agli onori delle cronache… Per esempio alla comunanza di interessi e di fini tra l’imprenditore Romeo, gli assessori napoletani e i parlamentari bipartigiani Bocchino e Lusetti. Avremmo forse dovuto – peraltro copiando la magistratura partenopea - utilizzare la locuzione “associazione per delinquere”? O, più precisamente, inventare la locuzione “associazione dedita alle speculazioni monetarie e finanziarie, al profitto e all’usura”?
No. Non era possibile: di certo gli autori degli articoli su Draghi e lo stesso sottoscritto sarebbero stati quantomeno giudicati più che colpevoli, quindi ristretti negli ergastula e poi incatenati ai remi di una trireme romana (tra quelle che venivano armate nel lago di Nemi).
Ora attendiamo l’appello. E magari, nelle more, un qualche suggerimento terminologico non passibile di ammenda da parte della tetragona giudice che ha imposto a Rinascita di usare un linguaggio “liberisticamente corretto”.
Chissà se ci saranno mai, in seconda istanza, dei magistrati ordinariamente coraggiosi - perché difensori della libertà di espressione e di stampa, in ossequio all’articolo 21 della Costituzione della Repubblica - “a Berlino”?

22/12/2008


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