NOTIZIE 2009

 


L’UGL IN PIAZZA A SOSTEGNO DEI GOLPISTI VERDI IRANIANI


di Gianlorenzo Dettori

Non c’è due… senza tre! Dopo lo struggente appello dalle colonne del mensile La Meta Sociale (ott. 2007) a favore del NCRI (National Council of Resistance of Iran, lo pseudo-parlamento in esilio della cd. resistenza iraniana, braccio politico dei terroristi del PMOI, meglio conosciuti come Mujahedin del Popolo), al quale seguì, qualche mese dopo, la pittoresca partecipazione alla manifestazione in Campidoglio, colorata da tante bandiere israeliane, a fianco del sionismo nazionale (sindaco Alemanno in testa) e dei salotti radical-chic romani, tutti appassionatamente pro Israele minacciata dal nuovo “fascismo religioso degli Ajatollah” (questo del fascismo religioso è un refrain che ricorre spesso negli Statements on line della virtuale Foreign Affairs Committee del NCRI. Cfr. www.ncr-iran.org), gli ascari sindacali ugiellini dell’us-israelismo tornano per la terza volta in campo, plaudendo ora ai golpisti verdi che in Iran hanno tentato di rovesciare, su input dei loro burattinai internazionali, il risultato elettorale che ha plebiscitariamente riconfermato alla presidenza della Repubblica islamica il poco politicamente corretto Mahmoud Ahmadinejad. Una nota dell’ufficio stampa di via Margutta ha infatti annunciato, in data 16 giugno, la partecipazione di una delegazione sindacale, guidata dal segretario generale Renata Polverini, alla manifestazione organizzata dal solito Riformista e dalla immarcescibile lobby (che tanti danni ha arrecato all’Italia nel corso della sua esistenza) dei supercampioni di liberismo, atlantismo e umanitarismo a senso unico, nota con il termine di “Radicali”. Così, mercoledì scorso, la crème de la crème dei liberisti di centrodestra e di centrosinistra in salsa sionista (da Bonino a Nirenstein, all’onnipresente “supervisore” Riccardo Pacifici, passando per il portavalori Pedica, fino alla figliola prodiga Daniela Santanché e a tanti altri personaggi del circo politico italiano, tra cui si distingueva l’ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, colui che, ve lo ricordate?, contro ogni norma giuridica, fece arrestare per la seconda volta Erich Priebke, già assolto dai reati contestatigli, cedendo alle minacce e alle azioni sediziose della parte più violenta della comunità ebraica romana) si è ritrovata nella coloratissima manifestazione di Piazza Farnese. Tutti insieme appassionatamente hanno chiesto a gran voce l’estromissione dell’Iran dal G8 di Trieste su Afghanistan e Pakistan, mentre lo stesso Pacifici ha comicamente avanzato la proposta di un’ora di sciopero nazionale “a sostegno dell’Iran”.
In verità la campagna propagandistica contro il governo di Ahmadinejad e lo “stato canaglia” dell’Iran era stata già da tempo accuratamente orchestrata e preparata nei minimi dettagli proprio in vista dell’evento elettorale (coincidenza vuole che in queste ore anche l’incensato presidente USA sembra aver abbandonato la sua “democratica prudenza” schierandosi apertamente con i golpisti verdi). Basta infatti visitare alcuni dei siti più in vista gestiti dai fantomatici resistenti, tutti al soldo dei padroni atlantici contro la loro stessa Patria, per capire la portata dell’attacco e individuare il cast di registi, attori e comparse operanti all’esterno e all’interno dell’Iran (cfr. a questo proposito www.iran-e-azad.org; www.free-woman.org; www.maryam-rajavi.com; www.mojahedin.org). Chi dirige abilmente l’orchestra della disinformazione e del business miliardario che sta dietro all’affaire NCRI (e al cosiddetto Camp Ashraf) è la sig.ra Maryam Rajavi, “Presidentessa della Resistenza Iraniana”, femminista di lungo corso, pasionaria della democrazia e della libertà per l’Iran e moglie di Massoud Rajavi, fondatore della già citata organizzazione terroristica dei Mujahedin del Popolo (guarda caso il 26 gennaio scorso tale organizzazione è stata riabilitata dal Consiglio dei Ministri della UE). La stessa organizzazione è citata in un documento del parlamento australiano (www.aph.gov.au/library/pubs/rn/2002-03/03rn43.htm) che la qualifica come collaborazionista della guardia repubblicana irachena, all’indomani della guerra del golfo del 1991, nell’eliminazione di Curdi e Sciiti. Fu in tale occasione che la gentile sig.ra Rajavi, così stimata e ammirata dalla Segretaria Generale della UGL per il suo impegno femminista e per la sua lotta a favore dei diritti umani del popolo iraniano, avrebbe patriotticamente incitato i suoi Mujahedin, dall’alto della sua leadership nell’organizzazione terroristica, a “passare sui Curdi con i carri armati e a risparmiare i proiettili per i Guardiani della Rivoluzione iraniani” (cfr. E. Rubin, New York Times, The cult of Rajavi, 13 luglio 2003. www.cscs.umich.edu/~crshalizi/sloth/2003-07-15.html)
Tornando alla manifestazione romana, il testo del comunicato sindacale, oltre all’orgoglioso ricordo dell’adesione della confederazione all’evento capitolino succitato, puntualizza che l’Ugl “…con convinzione aderisce a questa nuova iniziativa a sostegno delle donne e degli uomini scesi in piazza a Teheran per una protesta legittima a cui si è risposto con una inaccettabile violenza”. Capito? L’operato dei verdi guerriglieri democratici, le cui immagini i media internazionali (anche se embedded) non hanno potuto celare e che mostrano inconfutabilmente vere e proprie azioni criminali di guerriglia urbana preordinata, probabilmente frutto di addestramento speciale nei campi del PMOI, diventa, per la poco accorta sig.ra Polverini, “protesta legittima”, mentre l’intervento delle forze di polizia e di sicurezza nazionale della Repubblica Islamica è bollato come “inaccettabile violenza”. Allo stesso modo, all’indomani del raduno romano, leggiamo sul quotidiano filosionista della defunta AN, Secolo d’Italia, un’ulteriore dichiarazione della stessa sig.ra Polverini che parla, in perfetta sintonia con il pensiero unico delle “guerre democratiche giuste”, di “giusta causa, perché vogliamo un Iran libero e democratico”. D’altronde non ci meravigliamo punto che un simile ribaltamento della realtà provenga da chi, già da parecchio tempo, assieme agli altri sodali confederali, ha gettato alle ortiche gli interessi reali dei lavoratori italiani, facendo passare per conquiste sociali i paurosi arretramenti normativi ed economici. La svendita del TFR ai fondi privati, tutti abbondantemente in perdita come era facile prevedere, il lavoro precario in vertiginosa ascesa, lo svilimento della contrattazione nazionale a favore di quella integrativa, il salario sempre più legato a criteri di produttività unilateralmente e discrezionalmente gestiti dalle Aziende, con grande soddisfazione del padronato confindustriale, finanziario e politico, sono solo le chicche più significative e vergognose del baratto delle conquiste sociali e dei diritti dei lavoratori con la sopravvivenza dei privilegi sindacali, soprattutto quelli legati al mantenimento della gestione e dell’amministrazione del patrimonio dei sindacati rigorosamente al di fuori di qualsiasi regolamentazione legale e fiscale, con l’accesso ai salotti buoni della virtualità mediatica (in previsione, non si sa mai, di qualche comoda poltrona politica) e con le serate mondane sulle terrazze vip dei colli fatali di Roma.

30/06/2009


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