NOTIZIE 2009

 

Yemen, una guerra civile che preoccupa l’Occidente


Nel Nord del Paese violenti scontri da ribelli e forze militari

Nello Yemen del Nord sono in corso violenti combattimenti tra i ribelli zaiditi sciiti e l’esercito governativo. Da oltre un mese nel Nord del Paese è in corso un'offensiva militare governativa, l'operazione “Terra bruciata”, per tentare di estirpare la ribellione zaidita, una guerra poco conosciuta, ma che dal 2004 ad oggi ha provocato migliaia di morti e decine di migliaia di feriti.
Più di 140 guerriglieri sono stati uccisi, nella mattinata del 20 settembre, durante sanguinosi scontri con le forze militari a Saada, capoluogo della provincia omonima e roccaforte della ribellione. Gli zaidii sono musulmani sciiti che perseguono l’obiettivo di tornare al potere, come fino agli anni sessanta, affrontando la maggioranza sunnita che abita lo Yemen.
Gli insorti hanno portato avanti un attacco alla città da tre parti, cercando di espugnare il Palazzo presidenziale, edificio pubblico simbolo del potere statale nella provincia. Le forze governative sono riuscite a respingere gli attacchi, con violenti combattimenti nei quali i guerriglieri hanno avuto forti perdite.
I ribelli sciiti reclamano il ristabilimento del potere temporale dell'imam zaidita nella provincia di Saada, al confine con l'Arabia Saudita, annessa nel 1962 dallo Yemen che è a maggioranza sunnita. La rivolta è iniziata nel 2004. L'11 agosto scorso l'esercito ha lanciato una vasta offensiva contro gli zaiditi. L'attacco ha infranto una tregua proclamata 24 ore prima dalle forze governative. Il governo aveva comunicato una sospensione unilaterale dei combattimenti che vanno avanti da diversi mesi, aprendo alla possibilità di un cessate il fuoco nel caso in cui i ribelli, accusati di essere sostenuti dall’Iran, avessero accettato alcune condizioni. Sebbene un portavoce dei ribelli avesse manifestato l’intenzione di “esaminare le condizioni del governo”, le ostilità sono riprese.
La principale richiesta del governo di Sanaa era quella di “rispettare il cessate il fuoco, di riaprire le strade, evacuare le postazioni e liberare i civili e i soldati catturati”.
Ma secondo il capo dei guerriglieri, Abdul Malek al-Huthi, l’offerta di sospensione dei combattimenti “non è seria” e, dal giornale Asharq Al-Awsat, ha allontanato le accuse del governo che incolpava il suo gruppo di essere sostenuto dal governo di Ahmadinejad.
Il governo accusa i ribelli di tentare di restaurare l’imanato sciita Zaidista, una forma di governo religioso che finì nel 1962 con un colpo di Stato militare che provocò otto anni di guerra civile.
Lo Zaidismo è un ramo dell’islam sciita che rappresenta una minoranza nello Yemen a prevalenza sunnita, ma è maggioritario nel nord del Paese. Gli sciiti hanno mantenuto una forte presenza nella zona di Saada, nel Nord del Paese. Questa regione, una delle meno sviluppate, è divenuta, dunque, un focolaio di opposizione contro il governo, a maggioranza sunnita. A guidare la rivolta sono gli Houthi, famiglia di leader religiosi sciiti. In particolare, gli sciiti accusano il governo dello Yemen di favorire la corrente sunnita conservatrice wahabita, prevalente in Arabia Saudita. Secondo gli sciiti, la diffusione del wahabismo nello Yemen rifletterebbe la crescente influenza del ricco e potente vicino saudita; al contrario, mentre secondo il governo, la rivolta sciita nello Yemen sarebbe sponsorizzata dall'Iran, potenza sciita volta a fomentare disordini nel mondo sunnita per estendere la propria influenza. La guerra civile che tormenta lo Yemen assume quindi i caratteri di una guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita, quest'ultima appoggiata dall'Occidente. Lo Yemen e' già stato teatro, tra il 1962 e il 1967, della cosiddetta “guerra fredda araba” durante la quale si affrontarono gli “ufficiali” yemeniti, sponsorizzati dall'Egitto di Nasser e dall'Unione Sovietica, contro il fronte sostenuto dall'Arabia Saudita e Gran Bretagna. La spietata guerra civile si concluse con la divisione del Paese in due parti, lo Yemen del Nord, alleato dell'Occidente, e lo Yemen del Sud, comunista.
Successivamente, nel 1990, con il crollo del blocco sovietico, lo Yemen ritrovò l’unificazione, che fu, di nuovo, bagnata di sangue nel 1994 da un'altra breve ma feroce guerra civile. La novità, invece, dell’insurrezione cominciata nel 2004 e' che essa si basa su differenze confessionali, mentre la tradizionale controversia tra Nord e Sud si fondava principalmente su contrasti ideologici. Le brame secessionistiche del Sud del Paese, dove e' situato l'importante porto di Aden, non sono però affatto sopite, e ciò costituisce un’ulteriore spina nel fianco per il governo yemenita, che ha sede a San'a, nel Nord, non lontano dalla provincia ribelle di Saada.
Il conflitto in Yemen si configura anche come un altro capitolo della guerra tra sciiti, sostenuti dall'Iran, e sunniti, che già insanguina l'Iraq e il Libano. Inoltre, lo Yemen gode di una posizione strategica, da cui è possibile controllare Bab al Mandab, lo stretto che collega il Mar Rosso col Golfo di Aden, area vitale per il commercio internazionale, in particolare di petrolio, e sempre più infestata dai pirati somali.
Pochi giorni fa, il presidente americano Obama ha manifestato la sua solidarietà al Presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, e ha asserito di essere “al fianco dello Yemen, della sua unità, sicurezza e stabilità'” e sostenendo che “la sicurezza dello Yemen è vitale per la sicurezza degli Stati Uniti”. Se la guerra civile si sviluppasse in tutto il Paese, gli effetti sarebbero disastrosi per la “sicurezza” internazionale e per l’ordine mondiale americano : la presenza di uno “stato fallito” nel sud della penisola arabica, santuario per al Qaeda, ma anche per gruppi estremisti sciiti e pirati, indurrebbe gli Stati Uniti a considerare la possibilità di un ennesimo intervento.

Andrea Colavecchia


02/10/2009


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