NOTIZIE 2009

L’Onu bacchetta Israele: più collaborazione meno colpe

La Palestina deve sparire

Durante la giornata di giovedì 5 novembre, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione che invita Israele e Palestina ad aprire inchieste indipendenti sui “presunti” crimini di guerra commessi durante l'ultima aggressione israeliana nella Striscia di Gaza. La risoluzione si è basata sul rapporto Goldstone del settembre scorso. Infatti, il testo della risoluzione “accetta” e “sostiene” tale rapporto, ossia il “controverso” dossier sulla violazione dei diritti umani durante la Guerra di Gaza da parte di Israele contro Hamas. Israele ha replicato sempre risolutamente ai risultati addotti dalla commissione guidata dal sudafricano Richard Goldstone, sostenendo che si è trattato di un manovra araba per screditare la reputazione dei capi militari ebraici.
Il giorno dopo la risoluzione del 5 novembre, Israele ha ribadito di nuovo la sua contrarietà, respingendo la decisione dell’Onu e commentando in una nota ufficiale del ministero degli Esteri: "Israele respinge la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite che è completamente avulsa dalla realtà cui Israele si confrontava sul campo". La risoluzione è stata approvata con 114 voti a favore, 18 contro, 44 astensioni. L’Italia è stata tra le poche nazioni dell’Assemblea che hanno votato contro, insieme a Stati Uniti ovviamente.
La risoluzione del Palazzo di Vetro non ha alcun potere coercitivo nei confronti del governo israeliano quindi diviene evidente come l’Onu abbia voluto solamente rimbrottare i vertici di Tel Aviv. Il rimprovero è dovuto alla scarsa collaborazione dimostrata con i giudici e investigatori internazionali sulle indagini relative alle atrocità compiute nell’operazione “Piombo fuso” (cosa avrà mai da nascondere il pacifico Israele?). Infatti, la risoluzione colpevolizza Israele non solo di avere “eventualmente” commesso qualche crimine di guerra, ma ancora di più di “non avere collaborato con la missione d’inchiesta” delle Nazioni Unite.
Di fatto, l’Onu ha tentato malamente di recitare il ruolo di organizzazione al di sopra delle parti, celando dietro la facciata istituzionale il sordido messaggio inviato allo Stato aggressore, ossia: “Israele sei libera di violare e calpestare i diritti umani e sterminare i palestinesi, basta però che dopo tu voglia mostrare tutti i tuoi archivi ai nostri investigatori, e noi possiamo anche chiudere un occhio”.
Se la feroce operazione “Piombo fuso” non la si vuole definire pulizia etnica, appare però in tutta la sua crudeltà come una sanguinosa spedizione punitiva di stampo coloniale, compiuta da un esercito di uno Stato invasore travolto dalla fobia di perdere la propria occupazione. Israele ha implementato nel corso degli anni un strategia di assedio permanente, perseguendo come unica soluzione al conflitto l’attivazione di operazioni militari dettate da una sempre maggiore recrudescenza delle atrocità. Ma di fronte alla cecità dell’Onu tutto ciò rimane solo un triste racconto.
Difatti, la coazione a ripetere carneficine ai danni dei palestinesi non sembra aver scalfito il sostegno a Israele da parte degli Stati Uniti e del codazzo dei Paesi europei. L’Occidente tende a propagandare un falso messaggio intriso di politicamente corretto ratificato dai migliori benpensanti e cattedratici che Harvard, Casa Bianca e Ue possono offrire alla massa del pensiero unico. L’Occidente vuole schierarsi pubblicamente contro le semplificazioni brutali sottolineando la necessità di distinguere, argomentare e precisare tutto ciò che concerne la tragedia consumata a Gaza. Tuttavia da ciò emerge la tendenza a bollare come arretrata e fondamentalista l’intera popolazione palestinese, screditando chi ne difende i diritti e vedendo in ogni musulmano che si genuflette per pregare un pericoloso integralista suicida. Dall’altra, però, si rimprovera l’uso totalizzante e indifferenziato del termine “ebreo” e si ricorda con cadenza regolare il “dovere” di porre dei distinguo tra lo Stato di Israele, governo di Israele, cittadini di Israele ed ebrei della diaspora. In più, è considerata un delitto ogni analisi delle strategie geopolitiche israeliane. Insomma, degli arabi, della Palestina e dei terroristi se ne può fare un tutt’uno mentre è d’obbligo impelagarsi in capziose distinzioni per ciò che concerne Israele. Questo non toglie la solidarietà alle vittime innocenti civili israeliane immolate dal proprio Stato come scudo propagandistico.
I massacri perpetrati nei confronti della Palestina rientrerebbero così nella legittima difesa di Israele per la propria minacciata sopravvivenza a discapito di quella palestinese, e se qualcuno dubitasse di ciò sono pronte le strumentalizzazioni delle sfortunate vittime dell’11 settembre e delle tante incolpevoli vittime israeliane per dissipare ogni dubbio su quale parte stare.
Le argomentazioni addotte dalla storia ufficiale a riguardo le cause del secondo conflitto mondiale e al tabù che circonda la shoah rientrano in questa logica del pensiero unico totalizzante che fa capo alle oligarche imperialiste e alle lobbies che dominano il mondo attraverso Stati Uniti e Israele.
Fortunatamente c’è sempre qualche dissidente che prende le distanze dalla visione ufficiale e faziosa dei fatti. Il professore Michel Chossudovsky ha dichiarato in tempi non sospetti che l’operazione “Piombo fuso” fa parte di una più ampia agenda di intelligence militare “i bombardamenti aerei e la successiva invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano devono essere analizzati in un contesto storico. L'operazione "Piombo Fuso" è un'iniziativa accuratamente pianificata, che fa parte di un più ampio piano militare e di intelligence formulato per la prima volta nel 2001 dal governo guidato da Ariel Sharon”. Succesivamente, spiega Chossudovsky “i bersagli militari di Hamas non sono l'obiettivo principale. L'Operazione Piombo Fuso mira deliberatamente a provocare vittime tra i civili. Quello con cui abbiamo a che fare a Gaza è un disastro umanitario pianificato in un'area densamente popolata. L'obiettivo più a lungo termine del piano, così come formulato dagli ufficiali e dai politici israeliani, è l'espulsione dei Palestinesi dalla terra della Palestina”.

Andrea Colavecchia
  
07/11/2009


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