NOTIZIE 2009

 

Tav italo-slovena: l’Ue sollecita l’Italia

L’Italia ha un bisogno urgente di modernizzare le proprie infrastrutture, tra le quali rientra a pieno diritto il progetto della Tav. Ma il rischio è, che per insipienza di alcuni politici locali, il nostro paese continui a rimanere nell’attuale stato di arretratezza. Infatti martedì scorso Laurens Jan Brinkhorst, il coordinatore europeo del progetto prioritario 6, intervenendo a Trieste al “tavolo di monitoraggio” ha dichiarato che il problema principale della Tav non è la tratta italo-slovena, ma quella italiana. Ha poi aggiunto, raccogliendo le sollecitazioni del Friuli Venezia Giulia che invoca la nascita di una struttura comune italo-slovena e difende a spada tratta il collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria, che garantisce il suo appoggio: “Promuoverò la collaborazione con la Slovenia”. Tuttavia il coordinatore nominato da Bruxelles ha voluto ribadire che la Trieste-Divaccia non è il nodo più urgente. “Credo che la tratta transfrontaliera potrà essere realizzata solo se la parte italiana riuscirà a risolvere i suoi problemi e avrà quindi la credibilità necessaria a convincere la parte slovena che vale la pena di investire nelle infrastrutture sul confine”.
Ma Brinkhorst si è spinto oltre: “In passato ritenevo che il punto cruciale fosse proprio il passaggio del confine italo-sloveno. Ma ora mi rendo conto che la priorità deve essere data alla soluzione dei problemi italiani. Veneto e Friuli Venezia Giulia devono migliorare la collaborazione e passare alla realizzazione del progetto. Il governo italiano deve sostenere le due Regioni e incoraggiarle a cooperare”.
Ancora una volta, quindi, dure accuse ai ritardi dell’Italia. Al riguardo Italferr si è impegnata a rispettare la scadenza di fine 2010 senza però negare le attuali difficoltà: ci sono quelle in casa friul-giuliana dove, ad esempio, vanno superati i rilievi di natura ambientale sulla tratta Ronchi Sud-Trieste e ci sono soprattutto le difficoltà in casa veneta dove va ancora definita la tratta Quarto d’Altino-Portogruaro, dopo la controversa decisione di allontanare la Tav dall’A4 e portarla a Sud, verso il mare. La spa delle Ferrovie ha chiarito che ci sono due ipotesi progettuali sulla tratta litoranea: la ”variante lunga” che passa più vicina alle spiagge e la ”variante corta” che scende meno a Sud, ed è oggi la più gettonata.
Anche le due Regioni chiamate in causa hanno voluto rassicurare il coordinatore europeo. «Siamo pronti a dare tutto il nostro contributo affinché la progettazione di un’infrastruttura strategica per l’intero Paese venga presentata all’Unione europea. Noi e il Veneto confermiamo l’impegno congiunto e l’azione di stimolo sul governo italiano» ha affermato Tondo, il Presidente del Friuli Venezia Giulia. E anche l’assessore alla Protezione civile, Riccardi, ha ribadito che “Il progetto è complesso e va perfezionato, ricercando il maggior consenso possibile del territorio, ma va avanti. E, come da accordi, va presentato entro il 31 dicembre 2010”. E riguardo il presunto disaccordo col Veneto, ha voluto minimizzare: “Non ci sono dissensi. Non possiamo mica dire noi ai veneti dove devono far passare la Tav... E comunque, a Venezia, stanno lavorando e presenteranno una soluzione nei tempi previsti”.
E conferme sono venute da Sartor, l’Assessore alle Politiche dell’Economia della Regione Veneto: “Non esistono problemi con il Friuli Venezia Giulia. Dobbiamo solo trovare a casa nostra la soluzione meno impattante per la tratta da Quarto d’Altino a Portogruaro: ci stiamo orientando sulla variante corta, la più lontana dal litorale, e in ogni caso decideremo nel rispetto delle scadenze”. Nessuno ne dubiti, nemmeno il coordinatore olandese: “Abbiamo già dimostrato con il Passante e il rigassificatore di saper scegliere quando ci sono in ballo le grandi opere. Lo faremo anche con la Tav che rimane una nostra priorità assoluta. La riprova? Cofinanzieremo con 5,5 milioni di euro la progettazione”.
E speriamo proprio che a queste rassicuranti parole seguano fatti concreti. L’Italia non può permettersi di rinunciare a questa importante opera. Le nostre infrastrutture sono tra le più arretrate d’Europa ed è ora che si dia inizio ad una vera e propria inversione di rotta, se vogliamo che il nostro paese riassuma un ruolo di prestigio all’interno del continente europeo.

Alessandro Cavallini

08/12/2009


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