NOTIZIE 2009


Sventato un complotto contro Chávez


di Alessia Lai


Alla fine della scorsa settimana, l’arresto di quattro persone, tre cittadini della Repubblica Domenicana ed un francese, hanno fatto emergere quello che il ministro dell’Interno venezuelano Tarek El Aissani ha indicato come un “complotto contro il presidente Hugo Chávez”. Nell’abitazione del francese Laurent Frederic Bocquet, un “militare di un Paese europeo” arrestato all’aeroporto dell’isola di Margarita mentre stava per lasciare il Venezuela, la polizia avrebbe scoperto un ingente quantitativo di armi tra cui 13 fucili, due mitragliette, tre carabine e alcuni silenziatori. L’uomo sarebbe stato a capo di una banda chiamata “Gli internazionali” della quale facevano parte anche i tre dominicani.
In un clima reso molto teso dalla scoperta di nuove trame contro il mandatario, domenica, lo stesso Hugo Chávez ha voluto chiarire, ancora una volta, che il cammino del socialismo venezuelano non si interromperà, nonostante i numerosi tentativi di mettergli i bastoni fra le ruote. Non ultimo quello della Commissione interamericana per i diritti umani dell’Osa (l’Organizzazione degli Stati Americani, organismo controllato da Washington) che ha recentemente denunciato un presunto “deterioramento della democrazia in Venezuela”. “Non hanno mai risposto alla richiesta fatta per garantire la vita di un presidente sequestrato e adesso sono gli stessi che dicono che violiamo i diritti umani. Che se ne vadano al diavolo”, ha tagliato corto Chávez, memore del mancato appoggio della stessa Commissione in occasione del colpo di Stato di cui fu vittima nel 2002. Sabato il leader venezuelano aveva ipotizzato anche l’uscita di Caracas dall’Osa, con l’intenzione di creare un organismo analogo “un’organizzazione di popoli liberi dell’America Latina”. Domenica, durante il programma televisivo “Aló presidente”, il mandatario si è poi è scagliato contro i mezzi di comunicazione privati, da sempre schierati con l’opposizione capitalista venezuelana vicina agli Usa. “Abbiamo resistito anche troppo. - Una cosa sono le critiche e un’altra è la cospirazione”, ha affermato Chávez promettendo di agire con durezza nei confronti di quei media che diffondono “messaggi di odio, stravolgono la verità e incitano alla guerra”. È una realtà il fatto che, in Venezuela come in Bolivia o in Ecuador, i mezzi di comunicazione spesso agiscano come “partiti politici e come gruppi di pressione” diffondendo una propaganda marcatamente antigovernativa. Chávez ha poi manifestato l’intenzione di accorciare i tempi per la già annunciata nazionalizzazione del Banco de Venezuela, controllato al 96% dallo spagnolo Banco Santander. “Abbiamo fatto studi e calcoli - ha spiegato il mandatario -. Ora sappiamo quanto vale e saremo rigorosi, come siamo stati in altri casi”. Altri passo verso l’applicazione del modello socialista bolivariano è stato l’annuncio della prossima firma degli atti di esproprio di diecimila ettari di terre strappate al latifondo. “I latifondisti dicono che è un furto? Lo stesso dice il ladro quando viene catturato: sono innocente” ha affermato il presidente venezuelano aggiungendo che “quasi tutte le grandi estensioni di terreno sono frutto di violenza e sopruso dei potenti ai danni di contadini, indigeni e poveri”.


18/05/2009


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