NOTIZIE 2009


RENE GERONIMO FAVALORO, CREATORE DEL BYPASS CORONARIO
BIOGRAFIA
 

Gli ideali che guidarono i suoi passi

René Gerónimo Favaloro nacque nel 1923 in una casa umile del quartiere “El Mondongo” di La Plata. Un luogo molto modesto, come presagio di un destino che nessuno si aspettava. All’età di appena quattro anni Favaloro cominciò a manifestare il suo desiderio di essere “dottore”.
Forse la ragione era data dal fatto che di tanto in tanto passava alcuni giorni nella casa di uno zio medico, con il quale ebbe l’occasione di conoscere da vicino il lavoro nell’ambulatorio e le visite domiciliari; o forse aveva semplicemente una vocazione per essere al servizio degli altri, tipica della professione medica.
Senza dubbio, l’essenza del suo spirito andava più in là della sua vocazione ed era molto più profonda: derivava dai valori che gli furono inculcati in casa e nelle istituzioni dove studiò. Su queste basi edificò la sua esistenza.
Frequentò le elementari in una modesta scuola del suo quartiere dove, con poche risorse, si insegnava usando il metodo della partecipazione, del senso del dovere e della disciplina. Dopo la scuola, passava i pomeriggi nella falegnameria di suo padre, che faceva l’ebanista, e che gli insegnò i segreti del mestiere. Infatti durante l’estate diventava operaio. Grazie ai genitori – la madre era una sarta molto abile – imparò a dare un valore al lavoro e al sacrificio.
La nonna materna gli trasmise l’amore per la terra e l’emozione di vedere i sementi diventare frutti. A lei dedicherà la sua tesi di dottorato: “A nonna Cesarea, che mi insegnò a vedere la bellezza anche su un povero ramo secco”.
Nel 1936, dopo un rigoroso esame, Favaloro entrò nel Colegio Nacional de La Plata .Lì docenti come Ezequiel Martínez Estrada e Pedro Henríquez Ureña gli infusero solide basi umanistiche. Oltre alle conoscenze derivanti dallo studio, apprese a affinò ideali come la libertà, la giustizia, l’etica, il rispetto, la ricerca della verità e la partecipazione sociale, che rafforzò con passione, sforzo e sacrificio.

Un fatto inatteso
Alla fine della scuola secondaria entrò nella Facoltà di Medicina dell’Università Nazionale di La Plata. Nel corso del terzo anno cominciò le visite all’Ospedale Policlinico e lì si concretizzò la sua vocazione di essere in contatto con i pazienti. Non si limitava solo ad eseguire quello che era previsto dal programma, infatti, la sera, dopo la fine del turno, ritornava dai pazienti per vederne il decorso e per conversare con loro.
Mentre frequentava le materie del suo anno di corso, si mescolava agli alunni del sesto anno delle cattedre di Rodolfo Rossi o di Egidio Mazzei, entrambi primari della Clinica. E allo stesso tempo cercava di presenziare agli interventi chirurgici del professor José Maria Mainetti , del quale colse lo spirito innovatore, e di Federico E. B. Christmann, dal quale apprese la semplificazione e la standardizzazione che avrebbe in seguito applicato alla chirurgia cardiovascolare, forse il maggior contributo di Favaloro nell’ambito della chirurgia del cuore e dei vasi sanguigni. Sarà Christmann che dirà, sicuramente a ragione, che per essere un buon chirurgo bisogna essere un buon falegname.
L’esperienza fondamentale per la sua preparazione professionale fu il praticantato nell’Ospedale Policlinico, importante centro medico che serviva una vasta zona. Lì arrivavano i casi complicati da tutta la provincia di Buenos Aires. Nei due anni nei quali visse praticamente nell’Ospedale, Favaloro si fece una panoramica generale di tutte le patologie e di tutte le cure, però, soprattutto, imparò a rispettare i malati, la maggior parte dei quali era di umili condizioni. Siccome non voleva mai lasciare il servizio, spesso faceva turni anche di 48 o 72 ore continuative.
Tutto lasciava supporre che il suo futuro sarebbe stato lì, nell’Ospedale Policlinico, seguendo le orme dei suoi maestri. Casualmente, nel 1949, appena laureato, si liberò un posto di aiuto-medico. Iniziò come medico praticante e, nel giro di pochi mesi, venne confermato. Gli chiesero di compilare una scheda con i suoi dati personali ma, nell’ultima pagina, doveva firmare che accettava la dottrina del governo. Il destino si rivelava incomprensibile. I suoi meriti erano più che sufficienti per ottenere il posto. Senza dubbio l’ultimo requisito era umiliante per uno che, come lui, aveva fatto parte dei movimenti universitari che lottavano per mantenere la democrazia nel Paese, la libertà e la giustizia, motivo per il quale aveva conosciuto il carcere in alcune occasioni. Mettere la firma in quel foglio era un tradimento ai suoi principi. In ogni caso rispose che era d’accordo con il governo, anche se dentro di sé sapeva che la risposta era un’altra.
Conoscere l’anima del paziente per curare il suo corpo
Un giorno arrivò una lettera di uno zio che abitava a un paese di 3.500 abitanti nella zona desertica di La Pampa. Spiegava che l’unico medico del luogo, il dottor Dardo Rachou Vega, era malato e aveva bisogno di recarsi a Buonos Aires per le cure. Lo zio chiedeva a René se era disponibile per la sostituzione del medico per un periodo di due o tre mesi. La decisione non era facile, ma alla fine Favaloro pensò che pochi mesi passano velocemente e che, nel frattempo, la situazione politica poteva cambiare.
Arrivò a Jacinto Arauz nel maggio del 1950 e fece subito amicizia con il dottor Rachou. La malattia del medico risultò essere un cancro ai polmoni. Morì alcuni mesi più tardi. Durante il periodo di questo incarico Favaloro condivise con la gente sia le gioie che i dolori di questa terra, dove la maggior parte degli abitanti era dedita al lavoro dei campi. La vita lì era molto dura. Le strade erano spesso impraticabili a causa delle piogge; durante l’estate il caldo e il vento erano insopportabili, durante l’inverno il freddo della notte non perdonava neanche al corpo più resistente. Favaloro cominciò ad interessarsi ad ognuno dei suoi pazienti, voleva vedere anche la loro anima. In questo modo poteva conoscere la vera causa delle loro sofferenze.
Poco tempo dopo arrivò alla clinica anche suo fratello, Juan José anche lui medico. Si integrò velocemente nella comunità per il suo carattere affabile, per la competenza nel lavoro e per la dedizione ai pazienti. Insieme condivisero il lavoro e risolsero insieme i casi più complicati.
Negli anni che i due fratelli rimasero a Jacinto Arauz crearono un centro di assistenza e alzarono il livello sociale e culturale della regione. Si sentivano come in obbligo di dare il proprio contributo nello sconfiggere la miseria che vedevano attorno.
Con l’aiuto degli insegnanti, dei rappresentanti della Chiesa, degli impiegati e dei commercianti e delle ostetriche, a poco a poco riuscirono a cambiare le abitudini della comunità migliorandone i comportamenti. Allo stesso modo quasi risolsero la mortalità infantile nella zona, riducendo le infezioni da parto e la denutrizione, organizzarono una banca del sangue con donatori sempre disponibili e realizzarono incontri dove si davano consigli per mantenersi in salute.
Il centro di assistenza nel tempo divenne sempre più grande e importante. Qualche volta Favaloro rifletteva sui motivi di questo successo. Sapeva che lui e suo fratello avevano sempre operato con onestà e con la convinzione che la professione del medico “deve anche comprendere dignità, uguaglianza, pietà cristiana, sacrificio, abnegazione e rinuncia” in accordo con la formazione professionale e umanistica che avevano ricevuto nell’Università Nazionale di La Plata.
Rinasce la passione per la chirurgia toracica
Favaloro si teneva sempre aggiornato sulle ultime novità in campo medico e di tanto in tanto ritornava a La Plata per approfondire le sue conoscenze. Rimaneva sempre colpito dai primi interventi cardiovascolari: la meraviglia della nuova era. Poco a poco rinacque in lui l’entusiasmo per la chirurgia toracica, e cominciò a pensare di abbandonare la professione di medico condotto e di andare negli Stati Uniti per prendere una specializzazione. Voleva partecipare alla rivoluzione, non essere un semplice osservatore. In uno dei suoi soggiorni a La Plata manifestò questo desiderio al Professor Mainetti, che gli consigliò la Clinica di Cleveland..

La Cleveland Clinic
quando arrivò Favaloro, negli anni ‘60
Venne assalito da mille interrogativi, primo fra tutti quello di lasciare il posto di medico condotto che in dodici anni gli aveva dato tante soddisfazioni. Però pensò anche che al ritorno dagli Stati Uniti avrebbe potuto contribuire maggiormente al benessere della comunità. Con pochi mezzi e con uno scarso inglese si decise a partire per Cleveland. Per la seconda volta nella sua vita pensava di fermarsi poco in un posto, e invece ci restò circa dieci anni.
Lavorò prima come aiutante e poi come membro dell’equipe di chirurgia, collaborando con i dottori Donald B. Effler capo della chirurgia cardiovascolare, F. Mason Sones, Jr. capo del Laboratorio de Cineangiografia e William L. Proudfit capo del Dipartimento de Cardiologia.
All’inizio la maggior parte del suo lavoro era in relazione alle malattie delle valvole cardiache e alle patologie congenite. Però la sua ricerca continua della conoscenza lo portò per altre strade. Ogni giorno, finito il lavoro in sala operatoria, Favaloro passava ore ed ore rivedendo gli esiti degli esami clinici e studiando anatomia delle arterie coronarie e le loro relazioni con il muscolo cardiaco. Il laboratorio di Sones, il padre dell’arteriografia coronaria, aveva la collezione di cineangiografie più importante degli Stati Uniti.
A partire dal 1967, Favaloro cominciò a pensare alla possibilità di utilizzare la vena safena nella chirurgia coronarica. Mise in atto questa sua idea per la prima volta nel maggio di quell’anno. La standardizzazione di questa tecnica, chiamata bypass o chirurgia vascolare miocardica, fu un passo fondamentale nella sua carriera, e portò la sua fama ad usciere dai confini del Paese, visto che il procedimento cambiò radicalmente la storia delle malattie cardiovascolari. Questo processo è spiegato nei dettagli del suo Surgical Treatment on Coronary Arteriosclerosis pubblicato nel 1970 e tradotto in spagnolo con il titolo Tratamiento Quirúrgico de la Arteriosclerosis Coronaria. Oggi, negli Stati Uniti, si realizzano tra i 600.000 e i 700.000 interventi chirurgici di questo tipo ogni anno.
La sua scoperta non fu casuale, ma il risultato di una conoscenza profonda della materia, di ore ed ore di lavoro e di ricerca molto intensi. Favaloro decise che questa scoperta non era sua in modo esclusivo, ma risultato di un gruppo di lavoro che aveva come obiettivo la cura del paziente.
Un centro di eccellenza a Buenos Aires
Il profondo amore che aveva per il suo Paese fece rientrare Favaloro in Patria nel 1971, con il sogno di sviluppare in Argentina un centro di eccellenza simile a quello della Clinica di Cleveland, combinando cure mediche a ricerca scientifica, come scrisse in una lettera a Effler:
“Un’altra volta il destino mi ha dato un incarico difficile. Dedicherò l’ultima parte della mia vita alla creazione di un Dipartimento di Chirurgia Toracica e Cardiovascolare a Buenos Aires. In questo momento le circostanze fanno sì che io sia l’unico che può farlo. Questo Dipartimento sarà dedicato non solo alle cure mediche ma anche alla formazione, a corsi di specializzazione, sia a Buenos Aires che nelle più importanti città del Paese, e alla ricerca scientifica. Come può vedere seguiremo i principi della Cleveland Clinic”. (Da La Pampa agli Stati Uniti)
Con questi obiettivi creò, insieme ad altri collaboratori, nel 1975 la Fondazione Favaloro e ne seguì lo sviluppo. Andava orgoglioso soprattutto di aver formato più di quattrocento cinquanta medici provenienti sia dall’Argentina che dall’America del Sud. Contribuì ad innalzare sempre più il livello della specializzazione, a vantaggio dei pazienti, con corsi, seminari, congressi, tutti organizzati dalla Fondazione, tra i quali spicca il Corso di Cardiologia (Cardiología para el Consultante) che si svolge ogni due anni.
Nel 1980 Favaloro creò il Laboratorio de Investigación Básica che finanziò con denaro proprio per un lungo periodo - e che dipendeva dal Dipartimento di Ricerca e Insegnamento della Fondazione Favaloro. In seguito diventò l’Istituto de Investigación en Ciencias Básicas dell’Istituto Universitario de Ciencias Biomédicas, che, a sua volta, lasciò il posto, nell’agosto del 1998, alla creazione dell’ Universidad Favaloro. Attualmente l’Università comprende una Facoltà di Medicina, dove sono previsti due corsi di studio: medicina (dal 1993) e kinesiologia e fisiatria (dal 2000) e una Facoltà di Ingegneria e di Scienze Matematiche e Naturali, dove si sviluppano le carriere del ramo ingegneristico (dal 1999). Inoltre vengono organizzati corsi post-laurea di specializzazione.
Attualmente la ricerca scientifica che viene svolta comprende più di trenta settori, dove lavorano professionisti di varie discipline – medicina, biologia, veterinaria, matematica, ingegneria, ecc. – in collaborazione con i maggiori centri scientifici europei e statunitensi. Numerosi studi vengono pubblicati in riviste specializzate di tiratura internazionale.
Nel 1992 si inaugurò a Buenos Aires l’Istituto di Cardiologia e di Chirurgia Cardiovascolare della Fondazione Favaloro, entità senza fini di lucro. Con il nome di “tecnologia avanzata al servizio della ricerca medica” si offrono servizi altamente specializzati in cardiologia, chirurgia cardiovascolare e trapianto cardiaco, polmonare, caridiopolmonare, epatico, renale e del midollo osseo ed altri. Favaloro concentrò il proprio impegno in questi settori, assistito da un selezionato gruppo di professionisti.
Come ai tempi di Jacinto Arauz continuò ad insistere sulla prevenzione delle malattie insegnando ai propri pazienti le regole di base dell’igiene. Con questi obiettivi nella Fondazione Favaloro si svilupparono studi per la prevenzione delle malattie, diversi programmi di prevenzione, come il corso per smettere di fumare, e attraverso il Centro Editoriale della Fondazione Favaloro , attivo fino al 2000, vennero diffuse al pubblico varie pubblicazioni di carattere medico.
Però Favaloro non si accontentò di aiutare a risolvere i problemi riguardanti la salute in senso stretto, ma cercò di curare anche i malanni che crea la nostra attuale società. Non mancò mai di denunciare problemi come la disoccupazione, la disuguaglianza, la povertà, la corsa agli armamenti, l’inquinamento, la droga, la violenza, ecc convinto che solo quando si conosce e si prende coscienza di un problema questo si può risanare o, meglio, prevenire.
Favaloro fu membro attivo di 26 società, consigliere di 4 e onorario di 43. Ricevette numerosi riconoscimenti internazionale tra i quali il premio John Scott 1979, dato dalla città di Filadelfia, Stati Uniti; la creazione della Cattedra di Chirurgia Cardiovascolare “Dr. René G. Favaloro” (Università di Tel Aviv, Israele, 1980); il riconoscimento della Fondazione Conchita Rabago de Gimenez Diaz (Madrid, Spagna, 1982); il premio Maestro della Medicina Argentina (1986); il premio Distinguished Alumnus Award della Cleveland Clinic Foundation (1987); The Gairdner Foundation International Award, della Gairdner Foundation (Toronto, Canada, 1987); il Premio René Leriche 1989, della Sociedad Internacional de Cirugía; il Gifted Teacher Award, del Collegio Americano di Cardiologia (1992); il Golden Plate Award dell’American Academy of Achievement (1993); il Premio Principe Mahidol, riconosciuto da Sua Maestà il Re de Tailandia (Bangkok, Tailandia, 1999).
Sostenne sempre che ogni studioso deve confrontarsi con la società del suo tempo e affermava: “vorrei essere ricordato come insegnante più che come chirurgo”. Per questo motivo dedicò molto del suo tempo all’insegnamento, sia a livello professionale che a livello popolare. Esempi furono la partecipazione a programmi educativi per la popolazione, nell’ambito della serie televisiva “I grandi temi della medicina”, e numerose conferenze tenute sia in Argentina che all’estero, su vari temi come la medicina e la società dei nostri tempi .
Pubblicò Recuerdos de un médico rural (1980); De La Pampa a los Estados Unidos (1993) e Don Pedro y la Educación (1994) e più di trecento lavori specialistici.La sua passione per la Storia lo portò a scrivere libri di ricerca e di divulgazione sul Generale San Martin: ¿Conoce usted a San Martín? (1987) e La Memoria de Guayaquil (1991).

17/07/2009


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