NOTIZIE 2009

 

Honduras: I golpisti passano agli omicidi mirati e allontanano la stampa

Alessia Lai

Sono passate più di due settimane dal golpe con cui militari e destra honduregni hanno destituito il legittimo presidente Manuel Zelaya. Da allora l’Honduras è nel caos, “guidato” da un governo di fatto che non intende mollare presa, con le continue proteste della popolazione in favore del mandatario esautorato represse nel peggiore degli stili latinoamericani degli anni bui. I tentativi di mediare, appaltati dalla Casa Bianca al presidente del Costa Rica, Oscar Arias, non fanno passi in avanti viste le siderali posizioni espresse dalle due parti in causa. Anche perché appare assurda la volontà di mediare in una situazione che è stata scatenata da un sopruso a senso unico, da un atto violento e contrario alla Costituzione. Dal canto suo, il segretario generale dell’Osa, José Miguel Insulza ha affermato domenica che l’istituzione che rappresenta non può intervenire direttamente in Honduras per ristabilire l’ordine, né per frenare gli atti violenti commessi contro la popolazione e la stampa internazionale. “Continueremo ad esercitare pressioni e votare risoluzioni per smuovere la comunità internazionale ma i metodi devono essere pacifici. L’unica cosa che può fare il popolo honduregno è resistere”, ha detto Insulza. L’Osa, insomma, lascia sulle spalle della popolazione tutto il peso della terribile situazione interna pur rimarcando, inutilmente, che la riparazione della democrazia in Honduras passa per la “restituzione di Manuel Zelaya alle sue funzioni”.
I manifestanti, che nel Paese continuano a mobilitarsi contro il governo golpista, sono soli. Dopo la repressione generalizzata, quella contro le manifestazioni e le azioni di protesta, è ora arrivata la repressione selettiva. I governativi hanno iniziato a commettere omicidi mirati e hanno espulso dal Paese gli unici giornalisti non allineati ai golpisti che stavano riportando gli accadimenti interni, quelli di TeleSur e VTV (Venezolana de Televisión).
Ad essere uccisi sono stati due attivisti del partito di sinistra Unificación Democrática: il dirigente popolare ed ex sindacalista Roger Iván Bados, e Ramón García.
Il coordinatore nazionale del Bloque Popular e del Frente de Resistencia, Juan Barahona, lo ha denunciato all’Agencia Bolivariana de Noticias (ABN). Un uomo in bicicletta si sarebbe avvicinato all’abitazione di Bados, a San Pedro Sula, e avrebbe esploso tre colpi contro di lui, mentre Ramón García, è stato ucciso da sconosciuti che lo hanno obbligato a scendere dal mezzo di trasporto pubblico sul quale viaggiava, nel dipartimento occidentale de Santa Bárbara.
“Tutto questo è parte dei metodi repressivi del governo golpista che non si stanca di reprimere il popolo, perché è l’unico modo di restare al potere, terrorizzandolo e uccidendolo”, ha affermato Juan Barahona.
“Ora arriverà la repressione selettiva, oltre alla repressione generale, perché i golpisti stanno cercando di mettere a tacere il movimento popolare che si è sollevato per impedirgli che avanzi in ogni modo, incluso nel settore elettorale”, ha commentato il presidente venezuelano Hugo Chávez domenica scorsa, nel corso del programma Aló Presidente. “Stanno offrendo elezioni a novembre – ha ancora detto Chávez riferendosi alle dichiarazioni di Micheletti - ma si stanno attivando perché il movimento popolare non abbia una minima chance di vittoria. Come? Uccidendo il suoi leader, perseguitandoli, demonizzandoli e portandoli in giudizio per qualcosa, come fecero anche qui, o in alcuni casi comprandoli”. Il mandatario venezuelano è nuovamente intervenuto sui fatti honduregni dopo l’arbitraria detenzione e le minacce alla quale sono stati sottoposti, sabato scorso, i giornalisti di TeleSur e VTV.
I reporter, cineoperatori e tecnici delle testate venezuelane, ormai gli unici a riportare quanto accadeva nelle strade del Paese, erano alloggiati nell’hotel Clarion di Tegucigalpa. Sabato notte sono stati prelevati dalla polizia honduregna e portati in questura, dove sono stati interrogati e intimiditi.
Sono stati liberati dopo una notte di approfondite verifiche della documentazione in loro possesso e sotto la chiara minaccia di abbandonare il Paese: “ringraziate di questo il vostro presidente Chávez, andatevene da questo Paese, altrimenti si mette male”, gli avrebbero detto i poliziotti. L’hotel nel quale si trovavano i giornalisti è rimasto circondato dalla polizia per tutta la mattinata di domenica e lunedì i reporter sono stati allontanati dal Paese. La troupe di VTV è arrivata direttamente in Venezuela, quella di TeleSur è giunta via terra in Nicaragua accompagnata da una delegazione dell’Osa.

 

Nella foto: Manuel Zelaya Rosales


16/07/2009


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